Sono al MAXXI per la notte dei musei.
Sono andato presto così ho evitato la fila.
Voglio accedere a Correction una delle istallazioni di Fiona Tan che già mi ha impressionato tanto con Inventory, Disorient e Cloud Island.
Mi muovo tra la folla vociante come quella dello struscio di via Nazionale e sto per mostrare il biglietto (anche se l'ingresso è gratuito ci vuole il biglietto...) all'addetto del museo, quando questi mi guarda e mi dice che devo lasciare la borsa al guardaroba.
Gli chiedo perchè.
Mi dice che il mio zaino è troppo grande.
Lo guardo con aria fosca e gli rispondo è una borsa non è uno zaino.
Lui, senza battere ciglio, mi dice, comunque è troppo grossa, non può passare.
La borsa eccola, nella foto c'è anche Gastone così vi rendete conto delle dimensioni. E' piena (vuota...) esattamente come era ierisera
Proprio in quel momento arriva una donna con una borsa di pelle più grande della mia e lui la fa passare senza dirle di lasciare la borsa al guardaroba.
Mi infurio e lo accuso di discriminazione di genere.
Gli dico: scusi perchè una donna la borsa anche più grande della mia può tenerla con sé e io devo lasciarla al guardaroba?
Lui insiste che il mio zaino è troppo grosso per passare. Gli indico tre borse di altrettante donne che sono più grandi della mia BORSA.
Come tutta risposta il tipo mi dice non si preoccupi passi pure.
Voi sareste passati.
Io no.
Io voglio passare non perchè ho fatto la voce grossa ma perchè ho lo stesso diritto di una donna di passare con la borsa.
Chiedo di vedere il direttore.
Non me lo vuole chiamare.
Lo intimo di chiamare un suo superiore o chiamo la polizia.
Si presenta il capo della sicurezza, un bellissimo ragazzo, un po' bassino (ma a me i ragazzi bassi piacciono tanto) anche lui in completo borghese, con l'auricolare bianco il cui filo a spirale passa dietro l'orecchio.
Gli dico di spiegare al suo collega che o blocca tutte le borse oltre una certa dimensione o fa passare anche la mia.
Non capisce.
Gli indico la borsa di una signora, gli chiedo secco perchè quella borsa passa e la mia no.
Lui, il ragazzo bellissimo e ora accipigliato (si dirà? Mah) mi dice perchè le donne nella borsa di solito... e poi si interrompe perchè si rende conto da sé della cazzata che stava per dire.
Le donne hanno bisogno di una borsa più grande perchè ci tengono le loro cose, i trucchi, i fazzoletti, gli assorbenti e altre cose da donna.
Noi uomini, noi maschi almeno, non abbiamo bisogno delle borse.
Si tratta di una discriminazione di genere, termine che penso nessuno colga nel suo significato né nella sua importanza. E mentre ribadisco o passano tutte le borse oltre una certa dimensione o non ne passa nessuna il ragazzo bellissimo (e sempre più accipigliato) mi dice:
1) e che ci mettiamo a misurare tutte le borse? (perché gli ho fatto notare che la borsa di una signora che è appena passata è grande quasi il doppio della mia)
2) che io mi sto divertendo e lui sta lavorando (questa argomentazione per me è peggio del fatidico manto rosso mosso davanti al toro...)
E poi mi fa passare visto che ne faccio una questione di principio.
Inutile dire quanto questa distinzione sia insulsa e non garantisca protezione alcuna.
Se voglio introdurre un'arma nel museo basta farla portare nella borsa di una donna.
Se una borsa troppo grande costituisce un ingombro o un pericolo per le opere del museo quelle delle donne sono più tollerate di quelle degli uomini...
Mi fa rabbia il fatto che questi lavoratori, che rispetto naturalmente, siano educati a spegnere il cervello e applicare norme idiote senza che sia permesso loro alcun vaglio critico.
Capisco che borse o oggetti ingombranti in un museo non possano entrare, ma se le dimensioni consentite della borsa al seguito cambiano in base al sesso del possessore.... beh allora non ci siamo.
C'è dell'altro, temo.
Io sono uno che dà nell'occhio.
Per i mie capelli alla Baby Jane, che ieri erano sciolti ricci e fluenti.
Per la mia stazza.
Per il colore del mio vestiario (camicia arancione, con la borsa viola...).
E, anche, perchè quando avvicino un addetto ai lavori, anche se sta lì alla porta e nemmeno mi controlla il biglietto, io saluto e ringrazio.
Credo che questo debba insospettire. Perchè i miei e le mie connazionali normalmente non lo fanno.
Al bar ,per esempio per chiedere, un caffe e un bicchiere d'acqua io dico sempre:
Buongiorno. Vorrei un caffè, per cortesia e un bicchiere d'acqua. Grazie.
Altri avventori, non tutti, ma parecchi, dicono solamente un caffè!
Ora magari per il lavoratore io sono quello prolisso che fa loro perdere tempo e preferiscono la scortesia del cliente mussoliniano che dà ordini come il barista fosse roba sua (di alcuni magari fossero roba mia...).
Oppure nel caso del tipo che mi ha detto di lasciare la borsa, sentendosi chiamato in causa nelle funzioni del suo lavoro (che è quello di stare là) esercita un potere e mi dice vada a consegnare lo zaino (non è uno zaino!!!).
Il tipo ha fatto passare altri uomini con borse anche più grandi della mia, ma loro erano meno appariscenti, molto più magri, magari meno vistosamente queer (mi dimentico semepre di metterci anche questo, queer, strano, non conforme ah non è una donna è un uomo. Ma che cos'è?!?! mi chiese una volta una signora sull'autobus...).
Tutto quello che mi dà fastidio e mi preoccupa è il conformismo omologante e l'automatimo di un pensiero autoritario al quale siamo tutti e tutte chiamati\e a ottemperare senza pensare. E' una forma di totalitarismo a diversi livelli.
Un altro modo di misurare la scarsa democrazia di un paese come l'Italia anche in una sera magnifica che mi aveva fatto sentire quasi felice di viverci.
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19 maggio 2013
2 maggio 2013
La filosofia del camminare
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| Come? Non riconoscete la ridente Garbatella? |
Essere adulti significa anche questo, credo, avere una storia abitativa lunga e differenziata.
Niente a che vedere con gli americani e le americane (del nord) ma, insomma, sono giunto anche io alla quinta casa che spero, credo, sarà la mia per un consistente periodo di tempo.
Stavolta la generosità accogliente e ospitale è della mia amica Tamara che, nel momento di massima crisi con i miei ospiti precedenti, mi ha accolto proponendomi la convivenza come la soluzione più naturale che ci fosse.
La più grande differenza della mia nuova dimora con quella dove ho ancora l'80% delle cose (ieri ho fatto il traslochino, il traslocone dovrà attendere ancora una decina di giorni) è la sua disposizione spaziale, non tanto il sesto piano (con ascensore) ma la planimetria che vede un ingresso grande quanto una stanza, quattro camere, un soggiorno, due bagni e una cucina, piccola ma abitabile.
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| Io (seh, vabbeh, me piacerebbe) nel corridoio mentre sono inseguito dai creditori. |
A Garbatella invece la disposizione spaziale dell'appartamento aveva tutto così a ...portata di gamba che per mangiare e cagare o dormire bastavano pochi passi e alla fine sembrava che non facessi mai nulla di diverso e che dormire cagare e mangiare fossero parti diverse dello stesso procedimento.
Adesso invece dalla cucina alla mia camera devo compiere 30 passi.
Trenta passi che mi ricordano che dopo quasi un anno di iato nel quale ho solo cercato di metabolizzare la perdita del mio appartamento, adesso inizio finalmente a camminare nella mia vita, piena di debiti, di incognite e di cose da risolvere e da fare e non mi riferisco al traslocone...
I'm still here and I still have a lot of things to say to you, guys and girls!!!
10 febbraio 2013
Mamma, li turchi!
Una sera di tanti anni fa quando mia madre era ancora viva, sto parlando del mio pleistocene, a una delle mie feste di compleanno gaie e spensierate, parteciparono pure i miei amici Paolo e Patrick, che erano venuti in visita da Bruxelles.
Potrei dirvi che erano venuti per me e in effetti era proprio così.
Nel programmare il loro viaggio in Italia avevano scelto il periodo che comprendeva il mio compleanno.
All'epoca venivano in Italia almeno una volta all'anno ed era sempre di maggio.
Patrick e Paolo erano venuti vestiti indossando due cappelli di creazione di una loro amica, Anya, che vendevano al loro negozio di Bxl, Uilalla, sì proprio come il titolo dell'album di Mina.
Erano cappelli di design nel senso che non servivano a coprire il capo per tenerlo caldo ma ad adornarlo. Due corpi cilindrici di materiale plastico con delle applicazioni in pietra (due cappelli splendidi ne ho avuto uno anche io...) che potevano ricordare il fez.
Un cappello che dunque non si tolsero entrati in casa ma che tennero per tutta la sera, anche quando andarono a saltutare mia madre, non ancora malata ma già provata nel corpo e nella mente (si sarebbe ricoverata quell'Agosto).
Arguta e ironica come sempre, nell'adocchiare i due cappelli, mia madre aveva ribattezzato Patrick e Paolo come i due turchi nomignolo che apprezzammo tutti alla festa adottandolo come soprannome.
Paolo e Patrick furono gli ultimi ad andare via. Mia sorella, che era uscita con gli amici, rientrò molto tardi, quando tutti erano andati via e io stavo risistemando la stanza dove avevamo festeggiato.
Senza quasi salutare, senza pensare nemmeno di darmi una mano, e perchè avrebbe dovuto?, mia sorella va subito in camera.
Ne ritorna, pallida, dopo pochi istanti, preoccupata e interdetta, chiedendomi se ho notato qualcosa di strano in mamma col tono definitivo di chi sta ai controlli del pannello di sicurezza di una centrale nucleare.
Io senza smettere di raccogliere bicchieri di plastica da dietro il televisore le rispondo, la voce distorta per la posizione, no, perchè?
Mia sorella, seria e ieratica come un eremita sulla colonna, spiega: perchè mi ha appena chiesto se i turchi sono andati via...
Scoppiando a ridere la rassicuro subito, spiegandole che i turchi ci sono stati davvero e che le può rispondere che sì, sono andati via.
Mia madre è morta di aids conclamato, causandole una leucoencefalopatia che le ha tolto memoria e personalità.
Non successe all'improvviso, fu una cosa graduale, come HAL in 2001. Il virus lo contrasse con una trasfusione durante l'intervento cardiaco che le doveva salvare la vita.
Eppure nonostante l'assenza di memoria e l'incapacità di riconoscere persino i propri figli (chi siete voi? ci chiese subito prima del ricovero) mia madre non perse mai la sua arguzia nemmeno quando, avvicinandosi la fine dei suoi giorni, con una settimana d'anticipo rispetto la sua morte, le mie zie decisero di chiamare il prete per l'estrema unzione e mamma, appena lo vede, sgrana gli occhi e gli punta in viso un bel paio di corna. Fermati attimo sei bello.
Come figlio le devo tanto a cominciare dalla vita ma la cosa che apprezzo di più è il senso di ironia e di autoironia che mi ha trasmessi.
Sono il mio modo di celebrarne la memoria, una battuta arguta, quando meno te l'aspetti, per épater la bourgeoisie, o le persone che si prendono troppo sul serio, come mia sorella.
Potrei dirvi che erano venuti per me e in effetti era proprio così.
Nel programmare il loro viaggio in Italia avevano scelto il periodo che comprendeva il mio compleanno.
All'epoca venivano in Italia almeno una volta all'anno ed era sempre di maggio.
Patrick e Paolo erano venuti vestiti indossando due cappelli di creazione di una loro amica, Anya, che vendevano al loro negozio di Bxl, Uilalla, sì proprio come il titolo dell'album di Mina.
Erano cappelli di design nel senso che non servivano a coprire il capo per tenerlo caldo ma ad adornarlo. Due corpi cilindrici di materiale plastico con delle applicazioni in pietra (due cappelli splendidi ne ho avuto uno anche io...) che potevano ricordare il fez.
Un cappello che dunque non si tolsero entrati in casa ma che tennero per tutta la sera, anche quando andarono a saltutare mia madre, non ancora malata ma già provata nel corpo e nella mente (si sarebbe ricoverata quell'Agosto).
Arguta e ironica come sempre, nell'adocchiare i due cappelli, mia madre aveva ribattezzato Patrick e Paolo come i due turchi nomignolo che apprezzammo tutti alla festa adottandolo come soprannome.
Paolo e Patrick furono gli ultimi ad andare via. Mia sorella, che era uscita con gli amici, rientrò molto tardi, quando tutti erano andati via e io stavo risistemando la stanza dove avevamo festeggiato.
Senza quasi salutare, senza pensare nemmeno di darmi una mano, e perchè avrebbe dovuto?, mia sorella va subito in camera.
Ne ritorna, pallida, dopo pochi istanti, preoccupata e interdetta, chiedendomi se ho notato qualcosa di strano in mamma col tono definitivo di chi sta ai controlli del pannello di sicurezza di una centrale nucleare.
Io senza smettere di raccogliere bicchieri di plastica da dietro il televisore le rispondo, la voce distorta per la posizione, no, perchè?
Mia sorella, seria e ieratica come un eremita sulla colonna, spiega: perchè mi ha appena chiesto se i turchi sono andati via...
Scoppiando a ridere la rassicuro subito, spiegandole che i turchi ci sono stati davvero e che le può rispondere che sì, sono andati via.
Mia madre è morta di aids conclamato, causandole una leucoencefalopatia che le ha tolto memoria e personalità.
Non successe all'improvviso, fu una cosa graduale, come HAL in 2001. Il virus lo contrasse con una trasfusione durante l'intervento cardiaco che le doveva salvare la vita.
Eppure nonostante l'assenza di memoria e l'incapacità di riconoscere persino i propri figli (chi siete voi? ci chiese subito prima del ricovero) mia madre non perse mai la sua arguzia nemmeno quando, avvicinandosi la fine dei suoi giorni, con una settimana d'anticipo rispetto la sua morte, le mie zie decisero di chiamare il prete per l'estrema unzione e mamma, appena lo vede, sgrana gli occhi e gli punta in viso un bel paio di corna. Fermati attimo sei bello.
Come figlio le devo tanto a cominciare dalla vita ma la cosa che apprezzo di più è il senso di ironia e di autoironia che mi ha trasmessi.
Sono il mio modo di celebrarne la memoria, una battuta arguta, quando meno te l'aspetti, per épater la bourgeoisie, o le persone che si prendono troppo sul serio, come mia sorella.
31 dicembre 2012
Rita Levi-Montalcini. Gli insulti, in vita, della destra e di Grillo. La sua morte è una grave perdita per tutti.
Ieri il TG5,
edizione delle 20, ha dedicato alla morte di Rita Levi-Montalcini un servizio di nemmeno due minuti non certo per mancanza di tempo a fare un servizio di approfondimento dato che la notizia della morte della senatrice è stata diffusa nel
primo pomeriggio.
Nello stesso Tg però è stata proposta un'intervista a Berlusconi di oltre 6 minuti. Una durata anomala rispetto ai tempi standard dei tg nazionali.
La scelta editoriale è chiara: in tempo di campagna elettorale e prima della par condicio, l’editore di riferimento deve avere tutto lo spazio che vuole a discapito di tutto il resto.
Nello stesso Tg però è stata proposta un'intervista a Berlusconi di oltre 6 minuti. Una durata anomala rispetto ai tempi standard dei tg nazionali.
La scelta editoriale è chiara: in tempo di campagna elettorale e prima della par condicio, l’editore di riferimento deve avere tutto lo spazio che vuole a discapito di tutto il resto.
Rita Levi-Montalcini era stata eletta senatrice a vita nel 2001 dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale.
La carica a vita spetta di diritto agli ex Presidenti della Repubblica e viene conferita agli italiani e alle italiane che hanno dato lustro e gloria alla Patria "per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario".
Rita Levi-Montalcini siede dunque al Senato senza essere stata eletta.
Il breve governo Prodi (2006-2008) aveva una maggioranza di pochi voti al Senato e la partecipazione assidua ai dibattiti e alle votazioni di tutti i senatori e le senatrici a vita permise di far approvare alcuni provvedimenti importanti. L'opposizione di destra attaccò duramente questi senatori non eletti dal popolo e di età avanzata, fatti oggetto di scherno e di battute ignobili.
In particolare contro Rita Levi-Montalcini.
Oggi alla notizia della sua morte tutti i politici e le politiche hanno espresso cordoglio e ammirazione per la donna.
Anche quelli che l'hanno insultata nella persona o sollevato critiche spropositate per l'operato dell'avversaria politica.
Voglio ricordare a questi fascisti che purtroppo siedono ancora al parlamento e al senato, le loro parole di allora, chiedendo un minimo di coerenza, cercando di ristabilire una memoria storica cui noi italiani e italiane difettiamo massimamente. Nel leggere le loro parole di allora e quelle ipocrite ci cordoglio di oggi Non arrabbiatevi. Piuttosto raccontatele a chi non le ricorda come ha giustamente esortato il mio amico Daniele Brundu nel suo post, al quale devo moltissimo per queste mie righe.
Di mio aggiungo e cerchiamo di mandarli a casa.
Cominciamo questo florilegio da Silvio Berlusconi.
Mi unisco a tutti gli italiani che in questo momento rendono il doveroso omaggio a Rita Levi Montalcini. Una scienziata di grande valore, una donna che ha onorato l’Italia ha dichiarato ieri il cavaliere.
Il 19 maggio del 2006, invece, allora all’opposizione, Berlusconi attaccò pesantemente i senatori a vita, rei di avere votato la fiducia al governo Prodi: I senatori a vita hanno fatto qualcosa che era profondamente immorale secondo la coscienza della nostra parte politica.
Montalcini rispose con eleganza: E’ la sua opinione. Io non avevo solo il diritto ma anche il dovere di votare.
Lega, tramite il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota dichiara Per noi è un vero onore che sia nata a Torino e che da qui abbia poi fatto tanta strada, dedicando la sua vita alla scienza, raggiungendo altissimi meriti in campo scientifico, fino al Premio Nobel per la medicina nel 1986.
Lo stesso Noi però nei due anni di Governo Prodi si epsresse su Montalcini con ben altre parole.
Roberto Calderoli nel Giugno del 2006 dopo una votazione salva Governo, disse della senatrice a vita:
Quando ieri ho visto la Montalcini votare, ho detto “allora è viva”. L’hanno tolta dal microonde e l’hanno scongelata.
Castelli e tutta la lega, proposero nel 2007 di eliminare i finanziamenti pubblici in finanziaria per l’EBRI (European Brain Research Institute), un centro un centro di ricerca scientifica internazionale che si occupa del cervello (e dello studio delle sue patologie tra cui l’Alzheimer e Parkinson) che ha sede a Roma, fondato dalla senatrice.
Un modo per valorizzare gli scienziati italiani e favorire il rientro di quanti erano andati all'estero a causa della scarsità di centri di ricerca nel nostro Paese. Un'istituzione di eccellenza, indipendente, che mette al primo posto il merito e non ha referenti o padrini né nella politica né nell'economia.
Per Roberto Castelli i finanziamenti andavano aboliti perchè si trattava di Un immorale mercimonio, un grande spreco.
Oggi, sulla sua pagina Facebook, Storace, leader de La destra, scrive
A cosa si riferisce?
Nel settembre del 2007 in occasione di un voto alla finanziaria indispensabile per il governo Prodi Fabio Sabbatani Schiuma esponente de La Destra, la nuova formazione politica fuoruscita da Alleanza Nazionale, capeggiata da Francesco Storace, propone di spedire delle stampelle ai senatori a vita a cominciare da Montalcini.
Abbiamo scartato mutandoni e pannoloni, meglio le stampelle, dice Sabbatani Schiuma che, intervistato da Repubblica, insiste: Loro, i senatori a vita, sono le stampelle di questo governo sì o no? E poi se son vecchi se ne stessero a casa.
Quando Repubblica ricorda a Storace che l'idea delle stampelle ha un sapore fascista l'ex governatore della regione Lazio risponde
Ma quale fascista, è un' idea goliardica, so' ragazzi. Io, comunque, non ce l' ho con la Levi Montalcini scienziata, anzi, da connazionale, ne sono orgoglioso. Provo pena, invece, per la sua attività al Senato. E' intollerabile che questi votino tutto, non solo la fiducia al governo, ma anche le mozioni e gli ordini del giorno, com'è successo con il caso Visco.
Storace, coerente, presenta un disegno di legge per l'abolizione della figura del senatore a vita (in realtà prevista dalla Costituzione).
Sul suo sito, in quei giorni, si potevano leggere, non filtrati, i commenti di alcun lettori: Vergognosi a vita, mummie, relitti, cariatidi maleodoranti, parassiti, Barabba senatoriali, siete sclerotici, inutili, dannosi».
Di Montalcini dicono La Montalcini è vecchia, ha i miliardi da parte e rompe pure i cosiddetti. E' irritante, di profilo anche più odiosa».
Di profilo.
Che ci fa al Senato? Le darei un incarico politico nel ghetto.
Montalcini non si fa intimidire e scrive una lettera al direttore di Repubblica
che conclude con estrema lucidità:
A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria.
Le stampelle de La Destra fecero irritare anche Napolitano che disse:
Mancare di rispetto, tentare di intimidire la professoressa Rita Levi Montalcini, che ha fatto tanto onore all'Italia, è semplicemente indegno.
Non pago Storace disse che Napolitano era indegno di una carica usurpata a maggioranza. Napolitano lo denunciò per offesa all’onore e prestigio del Presidente della Repubblica (articolo 278 del Codice Penale), ma purtroppo, per un errore dell'allora guardasigilli Mastella (quello che ha fatto cadere il Governo prodi) il giudice monocratico Albina Fiordalisi è stata costretta a dichiarare l'illegittimità del decreto con il quale l'allora Guardasigilli Clemente Mastella il 17 ottobre del 2007 aveva concesso l'autorizzazione a procedere contro Storace perchè Mastella non informando storace di quanto stava avvenendo ha violato la legge 241/90 (l'obbligo di motivazione).
Nonostante la motivazione tecnica e non di merito Storace dirà si essere stato prosciolto.
Lo sport delle offese per l'età son di casa anche alla lega.
La Padania titolò: “La ricetta di Nonna Rita / Una badante per il governo”.
Gli insulti per l'età non sono nuovi, l'anno prima Feltri alla nomina di Napolitano a Presidente della Repubblica Titolava Comunismo coi pannoloni e poi tornava sull'argomento, dopo le proteste, con un articolo dal titolo La dittatura dei pannoloni.
Ha la memoria corta anche il presidente del Senato Renato Schifani che oggi scrive: Nella sua lunga esistenza, dedicata sino alla fine, con straordinaria lucidità e immutata passione agli studi scientifici, ha illustrato il nostro Paese come pochi altri nel secolo passato.
Il 16 giugno del 2006, da capogruppo dei senatori di Forza Italia, si scagliò contro i senatori a vita e in particolare contro Montalcini dicendo:
“Come dimostrano le dichiarazioni odierne di Ciampi e della Levi Montalcini, l’Unione fa scendere in campo i senatori a vita per tentare di spuntarla in tutti i modi, anche nel referendum. Questo dimostra tutto lo stato di profonda difficoltà in cui versa il governo Prodi, obbligato a ricorrere a tutto pur di scongiurare l’inevitabile disfatta. Attendiamo adesso che la maggioranza getti ancora di più nella mischia i senatori a vita nel dibattito politico, così tra poco ce li vedremo anche in trasmissioni radio televisive a fare opinione per la sinistra, senza aver ricevuto alcun mandato dai cittadini”.
Ma questi uomini a dir poco fascisti sono in buona compagnia.
Nel 2001 Beppe grillo le diede della Vecchia puttana, perché, secondo lui, il premio Nobel a Montalcini venne comprato da una ditta farmaceutica di cui fu testimonial. L’azienda tirata in ballo dal comico genovese era la Fida, della quale la Levi Montalcini era stata testimonial per il lancio di un prodotto farmaceutico (il Croniassial) dagli effetti neurotossici.
Nell’udienza del marzo 2003 al tribunale di Cuneo, Grillo patteggiò una multa di 4mila euro.
Però fece ricorso in Cassazione per la liquidazione e le spese legali che il pubblico ministero di Cuneo - Guido Bissoni - aveva fissato in seimila e 100 euro.
Nel 2005 a uno spettacolo a Roma cui sono stato spettatore, celiò sulla denuncia, dicendo che Montalcini se l'era presa non per il puttana ma per il vecchia. E concluse dicendo che lui aspettava con fiducia il processo lasciando intendere che i tempi lunghi della giustizia italiana avrebbero giocato a suo favore.
Infine noi romani e romane alle politiche del 2008 abbiamo fatto una figura da nazisti. Quando Montalcini, allora 99enne, si è recata al seggio nessuno ha voluto cederle il posto, per motivi di età non certo di fama, ma si è sentita dire Faccia la fila come gli altri, anch'io ho fretta di votare. Montalcini ha atteso il proprio turno in piedi, avendo rifiutato la sedia che il presidente di seggio le aveva offerto.
Purtroppo c'è dell'altro.
Insieme al senatore del Pd Ignazio Marino, Rita Levi-Montalcini aveva lanciato un appello a Mario Monti e al suo Governo a proposito del decreto legge su semplificazioni e sviluppo.
Nell’appello, la Montalcini e Marino chiedevano di salvaguardare la meritocrazia nei finanziamenti dei giovani ricercatori italiani.Si legge nell'appello
Il decreto legge su semplificazioni e sviluppo, già approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40. [col nuovo decreto] tale selezione passerà di nuovo attraverso le stanze chiuse dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute permettendo l’accesso ai finanziamenti solo a chi ha le giuste amicizie e non la necessaria preparazione acquisita in anni di studio, magari negli scantinati di qualche Facoltà per pochi euro. [la legge del 2006 invece prevedeva] che la valutazione per assegnare i finanziamenti fosse gestita da una commissione composta da ricercatori anch’essi sotto i quarant’anni, di cui almeno la metà operanti in enti di ricerca non italiani. Una metodologia democratica e trasparente, adottata da anni a livello internazionale.
Questi sono criteri (...) che abbiamo il dovere di sostenere, anche per cercare di invertire la tendenza all’esodo che da troppi anni svuota il nostro paese di risorse preziosissime. La fuga dei cervelli non si combatte certamente rendendo ancora più difficile, se non impossibile, per chi non ha le conoscenze giuste l’accesso ai fondi della ricerca all’interno delle università e degli enti di ricerca italiani..
Profumo ha fatto orecchie da mercante e in commissione Affari costituzionali è stato sancito il ritorno al passato, con il potere decisionale, e discrezionale, in mano ai burocrati del ministero e ai baroni delle università che sceglieranno a chi destinare i fondi sulla base delle parentele e delle amicizie e non con i criteri oggettivi e trasparenti basati sul merito fissati dalle legge del 2007.
Inutile dire che di questo non parla nessuno ma tutti cercano di distinguersi per elogiare una morta che in vita hanno insultato e non ascoltato.
Siamo un popolo di merda.
Per fare due risate a denti stretti ecco una citazione da nonenciclopedia alla voce dedicata ala scienziata.
Questo post deve molto a quello di Daniele Brundu che mi ha dato le prime infromazioni chepoi ho integrato con una ricerca sulla rete.
E' ovvio che questo è il mio post e di quanto vi è scritto sono l'unico responsabile, Daniele è stato solo l'ispiratore.
7 luglio 2012
Rowenta Filtermatic anni 70
Capita che la macchina del caffè americano che mi avete regalato appena l'anno scorso si è già rotta. Colpa dell'acqua dura di Roma, del mio ritardo nel cominciare a farei cicli anticalcare con una soluzione di acqua e aceto. Fatto sta che all'incirca un mese fa ha smesso di scaldare e di fare uscire l'acqua.
Poco male, mosso dallo spirito dei padri pionieri (ehm) ho continuato a usare la macchina come semplice filtro\imbuto, scaldando l'acqua con il bollitore e mettendo poi il caffè in un thermos visto che non funziona nemmeno la piastra che tiene in caldo il caffè nella brocca di vetro.
Mio cugino Andrea, la persona che, oltre a Laura e Piero, i miei ospiti, è quella che mi sta più vicino, appreso della rottura, mi promette una macchina per il caffè che ha in casa e che nessuno usa.
Non so perchè ma mi immagino una macchina bianca, anonima, mediamente usata. Penso, beh meglio di niente, finché non me ne compro una nuova. Così una sera che lo raggiungo a casa mi tira fuori questa.
Una Rowenta originale degli anni 7o, brand new!
Io sgrano gli occhi.
La macchina è stupenda, priva di tutti gli automatismi che rende quelle più recenti automatiche.
Niente dispositivo salvagoccia. Se sfili la caraffa prima che tutta l'acqua sia uscita quella continua a colare dal beccuccio indisturbata.
Anzi, a ben vedere, non puoi sfilare la caraffa, perchè il vano con il filtro ci poggia sopra. Quando tutta l'acqua è finita, sposti il beccuccio (!!!) dal quale esce l'acqua, togli il vano col filtro, metti sulla caraffa il coperchio nero, e poi versi il caffè nella tazza. Il vano col filtro resta a fianco della macchina, poggiato magari sul coperchio che ti protegge dai vapori del beccuccio.
Insomma una macchina con tutti i crismi ma senza quelle facilitazioni moderne, un po' come, mutatis mutandis, le prime lavatrici degli anni 40/50 quando la centrifuga non c'era e i panni li strizzavi col classico doppio rullo...

Ho provato a fare così anche il caffè ma i risultati non mi hanno convinto...
Grazie Andrea per il tuo magnifico dono vintage!
Poco male, mosso dallo spirito dei padri pionieri (ehm) ho continuato a usare la macchina come semplice filtro\imbuto, scaldando l'acqua con il bollitore e mettendo poi il caffè in un thermos visto che non funziona nemmeno la piastra che tiene in caldo il caffè nella brocca di vetro.
Mio cugino Andrea, la persona che, oltre a Laura e Piero, i miei ospiti, è quella che mi sta più vicino, appreso della rottura, mi promette una macchina per il caffè che ha in casa e che nessuno usa.
Non so perchè ma mi immagino una macchina bianca, anonima, mediamente usata. Penso, beh meglio di niente, finché non me ne compro una nuova. Così una sera che lo raggiungo a casa mi tira fuori questa.
Io sgrano gli occhi.
La macchina è stupenda, priva di tutti gli automatismi che rende quelle più recenti automatiche.
Niente dispositivo salvagoccia. Se sfili la caraffa prima che tutta l'acqua sia uscita quella continua a colare dal beccuccio indisturbata.
Anzi, a ben vedere, non puoi sfilare la caraffa, perchè il vano con il filtro ci poggia sopra. Quando tutta l'acqua è finita, sposti il beccuccio (!!!) dal quale esce l'acqua, togli il vano col filtro, metti sulla caraffa il coperchio nero, e poi versi il caffè nella tazza. Il vano col filtro resta a fianco della macchina, poggiato magari sul coperchio che ti protegge dai vapori del beccuccio.
Insomma una macchina con tutti i crismi ma senza quelle facilitazioni moderne, un po' come, mutatis mutandis, le prime lavatrici degli anni 40/50 quando la centrifuga non c'era e i panni li strizzavi col classico doppio rullo...
Ho provato a fare così anche il caffè ma i risultati non mi hanno convinto...
Grazie Andrea per il tuo magnifico dono vintage!
17 febbraio 2012
Oggi la Marchesa m'è venuta a trovare!
E' un po' che non parlo di Lei, qui almeno. Con gli amici mi capita ancora spesso.
Il fatto che non ne parli qui non vuol dire che non ci pensi. Anzi non è giusto nemmeno dire che ci penso. Frances è in me, sempre. In tutto il percorso di vita che ho fatto con lei. Per quel cammino io, almeno un poco, sono Frances.
Quando dico che la penso intendo dire che per un dettaglio anche minimo del presente mi torna in mente un momento del nostro passato assieme.
A volte il ricordo improvviso è tenero e mesto, altre impetuoso e devastante.
Così l'altro giorno, mentre camminavo per andare a teatro, vedo il manifesto pubblicitario di uno spettacolo dal titolo Bambole non c'è un euro! mutuato evidentemente da un glorioso spettacolo tv dal titolo Bambole, non c'è una Lira!, con Tino Scotti. Frances avrebbe voluto rivederlo ma non siamo mai riusciti a trovarlo in rete. E con un effetto improvviso e devastante l'angoscia mi assale mentre constato che, ormai, Frances quel programma non lo rivedrà mai... Sono rare però le volte che la memoria di Frances irrompe a gamba tesa ricordandomi della sua assenza, del fatto che non ci sia più. Non c'è più non è un giro di parole per non dire è morta, è che la parola morte non esprime davvero quello che succede alla gente quando muore, che cioè sparisce, viene cancellata, le viene impedito di continuare a vedere il mondo che tu vedi ancora...
Spessissimo mi accade di sentire una canzone, vedere un film, un quadro, leggere un libro, un articolo e pensare che sicuramente quello a Frances sarebbe (o no) piaciuto. Con tenera convinzione mi verrebbe voglia di chiederglielo se fosse possibile.
Anzi spesso ho pensato di inaugurare una rubrica, qui su Paesaniniland, dal titolo quel che non hai visto perchè non ci sei più (o qualcosa del genere) dove elencavo tutte le cose del mondo che notavo mentre lo guardavo coi suoi occhi.
Mai inaugurata.
Stamani, mentre aspetto che il caffè americano scenda nella caraffa, sì quel caffè che scopersi a Parigi con lei nel 1987, e che da allora non ho mai abbandonato, apro come di consueto Facebook e fra gli amici che potrei conoscere che ogni giorno faccialibro mi propone chi fa capolino?
Frances!
Cucù.
Toh. Su Faccialibro io e Frances non siamo amici! Questo dovrebbe dire una parola definitiva sull'attendibilità di questo social network che è comodo per rimanere in contatto con le persone che non frequenti altrimenti ma che nulla dice della vita reale con le persone che vedi... Infatti io Frances la vedevo non ci chattavo sulla rete...
Certo mantenere attivo un profilo dopo più di tre anni di inattività... complimenti Facebook! Fra qualche decennio quando i più attempati dei tuoi iscritti, come me, non ci saranno più, a girare fra i tuoi profili non bisognerà più difendersi solo dai fake...
Ciao bella marchesa! Ci manchi tanto! Un saluto commosso a te e a tutti gli altri, tutte le altre, cui manchi e, lo sappiamo, siamo in tante!
Quando dico che la penso intendo dire che per un dettaglio anche minimo del presente mi torna in mente un momento del nostro passato assieme.
A volte il ricordo improvviso è tenero e mesto, altre impetuoso e devastante.
Così l'altro giorno, mentre camminavo per andare a teatro, vedo il manifesto pubblicitario di uno spettacolo dal titolo Bambole non c'è un euro! mutuato evidentemente da un glorioso spettacolo tv dal titolo Bambole, non c'è una Lira!, con Tino Scotti. Frances avrebbe voluto rivederlo ma non siamo mai riusciti a trovarlo in rete. E con un effetto improvviso e devastante l'angoscia mi assale mentre constato che, ormai, Frances quel programma non lo rivedrà mai... Sono rare però le volte che la memoria di Frances irrompe a gamba tesa ricordandomi della sua assenza, del fatto che non ci sia più. Non c'è più non è un giro di parole per non dire è morta, è che la parola morte non esprime davvero quello che succede alla gente quando muore, che cioè sparisce, viene cancellata, le viene impedito di continuare a vedere il mondo che tu vedi ancora...
Spessissimo mi accade di sentire una canzone, vedere un film, un quadro, leggere un libro, un articolo e pensare che sicuramente quello a Frances sarebbe (o no) piaciuto. Con tenera convinzione mi verrebbe voglia di chiederglielo se fosse possibile.
Anzi spesso ho pensato di inaugurare una rubrica, qui su Paesaniniland, dal titolo quel che non hai visto perchè non ci sei più (o qualcosa del genere) dove elencavo tutte le cose del mondo che notavo mentre lo guardavo coi suoi occhi.
Mai inaugurata.
Stamani, mentre aspetto che il caffè americano scenda nella caraffa, sì quel caffè che scopersi a Parigi con lei nel 1987, e che da allora non ho mai abbandonato, apro come di consueto Facebook e fra gli amici che potrei conoscere che ogni giorno faccialibro mi propone chi fa capolino?
Frances!
Cucù.
Toh. Su Faccialibro io e Frances non siamo amici! Questo dovrebbe dire una parola definitiva sull'attendibilità di questo social network che è comodo per rimanere in contatto con le persone che non frequenti altrimenti ma che nulla dice della vita reale con le persone che vedi... Infatti io Frances la vedevo non ci chattavo sulla rete...
Certo mantenere attivo un profilo dopo più di tre anni di inattività... complimenti Facebook! Fra qualche decennio quando i più attempati dei tuoi iscritti, come me, non ci saranno più, a girare fra i tuoi profili non bisognerà più difendersi solo dai fake...
Ciao bella marchesa! Ci manchi tanto! Un saluto commosso a te e a tutti gli altri, tutte le altre, cui manchi e, lo sappiamo, siamo in tante!
5 gennaio 2012
Lettera (più annuncio aggiunto) al mio cuore dopo aver ascoltato Love on Top di Beyoncé
Caro cuore mio perché ti commuovi ascoltando questa canzone pensando a quanto questo tipo di song piacciano a lui e ti allaghi tutto di nostalgia per quei pomeriggi passati ad ascoltare i nuovi cd comprati da Revolver che lui sapeva subito cantare alla perfezione solo pochi secondi dopo?
Queste canzoni piacciono prima di tutto a me e se ti devi proprio commuovere fallo perchè questo corpicione che ti contiene e nel quale tu continui impavido a pompare sangue (grazie!!!) è ancora qui e continua a portare a casa la pellaccia nonostante le avversità tutte dell'universo mondo.
Piangi per me e non per qualcuno che non c'è più, in te, e che, se non c'è, non importa più dov'è!
Posto libero nel mio cuore offresi termoautonomo e coccolo dipendente. Prezzi modici.
Contatattare ore dell'amore.
31 dicembre 2011
31 dicembre 1981
Quel 31 dicembre di 30 anni fa (!) eravamo andati a piazza Navona, io, mamma, mia sorella e Lucia, il compagno di mia madre. Nonna no, era rimasta a preparare la cena (maschilismo generazionale).
Nella bancarella di dischi (a stessa che conoscevo essere la domenica a Portaportese) trovai un doppio del 1974, originale, non in ristampa cioè, Mina ® e Baby Gate due gioielli immensi nella discografia minesca.
Da Baby Gate ci sono perle come
Flamingo
Non so
Notate la differenza di timbro di voce tra i due brani come fossero Mine d'epoche differenti...
Ancora c'è I Only Have Eyes for You
I'm In the Mood for Love
che Mina stessa inciderà anni dopo nella sua versione in vocalese , Moody's Moods (nel 1988 in Ridi Pagliaccio)
.
Pensate l'effetto che un album con standard anni 50 può fare su un ragazzino di 16 anni.
Ti danno il gusto per la storia, per l'interpretazione, per l'arrangiamento (quando erano ancora di Pino Presti e non Massimiliano Pani). Tornammo a casa un paio d'ore prima della mezzanotte e non mi pareva vero che invece di attardarci davanti una tavola imbandita a la classica, patetica, bottiglia di spumante italiano io fossi in camera mia ad ascoltare questo splendido album di cover.
Una in particolare mi colpì. Una delle rare cover che Mina ha fatto di brani già in precedenza incisi.
LA sua prima versione, a carriera già iniziata, mi faceva orrore, allora, sia per l'arrangiamento che per l'uso impostato della voce di Mina
La versione di Baby Gate, per solo pianoforte (ascoltate lo splendido assolo...), però, mi fece reinnamorare del brano ...e di Mina.
Sentite come allunga i fiati, come usa il sussurrato, come sforza per dare il senso drammatico di un verso, come scende in una nota bassa piena quando dice amorevole...
Un sogno e io, incredulo che vagavo tra l'aria calda della voce di Mina che girava nella mia camera e quella fredda che mi richiamava fuori verso legittime felicità che all'epoca potevo solo osare di sognare e alludere tramite il repertorio della più grande cantante italiana.
E quando si muore lo si fa proprio come nel finale del pezzo: un'ultima nota e via!
Buon anno a tutt* mi** car* lurker.
15 agosto 2011
E in questa fine di un anonimo ferragosto Domani Domani di Laura Luca.
Mi ricordo Domani Domani a Sanremo del 78.
Mi colpì tantissimo, tanto che ne usai la musica per scrivere una canzone d'amore alla mia ragazza di allora (ehm) Claudia Claudia.
Non combinai mai nulla con lei, ma mi ricordo quando, un paio danni dopo, cercammo di aiutarla io e Andrea (col quale già amoreggiavo da un paio danni) perchè sua madre l'aveva cacciata di casa perchè Claudia stava con un ragazzo che non aveva ottenuto l'approvazione materna.
Mi ricordo il pomeriggio che passò da noi (eravamo a casa mia, cioè dei miei, come sempre io e Andrea) e lei era di una bellezza da lasciare senza fiato, i lunghi capelli biondo oro, la maxigonna che le fasciava i fianchi generosi eppure delicati, il passo calmo ed elegante col quale saliva le scale (io e Andrea la aspettavamo sul pianerottolo). Mi ricordo che mi ingelosii di lei. Io che già la sapevo lunga sul mio orientamento sessuale mi consideravo off limits e il fatto che ad Andrea (che veniva a letto con me con una convinzione diversa dalla mia) potesse venire voglia di andarci a letto mi rendeva geloso e possessivo, di Claudia non di lui. Avevo voluto tanto che Claudia mi avesse desiderato allora che un po' lo speravo ancora in quel momento e sentivo di doverla competere con Andrea (anche se in realtà lei non desiderava nemmeno Andrea, presa com'era da questo ragazzo di qualche anno più grande di lei). Per quanto la sua bellezza muliebre mi inebriasse desideravo di più il suo ragazzo (che avevo visto in foto). Lo splendore di Claudia, la sua bellezza, la sua desiderabilità erano un tributo al desiderio maschile e forse era quello che mi stordiva, che mi stendeva, che mi lasciava senza fiato. Vedere Claudia e provare a desiderarla era un po' come entrare in sintonia col desiderio maschile, desiderare lei era desiderare quello che desiderava il suo ragazzo, desiderare come lui, essere lui che desiderava lei.
Stasera ho ripescato non solo la versione orinale della canzone
ma anche alcune sue partecipazioni recenti a programmi di ripescaggio di antiche canzoni dei quali ignoravo l'esistenza in uno dei quali si vede un giovane bellissimo.
E io non posso non ripensare a Claudia, al suo ragazzo per il quale venne cacciata di casa, e ad Andrea...
Mi colpì tantissimo, tanto che ne usai la musica per scrivere una canzone d'amore alla mia ragazza di allora (ehm) Claudia Claudia.
Non combinai mai nulla con lei, ma mi ricordo quando, un paio danni dopo, cercammo di aiutarla io e Andrea (col quale già amoreggiavo da un paio danni) perchè sua madre l'aveva cacciata di casa perchè Claudia stava con un ragazzo che non aveva ottenuto l'approvazione materna.
Mi ricordo il pomeriggio che passò da noi (eravamo a casa mia, cioè dei miei, come sempre io e Andrea) e lei era di una bellezza da lasciare senza fiato, i lunghi capelli biondo oro, la maxigonna che le fasciava i fianchi generosi eppure delicati, il passo calmo ed elegante col quale saliva le scale (io e Andrea la aspettavamo sul pianerottolo). Mi ricordo che mi ingelosii di lei. Io che già la sapevo lunga sul mio orientamento sessuale mi consideravo off limits e il fatto che ad Andrea (che veniva a letto con me con una convinzione diversa dalla mia) potesse venire voglia di andarci a letto mi rendeva geloso e possessivo, di Claudia non di lui. Avevo voluto tanto che Claudia mi avesse desiderato allora che un po' lo speravo ancora in quel momento e sentivo di doverla competere con Andrea (anche se in realtà lei non desiderava nemmeno Andrea, presa com'era da questo ragazzo di qualche anno più grande di lei). Per quanto la sua bellezza muliebre mi inebriasse desideravo di più il suo ragazzo (che avevo visto in foto). Lo splendore di Claudia, la sua bellezza, la sua desiderabilità erano un tributo al desiderio maschile e forse era quello che mi stordiva, che mi stendeva, che mi lasciava senza fiato. Vedere Claudia e provare a desiderarla era un po' come entrare in sintonia col desiderio maschile, desiderare lei era desiderare quello che desiderava il suo ragazzo, desiderare come lui, essere lui che desiderava lei.
Stasera ho ripescato non solo la versione orinale della canzone
ma anche alcune sue partecipazioni recenti a programmi di ripescaggio di antiche canzoni dei quali ignoravo l'esistenza in uno dei quali si vede un giovane bellissimo.
E io non posso non ripensare a Claudia, al suo ragazzo per il quale venne cacciata di casa, e ad Andrea...
13 agosto 2011
Cronache da cicciolandia (1)
...non è poi che questa dieta stia procedendo come dovrebbe, troppe mangiate improvvise, troppi yogurt, per fortuna solo un paio di bevute alcoliche e niente fritti o niente patatine, beh tranne una volta.
Il fatto è che sono praticamente senza lavoro (fisso) e nemmeno la pallida idea di come si faccia a cercarne uno. La dieta dopo i primi successi (15 chili persi, forse un paio ripresi... a fine mese farò i conti con la dietologa...) ha perso improvvisamente priorità. E' la mia vita da risettare. Una testa staccata dal corpo. Una testa piena di preoccupazioni e quando io mi preoccupo il corpo non lo sento più.
Poi ieri col mio amico Antonio (che a luglio non c'è stato, ah quanto vorrei poter incolpare lui del cedimento antidieta...) dopo aver visto la versione sing-a-long di Grease (orribile! C'erano i coretti registrati SOPRA le canzoni e le didascalie coi testi erano fatte a disegnini con pupazzetti stelline e cuoricini... DA VOMITARE) in una banca-rela (da dire col tono di voce di Homer) ho trovato questo libro, a 1 euro!
Sì ho deciso di rimettermi a fare esercizio fisico, a casa, da solo, e questo libro garantisce in diversi mesi e con diversi steps di raggiungere una forma fisica con solo 11 minuti di esercizio al giorno.
Oggi ho fatto il primo set di esercizi e devo dire che mi sento positivamente stanco.
Ho iniziato subito perchè come dice il libro (che potete leggere
qui in una edizione diversa) Non rimandare, comincia oggi!
Così ho fatto e già quegli undici minuti di esercizi (4 più 6 minuti di corsa sul posto) mi hanno rimesso davvero il sangue in circolo.
Per il secondo esercizio, il primo da terra, le istruzioni dicono:
Beh, quando io ho alzato la testa da terra invece di vedere my heels ho visto la faccia meravigliata di Gastone che si chiedeva: ma che cavolo sta a fa' 'a cicciona?!
Ecco, ora lo sapete anche voi!
Il fatto è che sono praticamente senza lavoro (fisso) e nemmeno la pallida idea di come si faccia a cercarne uno. La dieta dopo i primi successi (15 chili persi, forse un paio ripresi... a fine mese farò i conti con la dietologa...) ha perso improvvisamente priorità. E' la mia vita da risettare. Una testa staccata dal corpo. Una testa piena di preoccupazioni e quando io mi preoccupo il corpo non lo sento più.
Sì ho deciso di rimettermi a fare esercizio fisico, a casa, da solo, e questo libro garantisce in diversi mesi e con diversi steps di raggiungere una forma fisica con solo 11 minuti di esercizio al giorno.
Oggi ho fatto il primo set di esercizi e devo dire che mi sento positivamente stanco.
Ho iniziato subito perchè come dice il libro (che potete leggere
qui in una edizione diversa) Non rimandare, comincia oggi!
Così ho fatto e già quegli undici minuti di esercizi (4 più 6 minuti di corsa sul posto) mi hanno rimesso davvero il sangue in circolo.
Per il secondo esercizio, il primo da terra, le istruzioni dicono:
Beh, quando io ho alzato la testa da terra invece di vedere my heels ho visto la faccia meravigliata di Gastone che si chiedeva: ma che cavolo sta a fa' 'a cicciona?!
Ecco, ora lo sapete anche voi!
20 luglio 2011
HALF DIE FESTIVAL: e per qualche ora non sei più in Italia.
Tutto inizia in Belgio nel 1989. Potrei anche dire che tutto inizia qualche settimana fa quando su Facebook scovo la pagina dell'Half Die Festival. Invece no. Tutto inizia a Bxl
più di vent'anni fa.
Mentre come un bimbo in estasi nel più grande negozio di giocattoli del sistema solare mi perdo tra gli odori i sapori e i colori e gli odori di Bruxelles. E tra le mille scoperte incontro Lei Isabelle Antena, che il mio amico Patrick mi fa ascoltare su cd nella sua casa-locale-esempio di alto design d'interni.
Isabelle è per me una voce e lo rimarrà praticamente fino fino a domenica scorsa. La copertina del disco che ascolto non contiene alcuna sua foto ma poco importa. E' la sua voce e le sue canzoni che mi colpiscono, non il suo viso che non conosco.
Il disco è Jouex le cinque e la canzone che mi colpisce con una marea emotiva è proprio la canzone che dà il titolo all'album che oggi vi propongo in un video mai visto prima, né tanto meno allora.
Come tutti i pezzi di Isabelle sono un mix di funky, jazz, bossa nova e pop cioè basically la musica che io adoro di più.
Un altro brano dell'album Domine toi
mi ricorda da vicino un brano di un'altra cantante belga (fino a domenica ho creduto che anche Isabelle lo fosse, invece è francese) Viktor Lazlo (anche lei di origini francesi ma più conosciuta in Belgio che in Patria) con la sua Premier Rôle che sulla rete trovo solo in versione inglese (l'album uscì in due versioni, una per il mercato francese e una per il mercato internazionale la con gli stessi brani cantati in inglese, io possiedo il vinile originale belga in francese...)
Insomma allora ascoltavo queste cantanti con le loro canzoni che promettevano una felicitò futura ancora da venire...
Nel 1992 esce un altro album di Isabelle Carpe Diem nel quale vedo finalmente come è. In copertina c'è lei con un cappello dalla tesa larghissima, lo sguardo basso e gli occhi truccati.
Le Sydnrome de Peter Pan mi attanaglia il cuore adesso come allora
Prolificissima (tra l'86 e il 92 ha fatto uscire ben 8 album, in sei anni) Isabelle mi ha sempre parlato direttamente come facesse dischi solo per me.
Poi dopo il 92 perdo di vista Patrick e anche Isabelle i cui dischi in Italia, manco a dirlo, non arrivano mai. E' il mio amico Paolo (belga d'adozione) a riportarmi un suo disco diversi anni dopo e scopro che Isabelle ha compiuto una svolta acid jazz in quegli anni assai di moda) che non mi piace, simplement.
Isabelle passa al dimenticatoio dal quale riemerge nel 2005 quando trovo da Revolver, un doppio, sempre in stile acid Jazz e mi rammarico della sua conversione definitiva.
Non che la nuova proposta muisicale non sia interessante, tutt'altro,
Ma è questo lo sitle che preferisco...
Arriviamo finalmente a qualche settimana fa quando su faccialibro leggo di un festival che si tiene in un terrazzo condominiale, provato e accogliente. COme si legge sul profilo myspace
Mi prenoto per un primo concerto ma poi non posso andare. Intanto sono nella mailing list e scopri che il 1 c'è Isabelle Antena?!? Quella Isabelle? Ma sì! E' proprio lei.
Decido di andare forzandomi paurosamente per strane resistenze (non conosco nessuno, sono timido, non mi va) ed entro in un mondo per me sconosciuto. INtanto nessuno mi rompe! Non mi chiedono chi sono perchè sono lì se ho portato da bere. Mi fanno entrare e basta. Mi siedo sul mio cuscino salvachiappe (il pavimento terrazzo resterà bollente fin dopo le 21...) e mi metto a leggere il Manifesto, mentre il sole mi inebria e Isabelle è già lì a fare un sound check.
Il terrazzo è bellissimo posizionato di modo che da fondo fa l'acqueodtto romano, una scenografia che nemmeno a pagarla...
Io ho portato una bottiglia di vino e un the freddo, pensando che il bere sia per tutti. Scopro che, in realtà, ognuno beve per sè così mi accontento dell'acqua che ho portato per me. Intanto Isabelle sparisce...
...mentre un (bel) ragazzo fa il suo sound chek. E' lui l'altra novità della sera! Si chiama Cascao e si presenta con in repertorio alcuni brani di un suo disco da solista. Sulla rete è presnete come partner di Lady Maru presnete al terrazzo anche se non ha cantato) dei quali in rete si trova un fantastico video

Ecco altri pezzi di questo duo incredibile.
Cascao suona una minitastiera Casio utilizzando solo i suoni campionati in essa contenuti eppure riesce a tirare fuori dei pezzi dal sound personalissimo e accattivante. Di bella presenza (e due!9 con una vece notevolmente alta che usa con coerenza e sicurezza, ci intrattiene per quasi un'ora concludendo il concerto con un salto dallo stativo che regge la mini tastiera (io penso che lui, magro com'è se lo può permettere a me lo stativonon reggerebbe mai).
E' poi la volta di Isabelle, che anta e suona per piò di un'ora, attingendo al repertorio più recente di bossa nova e musica elettrica, un incrocio tra dj e cantante, manovra loop e microfoni e beve birra di tanto in tanto. Suona una musica che fa ballare anche i paralitici. (dopo il ocncerto comprerò ben sette cd sette...).
Intanto penso a dove mi trovo e non mi sembra di stare in Italia. All'estero queste cose avvengono spesso (beh certo qualceh taarro cafone che, nonostante le regole, parla per tutto il tempo del concerto a ricordarmi che lo stivale non l'ho mai lasciato, c'è...), l'unico fastidio sono le sigarette che quasi tutti fumano di continuo (e dunque io con loro).
Ma l'atmosfera è speciale (sigarette a parte) la musica perfetta, il pubblico (italiota) sollecito a suo modo e io ho deciso di tornarci anche domenica prossima!
Intanto ripenso ad Isabelle alle emozioni che mi ha dato illo tempore alla musica che fa oggi e mi coglie un sospiro che mi fa mancare l'aria...
più di vent'anni fa.
Mentre come un bimbo in estasi nel più grande negozio di giocattoli del sistema solare mi perdo tra gli odori i sapori e i colori e gli odori di Bruxelles. E tra le mille scoperte incontro Lei Isabelle Antena, che il mio amico Patrick mi fa ascoltare su cd nella sua casa-locale-esempio di alto design d'interni.
Isabelle è per me una voce e lo rimarrà praticamente fino fino a domenica scorsa. La copertina del disco che ascolto non contiene alcuna sua foto ma poco importa. E' la sua voce e le sue canzoni che mi colpiscono, non il suo viso che non conosco.
Il disco è Jouex le cinque e la canzone che mi colpisce con una marea emotiva è proprio la canzone che dà il titolo all'album che oggi vi propongo in un video mai visto prima, né tanto meno allora.
Come tutti i pezzi di Isabelle sono un mix di funky, jazz, bossa nova e pop cioè basically la musica che io adoro di più.
Un altro brano dell'album Domine toi
mi ricorda da vicino un brano di un'altra cantante belga (fino a domenica ho creduto che anche Isabelle lo fosse, invece è francese) Viktor Lazlo (anche lei di origini francesi ma più conosciuta in Belgio che in Patria) con la sua Premier Rôle che sulla rete trovo solo in versione inglese (l'album uscì in due versioni, una per il mercato francese e una per il mercato internazionale la con gli stessi brani cantati in inglese, io possiedo il vinile originale belga in francese...)
Insomma allora ascoltavo queste cantanti con le loro canzoni che promettevano una felicitò futura ancora da venire...
Nel 1992 esce un altro album di Isabelle Carpe Diem nel quale vedo finalmente come è. In copertina c'è lei con un cappello dalla tesa larghissima, lo sguardo basso e gli occhi truccati.
Le Sydnrome de Peter Pan mi attanaglia il cuore adesso come allora
Prolificissima (tra l'86 e il 92 ha fatto uscire ben 8 album, in sei anni) Isabelle mi ha sempre parlato direttamente come facesse dischi solo per me.
Poi dopo il 92 perdo di vista Patrick e anche Isabelle i cui dischi in Italia, manco a dirlo, non arrivano mai. E' il mio amico Paolo (belga d'adozione) a riportarmi un suo disco diversi anni dopo e scopro che Isabelle ha compiuto una svolta acid jazz in quegli anni assai di moda) che non mi piace, simplement.
Isabelle passa al dimenticatoio dal quale riemerge nel 2005 quando trovo da Revolver, un doppio, sempre in stile acid Jazz e mi rammarico della sua conversione definitiva.
Non che la nuova proposta muisicale non sia interessante, tutt'altro,
Ma è questo lo sitle che preferisco...
Arriviamo finalmente a qualche settimana fa quando su faccialibro leggo di un festival che si tiene in un terrazzo condominiale, provato e accogliente. COme si legge sul profilo myspace
L'Half Die (...il nome ha una storia troppo lunga per essere raccontata..) nasce nel 1997 sul "Morpurgo Roof",un improvvisato terrazzo nella zona industriale di Portonaccio,grazie all'intuizione di "Morpurgo Benerecetti" che da quell'anno ogni estate ha organizzato un appuntamento, la domenica pomeriggio, che ha visto alternarsi numerosi musicisti di varia estrazione, rigorosamente dal vivo!Su faccialibro si leggono queste brevi, semplici e condivisibili regole
- non è un party, non è un aperitivo, è un festival di musica, se non siete interessati non venite
- è gradita la prenotazione via e mail
- non parcheggiare e non entrare con macchine e motorini dentro il vicolo di Porta Furba
- non fare schiamazzi e non dare fastidio al vicinato già di per se tollerante
- portare qualcosa da bere e un cuscino salva ustioni sulle chiappe
- rispettare gli orari e osservare un religioso silenzio durante lo svolgimento della performance live
- no scarpe aperte
- Venite con chi vi pare pur che sia edotto delle regole.
Mi prenoto per un primo concerto ma poi non posso andare. Intanto sono nella mailing list e scopri che il 1 c'è Isabelle Antena?!? Quella Isabelle? Ma sì! E' proprio lei.
Decido di andare forzandomi paurosamente per strane resistenze (non conosco nessuno, sono timido, non mi va) ed entro in un mondo per me sconosciuto. INtanto nessuno mi rompe! Non mi chiedono chi sono perchè sono lì se ho portato da bere. Mi fanno entrare e basta. Mi siedo sul mio cuscino salvachiappe (il pavimento terrazzo resterà bollente fin dopo le 21...) e mi metto a leggere il Manifesto, mentre il sole mi inebria e Isabelle è già lì a fare un sound check.Il terrazzo è bellissimo posizionato di modo che da fondo fa l'acqueodtto romano, una scenografia che nemmeno a pagarla...
Io ho portato una bottiglia di vino e un the freddo, pensando che il bere sia per tutti. Scopro che, in realtà, ognuno beve per sè così mi accontento dell'acqua che ho portato per me. Intanto Isabelle sparisce...
...mentre un (bel) ragazzo fa il suo sound chek. E' lui l'altra novità della sera! Si chiama Cascao e si presenta con in repertorio alcuni brani di un suo disco da solista. Sulla rete è presnete come partner di Lady Maru presnete al terrazzo anche se non ha cantato) dei quali in rete si trova un fantastico video
Ecco altri pezzi di questo duo incredibile.
Cascao suona una minitastiera Casio utilizzando solo i suoni campionati in essa contenuti eppure riesce a tirare fuori dei pezzi dal sound personalissimo e accattivante. Di bella presenza (e due!9 con una vece notevolmente alta che usa con coerenza e sicurezza, ci intrattiene per quasi un'ora concludendo il concerto con un salto dallo stativo che regge la mini tastiera (io penso che lui, magro com'è se lo può permettere a me lo stativonon reggerebbe mai).
E' poi la volta di Isabelle, che anta e suona per piò di un'ora, attingendo al repertorio più recente di bossa nova e musica elettrica, un incrocio tra dj e cantante, manovra loop e microfoni e beve birra di tanto in tanto. Suona una musica che fa ballare anche i paralitici. (dopo il ocncerto comprerò ben sette cd sette...).
Intanto penso a dove mi trovo e non mi sembra di stare in Italia. All'estero queste cose avvengono spesso (beh certo qualceh taarro cafone che, nonostante le regole, parla per tutto il tempo del concerto a ricordarmi che lo stivale non l'ho mai lasciato, c'è...), l'unico fastidio sono le sigarette che quasi tutti fumano di continuo (e dunque io con loro).
Ma l'atmosfera è speciale (sigarette a parte) la musica perfetta, il pubblico (italiota) sollecito a suo modo e io ho deciso di tornarci anche domenica prossima!
Intanto ripenso ad Isabelle alle emozioni che mi ha dato illo tempore alla musica che fa oggi e mi coglie un sospiro che mi fa mancare l'aria...
28 maggio 2011
Roma sulle orme di Caravaggio: dove si racconta dell'incontro con un prete stronzo e che i luoghi comuni sono duri a morire.
Sono andato con Antonio a una visita guidata alquanto particolare: Roma sulle orme di Caravaggio un percorso con guida turistica in alcune zone di Roma che hanno visto coinvolto Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Un percorso, basato su documenti d'archivio, questa la novità, per le vie della città dove Caravaggio visse tra il 1596 e il 1606, quando, dopo l'uccisione di Ranuccio Tomassoni, è costretto a fuggire da Roma.
Il percorso doveva durare due ore e ne è durato quasi tre (saltando qualche tappa) a causa dalle gambe del gruppo (tutte vecchiette o ciccione dimezza età come il sottoscritto) che più che camminare zampettavano come papere giulive tra un posto e l'altro.
Personalmente il percorso è stata una scoperta di Roma, che ha collegato posti conosciuti ma mai messi in connessione l'uno con l'altro per cui posti vicinissimi erano per me ben più distanti (il centro di Roma è diventato improvvisamente più piccolo). Via della Scrofa, Piazza in Lucina, Piazza borghese, sono adesso irrimediabilmente più vicine di quanto fossero mai state nella mia geografia mentale della città. Sono passato anche per vie di Roma che non avevo mai calpestato, come via della Lupa, piazza Firenze (che nemmeno sapevo ci fosse!) passando persino davanti alla casa che Carvaggio affittò nel 1604.
Questo post non è un resoconto della visita da un punto di vista caravaggesco (mi riservo di pubblicare un secondo post interamente dedicato a quello) ma solo il resoconto di quanto è capitato a me e Antonio durante il tragitto.
Comincio col dire che le mie gambe sono compromesse: non riesco a camminare velocemente più di tanto e non solo per una questione di peso ma proprio perché le gambe non ce la fanno. Presumo dipenda dal peso e dall'età, both. Spero la perdita di peso cambi almeno in parte la situazione.
Dunque arrancando come l'ultima delle vecchine che componevano il nostro gruppo siamo passati per San Luigi dei Francesi e per Sant'Agostino (e lì ho scoperto che le due chiese sono distanti uno schioppo e che io per andare da una all'altra facevo un giro di peppe...).
A sant'Agostino la nostra guida, minuta, nervosa e scrocchiazzeppi, ci raccontava un sacco di dettagli sulla vita di Caravaggio, parlando a un tono di voce un po' alto per il luogo in cui eravamo (sarà retaggio cattolico ma mi imbarazzava la disinvoltura con cui ci parlava in quello che, per qualcuno, è un luogo sacro). Qualcuno, ma non vedo chi, le fa più volte shh, ma lei lo ignora e va avanti. Finché la voce si concretizza in un prete sulla quarantina grasso, e tristo come la morte, che le intima di abbassare il tono della voce e poi le fa, con un tono che usa un padre (del 1800) con la figlia, e si copra! e sapete perchè? Perché una spallina dell'abito estivo della guida le era scivolata via dalla spalla. Quell'uomo meritava di essere schiaffeggiato.
L'arroganza maschile ben si concilia con quella ecclesiastica. Fossi stato Caravaggio (che aveva la spada facile) gli avrei lasciato un segno indelebile sulla panza a ricordo della sua assurda, disgustosa arroganza.
La guida già ci aveva raccontato che a Roma subito dopo la controriforma il tribunale dell'Inquisizione ti veniva a cercare in casa anche solo se non ti eri confessato per un giorno. Ho pensato che la chiesa questa vocazione totalitaria e nazista non l'ha persa minimamente è che non è cambiata affatto è solo che non le è più permesso di dare voce alla propria vocazione reazionaria e repressiva come una vota ormai. Altrimenti, fosse per lei...
La sorpresa è stata che tutte le persone presenti (al 90% donne, oltre me e Antonio c'era solo un altro maschietto) non solo hanno solidarizzato con la guida ma hanno anche fatto commenti pertinenti e informati sulle intemperanze della Chiesa (discriminazioni contro le donne comprese).
Qualcuna riportava pure il fatto che, non si sa chi, avesse commentato come le chiese non siano musei. E tutti abbiamo convenuto che allora le chiese dovrebbero essere spogliate di tutte le opere d'arte, che sono patrimonio dell'umanità, e messe in appositi musei. Così le chiese rimangono posti tristi e bui dove si va solo per pregare.
Paesanini lo farebbe, oh come se lo farebbe!
Durante il tragitto la guida ci raccontava delle frequentazioni amorose del Caravaggio, comprese le due cortigiane (che lei chiama per quasi tutto il tempo prostitute) Maddalena Antognetti, detta Lena, che Caravaggio usa come modella in due quadri, la Madonna del Pellegrino nella chiesa di Sant'Agostino
e la Madonna dei Palafrenieri (alla Galleria Borghese, i quali ne entrarono in possesso quando Prudenzia Bruni, che subaffitta la casa a Caravaggio, ottiene un sequestro dei suoi beni perchè Caravaggio non pagava più la pigione...)
e Fillide Melandroni che diventa modella per il quadro Ritratto di cortigiana (distrutto a Berlino nel 1945 durante la Seconda Guerra Mondiale).
Proprio mentre siamo dinanzi la casa di Caravaggio la guida accenna al fatto che, siccome col Caravaggio viveva anche il suo garzone, qualcuno (chi?) abbia insinuato che il Merisi fosse gay.
A quanto pare (si dice...) Caravaggio frequentava anche dei femminielli romani (Bardasse) assieme a un suo amico ma, conclude la guida, non ci sono prove (nel senso di documenti che, per esempio comprovassero un suo arresto per sodomia) sulla sua omosessualità.
Poi commenta, en passant, d'altronde è difficile da credere che uno che aveva tante amanti...
Non le lascio finire la frase e le ricordo che la sua attività comprovata di sciupafemmine non è in contrasto con l'omoerotismo e che accanto all'omosessualità esiste la bisessualità e che se Caravaggio andava che coi ragazzi non era certo gay ma bisex...
La guida si impappina e cercando di mostrarsi amichevole dice anzi che secondo lei Caravaggio lo era per come dipinge i ragazzi nei suoi quadri e che come gay è più sensibile e quindi un migliore artista...
Al che interviene Antonio dicendo che anche quello è lo stesso pregiudizio rovesciato. Una delle poche presenze giovani del nostro gruppo, ma sempre femminili, rincara la dose dicendo che essendo sensibile e tenendo la sua sensibilità nascosta Caravaggio la sublimava nell'estro creativo. D'altronde, commenta, tutti abbiamo una parte femminile. Le faccio presente che confonde identità sessuale con orientamento, ma lei non appare turbata, e insiste dicendo che parla non di aspetto fisico ma di spiritualità.
Mi metto letteralmente le mani sulla faccia e le dico in faccia che noi italiani siamo fermi ancora agli anni 50 (non ho specificato il secolo...).
Bella gita ieri pomeriggio. Ho tastato il polso al paese e ne ho avuto paura.
Il percorso doveva durare due ore e ne è durato quasi tre (saltando qualche tappa) a causa dalle gambe del gruppo (tutte vecchiette o ciccione dimezza età come il sottoscritto) che più che camminare zampettavano come papere giulive tra un posto e l'altro.
Personalmente il percorso è stata una scoperta di Roma, che ha collegato posti conosciuti ma mai messi in connessione l'uno con l'altro per cui posti vicinissimi erano per me ben più distanti (il centro di Roma è diventato improvvisamente più piccolo). Via della Scrofa, Piazza in Lucina, Piazza borghese, sono adesso irrimediabilmente più vicine di quanto fossero mai state nella mia geografia mentale della città. Sono passato anche per vie di Roma che non avevo mai calpestato, come via della Lupa, piazza Firenze (che nemmeno sapevo ci fosse!) passando persino davanti alla casa che Carvaggio affittò nel 1604.
Questo post non è un resoconto della visita da un punto di vista caravaggesco (mi riservo di pubblicare un secondo post interamente dedicato a quello) ma solo il resoconto di quanto è capitato a me e Antonio durante il tragitto.
Comincio col dire che le mie gambe sono compromesse: non riesco a camminare velocemente più di tanto e non solo per una questione di peso ma proprio perché le gambe non ce la fanno. Presumo dipenda dal peso e dall'età, both. Spero la perdita di peso cambi almeno in parte la situazione.
Dunque arrancando come l'ultima delle vecchine che componevano il nostro gruppo siamo passati per San Luigi dei Francesi e per Sant'Agostino (e lì ho scoperto che le due chiese sono distanti uno schioppo e che io per andare da una all'altra facevo un giro di peppe...).
A sant'Agostino la nostra guida, minuta, nervosa e scrocchiazzeppi, ci raccontava un sacco di dettagli sulla vita di Caravaggio, parlando a un tono di voce un po' alto per il luogo in cui eravamo (sarà retaggio cattolico ma mi imbarazzava la disinvoltura con cui ci parlava in quello che, per qualcuno, è un luogo sacro). Qualcuno, ma non vedo chi, le fa più volte shh, ma lei lo ignora e va avanti. Finché la voce si concretizza in un prete sulla quarantina grasso, e tristo come la morte, che le intima di abbassare il tono della voce e poi le fa, con un tono che usa un padre (del 1800) con la figlia, e si copra! e sapete perchè? Perché una spallina dell'abito estivo della guida le era scivolata via dalla spalla. Quell'uomo meritava di essere schiaffeggiato.
L'arroganza maschile ben si concilia con quella ecclesiastica. Fossi stato Caravaggio (che aveva la spada facile) gli avrei lasciato un segno indelebile sulla panza a ricordo della sua assurda, disgustosa arroganza.
La guida già ci aveva raccontato che a Roma subito dopo la controriforma il tribunale dell'Inquisizione ti veniva a cercare in casa anche solo se non ti eri confessato per un giorno. Ho pensato che la chiesa questa vocazione totalitaria e nazista non l'ha persa minimamente è che non è cambiata affatto è solo che non le è più permesso di dare voce alla propria vocazione reazionaria e repressiva come una vota ormai. Altrimenti, fosse per lei...
La sorpresa è stata che tutte le persone presenti (al 90% donne, oltre me e Antonio c'era solo un altro maschietto) non solo hanno solidarizzato con la guida ma hanno anche fatto commenti pertinenti e informati sulle intemperanze della Chiesa (discriminazioni contro le donne comprese).
Qualcuna riportava pure il fatto che, non si sa chi, avesse commentato come le chiese non siano musei. E tutti abbiamo convenuto che allora le chiese dovrebbero essere spogliate di tutte le opere d'arte, che sono patrimonio dell'umanità, e messe in appositi musei. Così le chiese rimangono posti tristi e bui dove si va solo per pregare.
Paesanini lo farebbe, oh come se lo farebbe!
Durante il tragitto la guida ci raccontava delle frequentazioni amorose del Caravaggio, comprese le due cortigiane (che lei chiama per quasi tutto il tempo prostitute) Maddalena Antognetti, detta Lena, che Caravaggio usa come modella in due quadri, la Madonna del Pellegrino nella chiesa di Sant'Agostino
e la Madonna dei Palafrenieri (alla Galleria Borghese, i quali ne entrarono in possesso quando Prudenzia Bruni, che subaffitta la casa a Caravaggio, ottiene un sequestro dei suoi beni perchè Caravaggio non pagava più la pigione...) e Fillide Melandroni che diventa modella per il quadro Ritratto di cortigiana (distrutto a Berlino nel 1945 durante la Seconda Guerra Mondiale).
Proprio mentre siamo dinanzi la casa di Caravaggio la guida accenna al fatto che, siccome col Caravaggio viveva anche il suo garzone, qualcuno (chi?) abbia insinuato che il Merisi fosse gay.
A quanto pare (si dice...) Caravaggio frequentava anche dei femminielli romani (Bardasse) assieme a un suo amico ma, conclude la guida, non ci sono prove (nel senso di documenti che, per esempio comprovassero un suo arresto per sodomia) sulla sua omosessualità.
Poi commenta, en passant, d'altronde è difficile da credere che uno che aveva tante amanti...
Non le lascio finire la frase e le ricordo che la sua attività comprovata di sciupafemmine non è in contrasto con l'omoerotismo e che accanto all'omosessualità esiste la bisessualità e che se Caravaggio andava che coi ragazzi non era certo gay ma bisex...
La guida si impappina e cercando di mostrarsi amichevole dice anzi che secondo lei Caravaggio lo era per come dipinge i ragazzi nei suoi quadri e che come gay è più sensibile e quindi un migliore artista...
Al che interviene Antonio dicendo che anche quello è lo stesso pregiudizio rovesciato. Una delle poche presenze giovani del nostro gruppo, ma sempre femminili, rincara la dose dicendo che essendo sensibile e tenendo la sua sensibilità nascosta Caravaggio la sublimava nell'estro creativo. D'altronde, commenta, tutti abbiamo una parte femminile. Le faccio presente che confonde identità sessuale con orientamento, ma lei non appare turbata, e insiste dicendo che parla non di aspetto fisico ma di spiritualità.
Mi metto letteralmente le mani sulla faccia e le dico in faccia che noi italiani siamo fermi ancora agli anni 50 (non ho specificato il secolo...).
Bella gita ieri pomeriggio. Ho tastato il polso al paese e ne ho avuto paura.
30 aprile 2011
Voglio una middle age american woman into my life again!
Ero a pranzo con Manuel, in un ristorante cinese.
Chiacchieravamo di tante cose. Non ci vedevamo da un po'.
Poi il mio cervello si è accorto che qualcosa nel campo visivo periferico era cambiata. C'era una nuova cliente. Da sola.
Ho pensato che il fatto che fosse lì da sola fosse triste. Non lo so perchè. Sarò andato a pranzo e a cena da solo miliardi di volte e non l'ho mai trovato triste. Ma lei è vestita bene, è una bella donna, non più giovanissima, ma ancora piacente. Capelli ramati lunghi e lisci che le scendono sulle spalle. Un vestito color crema con dei fiori pervinca piccoli ed eleganti stampati sul tessuto. Arriva il cameriere a prendere l'ordinazione. E' americana, statunitense. Ha un accento di quelli abbastanza generici da "americana" ma non troppo. Qualche minuto dopo il cameriere le porta una lattina di Fanta e fa cenno di aprirla. Lei lo interrompe e gli spiega che lo farà lei dopo quando arriva the food. Lo dice gentilmente, col sorriso, ma con la risolutezza di chi sa cosa vuole e non è affatto disposto a cambiarlo per motivi di gentilezza. Mi ricorda Frances, che sapeva sempre bene quel che desiderava e she went for it. Per la prima volta since she died, capisco che non è solamente Frances a mancarmi. Mi manca lo stimolo di una mente di un'altra cultura. Mi manca quella gioa di vedere le cose attraverso una altro occhiale culturale, attraverso una mente pragmatica, commited, determinata.
Manca un'americana nella mia vita! Perciò metto un annuncio.
Chiacchieravamo di tante cose. Non ci vedevamo da un po'.
Poi il mio cervello si è accorto che qualcosa nel campo visivo periferico era cambiata. C'era una nuova cliente. Da sola.
Ho pensato che il fatto che fosse lì da sola fosse triste. Non lo so perchè. Sarò andato a pranzo e a cena da solo miliardi di volte e non l'ho mai trovato triste. Ma lei è vestita bene, è una bella donna, non più giovanissima, ma ancora piacente. Capelli ramati lunghi e lisci che le scendono sulle spalle. Un vestito color crema con dei fiori pervinca piccoli ed eleganti stampati sul tessuto. Arriva il cameriere a prendere l'ordinazione. E' americana, statunitense. Ha un accento di quelli abbastanza generici da "americana" ma non troppo. Qualche minuto dopo il cameriere le porta una lattina di Fanta e fa cenno di aprirla. Lei lo interrompe e gli spiega che lo farà lei dopo quando arriva the food. Lo dice gentilmente, col sorriso, ma con la risolutezza di chi sa cosa vuole e non è affatto disposto a cambiarlo per motivi di gentilezza. Mi ricorda Frances, che sapeva sempre bene quel che desiderava e she went for it. Per la prima volta since she died, capisco che non è solamente Frances a mancarmi. Mi manca lo stimolo di una mente di un'altra cultura. Mi manca quella gioa di vedere le cose attraverso una altro occhiale culturale, attraverso una mente pragmatica, commited, determinata.
Manca un'americana nella mia vita! Perciò metto un annuncio.
Americana a Roma cercasi.
Di bella presenza, dai cinquant'anni in su,
per splendida amicizia laica e platonica.
Offresi devozione e lealtà.
Massima discrezione.
27 aprile 2011
Razzismi ritornati.
Tempo fa, sulle pagine di FB, un mio amico, compagno di lotte frociarole, se ne uscì con dei commenti infelici su alcuni cinesi che, al piano di sopra il suo, gli avevano causato danni all'appartamento per una perdita del bagno. I cinesi erano in subaffitto, l'affittuario era un altro cinese, il padrone di casa un italiano. Il mio amico, da poco proprietario di casa, si lamentava che i cinesi gli avessero fatto il danno. In realtà era il padrone di casa Italiano che doveva rimborsare il mio amico dei danni subiti. Il mio amico non è stupido, questo lo sa, ma, per cazziare, su FB, inizia a scrivere dei commenti stupidi (io mi mangio la faraona sopra di me gli involtini primavera Italia uno Cina zero) e fuori luogo (ne ho visti salire sette al piano di sopra, che poi so cinesi manco fossero Svedesi o di San Francisco).
Queste sue battute poco felici attirano dei commenti razzisti da parte di varia gente che inizia a sciorinare tutto l'armamentario razzista: sono clandestini, stanno invadendo Roma, ce l'hanno piccolo (sic!).
Il mio amico non interviene a commentare questi commenti.
Intervengo io (e alcuni amici in comune). Poi visto che il mio amico continua a non dare risposta, mi tolgo dai suoi amici per non essere associato a quei commenti razzisti. Allora il mio amico insulta e me e chi lo ha criticato, dicendo che non sappiamo distinguere tra battuta e razzismo vero, come osiamo a dargli del razzista, etc. Ne nasce un putiferio. Mi accusa di averlo estromesso tra i miei amici così non può più scrivere commenti (in realtà, date le impostazioni diverse che abbiamo scelto per i nostri profili, sono io che non posso più scrivere commenti sulla sua bacheca, non essendo più amici, lui sulla mia, sì). Io scrivo una nota proprio perchè non posso più scrivere commenti sulla sua bacheca e lui mi accusa di sparlare di lui alle sue spalle (perchè non lo avvertito della nota. Errore mio).
Insomma note e note di commenti (sulla mia nota) finché questa viene cancellata perchè considerata offensiva (?!?!).
Ora il mio amico ha la faccia tosta di pubblicare due link di due articoli nei quali si scopre che i subaffittuari lavoravano in un ristorante cinese chiuso per mancato rispetto delle norme igieniche e lui commenta così.
Io accusavo di razzismo il mio amico per le considerazioni che lui faceva sui cinesi, sul loro cibo considerato meno appetibile di quello italiano, sulla loro scarsa avvenenza fisica... All'epoca né io né lui sapevamo dei risvolti riportati dai due articoli...
Già, i due articoli.
Leggiamoli:
Nessuno ha pensato di multare l'affittuario che ha subaffittato?
Va beh. L'articolo pubblicato sul sito romauno non è stato scritto dal mio amico.
Ma certo se questa è la prova del suo non razzismo io al posto suo arrossirei. L'articolo non è certo un articolo di sinistra, il mio amico lo è, o almeno così dice lui. A leggere gli articoli che cita, anche qui senza fare un distinguo, un cenno di critica, un po' meno.
Secondo articolo linkato (con stesso commento) dal sito Roma Today datato 14 aprile.
Ecco il concetto che il mio amico non vuole capire... Motivo per il quale è PROFONDAMENTE RAZZISTA e anche sprovveduto se, PUR DI AVER RAGIONE, cita un articolo così mal commentato (e scritto).
Tutto questo non solo non prova che il mio amico non è razzista (casomai continua a provare il contrario) ma soprattutto non c'entra nulla con quanto discutevamo allora (una perdita dal bagno dell'appartamento per il quale lui stigmatizzava i subaffittuari cinesi e non il padrone di casa italiano).
Un comunista, un compagno, ma anche un semplice cittadino democratico e non razzista, in questa storia ci vedrebbe degli sfruttatori (la gestrice del ristorante e complici) e degli sfruttati (i sette cinesi che abitavano tutti nello stesso appartamento).
Il razzista, il fascista, il cittadino non democratico e di destra ci vede la delinquenza dei cinesi, di tutti i cinesi senza fare distinguo.
Mi dispiace constatare che il mio amico persevera nello stesso errore...
Queste sue battute poco felici attirano dei commenti razzisti da parte di varia gente che inizia a sciorinare tutto l'armamentario razzista: sono clandestini, stanno invadendo Roma, ce l'hanno piccolo (sic!).
Il mio amico non interviene a commentare questi commenti.
Intervengo io (e alcuni amici in comune). Poi visto che il mio amico continua a non dare risposta, mi tolgo dai suoi amici per non essere associato a quei commenti razzisti. Allora il mio amico insulta e me e chi lo ha criticato, dicendo che non sappiamo distinguere tra battuta e razzismo vero, come osiamo a dargli del razzista, etc. Ne nasce un putiferio. Mi accusa di averlo estromesso tra i miei amici così non può più scrivere commenti (in realtà, date le impostazioni diverse che abbiamo scelto per i nostri profili, sono io che non posso più scrivere commenti sulla sua bacheca, non essendo più amici, lui sulla mia, sì). Io scrivo una nota proprio perchè non posso più scrivere commenti sulla sua bacheca e lui mi accusa di sparlare di lui alle sue spalle (perchè non lo avvertito della nota. Errore mio).
Insomma note e note di commenti (sulla mia nota) finché questa viene cancellata perchè considerata offensiva (?!?!).
Ora il mio amico ha la faccia tosta di pubblicare due link di due articoli nei quali si scopre che i subaffittuari lavoravano in un ristorante cinese chiuso per mancato rispetto delle norme igieniche e lui commenta così.
Proditorio? Bugiardo? Parziale?Questa è la risposta a quanti mi hanno accusato di razzismo arrivando a cancellarmi dal loro profilo FaceBook. Le mie segnalazioni, e le successive denunce alle autorità, non erano dettate da pregiudizi.
Io accusavo di razzismo il mio amico per le considerazioni che lui faceva sui cinesi, sul loro cibo considerato meno appetibile di quello italiano, sulla loro scarsa avvenenza fisica... All'epoca né io né lui sapevamo dei risvolti riportati dai due articoli...
Già, i due articoli.
Leggiamoli:
Testaccio: polpette e ravioli sequestrati a ristorante cinese
dunque prima sono privi di permesso di soggiorno, poi direttamente clandestiniA far partire gli accertamenti sono state le segnalazioni di schiamazzi notturni provenienti da un appartamento di via Marmorata. Al suo interno la Polizia Municipale ha identificato nove cinesi privi di permesso di soggiorno che effettivamente disturbavano la quiete condominiale. Dalle dichiarazioni spontanee dei clandestini,
Mi domando come possono averlo accertato da una sola ispezione...il Gruppo Sicurezza Sociale e Urbana, diretto dal comandante Carlo Buttarelli, con l'ausilio di alcuni agenti del centro storico, ha constatato che l'intero nucleo lavorava per il ristorante cinese della stessa via. La verifica si è quindi estesa, con il contributo degli ispettori della Asl Rm A, al ristorante. Gran parte degli alimenti erano congelati e mal conservati. Oltre a mancare qualsiasi indicazione sulla provenienza e la conservazione dei cibi, la carne e il pesce erano più volte sottoposti a congelamenti e scongelamenti.
Peccato che i cibi scongelati, una volta cotti, si possono ricongelare...Venivano inoltre macinati, insaporiti con spezie, cotti, e di nuovo congelati sotto forma di polpette o usati per il ripieno dei famosi ravioli al vapore.
Ammazza 3000 euro! Proprio una multona!!! Una multa. Cioè sanzione amministrativa... La rea è una sessantenne cinese madre dell'affittuario dell'appartamento utilizzato dai noveLa titolare del ristorante, una sessantenne cinese madre dell'affittuario dell'appartamento utilizzato dai nove, è stata denunciata e sanzionata per oltre 3.000 euro.
Nessuno ha pensato di multare l'affittuario che ha subaffittato?
e certo, loro sono cinesi e violano le norme italiane (forse saranno europee?)Vista la plateale violazione della normativa italiana
menomale che nessuno si è sentito male. Possibili gravi conseguenze. Ora è reato anche una eventualità che non si è verificata...sulla tutela degli alimenti e le possibili gravi conseguenze per la salute dei consumatori
E' stata chiesta? A chi?tutto il cibo è stato sequestrato ed è stata chiesta la chiusura immediata del ristorante.
Va beh. L'articolo pubblicato sul sito romauno non è stato scritto dal mio amico.
Ma certo se questa è la prova del suo non razzismo io al posto suo arrossirei. L'articolo non è certo un articolo di sinistra, il mio amico lo è, o almeno così dice lui. A leggere gli articoli che cita, anche qui senza fare un distinguo, un cenno di critica, un po' meno.
Secondo articolo linkato (con stesso commento) dal sito Roma Today datato 14 aprile.
Qui si dice, nell'occhiello, che i cibi venivano preparati nell'appartamento.
Testaccio: cibo sequestrato in un ristorante cinese
Il cibo veniva preparato in un appartamento della stessa via in pessime condizioni igieniche. Cibo mal conservato. Carne e pesce sottoposti a congelamenti e scongelamenti.
Un frequentato ristorante cinese di Testaccio era il destinatario di cibi preparati con scarse condizioni igieniche in un appartamento della stessa via.Lo si ribadisce anche nell'incipit dell'articolo
Si è venuti alla scoperta di questa vicenda a causa degli schiamazzi notturni provenienti da un appartamento lì nei pressi.Sembra un altro appartamento quello degli schiamazzi. MA forse è solo chi scrive che, anche se italiano, non conosce bene la nostra lingua...
Quindi sono partiti gli accertamenti della polizia municipale che, all'interno della casa, ha identificato nove cinesi privi di permesso di soggiorno. Tutti quanti lavoravano per il ristorante cinese della stessa via.Quindi non sono stati sorpresi a preparare in scarse condizioni igieniche i cibi per il ristornate....
La verifica si è quindi estesa, con il contributo degli ispettori della ASL RM A, all’attività di ristorazione.Da qui in poi il resto dell'articolo è identico a quello precedente,
Gran parte degli alimenti erano congelati e mal conservati. Oltre a mancare qualsiasi indicazione sulla provenienza e la conservazione dei cibi, la carne e il pesce, erano più volte sottoposti a congelamenti e scongelamenti. Venivano inoltre macinati, insaporiti con spezie, cotti, e di nuovo congelati sotto forma di polpette o usati per il ripieno dei famosi ravioli al vapore.Vi quoto, per precisione, i commenti di alcuni lettori di questo sito.
La titolare del ristorante, una sessantenne cinese madre dell’affittuario dell’appartamento utilizzato dai nove, è stata denunciata e sanzionata per oltre 3.000 euro. Vista la plateale violazione della normativa italiana sulla tutela degli alimenti e le possibili gravi conseguenze per la salute dei consumatori tutto il cibo è stato sequestrato ed è stata chiesta la chiusura immediata del ristorante.
Paola lunedì, 18 aprilema quale chiusura immediata
davide giovedì, 14 aprile
viva la cucina italiana
ma vogliamo mettere i cibi italiani con quelle zozzerie cinesi,una volta ho accompagnato un amico per lavoro ad un ristorante cinese una puzza.chissà che c'è mettono forse i bacarozzi nei piatti
Praticamente lo stesso concetto che aveva scritto il mio amico su FB e mi aveva fatto inorridire
tulllio giovedì, 14 aprile
R: viva la cucina italiana
Dunque. La gestrice di un ristorante è stata multata per le scarse condizioni del suo ristorante. E una delinquente? Certamente. Ma non una delinquente CINESE. Non tutti i cinesi conducono male i loro ristoranti non tutti quelli che ottengono multe per lo stesso motivo sono cinesi.perché le pizzerie scherzano???tutti mohamed che nn si lavano da una vita a fare la pizza....altro che ciro!!!
Ecco il concetto che il mio amico non vuole capire... Motivo per il quale è PROFONDAMENTE RAZZISTA e anche sprovveduto se, PUR DI AVER RAGIONE, cita un articolo così mal commentato (e scritto).
Tutto questo non solo non prova che il mio amico non è razzista (casomai continua a provare il contrario) ma soprattutto non c'entra nulla con quanto discutevamo allora (una perdita dal bagno dell'appartamento per il quale lui stigmatizzava i subaffittuari cinesi e non il padrone di casa italiano).
Un comunista, un compagno, ma anche un semplice cittadino democratico e non razzista, in questa storia ci vedrebbe degli sfruttatori (la gestrice del ristorante e complici) e degli sfruttati (i sette cinesi che abitavano tutti nello stesso appartamento).
Il razzista, il fascista, il cittadino non democratico e di destra ci vede la delinquenza dei cinesi, di tutti i cinesi senza fare distinguo.
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