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26 febbraio 2019

Perché la serie tv "Che Dio ci aiuti" ignora le leggi italiane?

Mi è capitato di guardare Che Dio ci aiuti, il maiuscolo è nel titolo, la serie tv di Raiuno, per caso, grazie a una pubblicità durante la settimana di Sanremo.

Non voglio fare una lettura critica della serie, che, dopo una prima stagione improntata sul giallo e una seconda su situazioni vicine a uno studio di avvocati, è scivolata presto nell'intrico sentimental-popolare nella migliore tradizione delle soap americane,  svolta che il pubblico pare avere apprezzato, a guardare gli indici di ascolto.

Non voglio nemmeno fare una critica sull'ambientazione in un convento di suore. Anzi alcune semplificazioni sul personaggio di suor Angela  infastidiscono me, uomo laico, per mancanza di rispetto nei sui confronti come il fatto che suor Angela non indossi alcuna cuffia quando si toglie il velo, mostrando i capelli quando se lo toglie, anche davanti alle ragazze del convitto e, peggio, agli uomini, una forma di intimità enorme che m'offende.  Il fatto che non tre leggerezza non venga percepita come una mancanza di rispetto del personaggio suora dimostra la superficialità con cui in questo paese si professa la religione cattolica...

Pur non volendo fare una lettura critica a una serie che non sarebbe dispiaciuta alla Democrazia Cristiana, non posso tacere di alcune semplificazioni ideologiche al limite del reato che compaiono qua e là nei vari episodi, accidentalmente per motivi di trama ma, a guardare in tralice, per una visione del mondo italiota e omertosa.

Così nel primo episodio della quarta stagione scopriamo che Azzurra, uno dei personaggi, quando  aveva 15 anni ha abbandonato la sua bambina appena nata, sentendosi per quello un mostro, come confessa in lacrime a Suor Angela (Elena Sofia Ricci, motivo principale per cui guardo la serie), quindici anni dopo.

Adesso che Suor Angela debba essere accogliente e non giudicante va da sé (magari fossero così tutte le suore del mondo reale...), ma che lei, proprio perché donna di chiesa, non ricordi in qualche modo che  non c'è bisogno di abbandonare le neonate (e i neonati)  perché la legge italiana consente a qualunque donna, anche straniera non regolare, di non riconoscere il figlio o la figlia appena nate e di darle in adozione, ha dell'incredibile.

Capiamo che chi ha scritto l'episodio ha pensato che le lacrime di Azzurra per considerarsi una donna mostro siano più interessanti di qualunque veridicità legale ma ogni serie tv contribuisce a rielaborare l'immaginario collettivo informando ...o disinformando.

L'immaginario collettivo  di Che Dio ci aiuti è fermo agli anni 50, quando la donna era sotto il capo famiglia, non poteva divorziare non poteva nemmeno abortire.

Non è una nostra malizia ma un modus operandi della serie.

In un altro episodio Davide, la voce narrante della terza stagione, nel telefilm un bambino di 9 anni, si riferisce al matrimonio come a una cosa che dura tutta la vita, come se in Italia non esistesse il divorzio.

In un altro episodio, sempre della terza stagione, una donna compra un farmaco non per uccidere il marito in coma, come sembra, ma per procurarsi un aborto perché si è appena scoperta incinta.

Come se in italia non esistesse la 184...

Il fatto che si è scelto l'aborto solo per un  colpo di scena sul vero uso del farmaco non giustifica l'omissione di una legge dello Stato. Cioè di un diritto delle persone.

Che sia stato fatto scientemente o per leggerezza l'universo descritto da Che Dio ci aiuti è pericolosamente mendace, contribuendo a rivitalizzare quell'immaginario collettivo che piaceva tanto nel 1956 all'allora sottosegretario alla cultura Oscar Luigi Scalfaro secondo il quale i film dovevano  dare al pubblico un senso di riposo dopo le fatiche della giornata, che lo interessi e diverta in modo semplice, senza creare il tormento di complicati stati d’animo*.

Il pubblico italiano, almeno quello di Raiuno, deve rimanere ignorante, monco nei suoi diritti, e, ça va sans dire, disgustosamente eteronormato.

Ma questo è un altro discorso...


*in Fernaldo Di Giammatteo, Lo sguardo inquieto Storia del cinema italiano 1945-1990, La nuova Italia, Scandicci (Firenze) 1994

12 dicembre 2018

"Direttora", perché?

E' dai tempi del liceo che cerco di evitare l'uso sessista della lingua da quando lessi il prezioso, indispensabile, fondamentale lavoro di Alma Sabatini (ed Edda Billi)  che mi fece capire che facevo bene a usare il nome proprio se dovevo differenziare il sesso di una persona invece dell'articolo la davanti al cognome (Virginia Raggi e non la Raggi) come scrivevo nei temi (e per fortuna nessuno mi correggeva).

Dico cerco perché non è facile uscire da certe consuetudini linguistiche che sono talmente radicate nella lingua (pur non essendo regole) che talvolta è impossibile sottrarvisi  con eleganza.

La difficoltà non mi ha mai trattenuto dal riconoscere la necessità di lottare lo status quo, a differenza di molte altre persone che la interpretano  come il segno che lo sforzo non va nemmeno tentato.

Per fortuna che alcune parti di questa lotta sono facili e la lingua, nonostante il suo sessismo storico, ci venga incontro.

Così nel caso dei nomi di professione le regole grammaticali sono chiare e ammettono, anzi, impongono (nel senso che l'accordo del genere grammaticale è obbligatorio) il femminile nei nomi di professioni, anche in quelle  storicamente lasciate agli uomini, da sindaca ad avvocata, da ingegnera a  medica, anche dottora, da preferire a quel dottoressa formato col suffisso derivazionale
 - essa troppo carico di significati negativi per poter continuare ad essere usato. Sabatini suggeriva anche professora, ma Cecilia Robustelli, più pavida e cauta di Sabatini, accetta professoressa (e non me la sento di darle torto) e poetessa (e qui sì non sono d'accordo, e preferisco seguire l'uso epiceno che ne fa Sabatini, e anche Edda, che si definisce una poeta) mentre  io uso come parola epicena anche studente che mi permette di scrivere un accettabile gli e le studenti invece del meno coinciso gli studenti e le studentesse.

Mi capita oggi di leggere sul sito della casa editrice Icobelli  nel quale si parla di un incontro con Edda Billi per presentare il  suo ultimo libro di poesie Donnità la parola direttora al posto di direttrice.

E me ne dolgo, perché si tratta di un femminile sbagliato.

Sbagliato non in quanto femminile, beninteso, ma nella sua morfologia.

Direttore infatti non è un nome maschile che finisce in - e il cui femminile va in - a come nel caso di infermiere infermiera. 

Direttore finisce in - tore e il femminile dei maschili in - tore i - trice.

Con diversi altri esempi  ben radicati nella lingua.
Aviatore Aviatrice.    Puericultore puericultrice. Pittore pittrice.

Quindi Direttore Direttrice. Perché allora direttora?

Scopro che non si tratta di un passo falso grammaticale ma di una scelta voluta.

Come riportato nella  nota chiarificatrice (non chiarificatora) dell'Accademia della Crusca, il femminile in - ora invece che in - ice dei maschili in - ore , in uso nel 1800 con connotazioni classiste(1), è stato usato  negli anni '90 dello scorso secolo per distinguere una donna direttore di giornale (direttora), come nel caso in cui l'ho trovato usato io, dalla donna dirigente di scuola media (direttrice).

Lascio all'Accademia le considerazioni grammaticali e lessicali che sconsigliano questo uso morfologico.

Di mio aggiungo qualche considerazione politica.

Dire direttora di giornale perché direttrice può essere confuso con il ruolo di direttrice scolastica diffonde, propala un classismo e, a ben vedere, un maschilismo irricevibili.

Che molte donne rifiutino il femminile del nome della loro professione è risaputo, a cominciare da Camusso che si fa chiamare segretario e non segretaria, perché nell'immaginario collettivo la segretaria è quella di un ufficio.

E allora? Che male c'è a essere scambiate per segretarie di ufficio? L'esigenza di smarcarsi da quelle segretarie non tradisce forse  una visione classista del lavoro?
Io non sono quella che  lecca il francobollo prima di metterlo sulla lettera. Io sono quella che la lettera la scrive. 

Io non sono una donna che manda avanti una scuola piena di ragazzine e ragazzini io dirigo un giornale.

Fin qui sul classismo, che spero, sia evidente(2).

Un po' più sottile il maschilismo.

Mi chiedo se a dare fastidio alle ...direttore e alle donne segretario  non sia tanto di essere scambiate con persone dalle  mansioni "di minor prestigio" (ammesso e non concesso)  ma dia piuttosto fastidio  di essere scambiate con donne che hanno mansioni da femmina, mansioni di cura considerate accessorie, di sostegno al maschio storicamente l'unico a poter accedere a quelle cariche.

Io non faccio un lavoro da femmina faccio un lavoro da maschio.

Ecco cosa ci leggo io infondo al classismo che porta una direttrice di giornale a smarcarsi da una direttrice di scuola.

Non è più una questione  di percepire il femminile come sminuente rispetto al maschile come nel caso di alcune  ragazze neolaureate che si rifiutano di essere chiamate ingegnera e vogliono essere chiamate ingegnere (ho dovuto lavorare il doppio di un uomo per dimostrare di essere capace e ora non mi date quel nome di professione ma me lo cambiate perché sono donna ???).

E' proprio questione di non voler essere annoverate tra le persone che svolgono funzioni storicamente percepite come femminili.

Però  così facendo invece di dimostrare sbagliata l'idea che esistano lavori maschili e lavori femminili ci si smarca dai lavori femminili considerandoli sempre e comunque inferiori o di minor prestigio degli altri.

Una preoccupazione tutt'altro che femminile e tantomeno femminista.

Viva le segretarie e anche le direttrici. Di tutti i tipi.


(1) Giuseppe Meini nella Prefazione del 19 marzo 1879 al Dizionario di Tommaseo Bellini: “(XXXV) Come l’uso talvolta si svincoli dalle norme generali, lo dicono i femminini in ice, nei quali traduconsi i mascolini in ore, quando trattasi d’azione da potersi applicare alle femmine. Se non che, nel linguaggio familiare, taluni in quella vece finiscono in ora, come stiratora, tessitora; e anche queste eccezioni possono servire alla proprietà, distinguendo, per esempio, la povera tessitora che campa dell’onesta fatica delle sue mani, dalla dottoressa tessitrice di versi, e dalla galante tessitrice d’inganni” cit.  Accademia della crusca 

(2) In realtà ci sarebbero da fare ben altre considerazioni sulla segretaria che nel nostro immaginario collettivo ha una duplice figura. O la giovane avvenente fonte di prestazioni sessuali, o la donna anziana sessualmente non  desiderabile che garantisce professionalità.

25 aprile 2014

25 Aprile 1945





La Resistenza e la sua luce
 
Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce......

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce
 
Pier Paolo Pasolini
Tutte le poesie vol. I, Garzanti, Milano 1993. 







 

31 marzo 2014

L'appello fondamentale di Libertà e giustizia contro la cancellazione del bicameralismo perfetto.

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.

Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.

Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

Primi firmatari:
Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Lorenza Carlassare
Alessandro Pace
Roberta De Monticelli
Salvatore Settis
Rosetta Loy
Corrado Stajano
Giovanna Borgese
Alberto Vannucci
Elisabetta Rubini
Gaetano Azzariti
Costanza Firrao
Alessandro Bruni
Simona Peverelli
Sergio Materia
Nando dalla Chiesa
Adriano Prosperi
Fabio Evangelisti
Barbara Spinelli
Paul Ginsborg
Maurizio Landini
Marco Revelli

per leggere l'appello sul sito di Libertà e giustizia cliccate qui

19 marzo 2014

Il maschilismo va sempre rifiutato. Sulle discutibili affermazioni di Vladimr Luxuria in riferimento alle indagini per sfruttamento della prostituzione minorile a carico del marito di Alessandra Mussolini.

Il maschilismo io lo rispedisco sempre al mittente, anche se viene da un'amica come Vladimir.

Le sue dichiarazioni riportate da RaiNews se risultassero vere sarebbero inutilmente e inopportunamente paternaliste e maschiliste.

 Vladimir ha ragione nel dire che 
La Mussolini (...) ha sempre sputato insulti contro le famiglie dello stesso sesso, confondendo tra omosessualità e pedofilia.
Però la frase successiva riportata dal sito della Rai
Con quello che è successo al marito adesso faccia una bella riflessione sulla famiglia.
Non ha ragione di essere.

Su quale famiglia deve riflettere Mussolini?

Sulla sua?

O sulla familgia etero in generale?

Di cosa rimprovera Vladimir Alessandra Mussolini?

Di essere stata incauta come moglie?

Oppure che visto che esiste una famiglia con uno sfruttatore della prostituzione minorile non si può portare la famiglia etero come esempio?

Siccome non è la prima volta che un uomo sposato con una donna paga per fare sesso con una minorenne - un nome a caso, Berlusconi - mi chiedo perchè questa considerazione non sia già stata sollevata ad Alessandra Mussolini illo tempore.
Perchè non si è ricordato a Mussolini quando ha difeso Berlusconi dalla sentenza della Cassazione che Berlsuconi andava con le minorenni e le pagava?

Quelli mi sembrano segni effettivi di incoerenza politica.

Sfruttare invece una vicenda personale, dalla quale la politica Mussolini esce indenne perchè non solo Mussolini non ha insabbiato né ha difeso il marito ma è proprio grazie alla legge che ha contributo a ratificare anche lei che il marito verrà condannato, se riconosciuto colpevole, significa solo approfittarsi di una vicenda privata per umiliare non tanto l'avversaria politica quanto la donna.

Ricordo a Vladimir che le discriminazioni per identità di genere riguardano tutte le donne non solo quelle trans o transgender.

E che il marito di Mussolini non è accusato del reato di pedofilia.

Chi non sa resistere a queste becere e facili  tentazioni non mi sembra umanamente tanto migliore di Mussolini.

Sopratutto quando si arriva a sminuire con malcelato cinismo il portato esistenziale di un fatto come questo e a leggerne esclusivamente i vantaggi politici (sempre se quanto riporta Rai News sia vero):
 “Cavalcherà questa cosa come ha fatto Hillary Clinton. Il marito sporcaccione e la donna vittima. Alla fine avrà  anche più consenso. Lei andrà in tv, parlerà di questo e tutti si immedesimeranno in questa povera vittima"


Io continuo a credere che alla donna bisogna portare rispetto anche se si chiama Alessandra Mussolini.

 

9 marzo 2014

Quando la satira è ferocemente maschilista: sullo sketch irricevibile, discriminatorio e misogino di Virginia Raffaele contro la donna (e non la ministra) Maria Elena Boschi


A Ballarò lo scorso 4 marzo è andato in onda uno sketch  nel quale è stata presa di mira la ministra Maria Elena Boschi, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, ritratta come una donna priva di qualunque consapevolezza politica che, incalzata da alcune domande del giornalista, maschio, se la cava sgranato gli occhi e sorridendo mentre l'immagine diventa flou e in sottofondo vanno le note di Francis Lai tratte dal film Un uomo e una donna mentre appena accomiatatisi la ministra si trasforma in una gatta.




Non è la prima volta che nel fare satira di un uomo politico si usa un suo aspetto fisico e lo si esagera, basta pensare alla imitazione di Gasparri fatta da Neri Marcorè.




In quel caso però lo sfottò delle caratteristiche fisiche e comportamentali della persona era un dettaglio in più che sia andava ad aggiungere al motivo politico dietro la satira.In questa satira se si dipinge Gasparri come ignorante non è per offendere l'uomo ma per satirizzare sulla legge delle telecomunicazioni da lui scritta a uso e consumo di Berlusconi.

Invece nella imitazione della ministra Boschi da parte di Raffaele non ci sono contenuti politici, critiche all'operato politico della ministra ma solo una critica alla donna che è diventata ministra perchè è bella e irretisce il giornalista con la sua bellezza svagando domande semplici semplici* sul programma di governo di Renzi (come fosse lei il primo ministro).

A vedere la vera ministra intervistata da Lucia Annunziata, mi sembra che Maria Elena Boschi sappia il fatto suo.




Quella di Virginia Raffaele (o chi per lei non so chi le scrive i testi) quindi non fa satira sul personaggio pubblico ma contro la donna bella.

E questa non è satira ma linciaggio morale.

Non una imitazione dunque come scrive Repubblica,  ma  una umiliazione della donna, delle donne, della quale la ministra si è risentita.

Alle parole di protesta del suo partito Michele Anzaldi,  segretario della commissione di Vigilanza Rai, ha scritto una formale lettera di protesta alla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola chiedendole se ritenesse opportuno che un ministro giovane, che finora ha dimostrato preparazione e capacita', fosse ritratta come una scaltra ammaliatrice.
Questa difensa della Ministra ha dato fastidio a molti maschi che sui giornali hanno difeso per principio la satira guardandosi bene dall'entrare nel merito dello sketch.

Pregiudizi sessisti? Stucchevoli stereotipi di genere che si usano contro le donne? Quote rosa o pinkwashing , il belletto maschilista? La settimana prima, la Raffaele aveva preso in giro Francesca Pascale, non si possono pretendere da lei imitazioni di uomini, e poi, in studio, quando la finta Boschi scuoteva la chioma, c’era Ale Moretti (Pd) che rideva di gusto.
Non saremo feroci come Jena (Riccardo Barenghi) che su La Stampa aveva cartavetrato la ministra: «Se esistesse il reato di manifesta incapacità la ministra Boschi sarebbe indagata».
Scrive Aldo Grasso sul Corriere che non spiega però che nello sketch non si spiega perchè la ministra sarebbe incompetente, facendo riferimenti a dichiarazioni o scelte politiche della vera ministra come Marcorè faceva con Gasparri, ci si limita a spiegare l'incompetenza della ministra con la sua avvenenza, che, in realtà, non spiega niente.
Se c’è una cosa che Maria Elena non sopporta è di essere dipinta come bella più che come brava. Proprio non la sopporta, sin da quando sfoggiò alla Leopolda un paio di scarpe tacco 12, leopardate. Non sopporta di essere oggetto di sguardi maliziosi e di pettegolezzi da bar di provincia, come se fosse arrivata in Parlamento per grazia ricevuta. Tanto che l’altro giorno un gruppo di parlamentari del Pd, capitanate da Alessandra Moretti, ha messo nero su bianco l’indignazione: “Basta battute sulla bellezza”. 
Scrive Allessandro De Angelis sull'Huffingotn post.

Mi chiedo dove sia la critica all'operato politico.

Mi chiedo perchè se una ministra indossa un tacco 12 questo tacco può esser usato contro la sua competenza professionale senza argomentazione alcuna.

Il maschilismo talmente sfacciato che rasenta la misoginia che è IL male di questo paese.

La ministra Boschi, in un twitter ha dato fatto sapere che allo sketch di Raffaele ci ha riso sopra.






Io, che sono meno signore di lei, invece ci vomito sopra, possibilmente in faccia ai suoi autori e alle sue autrici.




*domande anche ideologiche visto che il giornalista le chiede come mai hanno deciso di andare al governo senza di essere eletti secondo la vulgata ormai passata come vera che il sistema politico italiano sia presidenziale e non parlamentare...)

6 marzo 2014

A Teresa Bellanova la delega alle Pari Opportunità. (Alla faccia di tutte le perosne che dicevano rezni avesse cancellato il ministero perchè aveva messo 8 donne al governo...).

Subito dopo che Renzi ha reso noto l'elenco dei ministri e delle ministre del suo governo (otto i dicasteri retti da donne, per la prima volta nella storia repubblicana del Paese) su Facebook è passata subito la (dis)informazione che Renzi avesse cancellato il ministero delle pari opportunità.

In realtà il ministero non c'era né nel governo Letta (il dipartimento era letto per delega dalla Ministra per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili Josefa Idem, dimessasi la quale la delega è passata a Cecilia Fuerra, vice ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali né in quello Monti, la cui delega era retta dalla Ministra Elsa Fornero del Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità.

Ora, nel governo Renzi il dipartimento è retto dalla sottosegretaria al ministero del Lavoro Teresa Bellanova (PD) la quale, all'ultimo congresso del Pd, ha sostenuto il candidato Gianni Cuperlo.


Quindi i commenti letti su faccialibro che Renzi dato il contentino di otto donne al governo aveva deciso di cancellare il ministero, oltre a non corrispondere a verità, il ministero non c'è più già da due esecutivi, tre con quello di Renzi, è sintomatico dell'avversione che molte italiane e molti italiani hanno nei confronti delle donne al punto tale che queste otto ministre sono state percepite da tutti e tutte, da prospettive politiche anche opposte ma con lo stesso disgustoso maschilismo, come specchietto per le allodole, peggio, come collaborazioniste (come ha scritto una donna dal lessico estremamente ginnico) dei maschi in un delirio di non senso e di inattendibilità storica.


D'altronde quando il ministero c'era ed era retto da Mara Carfagna, la ministra è stata messa in discussione non per alcune sue affermazioni discutibili ma per i meriti professionali e per il motivo per cui era diventata ministra: perchè l'aveva data. 

Questo commento disgustosamente maschilista era stato fatto non solo da uomini ma anche da donne a dimostrazione di come la cultura patriarcale sia endemicamente ambigenere.


Vorrei ricordare, en-passant, che l'Unar, quello tanto vilipeso dalla viceministra Guerra (PD) per i libretti contro l'omofobia, è stato istituito da Stefania Prestigiacomo (PDL) tanto per ricordare che così come per i diritti lgbt anche i diritti delle donne e l'antirazzismo sono transpartitici.

Molto interessante la biografia di Bellanova, sindacalista già a 15 anni (capolega alla Camera del Lavoro di Ceglie Messapica) in CGIL è  coordinatrice regionale delle donne della Federbraccianti in Puglia, segretaria generale provinciale della Flai (Federazione lavoratori dell’agroindustria) Cgil di Lecce, segretaria generale della Filtea Cgil (Federazione italiana lavoratori del tessile-abbigliamento) di Lecce, entra nella segreteria nazionale della Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, alle politiche industriali, al mercato del lavoro, al contoterzismo e alla formazione professionale.

Certo c'è da constatare come nel governo Renzi il dipartimento sia retto da una sottosegretaria mentre nei governi precedenti la delega era stata data a una ministra (ma già Letta, dimessasi Idem aveva affidato la delega a una viceministra).

Facebook si dimostra totalmente inattendibile, ma rimane un laboratorio sociale interessantissimo. Tutti e  tutte possono aprir bocca e gittar fori fiato e quel che esce delle bocche italiote spiega molto meglio di tutte le promesse disattese degli esecutivi italiani perchè in campo di diritti er le donne e lgbt l'Italia sia un paese inesistente, prima ancora che dio creasse il cielo e la terra. Peccato che gli italiani e le italiane sono qui a rompere gli zebedei...

25 febbraio 2014

La memoria storica, la conoscenza delle istituzioni italiane e la critica qualunquista che si illude di essere politica.

Siccome mi sarei anche rotto di leggere cavolate grosse quanto me (e si che io so proprio obbeso) che leggo sulla rete e non solo a proposito e contro Matteo Renzi cerchiamo di fare alcune precisazioni su una serie di critiche campate in aria.

1) si critica Renzi come Premier perchè non è stato eletto dal popolo.
Ci si dimentica che l'Italia è una Repubblica parlamentare e che nessun primo ministro è mai stato votato dal popolo bensì dalle camere.  A proposito caduto un governo il Presidente della Repubblica ha l'obbligo, non la facoltà, ma l'obbligo,  prima di sciogliere le camere, di verificare se ci sia una maggioranza per un altro governo.
Non è la prima volta che le sorti di un govenro sono decise fuori dal parlamento (le segreterie di partito) . Solo che prima non lo si diceva, ora sì. D'altronde se le fasciste che una volta si nascondevano nelle fogne perchè si vergognavano oggi si muovono alla luce del sole e fiere di esserlo perchè mai dovrebbero nascondersi i giochi di potere che ci sono sempre stati?

2) Ci si lamenta che Renzi è un accentratore perchè è sia premier che sindaco di Firenze.
Invece Renzi si è dimesso ora che è Premier. E visto che non si è candidato per le elezioni non vedo perchè mai dovesse dimettersi da sindaco solo in attesa di un incarico. In ogni caso il mandato di Renzi finiva a maggio quindi si cercherà un sostituto fino allo svolgimento delle regolari elezioni del primo cittadino fiorentino.

3) Molti si lamentano che Renzi è un accentratore perchè pur essendo primo ministro ha mantenuto la carica di segretario del pd, dicendo che è la prima volta che un fatto del genere avviene in Italia e che è gravissimo.

Basta andare a consultare wikipedia e scopriremo che già De Gasperi dal 1946 (Costituene) al 1953 fu premier per otto volte consecutive (sei durante la prima legislatura, questo vuol dire che ci furono 6 governi per 5 anni di legislatura, come dire nemmeno lui fu mai votato dal popolo)durante i quali fu anche sempre il segretario della DC.

Allora non dico di non criticare Renzi che ce ne sono cose..., ma, per favore, almeno usate argomentazioni valide, usabili, se no fate la figura delle grilline che non sanno nulla e, lo stesso, accusano.

Ecco.

Le ministre del governo Renzi, il sessismo della stampa e l'eccesso di critica sessista di certi blog.

 Il governo di Renzi, quello che secondo molte concittadine è illegittimo perchè non è votato dal popolo (sic!) è il primo governo della storia repubblicana ad avere un numero pari tra ministri e ministre.
Di questa novità, numerica e statistica, non sembra esseri compiaciuta davvero nessuna.

Non i maschi (di merda), etero come gay, che preferiscono mettere in dubbio, squittendo per la misoginia, propria e altrui, le competenze di questa o quella ministra, come fa Oddifreddi sul suo Blog su Repubblica  sul quale commenta che Marianna Madia ministra della Semplificazione,  ha ottenuto la poltrona perchè è una raccomandata di ferro, ricordando tra le altr4e cose un fidanzamento col figlio del presidente della Repubblica, finito da un pezzo visto, che Madia si è sposata lo scorso anno con un produttore televisivo... A vedere il curriculum di Madia (laurea in scienze politiche, dottorato di ricerca all'Istituto di Studi Avanzati di Lucca, in economia del lavoro) e il suo lavoro in parlamento non mi sembra proprio una inesperta che sta lì solo perchè  figlia di papà come scrive Oddifreddi.


Adesso non metto in dubbio che le ministre possano avere avuto la sedia da ministra per amicizie e conoscenze. Ma se questo è vero per loro può essere altrettanto vero per i maschietti.
Altrimenti, fino a prova contraria, ogni ministra ha le giuste competenze, proprio come i ministri.
Purtroppo a noi (veramente dovrei scrivere a voi) maschietti di merda quando una donna giovane e bella ha un posto di potere allora pensiamo che senz'altro dipende da una raccomandazione (come se i maschi non si facessero raccomandare) o perchè l'ha data perchè nel nostro immaginario collettivo, maschilista e misogino, le donne a quello servono e non hanno competenza alcuna, secondo il luogo comune che le vuole belle s ciocche (non dimenticate gli insulti a Binetti per il suo fisico  e non per le sue "idee").

Naturalmente su faccialibro i maschi cretini fanno a gara per dimostrare chi è più misogino (i froci in primis)  e hanno condiviso le ecolalie dell'ateo* per professione senza nemmeno peritarsi di leggere due note su questo ministro o quella ministra. Insomma Madia non sarà l'unica raccomandata di ferro no?

Per tacere di alcuni commenti, sempre su faccialibro, che diventa ogni giorno smepre di più una fogna,  di donne che accusano le otto ministre di Renzi di essere maschi cioè donne cromosomiche ma maschi perchè sono donne collaborazioniste col fascismo che, si sa è maschile. 
Se non è maschilismo sessista questo...

Mi spiace non potervi linkare i commenti ma essendomi cancellato dalle amicizie di questa perosna non riesco più a vedere il post...

Però quella che nella biografia di un politico si chiama carriera nella biografia di una politica sono raccomandazioni. La solita asimmetria di genere...

A venirgli incontro è Eretica sul Fatto quotidinao, onte cui si è abbeverata anche la blogger Giovanna Cosenza, (vedi oltre) che scrive:
In effetti leggendo qualche nome si resta un po’ perplessi. Per dire: la competenza della Madia esattamente dove risiederebbe?
Dove quel della Madia è squisitamente sessista... e anche Eretica cade nella misoginia maternalistica come quando rimprovera alle ministre e non ai giornalisti che ne hanno scritto parlando delle loro mise:
Pensavano forse di attraversare il red carpet che le portava alla consegna dell’Oscar.
La loro colpa è quella di avere accettato il gioco del govenro
Presentare le ministre in quanto donne, culturalmente identificate, secondo il piddino pensiero, in quanto soggetti deboli, vittime, da tutelare, eccetera, significa che se mai oserai contestare scelte politiche, da loro firmate e promosse, quelle diranno che le stai offendendo perché sono donne. 
Ora le donne sono soggetti deboli nella misura in cui vivono in una società che le discrimina. Non lo sono certo in quanto donne ma perchè discriminate in quanto donne...

E poi l'affondo, davvero delirante:
"Questo vuol dire che le ministre in salsa Pd hanno una duplice funzione: lavano di rosa il grigio per farlo apparire meno scuro e poi fanno da scudo umano, consapevole e corresponsabile, per spostare l’oggetto delle critiche e delle discussioni nel caso in cui il Governosubirà delle contestazioni.  "

Poi sabato il governo ha fatto giuramento e sulla stampa nazionale (quotidiani come corsera Messaggero o Repubblica mica  blog letti da 50 persone come questo) sfoggiano una pratica maschilista e sessista a dir poco rivoltante e negli articoli di politica quando si tratta di parlare delle ministre si dedicano alla loro mise diventando improvvisamente pagine di moda.

Una tradizione che risale all'alba della Repubblica visto che si fece lo stesso quando le 21 deputate della costituente entrarono in aula, in un consesso di 535 uomini eletti...

Insomma il patriarcato è duro a morire e invece di informarci obtorto collo sulle nuove ministre la  stampa ci evince su scarpe e tailleurs perchè dinanzi le donne di cos'altro vuoi parlare?

Adesso è vero che la divisa borghese per i maschi ha molte meno varianti di quella femminile ma perchè non discettare nemmeno un po' sul blu scuro del Versace di Renzi o il gessato di Armani di Alfano, visto tra l'altro che nei giorni scorsi si è parlato dell'abbigliamento troppo disinvoilto di Renzi durante le consultazioni con Napolitano...
E' evidente che si tratta di un tentativo nemmeno troppo velato di relegare le donne a quel femminino fru fru nel quale le vorrebbero sempre far rimanere (come quell'uso ripetuto paternalistico di chiamarle signorine, come fa sempre l'ateo maschilista Oddifreddi,  rivolgendosi così a Madia che invece, guarda un po', è signora...).

Una forma di delegittimazione che ci passa sotto il naso e che per fortuna molte donne denunciano sul blog politica femminile


Putroppo però oggi ho letto un post discutibile, per eccesso di zelo, di Giovanna Cosenza sul suo blog dis.amb.iguando che normalmente è un mio punto di riferimento nella lettura critica di spot e pubblicità progresso.

Cosa dice in sostanza Cosenza ? Che siccome
Fare sessismo significa guardare una persona (...) [e] “definirla” (con parole e/o immagini), per il suo sesso (...) con tutti gli stereotipi che si porta dietro: vestiti, posture, comportamenti, tic vari (...) anche quando lo sguardo – il giudizio, la valorizzazione, la definizione – sono positivi, ( ...) se Renzi mette assieme un governo evidenziando il fatto che metà dei ministri sono donne, sta facendo un’operazione sessista. (i neretti sono nel testo)
In un modo ideale dove la parità tra uomo e donna esiste davvero evidenziare che metà del governo è composto da ministre (frase che mi sembra meno sessista di quella originale...)è sicuramente un fatto sessista.
Visto però che non viviamo in un mondo ideale ma in un mondo nel quale le donne vengono di solito escluse dai posti di potere in quanto donne, notare e anche evidenziare che metà di un governo è composto da ministre non mi sembra sessista, tutt'altro.

Anche perchè viene da chiedersi quale sarebbe stata la giusta alternativa: nominare otto ministre e non evidenziarle? O non nominarle affatto?

Vantarsi di avere nominato otto donne ministro nel proprio governo è sicuramente un modo di mettersi in buona mostra ma non è un atto di sessimo.
Perché Renzi non ha nominato otto donne per qualche presunta loro qualità sessista legata cioè al fatto di essere donne, ma si è solo preoccupato che metà dei ministri fosse donna, scegliendo poi in base a competenze (e convenienze politiche).

Mi chiedo se per Cosenza è sessista anche la legge legge 23 novembre 2012, n. 215 che ha introdotto disposizioni volte a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali...

Cioè mi chiedo se il sessismo stia nel vantarsi di avere nominato otto ministre o nell'aver scelto otto donne come ministre.

Il resto del post analizza gli apparati fotografici prodotti dal governo e critica la foto in cui Presidente del consiglio e presidente della Repubblica. Siamo sempre lì a vantarci e questo non va bene. Ma temo che per Cosenza la cosa vada più in profondità. Infatti Cosenza non critica solamente Renzi e Napolitano ma arriva a chiedersi
soprattutto: perché nessuna delle ministre si è opposta a quella foto di gruppo? Si chiama pinkwashing, si chiama: operazione d’immagine, belletto, superficialità.

Ed ecco l quella parola che mi fa cadere dalla sedia ogni volta che la leggo

Pinkwashing è una forma di marketing-cause cioè un tipo di marketing che vede cooperare una o più imprese con  una organizzazione non-profit.
In inglese ha due significati pertinenti:

     La promozione di beni di consumo e servizi utilizzando il nastro rosa che rappresenta il sostegno alla beneficenza correlata al cancro al seno (nastro rosa)
    Sottolineare la gayfriendevolezza di una azienda (o di uno Stato) nel tentativo di minimizzare o ammorbidire dei suoi aspetti considerato negativo.
 
Si parla, per esempio, di pinkwashing di Israele la cui apertura verso il riconoscimento dei diritti anche alle persone lgbt serve ad occultare i crimini nella politica estera.
Cioè a Israele dei froci non gliene frega niente li usa pe ricrearsi una verginità di stato buono. E, reciproco, i froci sono disposti  a riconsocere a chiunque anche ai cattivi una bontà diffondo solo perchè sostengono i loro diritti.

Questa critica, fatta spesso da sinistra, e molto spesso dalle donne, ha purtroppo su di me un effetto deleterio perchè fa riemergere in un secondo il maschilismo e la misoginia che, in quanto maschio, è presnete anche in me. 
 
Cosenza ha aggiunto un ulteriore tassello a eusta parola cinica e al ocntempo omofoba: anche òle donne, almeno le ministre n carica, sono cretine che in nome di un contentino apparenteenete femminilifriendly accettano dal governo chissà quali nefandezze.
 
Un modo maternalista di vedere le cose ridicolo e moralista come solo il PCI anni cinquanta sapeva fare (quello di Togliatti che criticava Teresa Mattei una delle donne elette in costituente perchè viveva con Bruno Sanguinetti senza essere sposata, lui era giàsposato in Italia. Si sposeranno a Budapest dopo che lui avrà ottenuto lì il divorzio...)

La trovo una critica borghese misera meschina pericolosa e priva di fondamento.
Perchè un diritto è un diritto e il suo riconoscimento non può essere sminuito cercando di farlo leggere come strumento di convenienza politica.

Non a caso Cosenza incolpa, per chi sa quale strana proprietà transitiva, il maschilismo sessista dei giornalisti degli articoli che si soffermano sui vestiti elle ministre (guarda caso scritti tutti da uomini) alle ministre stesse quando scrive:
si chiama: operazione d’immagine, belletto, superficialità. Ancor prima di cominciare. Il che indebolisce le ministre soprattutto, ma anche il governo. Specie se i media abbondano, come ha fatto persino Repubblica, di annotazioni sul vestito, il look, i capelli delle signore. Ancor prima di cominciare.
Ecco vuoi vedere che la colpa di quegli articoli è delle ministre, che se si vestivano più sobriamente, magari in grigio, non davano adito a certi commenti!!!

Questo moralismo d'accato mi fa tremare i polsi perchè dimostra un conformismo femminilista e sessista che mostra i segni di una idiozia alto borghese (Cosenza è docente unversitaria) che per un moralismo tutto di un pezzo smette di pensare e di andare in profondità delle cose.

Peggio perchè non sapendo fare critica politica alle scelte di Renzi si arrampica su indigesti e irricevibili critiche maschiliste maternalistiche** e misogine.

Io dico che oggi c'è da festeggiare che in italia per la prima volta in un governo ci sono otto ministre .
I moralismi d'accatto e offensivi lasciamoli a chi non riesce a capire che la conquista di un diritto va festeggiata sempre e non va mai sminuita non importa qualle sia il prezzo da pagare.

Fosse per Cosenza ed Eretica Renzi avrebbe dovuto dire volevo mettere otto ministre nel governo,ma siccome sarebbe stato sessista, ne ho messe due come al solito.
Ed ecco probabilmente perchè le donne proprio come le persone lgbt non hanno ancora conquistato nulla.

Finché ci sono persone che la pensano come queste due...


Che tristezza.







* Io so che dea è solamente una invenzione umana . Così come so che non c'è nulla dopo la morte.
E credo che solo una malata di mente può davvero credere nell'aldilà o che a noi esseri umani e donnani ci ha fatti dea.
Ciononostante non mi definisco ateo perchè la mia posizione su dea è ancora più radicale.
L'ateo alla domanda dea esiste? risponde con un no avvallando così il senso logico della frase
 Io invece non riconosco significato alcuno a questa domanda e dunque non rispondo perchè per me è una domanda priva di senso.
Perchè dire dea non esiste è già dare dignità, anche se in negativo, a un concetto che non ha alcun significato se non come personaggio di un mondo narrativo.
E noi non ci chiediamo certo se Mattia Pascal esiste...



**Scrive sempre Cosenza
Anche quando dici che donna è bello, che le donne sono più capaci degli uomini, più organizzate, più pragmatiche, e tutti gli ammennicoli di cui molte donne sono le prime a vantarsi, mettendosi da sole in un ghetto ammantato di positività, salvo poi lamentarsene appena si accorgono che le imprigiona.
Cosenza quando dici molte donne stai facendo un commento sessista anche tu...

16 dicembre 2013

Nuova direzione nazionale del PD. Tra le elette anche Cristiana Alicata alla quale va il mio più grande abbraccio

All'assemblea nazionale del Pd svoltasi alla fiera di Milano sono stati eletti gli oltre 120 membri della direzione nazionale del partito.

120 membri eletti in numero proporzionale alle percentuali ottenute dai candidati alle primarie, equamente distribuiti tra i due sessi, au pair, anche se gli uomini prevalgono perchè per statuto fanno parte della Direzione oltre tutti gli ex premier e gli ex segretari mentre anche i 20 sindaci e sindache nominati e nominate da Renzi sono stati eletti fifty fifty tra uomini e donne.

Tra i membri c'è Rosy Bindi, ma ci sono Ivan Scalfarotto e Cristiana Alicata.

A Cristiana auguro buon lavoro e le dico: tieni duro!!!!

Per leggere l'elenco dei 120 membri cliccate qui

17 ottobre 2013

Ammazzati da Priebke

E mentre preparo un post su Priebke riprendo l'iniziativa di Articolo 21 e pubblico i nomi di tutte e 335 le vittime della strage delle Fosse Ardeatine:

Agnini Ferdinando – Studente di medicina
Ajroldi Antonio – Maggiore dell’Esercito.
Albanese Teodato – Avvocato.
Albertelli Pilo – Professore di filosofia.
Amoretti Ivanoe – Sottotenente in servizio permanente effettivo.
Angelai Aldo – Macellaio.
Angeli Virgilio – Pittore.
Angelini Paolo – Autista.
Angelucci Giovanni – Macellaio.
Annarumi Bruno – Stagnino.
Anticoli Lazzaro – Venditore ambulante.
Artale Vito – Tenente Generale d’artiglieria.
Astrologo Cesare – Lucidatore.
Aversa Raffaele – Capitano dei Carabinieri.
Avolio Carlo – Impiegato (S.A.L.B.)
Azzarita Manfredi – Capitano di cavalleria.
Baglivo Ugo – Avvocato.
Ballina Giovanni – Contadino.
Banzi Aldo – Impiegato.
Barbieri Silvio – Architetto.
Benati Nino – Banchista.
Bendicenti – Avvocato.
Berardi Lallo – Manovale.
Bernabei Elio – Ingegnere delle Ferrovie dello Stato.
Bernardini – Commerciante.
Bernardini Tito – Magazziniere.
Berolsheimer Aldo – Commesso.
Blumstein Giorgio Leone – Banchiere.
Bolgia Michele – Ferroviere.
Bonanni Luigi – Autista.
Bordoni Manlio – Impiegato.
Bruno Dl Belmonte Luigi – Proprietario.
Bucchi Marcello – Geometra.
Bucci Bruno – Disegnatore.
Bucci Umberto – Impiegato.
Bucciano Francesco – Impiegato.
Bussi Armando – Impiegato delle Ferrovie dello Stato.
Butera Gaetano – Pittore.
Buttaroni Vittorio – Autista.
Butticé Leonardo – Meccanico.
Calderari Giuseppe – Contadino.
Camisotti Carlo – Asfaltista.
Campanile Silvio – Commerciante.
Canacci Ilario – Cameriere.
Canalis Salvatore – Professore di lettere.
Cantalamessa Renato – Falegname.
Capecci Alfredo – Meccanico.
Capozio Ottavio – Impiegato postale.
Caputo Ferruccio – Studente.
Caracciolo Emanuele – Regista e tecnico cinematografico.
Carioli Francesco – Fruttivendolo.
Carola Federico – Capitano d’aviazione.
Carola Mario – Capitano di fanteria.
Casadei Andrea – Falegname.
Caviglia Adolfo – Impiegato.
Celani Giuseppe – Ispettore capo dei servizi annonari.
Cerroni Oreste – Tipografo.
Checchi Egidio – Meccanico.
Chiesa Romualdo – Studente.
Chiricozzi Aldo Francesco – Impiegato.
Ciavarella Francesco – Marinaio.
Cibei Duilio – Falegname.
Cibei Gino – Meccanico.
Cinelli Francesco – Impiegato.
Cinelli Giuseppe – Portatore ai mercati generali.
Cocco Pasquale – Studente.
Coen Saverio – Commerciante.
Conti Giorgio – Ingegnere.
Corsi Orazio – Falegname
Costanzi Guido – Impiegato.
Cozzi Alberto – Meccanico.
D’Amico Cosimo – Amministratore teatrale.
D’Amico Giuseppe – Impiegato.
D’Andrea Mario – Ferrovie.
D’Aspro Arturo – Ragioniere.
De Angelis Gerardo – Regista cinematografico.
De Carolis Ugo – Maggiore dei Carabinieri.
De Giorgio Carlo – Impiegato.
De Grenet Filippo – Tenente e agente del SIM.
Della Torre Odoardo – Avvocato.
Del Monte Giuseppe – Impiegato.
De Marchi Raoul – Impiegato.
De Nicolo Gastone – Studente.
De Simoni Fidardo – Operaio.
Di Capua Zaccaria – Autista.
Di Castro Angelo – Commesso.
Di Consiglio Cesare – Venditore ambulante.
Di Consiglio Franco – Macellaio.
Dl Consiglio Marco – Macellaio.
Di Consiglio Mosè – Commerciante.
Di Consiglio Salomone – Venditore ambulante.
Di Consiglio Santoro – Macellaio.
Di Nepi Alberto – Commerciante.
Di Nepi Giorgio – Viaggiatore.
Di Nepi Samuele – Commerciante.
Di Nola Ugo – Rappresentante di commercio.
Diociajuti Pier Domenico – Commerciante.
Di Peppe Otello – Falegname ebanista.
Di Porto Angelo – Commesso.
Di Porto Giacomo – Venditore ambulante.
Di Porto Giacomo – Venditore ambulante.
Di Salvo Gioacchino – Impiegato.
Di Segni Armando – Commerciante.
Di Segni Pacifico – Venditore ambulante.
Di Veroli Attilio – Commerciante.
Di Veroli Michele – Collaboratore del padre commerciante.
Drucker Salomone – Pellicciaio.
Duranti Lido – Operaio.
Efrati Marco – Commerciante.
Elena Fernando – Artista.
Eluisi Aldo – Pittore.
Ercolani Giorgio – Tenente Colonnello dell’Esercito e agente del SIM.
Ercoli Aldo – Pittore.
Fabri Renato – Commerciante.
Fabrini Antonio – Stagnino.
Fano Giorgio – Dottore in scienze commerciali.
Fantacone Alberto – Dottore in legge.
Fantini Vittorio – Farmacista.
Fatucci Sabato Amadio – Venditore ambulante.
Felicioli Mario – Elettrotecnico.
Fenulli Dardano – Maggior Generale
Ferola Enrico – Fabbro.
Finamonti Loreto – Commerciante.
Finocchiaro Arnaldo – Elettricista.
Finzi Aldo – Agricoltore.
Fiorentini Valerio – Autista meccanico.
Fiorini Fiorino – Maestro musica.
Fochetti Angelo – Impiegato.
Fondi Edmondo – Impiegato commerciante.
Fontana Genserico –Tenente dei Carabinieri, dottore in giurisprudenza.
Fornari Raffaele – Commerciante.
Fornaro Leone – Venditore ambulante.
Forte Gaetano – Commerciante.
Foschi Carlo – Commerciante.
Frasca Celestino – Muratore.
Frascà Paolo – Impiegato.
Frascati Angelo – Commerciante.
Frignani Giovanni – Tenente Colonnello dei Carabinieri
Funaro Alberto – Commerciante.
Funaro Mosè – Commerciante.
Funaro Pacifico – Autista.
Funaro Settimio – Venditore ambulante.
Galafati Angelo – Pontarolo.
Gallarello Antonio – Falegname ebanista.
Gavioli Luigi – Impiegato.
Gelsomini Manlio – Medico.
Gesmundo Gioacchino – Professore di lettere.
Giacchini Alberto – Assicuratore.
Giglio Maurizio – Dottore in legge.
Gigliozzi Romolo – Autista.
Giordano Calcedonio – Corazziere.
Giorgi Giorgio – Ragioniere.
Giorgini Renzo – Industriale.
Giustiniani Antonio – Cameriere.
Gorgolini Giorgio – Ragioniere.
Gori Gastone – Muratore.
Govoni Aladino – Capitano dei granatieri.
Grani Umberto – Tenente Colonnello dell’Aeronautica.
Grieco Ennio – Elettromeccanico.
Guidoni Unico – Studente.
Haipel Mario – Maresciallo dell’Esercito.
Iaforte Domenico – Calzolaio.
Ialuna Sebastiano – Agricoltore.
Imperiali Costantino – Rappresentante di vini.
Intreccialagli Mario – Calzolaio.
Kereszti Sandor – Ufficiale.
Landesman Boris – Commerciante.
La Vecchia Gaetano – Ebanista.
Leonardi Ornello – Commesso.
Leonelli Cesare – Avvocato.
Liberi Epidemio – Industriale.
Lioonnici Amedeo – Industriale.
Limentani Davide – Commerciante.
Limentani Giovanni – Commerciante.
Limentani Settimio – Commerciante.
Lombardi Ezio – Impiegato.
Lopresti Giuseppe – Dottore in legge.
Lordi Roberto – Generale dell’Aeronautica.
Lotti Giuseppe – Stuccatore.
Lucarelli Armando – Tipografo.
Luchetti Carlo – Stagnaro.
Luna Gavino – Impiegato delle Poste.
Lungaro Pietro Ermelindo – Sottufficiale di Pubblica Sicurezza.
Lunghi Ambrogio – Asfaltista.
Lusena Umberto – Maggiore dell’Esercito.
Luzzi Everardo – Metallurgico.
Magri Mario – Capitano d’artiglieria.
Manca Candido – Brigadiere dei Carabinieri.
Mancini Enrico – Commerciante.
Marchesi Alberto – Commerciante.
Marchetti Duilio – Autista.
Margioni Antonio – Falegname.
Marimpietri Vittorio – Impiegato.
Marino Angelo – Piazzista.
Martella Angelo
Martelli Castaldi Sabato – Generale dell’Aeronautica.
Martini Placido – Avvocato.
Mastrangeli Fulvio – Impiegato.
Mastrogiacomo Luigi – Custode del ministero delle Finanza.
Medas Giuseppe – Avvocato.
Menasci Umberto – Commerciante.
Micheli Ernesto – Imbianchino.
Micozzi Emidio – Commerciante.
Mieli Cesare – Venditore ambulante.
Mieli Mario – Negoziante.
Mieli Renato – Negoziante.
Milano Raffaele – Viaggiatore.
Milano Tullio – Impiegato.
Milano Ugo – Impiegato.
Mocci Sisinnio
Montezemolo Giuseppe – Colonnello dei Carabinieri e agente del SIM.
Moretti Augusto
Moretti Pio – Contadino.
Morgano Santo – Elettromeccanico.
Mosca Alfredo – Elettrotecnico.
Moscati Emanuele – Piazzista.
Moscati Pace – Venditore ambulante.
Moscati Vito – Elettricista.
Mosciatti Carlo – Impiegato.
Napoleone Agostino – Sottotenente di vascello della Marina.
Natali Celestino – Commerciante.
Natili Mariano – Commerciante.
Navarra Giuseppe – Contadino.
Ninci Sestilio – Tramviere.
Nobili Edoardo – Meccanico.
Norma Fernando – Ebanista.
Orlandi Posti Orlando – Studente.
Ottaviano Armando – Dottore in lettere.
Paliani Attilio – Commerciante.
Pappagallo Pietro – Sacerdote.
Pasqualucci Alfredo – Calzolaio.
Passarella Mario – Falegname.
Pelliccia Ulderico – Carpentiere.
Pensuti Renzo – Studente.
Pepicelli Francesco – Maresciallo dei Carabinieri.
Perpetua Remo – Rigattiere.
Perugia Angelo – Venditore ambulante.
Petocchi Amedeo
Petrucci Paolo – Professore di lettere.
Pettorini Ambrogio – Agricoltore.
Piasco Renzo – Ferroviere.
Piattelli Cesare – Venditore ambulante.
Piattelli Franco – Commesso.
Piattelli Giacomo – Piazzista.
Pierantoni Luigi – Medico.
Pierleoni Romolo – Fabbro.
Pignotti Angelo – Negoziante.
Pignotti Umberto – Impiegato.
Piperno Claudio – Commerciante.
Piras Ignazio – Contadino.
Pirozzi Vincenzo – Ragioniere.
Pisino Antonio – Ufficiale di marina.
Pistonesi Antonio – Cameriere.
Pitrelli Rosario – Meccanico.
Polli Domenico – Costruttore edile.
Portieri Alessandro – Meccanico.
Portinari Erminio – Geometra.
Primavera Pietro – Impiegato.
Prosperi Antonio – Impiegato.
Pula Italo – Fabbro.
Pula Spartaco – Verniciatore.
Raffaeli Beniamino – Carpentiere.
Rampulla Giovanni – Tenente Colonnello.
Rendina Roberto – Tenente Colonnello d’artiglieria.
Renzi Egidio – Operaio.
Renzini Augusto – Carabiniere.
Ricci Domenico – Impiegato.
Rindone Nunzio – Pastore.
Rizzo Ottorino – Maggiore dell’Esercito.
Roazzi Antonio – Autista.
Rocchi Filippo – Commerciante.
Rodella Bruno – Studente.
Rodriguez Pereira Romeo – Tenente dei Carabinieri.
Romagnoli Goffredo – Ferroviere.
Roncacci Giulio – Commerciante.
Ronconi Ettore – Contadino.
Saccotelli Vincenzo – Falegname.
Salemme Felice – Impiegato.
Salvatori Giovanni – Impiegato.
Sansolini Adolfo – Commerciante.
Sansolini Alfredo – Commerciante.
Savelli Francesco – Ingegnere.
Scarioli Ivano – Bracciante.
Scattoni Umberto – Pittore.
Sciunnach Dattilo – Commerciante.
Semini Fiorenzo – Sottotenente di vascello della Regia Marina.
Senesi Giovanni – Esattore istituto di assicurazioni.
Sepe Gaetano – Sarto.
Sergi Gerardo – Sottotenente dei Carabinieri Reali.
Sermoneta Benedetto – Venditore ambulante.
Silvestri Sebastiano – Agricoltore.
Simoni Simone – Generale.
rimosso su cortese richiesta di familiare della Vittima
Sonnino Gabriele – Commesso.
Sonnino Mosè – Venditore ambulante.
rimosso su cortese richiesta di familiare della Vittima
Spunticchia Antonino – Meccanico.
Stame Nicola Ugo – Artista lirico.
Talamo Manfredi – Tenente Colonnello dei Carabinieri Reali.
Tapparelli Mario – Commerciante.
Tedesco Cesare – Commesso.
Terracina Sergio – Commesso.
Testa Settimio – Contadino.
Trentini Giulio – Arrotino.
Troiani Eusebio – Mediatore.
Troiani Pietro – Venditore ambulante.
Ugolini Nino – Elettromeccanico.
Unghetti Antonio – Manovale.
Valesani Otello – Calzolaio.
Vercillo Giovanni – Impiegato.
Villoresi Renato – Capitano dell’Esercito.
Viotti Pietro – Commerciante
Vivanti Angelo – Commerciante.
Vivanti Giacomo – Commerciante.
Vivenzio Gennaro
Volponi Guido – Impiegato.
Wald Pesach Paul
Wald Schra
Zaccagnini Carlo – Avvocato.
Zambelli Ilario – Telegrafista
Zarfati Alessandro – Commerciante.
Zicconi Raffaele – Impiegato.
Zironi Augusto – Sottotenente di vascello della Marina.
12 Salme non identificate

16 luglio 2013

Anche gli e le studenti godono dell'articolo 3 della nostra Costituzione. Su un articolo fascistissimo del Messaggero sul rogo del liceo Socrate di Roma

I fatti sono noti. All'alba del 13 luglio un incendio doloso è stato appiccato al Liceo Socrate di Roma che ha distrutto o danneggiato otto aule al primo piano dell’edificio, compresi computer, lavagne e libri (fonte il fatto quotidiano).

Non si conosce l'identità di chi ha appiccato l'incendio. Eppure per il messaggero è chiaro chi è stato.



Un elenco di nomi di «schegge impazzite», studenti che potrebbero aver avuto voluto dare fuoco al Socrate. Una blacklist di potenziali sospetti, all'interno della stessa scuola. Ieri mattina, subito dopo il vertice interistituzionale che si è tenuto nell'istituto della Garbatella, il preside, Vincenzo Rudi, si è presentato in Questura, poco prima dell'ora di pranzo, negli uffici della Digos. Nessuna lista in mano, ma vari nomi in testa. A cominciare da quell'A.G., l'alunno di Lotta Studentesca (formazione di estrema destra) di 17 anni, bocciato 2 volte e ostile ai progetti contro l'omofobia messi in campo in questi ultimi anni scolastici.
Eppure, nello stesso articolo il preside dichiara

«Le indagini sono in corso, non sappiamo chi e quanti hanno fatto questo atto incivile, non c'è stata alcuna rivendicazione»

Insomma una vera caccia al piromane, meglio se di destra e omofobo. Poi se bocciato due volte sciuramente più qualificato a apiccare un incdendio doloso.
Anche io sono stato bocciato due volte al liceo, dunque anche io sono un papabile sospetto?

Bisogna ricordare al preside e a  Lorenzo De Cicco e Marco Pasqua i gossipisti che hanno firmato l'articolo che in Italia vige la presunzione di innocenza finché i fatti non sono dimostrati. Secondo questo modo di fare delazionista di mussoliniana memoria basta appartenere a un gruppo di destra o essere bocciati per essere tra i papabili sospetti.

«Ho riferito di alcuni giovani che si sono contraddistinti per comportamenti indisciplinati, in alcuni casi si tratta di ragazzi legati a movimenti estremisti e violenti. Non dico che siano loro ad avere appiccato il rogo. Questo lo stabilirà la polizia». 
Questo dichiara il preside nello stesso articolo che titola ecco la blacklist dei sospettatiSempre il preside ha dichiarato
«Ovviamente non sta a me fare collegamenti tra chi ha fatto una scritta omofoba e chi ha incendiato il liceo. Sono azioni che considero ben distinte. Anche perché la prima è stata firmata da un movimento politico, mentre l’altra non è stata rivendicata». 
Allora perchè non tace e lascia lavorare la Digos in pace?

Perché il Messaggero invece di organizzare cacce all'incendiario di dubbia natura non solo ontologica ma anche legale (intralcio alla giustizia, diffamazione) non informa riportando i fatti e non le opinioni?

Io mi sento in dovere di difendere A.G., l'alunno di Lotta Studentesca (formazione di estrema destra) di 17 anni, bocciato 2 volte e ostile ai progetti contro l'omofobia
additato come possibile (e dunque probabile) autore dell'incendio perchè anche questa è una forma di pregiudizio e da persona gay discriminata per il pregiudizio omofobico sono contrario a ogni forma di pregiudizio.


Tanto la verità, l'oggettività, la trasparenza dell'informazione non sono elementi comuni di tutta la nostra stampa.

L'interpretazione diventa la realtà e l'interpretazione si basa non su un proprio punto di vita ma su di una partigianeria a priori che rende cechi sordi e disposti a mentire pur di difendere la propria parte, che poi, spesso, non si capisce qual è.

Così se c'è chi afferma, come ZIngaretti:

«Colpendo il liceo Socrate si cerca di attaccare un simbolo che si è distinto per iniziative contro l'omofobia, vincendo a tal proposito, il concorso Niso, un progetto europeo studiato per combattere proprio questo tipo di discriminazioni - fa notare Zingaretti - Le scritte dei mesi scorsi e l'episodio odierno, non devono però fermare questi ragazzi nella loro battaglia per la legalità e per la valorizzazione delle diversità. Noi saremo al loro fianco senza abbassare la guardia» (fonte l'unità)
facendo un collegamento troppo ideologico e poco basato sui fatti (per quel che ancora se ne sa) il Tempo, giornale di destra, minimizza così:

Le piste, dunque, restano tutte aperte, anche se col passare delle ore si tenderebbe ad escludere il movente politico od omofobo, come fanno notare dall’istituto «è già successo ma hanno sempre lasciato una firma, al fatto seguivano le rivendicazioni». Si accrediterebbe invece l’ipotesi di una ritorsione isolata legata a motivi personali, di uno studente deluso dai risultati scolastici o che comunque nutriva risentimento nei confronti della scuola.
Si brucia la scuola perchè quella scuola combatte l'omofobia, o si brucia la scuola perchè si è stati bocciati, il sociale contro il privato classica distinzione ideologica tra sinistra e destra.

Quel che nessuno sembra capire è che bruciare una scuola è un atto gravissimo di per sè e che, qualunque ne sia il motivo, il fatto che degli o delle studenti, se son stat* loro, brucino non solo un bene pubblico ma il posto dove sono stati e magari continueranno  a stare  è gravissimo di per sè, come atto da compeire, a prescidnere dalle motivazioni. Se uno, una,  o più minori bruciano la scuola il Socrate non è più quel campione di scuola modello se non riesce a educare al rispetto della cosa pubblica.
E la responsabilità non è certo solo della scuola ma di tutti e tutte noi che invece di chiederci come mai un diciassettenne può voler bruciare la scuola, pensiamo è un fascista omofobo, è un po sfigato bocciato, e siamo con la coscienza a posto.


In ogni caso non si può fare dei fascisti noti in capro espiatorio.

Primo perchè anche a scuola c'è una maggioranza silenziosa che la pensa magari come A.G. (che chissà come la pesa davvero, qualcuno ha pensato  a intervistarlo visto che è stato messo in mezzo?) e poi l'omofobia e il razzismo non sono certo solo nella scuola o in A.G.

A.G. rimane un cittadino, minore, studente, in formazione e che va educato, formato, non additato come capro espiatorio per pulire la coscienza di un paese razzista omofobo e maschilista come l'Italia.

Ma guarda un po' se mi tocca difendere pure i fasci, mo'!

11 giugno 2013

Paesanini sulla vittoria di Marino sindaco di Roma

Comunque andranno le cose, questo pomeriggio avremo un sindaco della capitale d'Italia eletto da un bacino complessivo di votanti pari o di poco superiore al 40 per cento. Vuol dire che il vincitore avrà avuto il voto di un romano su quattro o meno.
Stefano Folli sul sole24ore.


L'aritmetica non sarà una opinione ma i modi in cui si possono riportare i dati sono così diversi e creativi da far passare un vincitore per un perdente.

Per Stefano Folli se Marino è stato eletto da un romano su quattro la colpa non è di chi non è andato a votare ma di chi ci è andato che, minoranza impunita, ha fatto come gli pare...

Nomen omen.

Tra l'altro la schiacciante vittoria di Marino contro Aledanno deve far correggere le ecolalie di Folli in un romano su quattro o più. Il 63 % sono 13 punti in più sul 50% che autorizzerebbe la frase di Folli visto che i votanti sugli aventi diritto al ballottaggio sono stai il 44,93% contro il 73,66 % del 2008. (fonte Repubblica).

La scarsa affluenza alle urne è un segno di imbarbarimento della cittadinanza, sempre più qualunquista (quanti di voi si sono sentito dire che tanto Alemanno e Marino sono la stessa cosa ?) e meno consapevole dei propri diritti e dei propri doveri. Meglio, del proprio peso politico che c'è, eccome se c'è.

Il voto a Marino che, per quanto mi riguarda, rimane un candidato invotabile quanto lo era Rutelli nel 2008, è sicuramente un voto contro Alemanno, contro il lanzichenecco che ha saccheggiato Roma, il picchiatore fascista che una vera democrazia avrebbe dovuto rendere ineleggibile, mentre amici froci lo hanno votato perchè Rutelli era contro i gay, il fascista di merda che in cinque anni ha fatto ripiombare Roma a prima degli anni ottanta, quando tutto si spegneva dopo le 20 e alle 23 tutti a nanna. A quell'ora sono aperti solo i negozi dei cittadini stranieri...

Non mi fraintendete. Aledanno ha potuto fare scempio solo grazie alla complicità morale dei romani e delle romane, molti dei quali non sono andati a votare, tutti  quelli e tutte quelle che, quando si è saputo dei duemila tra amici amiche e familiari fatti assumere nelle aziende municipalizzate (850 solo all'atac), non hanno fatto irruzione in Campidoglio, preso di peso il primo cittadino e gettato nel fiume Tevere in una lampante legittima e democratica richiesta di dimissioni (se pensate sia un gesto cruento vi ricordo che c'era anche la Rupe Tarpea...).

Adesso che il peggior sindaco della Roma repubblicana è andato a farsi fottere - speriamo da dei marocchini sieropositivi - dobbiamo vigilare sull'operato del sindaco cattolichino e catechista che trova legittima la marcia sulla pace e per i froci vuole una legge ad hoc ma non l'estensione del matrimonio.

Se pensate che esserci tolti dalle palle Aledanno sia una vittoria siete più ingenui e ingenue dei Grillini pentastellati (ma che neologismo del cazzo è?!).

Vi meraviglia il mio linguaggio maschilista e patriarcale?

E' quello che usate tutti e tutte sempre ogni giorno in qualunque ambito e contesto.
E' quello col quale asfissiate la rete coi vostri commenti misogini, xenofobi, omofobi, maschilisti, patriarcali e paternalisti.

Vi dà fastidio?

Sapeste a me!

Eppure lo vomitate sulla rete ogni giorno.

Lo spalmate sulla stampa e in tv con una solerzia che nemmeno gli inquisitori della controriforma.

Vi abdicate ogni forma di pensiero altro con la stesa ferocia con cui i nazisti bruciavano i libri.

Il guaio è che aveva ragione Platone, da adulti non si cambia...

E' che cari romani e care romane che vedo ogni giorno sempre più puzzolenti, prepotenti, tronfi e tronfie, ignoranti come un marmo corroso dallo smog, tutti e tutte a fumare quelle cazzo di sigarette  (grazie del cancro che  ci regalate), a leggere quei giornalacci a distribuzione gratuita, andando in giro con quelle cuffione da quiz anni cinquanta a sentire musica isolandovi dal mondo, parlando in quei maledetti smartphone e ignorando chi siede accanto a voi sull'autobus, senza leggere mai un libro e quando li leggete sono quella paccottiglia spacciata per letteratura di cui avete appreso notizia in tv (il libro è un bene di consumo come una Smart un capo di D G  o un e-phone), è che, dicevo, non vi sopporto più.

Siete un virus che serpeggia per le vie di Roma, mefitico e asfissiante, me ne sono reso conto da quando vivo a piazza Vittorio e vedo tanti cittadin* stranier* che sono venut* a lavorare qui e qui ci hanno fatto anche figli, ridere, uscire insieme, scherzare, divertirsi, VIVERE, in un modo che voi miei concittadini e concittadine non sapete più come si fa.

Per cui se non siete andati e andate a votare è perchè siete morti e morte, siete  degli zombie orribili, rivoltanti, disumani e disdonnani.

Perchè questo paese non lo salva il popolo italiano, feccia d'Europa, analfabeta e ignorante, lo salvano * cittadin* stranier* quell* che appena passa una legge decente sulla cittadinanza diventeranno cittadini e cittadine italian* a tutti gli effetti e porteranno alto il nome di una tradizione culturale che a vedere quella faccia da picchiatore di Alemanno e tutti i fascisti e le fasciste che lo hanno votato propri si stenta a credere sia loro.

Il popolo italiano è morto, l'Italia ancora no.

19 maggio 2013

Discriminazione di genere al MAXXI: o la borsa o la vita!

Sono al MAXXI per la notte dei musei.

Sono andato presto così ho evitato la fila.

Voglio accedere a Correction una delle istallazioni di Fiona Tan che già mi ha impressionato tanto con Inventory, Disorient e Cloud Island. 

Mi muovo tra la folla vociante come quella dello struscio di via Nazionale e sto per mostrare il biglietto (anche se l'ingresso è gratuito ci vuole il biglietto...) all'addetto del museo, quando questi mi guarda e mi dice che devo lasciare la borsa al guardaroba.

Gli chiedo perchè.

Mi dice che il mio zaino è troppo grande.

Lo guardo con aria fosca e gli rispondo è una borsa non è uno zaino.

Lui, senza battere ciglio, mi dice, comunque è troppo grossa, non può passare.
La borsa eccola, nella foto c'è anche Gastone così vi rendete conto delle dimensioni. E' piena (vuota...) esattamente come era ierisera



Proprio in quel momento arriva una donna con una borsa di pelle più grande della mia e lui la fa passare senza dirle di lasciare la borsa al guardaroba.


Mi infurio e lo accuso di discriminazione di genere.

Gli dico: scusi perchè una donna la borsa anche più grande della mia può tenerla con sé e io devo lasciarla al guardaroba?

Lui insiste che il mio zaino è troppo grosso per passare. Gli indico tre borse di altrettante donne che sono più grandi della mia BORSA.

Come tutta risposta il tipo mi dice non si preoccupi passi pure.

Voi sareste passati.

Io no.

Io voglio passare non perchè ho fatto la voce grossa ma perchè ho lo stesso diritto di una donna di passare con la borsa.

Chiedo di vedere il direttore.

Non me lo vuole chiamare.

Lo intimo di chiamare un suo superiore o chiamo la polizia.

Si presenta il capo della sicurezza, un bellissimo ragazzo, un po' bassino (ma a me i ragazzi bassi piacciono tanto) anche lui in completo borghese, con l'auricolare bianco il cui filo a spirale passa dietro l'orecchio.

Gli dico di spiegare al suo collega che o blocca tutte le borse oltre una certa dimensione o fa passare anche la mia.

Non capisce.

Gli indico la borsa di una signora, gli chiedo secco perchè quella borsa passa e la mia no.

Lui, il ragazzo bellissimo e ora accipigliato (si dirà? Mah) mi dice perchè le donne nella borsa di solito... e poi si interrompe perchè si rende conto da sé della cazzata che stava per dire.

Le donne hanno bisogno di una borsa più grande perchè ci tengono le loro cose, i trucchi, i fazzoletti, gli assorbenti e altre cose da donna.
Noi uomini, noi maschi almeno, non abbiamo bisogno delle borse.

Si tratta di una discriminazione di genere, termine che penso nessuno colga nel suo significato né nella sua importanza. E mentre ribadisco o passano tutte le borse oltre una certa dimensione o non ne passa nessuna il ragazzo bellissimo (e sempre più accipigliato) mi dice:


1) e che ci mettiamo a misurare tutte le borse? (perché gli ho fatto notare che la borsa di una signora che è appena passata è grande quasi il doppio della mia)


2) che io mi sto divertendo e lui sta lavorando (questa argomentazione per me è peggio del fatidico manto rosso mosso davanti al toro...)


E poi mi fa passare visto che ne faccio una questione di principio.

Inutile dire quanto questa distinzione sia insulsa e non garantisca protezione alcuna.
Se voglio introdurre un'arma nel museo basta farla portare nella borsa di una donna.

Se una borsa troppo grande costituisce un ingombro o un pericolo per le opere del museo quelle delle donne sono più tollerate di quelle degli uomini...

Mi fa rabbia il fatto che questi lavoratori, che rispetto naturalmente, siano educati a spegnere il cervello e applicare norme idiote senza che sia permesso loro alcun vaglio critico.


Capisco che borse o oggetti ingombranti in un museo non possano entrare, ma se le dimensioni consentite della borsa al seguito cambiano in base al sesso del possessore.... beh allora non ci siamo.


C'è dell'altro, temo.


Io sono uno che dà nell'occhio.

Per i mie capelli alla Baby Jane, che ieri erano sciolti ricci e fluenti.

Per la mia stazza.

Per il colore del mio vestiario (camicia arancione, con la borsa viola...).

E, anche, perchè quando avvicino un addetto ai lavori, anche se sta lì alla porta  e nemmeno mi controlla il biglietto, io saluto e ringrazio.

Credo che questo debba insospettire. Perchè i miei e le mie connazionali normalmente non lo fanno.

Al bar ,per esempio per chiedere, un caffe e un bicchiere d'acqua io dico sempre:
Buongiorno. Vorrei un caffè, per cortesia e un bicchiere d'acqua. Grazie.

Altri avventori, non tutti, ma parecchi, dicono solamente un caffè!

Ora magari per il lavoratore io sono quello prolisso che fa loro perdere tempo e preferiscono la scortesia del cliente mussoliniano che dà ordini come il barista  fosse roba sua (di alcuni magari fossero roba mia...).

Oppure nel caso del tipo che mi ha detto di lasciare la borsa, sentendosi chiamato in causa nelle funzioni del suo lavoro (che è quello di stare là) esercita un potere e mi dice vada a consegnare lo zaino (non è uno zaino!!!).

Il tipo ha fatto passare altri uomini con borse anche più grandi della mia, ma loro erano meno appariscenti, molto più magri, magari meno vistosamente queer (mi dimentico semepre di metterci anche questo, queer, strano, non conforme ah non è una donna è un uomo. Ma che cos'è?!?! mi chiese una volta una signora sull'autobus...).

Tutto quello che mi dà fastidio e mi preoccupa è il conformismo omologante e l'automatimo di un pensiero autoritario al quale siamo tutti e tutte chiamati\e a ottemperare senza pensare. E' una forma di totalitarismo a diversi livelli.

Un altro modo di misurare la scarsa democrazia di un paese come l'Italia anche in una sera magnifica che mi aveva fatto sentire quasi felice di viverci.


bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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