2 febbraio 2008

Alessandrooooo! Svegliaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

E mentre dormo, nemmeno sugli allori, solo ieri scopro che il 9 novembre u.s. è uscito il primo disco da "solista" di John De Leo Vago Svanendo per sentirne qualche brano cliccate qui, prodotto da Adele Di Palma per Cose di Musica, per Carosello Records..
Si lo so, non fate i don abbondi...
John De Leo era il cantante dei Quintorigo, prima che il gruppo decidesse di buttarlo fuori (o lo inducesse ad andarsene, il che è lo stesso).
I Quintorigo (quattro musicisti di classica, viola, violoncello, contrabbasso e sassofoni, più la voce, unica, di John) li abbiamo conosciuti tutti a Sanremo (sì quella manifestazione della quale tutti, ogni anno, preconizzano la morte immediata).

Vennero nel 1999, tra le "nuove proposte" e presentarono il brano Rospo
e poi tornarono nel 2001, tra i "Big", col brano Bentivoglio Angelina una rivisitazione di un classico brano sanremese in chiave quintorighese (ehm...) o, meglio, à la John Di Leo.





Notevole, nevvero?
Adesso i Quintorigo proseguono il loro percorso musicale con Luisa Cottifogli al posto di John. Un'eredità scomoda, una successione coraggiosa, quella di Luisa, che sul palco sa farsi valere (anche su disco) ma, insomma, Luisa non è John e i Quintorigo avrebbero dovuto cambiar qualcosa nel nome per rimanere onesti col loro pubblico...

Mentre John, dopo anni di silenzio discografico, presenta questo nuovo lavoro che vi consiglio di acquistare (oltre al cd, dal packaging curato ed elegante) trovate anche un dvd vera e propria emanazione di John) se vi piace la buona musica, quella seria, perché fatta bene (John ha lavorato oltre due anni per questo disco) perchè oltre alla cacchetta dei vari Verdena e Negramaro (ma potrei citarne tanti altri...) pur se sommersa da tanta immondizia, concreta e metaforica, l'Italia sa ancora stupire e cela piccole perle e immense gioie.

Lo so che la primavera è ancora mooolto lontana, anche se oggi è Candelora ed è una bella giornata, e dunque dall'inverno semo fora, ma Vago Svanendo mi suscita le stesse emozioni del secondo disco di Amalia Grè, quando ascolto, cioè, buona musica italiana, e sono contento, un po', di essere nato qui ed ora, e non altrove e in altri tempi, come invece, oramai, vagheggio sempre più spesso, e mi inebrio di quell'aria che si sente a Marzo (ma a volte anche a Febbraio), quel profumo foriero di primavera, quando ti accorgi che il lutto dei sensi in cui vivi è solo temporaneo e ti ricordi che vivi sì per l'estate ma che la gioia vera è quella primavera che te ne annuncia i prodromi, te ne regala dolci attimi, te ne anticipa solleoni e canicole, quando insomma, essere vivi non serve solamente a pensare "ma in che mondo vivo" o "spero di non morire provando dolore" ma anche, "grazie vita, grazie corpo, per le sensazioni che mi dai, per le emozioni che ancora riesco a provare e che mi ricordano che, mio malgrado, sono ancora vivo"!
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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