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24 ottobre 2009

I Premi ufficiali della quarta edizione del Festival Internazionale del film di Roma


- Premio Marc'Aurelio d'Oro della Giuria al miglior film:Brotherskab / Brotherhood di Nicolo Donato

- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria alla migliore attrice:Helen Mirren per The Last Station
- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria al migliore attore:Sergio Castellitto per Alza la Testa
- Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'argento: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO
Il Festival Internazionale del Film di Roma prevede la partecipazione di tutti gli spettatori all'assegnazione del Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL. Ad ogni possessore di biglietto è stata consegnata, all'ingresso in sala, una tessera "gratta e vota" relativa al film in programmazione, con la quale il pubblico ha espresso il proprio gradimento. I film che hanno partecipato all'assegnazione del premio sono quelli in concorso della Selezione Ufficiale.
Il pubblico ha assegnato il:
- Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


I PREMI ASSEGNATI DALLE GIURIE DI RAGAZZI
Due giurie, una composta da 29 ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da 35 ragazzi dai 14 ai 17 anni scelti sul territorio nazionale, ha assegnato i premi della sezione Alice nella città.
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni:Last Ride di Glendyn Ivin
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni:Oorlogswinter / Winter in Wartime di Martin Koolhoven

- Menzione speciale: Vegas di Gunnar Vikene


IL PREMIO AL MIGLIOR DOCUMENTARIO
La giuria per i documentari diretta da Folco Quilici con Francesco Conversano, Salvo Cuccia, Giovanna Gagliardo, Gianfranco Pannone, Franco PiavolieSherin Salvetti ha assegnato il premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra.

- Premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra: Sons of Cuba di Andrew Lang

- Menzione speciale: Fratelli d'Italia di Claudio Giovannesi
- Menzione speciale: Severe Clear di Kristian Fraga


IL PREMIO ALLA CARRIERA

Dopo Sean Connery, Sophia Loren e Al Pacino, il Festival rende omaggio all'attrice che ha ricevuto più nomination nella storia dell'Academy, Meryl Streep. A lei viene assegnato il Premio Marc'Aurelio d'Oro alla Carriera.

Cronache dal festival (7, reprise)

Ho visto L'arte di arrangiarsi (Italia, 1952) di Luigi zampa, su sceneggiatura di Vitaliano Brancati. L'ho trovato un film misero, paternalista, reazionario, maschilista, misogino, spento e stanco, in una parola italiano.Un film che fa ridere ogni tanto ma che risulta qualunquista per tutta la sua durata. Sordi propone il suo solito personaggio quello che gli riuscirà bene in Una vita difficile (Italia, 1961) di Dino Risi, qui è spento e pieno di luoghi comuni ma Sordi non poteva cavare sangue da una rapa, una sceneggiatura triste, da dimenticare.

Stamane invece è stata la volta di Garbo, the Man Who Saved the World (Spagna, 2008) di Edmond Roch, un finto documentario noioso anche se usava sorprendenti filmati di repertorio. La struttura è quella di Zelig (il film di Allen del 1982) con finte (o vere?) autorità che raccontano la storia di un personaggio inesistente, stavolta una spia freelance bugiarda che passa al nemico ogni giorno...
Insomma me ne sono andato scrivere anche perché quel che raccontava il finto docu erano stronzate nulla di ironico o nuovo...
Jyuryoku Pierrot (Giappone, 2009) di Jun-ichi Mori è un thriller familiare leggero, divertente e divertito, che racconta di due fratelli Izumi e Haru, alle prese con dei misteriosi incendi collegati con dei graffiti che compaiono all'improvviso (e che Haru cancella puntualmente). Questa indagine si intreccia con le vere origini di Haru e sulla sorte di loro madre, morta prematuramente, mentre il padre è alle prese con un cancro...
Un film lieve, leggero, che commuove e intriga, uno sguardo sulla cinematografia contemporanea nipponica che molto diversa dal cliché europeo... Il titolo significa la gravità del clown e si rifà a una frase che i genitori dicono ai due fratelli ancora piccoli, mentre sono al circo, a guardare un clown che fa il trapezista che quando si è felici un artista del circo non conosce la gravità...


Sta pomeriggio (come diceva la mia amica Frances, che non c'è più) ho visto Rewizyta (Polonia, 200) di Krzysztof Zanussi.

Zanussi prende il giovane protagonista del suo ultimo film (Serce na dloni - visto l'altr'anno al Festival di Roma, con Bohdan Stupka vincitore del premio per il miglior attore - e lo manda a intervistare grandi attori del cinema polacco come Zbigniew Zapasiewicz, Ma?gorzata Zaj?czkowska, Daniel Olbrychski, e i personaggi che lo stesso Zanussi ha affidato loro in film come Zicie rodzinne, 1971; Barwy Ochronne, 1977; Constans, 1980. Risultato: un esperimento cinematografico senza precedenti in cui i film del passato riprendono vita in un nuovo film. Le coordinate sono una ricerca moral-esistenziale: vale la pena vivere? E se si perché? Un bell'esperimento cinematografico che magari uno apprezza di più se conosce (e riconosce) le scene originali tratte dai film, ma  che si fanno seguire anche da chi ignora i film (e i personaggi) cui ci si riferisce. Uno dei film formalmente più interessanti, relegato all'ultimo giorni di festival quando i giochi sono fatti che la dice lunga sulla visione generale di questo festival del cinema...

Poi mi sono spostato al cinema Metropolitan per vedere
Oorlogswinter(Olanda, 2009)di Martin Koolhoven, uno dei film sull'occupazione tedesca nel resto d'Europa, raccontato dal punto di vista di un adolescente che vuole entrare, a modo suo, non dicendolo a nessuno, nella resistenza. A metà tra l'educazione politica e il genere giallo il film ha il pregio di essere girato benissimo (con tanto di effetti speciali quando precipita un aereo) ma ha il difetto di avere dei protagonisti troppo belli per essere credibili, così come non sempre credibili sono alcune vicende del film(il livello di verosimiglianza fermandosi a quello della commedia e non sempre a quello del film di guerra...).


Poi avrei voluto vedere Sotto il Celio azzurro (Italia/Francia, 2009) di Edoardo Winspeare ma avendo incontrato sulla navetta che mi conduceva al Metropolitan Thaddaeus Meilinger, uno degli attori de L?uomo che verrà (Italia, 2009) di Giorgio Diritti, ho optato per questo film e non sono rimasto deluso.
Un altro film sull'occupazione nazista (stavolta dell'Italia) raccontato con sensibilità e un occhio intelligente sulle facce e sulla gente, con qualche semplificazione ideologica di troppo (spariscono i repubblichini, ci sono solo i fascisti) qualche errore di produzione (la parrucca evidente sulla protagonista bambina quando le avrebbero dovuto tagliare i capelli per esigenze di scena) e indirette accuse ai partigiani qui dipinti come ragazzini cretini e inetti (il fascismo non è mai morto in questo paese di merda) ma che, cinematograficamente, ha una sua ragione di essere, molto meglio del tanto osannato (ma non da Aristarco) La notte di San Lorenzo dei f.lli Taviani. Il titolo del film si riferisce al neonato, uno dei pochi sopravvissuti degli abitanti del paese in cui si svolge il film (che nella realtà è una neonata...), tutti uccisi dalla furia vendicatrice nazista.

23 ottobre 2009

Cronache dal festival (7)




Borderskab (Danimarca, 2009) di Nicolo Donato è l'anti Plan b. Classica storia di attrazione sessuale tra due ragazzi (uomini) spacciata per storia d'amore.
Questa volta in un contesto neonazi. Film ambiguo sia per le motivazioni che porta il protagonista, Lars, a unirsi al gruppo nazi, sia per il modo di descrivere quel mondo, di mostrarlo come fosse un'alternativa tra le tante. Il film sia apre con il pestaggio di un ragazzo rimorchiato in chat da parte di Jimmy, lo stesso tipo nazi che poi si metterà con Lars, quest'ultimo ex militare non promosso perché accusato di molestie dai suoi commilitoni.
Lars e Jimmy passano da abbracci e pacche tra camerati a baci e fellatio (Lars a Jimmy, ma il film non mostra altro) quasi senza soluzione di continuità. Un desiderio quasi animalesco, bello, vero, anche eccitante ma del film non si capisce il senso. Cosa vuole dirci Donato? Che la violenza nazi è un modo per sublimare l'omosessualità? O che il culto del cameratismo può condurre all'omosessualità? Oppure vuole raccontarci di una storia gay in un contesto improbabile? Perché Lars si avvicina a loro? Perché picchia i pakistani ma poi si scandalizza quando scopre che i nazi picchiano anche i gay?
Alla fine dopo essere stati pestati dal gruppo che ha scoperto tutto (ha fatto la spia il fratello minore di Jimmy, drogato), dopo che i camerati inducono Jimmy  a picchiare Lars, Jimmy si lascia convincere a fuggire con lui ma viene accoltellato dal ragazzo pestato all'inzio del film. Non muore. Lo vediamo in ospedale in coma e non sappiamo se si risveglierà. Un film che mi lascia perplesso perché il ragazzo picchiato a inizio film (che sappiamo essere finito in ospedale ma che ora sta bene) preferisce la vendetta privata alla denuncia alla polizia. E il regista sembra equiparare,almeno negli effetti, quella violenza a quella dei nazisti. Io non giustifico il gesto dell'accoltellatore ma le motivazioni sono diversissime. Un conto è la vendetta un conto la violenza che nasce dalla xenofobia dall'omofobia e dal culto ariano.

L'idea che il gesto di vendetta di una vittima dell'omofobia diventi inconsapevolmente un gesto omofobo è geniale da un punto di vista della sceneggiatura ma da un punto di vista politico e umano mi fa orrore, perché mi induce ad avere pietà di un naziskin. Ma io non voglio avere pietà di un naziskin perché è gay. Non mi interessano i problemi di Jimmy col fratello drogato, non mi interessa vedere il tipo di feste e di riunioni politiche cui partecipano i nazi. Il film è preciso nel descrivere situazioni e dinamiche di gruppo, privo di cliché, anzi con un occhio lucido e sensibile ai dettagli, ma non va alla vera radice del neonazismo che resta quasi solo uno scenario nel  quale far crescere una storia gaya. Allora cui prodest? Perché scomodare il neonazismo se poi si finisce nel privato di tanti (troppi) gay  picchiati , Jimmy in coma e Lars al capezzale del suo letto? Un film comunque da vedere, onesto e sincero, a differenza di altri film a tematica di questo festival.


La Régate (Belgio-Francia, 2009) di Bernard Bellefroid racconta di un figlio picchiato dal padre (ma non se ne capisce il perché) che rimane col suo carnefice, nonostante gli abbia accoltellato una gamba, e abbia cercato di affogarlo, per non farlo partecipare a una regata dove avrebbe grosse probabilità di vincere. i Film sulle violenze dei padri sui figli non f anno mai male, ma qui non si capisce il perché, la violenza è gratuita e questo de-colpevolizza il padre padrone (che infatti  non viene denunciato...). Il film mostra un mondo di disonesti dove l'unico rifugio sembra quello dello sport. Riprese bellissime che non annoiano nemmeno  un de sportivo come me, un racconto che si fa seguire anche se il motivo principale per vedere il film è la bellezza commovente di Joffrey Verbruggen,  l'interprete di Alexandre,  un ragazzo che non sa come difendersi dalla cattiveria degli adulti.



Cronache dal festival (6)

Mille Neuf Cent Quatre-Vingt-Un (Canada, 2009) (Canada, 2009) di Riccardo Trogi, racconta i ricordi del regista quando era (pre) adolescente. Storie di emigrazione e amicizia, senza sesso (per fortuna) ma con problemi altrettanto gravi, integrazione, povertà, bugie. Un protagonista cattivo, egoista, odioso, crudele come sanno essere solo i bambini.
Una bella ricostruzione d'epoca ma un film inutile del quale non si sentiva la mancanza. Più interessante da un punto di vista socio-antropologico che cinefilo.

Con Artist (Usa, 2009) di Michael Sladek è un docuemntario su Mark Kostabi artista di origini estoni famoso degli anni 80. Un documentario su un artista vero che sembra un finto documentario su un artista inventato. Molto interessante per le considerazioni che fa sull'arte (nella sua factory
fa lavorare altri artisti e lui mette solo la firma i quadri, solo che non lo nasconde come molti ma lo dice pubblicamente. Un documentario interessante sul mondo dell'arte contemporanea. Un artista da studiare anche se i suoi quadri non mi fanno impazzire.





La sera si è cpnclusa con Plan B di cui vi ho già parlato

21 ottobre 2009

Cronache dal festival 5

Bancs publics (Versailles rive droite) (Francia, 2009) di Bruno Podalydès è un film corale, una commedia mesta e comica girata con molta classe e amore per il cinema, che racconta della solitudine e delle vite piccolo borghesi che tutti quanto conduciamo. Un film dal cast immenso (c'è pure Catherine Denevue) dai mille risvolti, da vedere e rivedere. Tra gli attori il bel (una volta) Hyppolyte Girardot (il terzo da destra) che ricordiamo nell'pera prima di Eric Rochant Un monde sans pitié del lontano 1989...






Poi è stata la volta di Tokyo Ningen Kigeki (Giappone, 2009) di Koji Fukada, che racconta, à la maniére di Rohmer, le vite di alcuni personaggi nella Tokyo di oggi. Tre episodi, il gatto bianco, la fotografia e ...non lo so perché sono uscito dalla sala alla fine del secondo episodio, in ognuno dei quali una verità, un fato imprevisto colpisce nell'apparente banalità del presente. Girato bene, ben costruito, mi dava fastidio solo il formato, un HD con problemi evidenti durante le panoramiche della mdp, pardon, telecamera.




Me ne sono uscito prima per seguire il mio intuito e andare a vedere un film svedese che mi solleticava.

Prinsessa (Svezia. 2009) di Teresa Fabik. Un film intelligente, come tutti quelli made in Svezia. Storia semplice (una ragazza grassa vuole fare l'attrice) nella sua essenzialità con finale a sorpresa... con tanto di coming out dell'amico (carino e fidanzato).

Il film è pieno di cura per i dettagli non propone lieti fini all'americana e invita tutti ad essere se stessi... Un film godibile che, ovviamente, non ha ancora una distribuzione italiana...

cronache dal festival 4

Lunedì è stata una giornata poco proficua. Alle 15 un film che aveva le sembianze e la durata di uno sceneggiato tv. Popieluszko. Wolnosc jest w nas (Polonia,2009)di Rafal Wieczynski, durata 149 minuti,racconta le sorti di padre Popieluszko che Nella sua attività pastorale portò la sua opera presso i lavoratori siderurgici, e si unì ai lavoratori del sindacato autonomo Solidarnosc avverso al regime comunista.
Fu inizialmente minacciato e invitato al silenzio da parte del ministero dell'interno polacco, e il 13 ottobre 1984 fu coinvolto in un incidente stradale dal quale però uscì illeso. Il 19 ottobre 1984, di ritorno da un servizio pastorale, fu rapito e ucciso da parte di tre funzionari del ministero dell'interno, e il suo corpo fu ritrovato il 30 ottobre nelle acque della Vistola vicino a Włocławek. La notizia dell'assassinio causò disordini in Polonia, e gli autori dell'omicidio furono giudicati colpevoli e condannati a 25 anni di carcere. Ai funerali parteciparono più di 250000 persone, compreso il leader di Solidarność Lech Wałęsa. (fonte Wikipedia


Ora il film è avvincente nel ricostruire le vicende di Don Jerzy, manca però il contesto politico, sociale, storico. Si sa solo che i cattivi sono i comunisti e i buoni i preti. Tanto per dire una il pubblico ministero che va contro gli scioperi èp fatto interpretare a una cozza come a dire i cattivi sono brutti e si vede (magari fosse così semplice).

Volevo sapere di più di Solidarność e della storia recente della Polonia ma il film non va al di là dell'agiografia, quindi, quando avrò tempo, dovrò documentarmi altrove.

Proiezione importante, con alta presenza di prelati e dello stesso Lech Wałęsa...

Sono corso via prima della fine (mancavano 5 minuti di film) per non perdere quello successivo, che è iniziato appena mi son seduto in poltrona (Cari, aspettavate me?!?!).

Bunny and the Bull (GB, 2009) di Paul King è un film a basso budget che racconta una storia on the road (e in flash-back) in digitale ricostruendo scenografie con modellini e disgeni dando al film un preciso stile grafica giustificato dalla storia (il FB è un "delirio" del protagonista talmente traumatizzato da qualcosa, che scopriremo solo ala fine, da non riuscire più ausicre di casa da un anno).
Lo stile e l'arredamento della casa ricordano certi film dei Monty Phyton (o di Terry Gilian) parte ala grande poi si banalizza un po' quando comincia la storia d'amore. Ma il film è coerente,e girato benissimo, recitato altrettanto bene ed è un spasso vederlo.
Una anteprima assoluta. In patria uscirà a Novembre.





Poi avrei dovuto vedere un film italiano ma in sala non c'è più posto (se solo ce lo avessero detto 10 minuti prima vorrei potuto vedere un altro film...) e invece di aspettare due ore e mezzo l'ultimo film della giornata richiamo Silvio dal quale mi ero appena accomiatato e siamo tornati a casa insieme. Un po' di relax e una cena vera, al calduccio di casa. Ed ecco andato un altro giorno di questo festival.

19 ottobre 2009

Cronache dal festival (3) (conclusione)

Sono in sala stampa, ho tempo fino alle 15 per scrivere con un po' più di calma di ieri (il post con qualche errore di ieri come mi è stato fatto notare con solerzia da qualche Lurker...) (permaloso? CHI?! IO!?!?!?). La sala stampa è rumorosa, i miei "colleghi" non sanno muovere una sedia senza strascinarla (con relativo rumore) hanno tutti la suoneria inserita  (vibracall no?) sono tutti sclerati (peggio di me) tutti alla cerca del programma sul quale hanno scritto tutto (quest'anno ancora non l'ho perso io...), per trovare un posto al tavolo devi lottare, per fortuna che io ho il mio pc...
Film controverso quello di iersera, tratto da un romanzo autobiografico. Ambientato nello Jutland (Zona danese al confine con la Germania) nel 1971 racconta di un padre che, con la strategia del pianto, convince tutti a fare quello che vuole lui, compresi lavoretti di mano dalla figlia (prima che finisca in manicomio) e poi dal figlio ( di 11 anni!!!), il tutto raccontato con una strana complice leggerezza (E UNA MADRE CHE RIMANE SUO MALGRADO DALLA PARTE DEL PADRE). Il film è Kunsten at græde i kor (Danimarca, 2007) di Peter Schønau Fog. Come al solito di questi film mi colpiscono arredi, abitudini culinarie e no, una certa apertura mentale, tratti distintivi di un'Europa molto lontana dagli standard mediterranei (e italiani). Ma il risultato è sempre lo stesso maschi che vessando donne e bambine (bambini) spesso col beneplacito delle vittime... Dopo il film il regista è in sala. Ma sono  e 23  e 20 siamo tutti stanchi e le domande sonon fatte più per cortesia che per curiosità. Tutti capiscono l''inglese del regista, mentre i ragazzi sanno parlare meglio dei giovani uomini (un 35enne che usa final invece di ending...).
Molto, troppo sesso a questo festival, come se non ci fosse altro di cui parlare...

Un libro porno e tu stai a posto tutto il giorno

18 ottobre 2009

Cronache dal festival (3) più un inserto di teatro.



Quando scelgo un film non mi baso mai sulla trama. Un po' perché quelle sinossi che ti danno sono del tutto inaffidabili e un po' perché non voglio mai sapere troppo del film prima di averlo visto. Ma  allora su che base scelgo? La nazionalità (Francia Belgio e nord Europa sono privilegiati rispetto l'Asia, così  come Africa e Brasile e sudAmerica sono privilegiati rispetto il cinema targato USA a meno che non siano documentari...), i protagonisti, qualche attore...
Insomma in una scelta sempre un po' rabdomantica mi capita spesso di indovinare film. Stamane mi è riuscito in pieno con un film del quale non avevo visto nemmeno la locandina (sarebbe bastata quella...) in proiezione unica, in una delle rassegne collaterali, Donne-moi la main (Franica/Germania, 2008) di Pascal-Alex Vincent, del quale sapevo solo si trattava di un film su due gemelli. Mi ha attirato, credo, l'idea di vedere due gemelli della vita vera fare gli attori. A meno di trucchi cine-fotografici non puoi fingere due gemelli al cinema, li devi avere per davvero davvero...  Dopo un incipit che mi ha fatto temere per il peggio (o mio dio è un cartone animato!!!) il film parte con un i due protagonisti di spalle, mentre attraversano una strada di notte, senza parlare: un vero racconto per immagini, con una precisa ricerca sulla posizione della mdp prima ancora della composizione dell'inquadratura, che mostra il viaggio dalla Francia alla Spagna di Quentin e Antoine due fratelli gemelli che vogliono andare al funerale dellla madre (che non hanno mai conosciuto). Durante il viaggio Antoine rimorchia una ragazza, ci fa l'amore, davanti lo sguardo imbronciato del fratello, che fa disegni, con lo stile grafico del cartone con cui si è aperto il film. Strada facendo Quentin fa l'amore con un giovane ragazzo che assembla balle di fieno e stavolta è Antoine a rimanere basito. Il giorno dopo parte costringendo il fratello a lasciare la storia appena iniziata, senza nemmeno un saluto. E quando, in un bar della stazione, gli manda un trentenne in bagno dove Quentin è andato a pisciare, dopo essersi fatto dare 100 euro, i due fratellli si dividono... L'omofobia è dura da curare anche tra fratelli  gemelli.

All'uscita del film una signora anziana mi parla del film. Ne fa una lettura fantastica, parla di amore e di legame carnale, ma non sessuale, fra i due fratelli. Dice che Antoine non ha sopportato che il corpo di suo fratello sia satto con un altro corpo maschile che non fosse il suo. Ma l'omosessualità non c'entra, mi fa... Non è rimasta per niente scandalizzata dal sesso (ce n'è abbastanza nel film e non solo omoerotico) mi racconta di aver conosciuto due gemelli ma dizigotici e di averli visti crescere (figli dei vicini) era il 41 c'era la guerra. Saliamo sull'autobus si parla, di cinema, dei film di Zampa, tutti da vedere, ma non L'onorevole Angelina che conosco a memoria  mi dice. Scende a Piazzale Flaminio. Tu prosegui? mi chiede e mi saluta  Ciao. Ecco. Il film è durato un po' di più per me.

Anche il film delle 10 è magico. To Be All and End All  (GB, 2008) di Bruce Webb. Una commedia  inglese (mio dio che accento!). Una storia sulla carta goliardica, ma trattata bene, con intelligenza. Un 15enne scopre di avere una malattia mortale e incarica il suo amico sedicenne di fargli perdere la verginità prima di tirare le cuoia.
Dietro di me, in sala, una giovane famiglia madre padre con figlio 15enne. Penso che forse il film non è adatto per lui. Ma nessuno si scandalizza, né si imbarazza (beh io a star lì con mamma e papà mentre vedo un film in cui ragazzi della mia età parlano di seghe e di canne io sì che mi imbarazzerei...). Così il vero moralista sono io...
Una mattina magica. Per giunta all'uscita del film inglese fuori c'è il sole, stamane alla prima proiezione c'era quella pioggerella fine...


Poi vengo in sala stampa a scrivere queste righe, prima di recarmi al teatro Valle dove ho visto POPOPERA di Emio Greco (chi causa il suo mal...) perdo il film delle 19 alla casa del cinema (sala piena...) ed eccomi di nuovo qui a scrivere queste 4 righe 4 prima dell'ultimo film su un padre incestuoso...
Sono stanco e ho mal di testa e una settimana di film davanti a me...

I couldn't ask for anything better!

14 ottobre 2009

Festival (ex festa) internazionale del Film (no, non la rivista per cui scrivo) di Roma 2009

Anche quest'anno seguirò il festival...
Per voi?
No, per me!
Però visto che ci sono vi dirò di quel che ho visto, in sala e fuori dalla sala. Quest'anno avrò il mio Acer stra portatile per cui posterò quasi in diretta i miei pensierin... ehm le mie notazioni sul festival.
Si inizia domani!
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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