Quest'anno è Alice che mi parla di te e ti parla di me,
piccolè.
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Cambio casa
penso a te
Cambio ancora
penso a te
che stupida
ho lasciato la nostra casa
per una pugnalata a morte annunciata
è solo che
quando più niente ha un senso
soffro, prego, penso
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Che stupida
ho lasciato la vita al caso
per colpa di un sorriso
che non hai condiviso
ma è vero che il dolore comanda
prova, stanca, cambia
E penso e penso e quindi ancora penso
e quante cose dette non volendo
periodi un po' a caso in balia di ogni peso
in cui non so che fare d'improvviso
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
No, no, no, non ascoltarmi
se dovessi chiederti di andare via
C'è tutto in una lacrima
c'è gioia e c'è terrore
ciò che non mi riesce
ciò che so fare bene
e in tutti questi anni di lucidità scomposta
l'antidoto a tutto il rumore è l'amore
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene ma
Visualizzazione post con etichetta bollettino ufficiale sullo stato del mio umore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bollettino ufficiale sullo stato del mio umore. Mostra tutti i post
4 febbraio 2013
14 ottobre 2012
Un ciccione alle scuderie. Dove tra piogge torrentizie e fortuiti sconti ...abbonamentali si parla anche della mostra di Vermeer alle Scuderie del Quirinale.
Era il 26 Giugno, e io, lungi dal partecipare al pride romano, ero a qualche metro da terra, su un camion, verso casa di Antonio, dove avrei depositato una decina di scatole piene di libri e una Billy che li avrebbe contenuti.
Stavo traslocando dalla mia - ormai non più - abitazione in quel di Montagnola alla mia nuova dimora, ospitato dalla generosità grande di due tra i miei amici più antichi, in quel di Garbatella. Non entrando tutte le mie carabattole in una stanza sola, un po' di libri li depositavo dal mio amico Antonio. Altri erano già stati depositati in ufficio (quelli di cinema) mentre le carabattole sarebbero finite, un paio di settimane dopo, nel magazzino di mio cugino Andrea, invece che andare nella cantina di mia sorella dove lo spazio disponibile c'era, non c'era più, c'era di nuovo...
Mentre facevo da navigatore (intra)vidi un poster dove campeggiava la parola Vermeer e, spaventando conducente e operaio, grido VERMEEEE-RRR e loro, guardandosi intorno, Dove? Cosa? Chi?!
La mostra non avrebbe aperto prima della fine di Settembre che, al 26 di Giugno, mi sembrava ancora un tempo lontanissimo, dimentico che l'estate è come un gioco è stupenda ma dura poco.
Nonostante la mia povera povertà (altro che San Francesco) avevo pianificato di comperarmi l'abbonamento al Museo che con soli 60 euro mi avrebbe permesso di entrare tutte le volte che volevo sia alle Scuderie del Quirinale sia al Palazzo delle Esposizioni.
Ed ecco che arriva il 27 Settembre, ma di spendere quei 60 euro non me la sento...
Mi sembra di permettermi un lusso che non posso permettermi...
Così cincischio, mi attardo, rimando, tutte cose in cui sono ormai bravissimo.
Mi attardo così tanto da perdermi anche le prime due conferenze GRATIS dedicate al mio pittore preferito (Azz Porc Putt!).
Ora che i libri li leggo gratis prendendoli in prestito in biblioteca, per evitare la scoglionaggine andante di questi giorni l'unica spesa pazza che posso concedermi è un cinema (il pomeriggio a 6 euri invece che 8...) e allora mi sono detto eddai eccheccazzo, così, una parola sola, e ieri sono andato finalmente a comperarmi 'sto ca**o di abbonamento.
Temendo file chilometriche alle Scuderie vado al Palazzo delle Esposizioni, dove, dall'ingresso di via Milano, da dove si entra momentanea -pant puff- mente arranco sulle scale fino al primo piano e chiedo informazioni sull'abbonamento.
Se comperi l'abbonamento ti danno due biglietti che puoi regalare agli amici e io voglio sapere che validità hanno, se valgono cioè solo per il giorno di acquisto dell'abbonamento o se hanno una durata maggiore di modo che posso rivenderli ai miei amici (altro che regalarli) così li scalo dal prezzo dell'abbonamento che scende così a 40...
La ragazza alla cassa, gentile e carina, mi spiega che se compro l'abbonamento per due (non due musei ma due persone) ho il 30 % di sconto e i due abbonamenti li pago quasi quanto uno solo: 76 euro per due contro i 60 per quello singolo.
Non ha qualche amico?
Penso ad Antonio che, pure se non è davvero interessato, mi dice sì per farmi un piacere.
Ma dai, gli faccio per convincerlo, cercando di non insistere troppo, con 48 euro entri per un anno quante volte vuoi in entrambi i musei.
Se ci sono almeno due mostre che vuoi vedere in ciascun museo praticamente ti sei ripagato l'abbonamento, altrimenti no...
Ecco com'è che Antonio mi ha detto di sì.
Compro i due abbonamenti, anche se il suo resta al museo perchè non conosco tutti suoi dati anagrafici. Tanto dovremo tornare a ritirare i coupon (i due biglietti gratis) che sono esauriti e, comunque, venire a vedere la mostra di Doisneau che è già aperta...
Quando pago mi rendo conto che 76 diviso due fa 38 e non 48 così richiamo Antonio e gli dico il reale prezzo del suo abbonamento e lui invece di darmi del deficiente aritmetico mi dice un laconico meglio per poi entusiasmarsi per tutti vantaggi tutti del suo abbonamento.
Così, sudato ed eccitato come un bambino che ha vinto una merenda alla pesca del pizzicarolo sotto casa, mi reco a piedi dal Palazzo delle Esposizoni alle Scuderie del Qurinale dove dovrò spiegare alla biglietteria che mi dovrebbero dare un biglietto gratis visto che i coupon sono finiti. Se non si fidano chiamino pure la biglietteria delle Esposioni riferisco proprio come mi ha istruito una ragazza, non quella di prima, ma un'altra, più bella e anche più gentile della prima.
Alle Scuderie ho appuntamento con Tam con la quale voglio vedere la mostra e così voglio utilizzare subito uno dei due biglietti
Il tipo alla biglietteria capisce subito la situazione e mi rilascia un biglietto omaggio. Miracolo.
Tamara arriva pochi minuti dopo. Poi stiamo già salendo le scale delle Scuderie, quelle calpestate negli anni passati dagli zoccoli dei cavalli e siamo già dentro la mostra.
Un cartello giallo dice percorso mostra. Io mi metto vicino al cartello eseguendo una delle mie smorfie migliori.
'A cicciona.
'A mostra.
Tamara non ride allora desisto e non insisto.
Poi già intravedo il primo quadro di Vermeer e quasi svengo.
(continua)
Stavo traslocando dalla mia - ormai non più - abitazione in quel di Montagnola alla mia nuova dimora, ospitato dalla generosità grande di due tra i miei amici più antichi, in quel di Garbatella. Non entrando tutte le mie carabattole in una stanza sola, un po' di libri li depositavo dal mio amico Antonio. Altri erano già stati depositati in ufficio (quelli di cinema) mentre le carabattole sarebbero finite, un paio di settimane dopo, nel magazzino di mio cugino Andrea, invece che andare nella cantina di mia sorella dove lo spazio disponibile c'era, non c'era più, c'era di nuovo...
Mentre facevo da navigatore (intra)vidi un poster dove campeggiava la parola Vermeer e, spaventando conducente e operaio, grido VERMEEEE-RRR e loro, guardandosi intorno, Dove? Cosa? Chi?!
La mostra non avrebbe aperto prima della fine di Settembre che, al 26 di Giugno, mi sembrava ancora un tempo lontanissimo, dimentico che l'estate è come un gioco è stupenda ma dura poco.
Nonostante la mia povera povertà (altro che San Francesco) avevo pianificato di comperarmi l'abbonamento al Museo che con soli 60 euro mi avrebbe permesso di entrare tutte le volte che volevo sia alle Scuderie del Quirinale sia al Palazzo delle Esposizioni.
Ed ecco che arriva il 27 Settembre, ma di spendere quei 60 euro non me la sento...
Mi sembra di permettermi un lusso che non posso permettermi...
Così cincischio, mi attardo, rimando, tutte cose in cui sono ormai bravissimo.
Mi attardo così tanto da perdermi anche le prime due conferenze GRATIS dedicate al mio pittore preferito (Azz Porc Putt!).
Ora che i libri li leggo gratis prendendoli in prestito in biblioteca, per evitare la scoglionaggine andante di questi giorni l'unica spesa pazza che posso concedermi è un cinema (il pomeriggio a 6 euri invece che 8...) e allora mi sono detto eddai eccheccazzo, così, una parola sola, e ieri sono andato finalmente a comperarmi 'sto ca**o di abbonamento.
Temendo file chilometriche alle Scuderie vado al Palazzo delle Esposizioni, dove, dall'ingresso di via Milano, da dove si entra momentanea -pant puff- mente arranco sulle scale fino al primo piano e chiedo informazioni sull'abbonamento.
Se comperi l'abbonamento ti danno due biglietti che puoi regalare agli amici e io voglio sapere che validità hanno, se valgono cioè solo per il giorno di acquisto dell'abbonamento o se hanno una durata maggiore di modo che posso rivenderli ai miei amici (altro che regalarli) così li scalo dal prezzo dell'abbonamento che scende così a 40...
La ragazza alla cassa, gentile e carina, mi spiega che se compro l'abbonamento per due (non due musei ma due persone) ho il 30 % di sconto e i due abbonamenti li pago quasi quanto uno solo: 76 euro per due contro i 60 per quello singolo.
Non ha qualche amico?
Penso ad Antonio che, pure se non è davvero interessato, mi dice sì per farmi un piacere.
Ma dai, gli faccio per convincerlo, cercando di non insistere troppo, con 48 euro entri per un anno quante volte vuoi in entrambi i musei.
Se ci sono almeno due mostre che vuoi vedere in ciascun museo praticamente ti sei ripagato l'abbonamento, altrimenti no...
Ecco com'è che Antonio mi ha detto di sì.
Compro i due abbonamenti, anche se il suo resta al museo perchè non conosco tutti suoi dati anagrafici. Tanto dovremo tornare a ritirare i coupon (i due biglietti gratis) che sono esauriti e, comunque, venire a vedere la mostra di Doisneau che è già aperta...
Quando pago mi rendo conto che 76 diviso due fa 38 e non 48 così richiamo Antonio e gli dico il reale prezzo del suo abbonamento e lui invece di darmi del deficiente aritmetico mi dice un laconico meglio per poi entusiasmarsi per tutti vantaggi tutti del suo abbonamento.
Così, sudato ed eccitato come un bambino che ha vinto una merenda alla pesca del pizzicarolo sotto casa, mi reco a piedi dal Palazzo delle Esposizoni alle Scuderie del Qurinale dove dovrò spiegare alla biglietteria che mi dovrebbero dare un biglietto gratis visto che i coupon sono finiti. Se non si fidano chiamino pure la biglietteria delle Esposioni riferisco proprio come mi ha istruito una ragazza, non quella di prima, ma un'altra, più bella e anche più gentile della prima.
Alle Scuderie ho appuntamento con Tam con la quale voglio vedere la mostra e così voglio utilizzare subito uno dei due biglietti
Il tipo alla biglietteria capisce subito la situazione e mi rilascia un biglietto omaggio. Miracolo.
Tamara arriva pochi minuti dopo. Poi stiamo già salendo le scale delle Scuderie, quelle calpestate negli anni passati dagli zoccoli dei cavalli e siamo già dentro la mostra.
Un cartello giallo dice percorso mostra. Io mi metto vicino al cartello eseguendo una delle mie smorfie migliori.
'A cicciona.
'A mostra.
Tamara non ride allora desisto e non insisto.
Poi già intravedo il primo quadro di Vermeer e quasi svengo.
(continua)
2 ottobre 2012
La lotta al sessismo nella lingua italiana: una battaglia contro i mulini al vento?
Sarà che lo sciopero degli autobus mi costringe a casa, saranno le mie condizioni economico lavorative che mi rendono più precario che mai, ma in questa battaglia contro il sessismo nella lingua italiana mi sento più solo che mail.
Sono tanti, troppi, gli esempi che noto ogni giorno non solo sui giornali e sulla rete, ma anche nel quotidiano comunicare interpersonale.
Mi hai spaventato! ho Sentito dire ieri a una ragazza.
Quello che mi deprime è che anche quando la gammatica consente entrambe le forme le donne non sentano il bisogno di usare l'accordo che più le identifica e le presenta al mondo.
Ancora più deprimente l'impiego dell'articolo determinativo prima del cognome di donne, La Polverini, che è stato difeso, con argomentazioni inconsistenti (è una tradizione dialettale, un mio amico, militante lgbt) lo impone la grammatica (?!?!) una donna, giornalista, della mia età...
In ogni caso non solo il problema non viene percepito (mi rendo conto che questi sono esempi minimi del sessismo nella lingua c'è ben di peggio) ma io vengo recepito come uno che cerca il pelo nell'uovo, che fa una critica ideologica (come se la loro non lo fosse...).
Dalla mia parte ho solo Edda Billi e Alma Sabatini più di recente Cecilia Robustelli molti siti sulla rete, eppure, i nostri quotidiani producono dei titoli ridicoli come questo:
Oppure oggi quest'altro capolavoro:
Dove LA polverini è indicata come IL presidente.
A parte il fatto che io più che Don Chisciotte posso essere Sancho Panza, ma che fatica andare da solo contro i mulini al vento...
Sono tanti, troppi, gli esempi che noto ogni giorno non solo sui giornali e sulla rete, ma anche nel quotidiano comunicare interpersonale.
Mi hai spaventato! ho Sentito dire ieri a una ragazza.
Quello che mi deprime è che anche quando la gammatica consente entrambe le forme le donne non sentano il bisogno di usare l'accordo che più le identifica e le presenta al mondo.
Ancora più deprimente l'impiego dell'articolo determinativo prima del cognome di donne, La Polverini, che è stato difeso, con argomentazioni inconsistenti (è una tradizione dialettale, un mio amico, militante lgbt) lo impone la grammatica (?!?!) una donna, giornalista, della mia età...
In ogni caso non solo il problema non viene percepito (mi rendo conto che questi sono esempi minimi del sessismo nella lingua c'è ben di peggio) ma io vengo recepito come uno che cerca il pelo nell'uovo, che fa una critica ideologica (come se la loro non lo fosse...).
Dalla mia parte ho solo Edda Billi e Alma Sabatini più di recente Cecilia Robustelli molti siti sulla rete, eppure, i nostri quotidiani producono dei titoli ridicoli come questo:
Oppure oggi quest'altro capolavoro:
Dove LA polverini è indicata come IL presidente.
A parte il fatto che io più che Don Chisciotte posso essere Sancho Panza, ma che fatica andare da solo contro i mulini al vento...
10 settembre 2012
Il faut tourner la page - Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore n° 1 (nuova serie)
Il faut tourner la page
Changer de paysage
Le pied sur une berge
Vierge
Il faut tourner la page
Toucher l'autre rivage
Littoral inconnu
Nu
Et là, enlacer l'arbre
La colonne de marbre
Qui fuse dans le ciel
Tel
Que tu quittes la terre
Vers un point solitaire
Constellé de pluriel
Il faut tourner la page...
Redevenir tout simple
Comme ces âmes saintes
Qui disent dans leurs yeux
Mieux
Que toutes les facondes
Des redresseurs de monde
Des faussaires de Dieu
Il faut tourner la page
Jeter le vieux cahier
Le vieux cahier des charges
Oh yeah
Il faut faire silence
Traversé d'une lance
Qui fait saigner un sang
Blanc
Il faut tourner la page
Aborder le rivage
Où rien ne fait semblant
Saluer le mystère
Sourire
Et puis se taire
Changer de paysage
Le pied sur une berge
Vierge
Il faut tourner la page
Toucher l'autre rivage
Littoral inconnu
Nu
Et là, enlacer l'arbre
La colonne de marbre
Qui fuse dans le ciel
Tel
Que tu quittes la terre
Vers un point solitaire
Constellé de pluriel
Il faut tourner la page...
Redevenir tout simple
Comme ces âmes saintes
Qui disent dans leurs yeux
Mieux
Que toutes les facondes
Des redresseurs de monde
Des faussaires de Dieu
Il faut tourner la page
Jeter le vieux cahier
Le vieux cahier des charges
Oh yeah
Il faut faire silence
Traversé d'une lance
Qui fait saigner un sang
Blanc
Il faut tourner la page
Aborder le rivage
Où rien ne fait semblant
Saluer le mystère
Sourire
Et puis se taire
4 settembre 2012
I need some cash!
I fought real hard as tho I ran out the door,
Decided to go to the grocery store
I check my pocket claim for claim
Had no money, so I got real mean
Now I didn't have a penny to spare,
All my pockets were just plain bare
Then I began to feel funny,
Thought about gettin' some quick easy money
So I went to see a friend of mine
To see if he was financially fine
And he started talkin' of this and that
About that time I grabbed my hat
I went to see my dear sweet Mother
After that, I seen my brother
And he started talkin' all that jive
And all I wanted was to borrow a five
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah-eehh-yea-heah
Now you should understand my plea
Will someone out there please listen to me?
Five, Ten, Fifteen or Twenty,
Someone out there please give me some money
I see ya jammin' at the Discoteque
Well I'm not choosy, Write me a cheque
You wonder why there's so much crime?
People like me can't get a dime
If there's anyone who understands me
Let me hear you say "Mo-Ney!!!"
(Money!!)
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah-eehh-yea-heah
[Instrumental]
Well I know you ladies understand
Just what I really need is a man
A man who spends from four to two
A man who has some equity
Someone who is full of thrills,
Someone who will pay my bills
Now I don't have time to be no crew
I just want someone to give me a clue
I wanna know who's got the stash
Cuz I really need some cash
If there's anyone who understands me
Let me hear you say "Mo-Ney!"
(Money!!)
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah! Oh yeah! Oh yeah!
Gimme some cash
Gimme some cash y'all
Just a little money, Honey
I need some cash
Decided to go to the grocery store
I check my pocket claim for claim
Had no money, so I got real mean
Now I didn't have a penny to spare,
All my pockets were just plain bare
Then I began to feel funny,
Thought about gettin' some quick easy money
So I went to see a friend of mine
To see if he was financially fine
And he started talkin' of this and that
About that time I grabbed my hat
I went to see my dear sweet Mother
After that, I seen my brother
And he started talkin' all that jive
And all I wanted was to borrow a five
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah-eehh-yea-heah
Now you should understand my plea
Will someone out there please listen to me?
Five, Ten, Fifteen or Twenty,
Someone out there please give me some money
I see ya jammin' at the Discoteque
Well I'm not choosy, Write me a cheque
You wonder why there's so much crime?
People like me can't get a dime
If there's anyone who understands me
Let me hear you say "Mo-Ney!!!"
(Money!!)
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah-eehh-yea-heah
[Instrumental]
Well I know you ladies understand
Just what I really need is a man
A man who spends from four to two
A man who has some equity
Someone who is full of thrills,
Someone who will pay my bills
Now I don't have time to be no crew
I just want someone to give me a clue
I wanna know who's got the stash
Cuz I really need some cash
If there's anyone who understands me
Let me hear you say "Mo-Ney!"
(Money!!)
I need some cash
I got to have it fast
Oh yeah! Oh yeah! Oh yeah!
Gimme some cash
Gimme some cash y'all
Just a little money, Honey
I need some cash
30 agosto 2012
un dolore più antico di ogni possibile umano amore
...e poi arriva il momento, improvviso e liberatorio, come una deiezione che non puoi trattenere più e che per quanto inopportuna, umiliante e sporcante, ti fa sentire meglio che non devi trattenerla più e nonostante tutto le sei grato per il profondo e intimo senso di liberazione che ti procura, il momento dicevo in cui ti rendi conto che non hai più una vita.
O, meglio, che l'unica cosa che tu, proprio tu, intimamente, reputi fondamentale e imprescindibile nella tua vita, non c'è più da un tempo ormai talmente grande da avere superato anche la percezione dell'imbarazzo.
Non si tratta del sesso, non si tratta nemmeno della solitudine. No non è nemmeno la mancanza di qualcuno che hai amato e se ne è andato via.
No.
Molto più semplicemente non sei amato.
Desiderato.
Nessuno ti vuole nel suo letto.
Accanto a sé.
Nella sua vita.
Nessuno fa dei progetti per la propria vita che riguardano in una qualsiasi maniera anche Te.
Ti ricordi di un telefilm che hai visto. Dove una donna si confessa così a un'amica la quale le dice mentre l'altra piange sommessamente che certe volte, in certe vite, l'amore non arriva e non arriverà. E non c'è un motivo o un significato. E' così e basta.
Lo capisci mentre stai cominciando il terzo romanzo in due giorni.
Sì.
Ti rendi conto che tu nella tua propria vita sei un ospite. Un osservatore. Che la tua vita vive di aspettative riflesse della vita degli altri. Di quel bel ragazzo che avrebbe potuto. Di quel lavoro che una volta era tuo. Della casa che non hai più.
E che nel momento in cui lo lasci andare, questo assurdo pensiero, questa inane convinzione che fai ancora in tempo ad essere felice, che c'è ancora tempo per incontrare un ragazzo che ti voglia senza tanti problemi senza mediazione alcuna, che non possa vivere senza di te, che ti corteggi e pensi a te sempre col batticuore, ti rendi conto che ormai il tempo in cui questo amore non c'è stato è più grande, più antico e più doloroso di ogni possibile umano amore.
Che ormai non hai nemmeno voglia di proseguire in questa tua vita che ti sembra di aver così irrimediabilmente sprecato, rovinata, che preferiresti premere il pulsante restart e ricominciare da capo, se fosse umanamente possibile.
Che mentre aspettavi di cominciare a vivere ti sei accontentato di guardare le vite altrui e la tua te la sei lasciata scivolare addosso.
Senza tenere niente che non fosse già in te.
Senza imparare davvero nulla che non fosse già lì a tua disposizione da quando hai memoria di Te.
E' che quel dolore sordo che senti ogni volta che ti accorgi che qualcuno pensa male, usa male le parole, non nel senso misero della grammatica ma in quello profondo dei concetti che agiscono sotterraneamente e in profondità, ti rendi conto che stai ancora aspettando il gommone della barzelletta e che non sai nemmeno più quanti ne sono passati ma sai che non ne passeranno più.
Allora smetti di leggere il libro che hai appena cominciato e ti metti al pc a scrivere queste note non sai tu nemmeno perchè. Per fare chiarezza con te stesso o per dire agli altri che hai deciso di mollare la spugna e rassegnarti?
Una comunicazione vana perchè non cerchi la pietà, nè il compatimento, non cerchi nemmeno più qualcuno che ti salvi, hai solo disperatamente bisogno di qualcuno che ti ascolti.
Ecco.
Quello sì.
Un pubblico. Degli uditori.
Qualcuno che senta quel che hai da dire e poi torni nella sua vita vera. Quella che tu non hai mai avuto aspettando sempre che la tua cominciasse senza nemmeno osare sognarla.
Hai sempre pensato che i tuoi simili mal sopportassero l'indifferenza dell'universo.
Solo ora capisci che l'indifferenza che non sopportiamo è quella di noi verso noi stessi.
Lasciarsi sprecare senza avere l'accortezza di dirsi ma che cazzo fai? Vivi! Ama! Sii nel mondo.
E non è troppo tardi.
Il guai purtroppo è che non c' mai stato modo!
Non c'è mai stata a una vita per te.
Solo un prima e un dopo.
Un prima e un dopo nel quale, spettatore di te stesso, stai a fianco di un palco vuoto, che aspettava te per dare spettacolo.
O, meglio, che l'unica cosa che tu, proprio tu, intimamente, reputi fondamentale e imprescindibile nella tua vita, non c'è più da un tempo ormai talmente grande da avere superato anche la percezione dell'imbarazzo.
Non si tratta del sesso, non si tratta nemmeno della solitudine. No non è nemmeno la mancanza di qualcuno che hai amato e se ne è andato via.
No.
Molto più semplicemente non sei amato.
Desiderato.
Nessuno ti vuole nel suo letto.
Accanto a sé.
Nella sua vita.
Nessuno fa dei progetti per la propria vita che riguardano in una qualsiasi maniera anche Te.
Ti ricordi di un telefilm che hai visto. Dove una donna si confessa così a un'amica la quale le dice mentre l'altra piange sommessamente che certe volte, in certe vite, l'amore non arriva e non arriverà. E non c'è un motivo o un significato. E' così e basta.
Lo capisci mentre stai cominciando il terzo romanzo in due giorni.
Sì.
Ti rendi conto che tu nella tua propria vita sei un ospite. Un osservatore. Che la tua vita vive di aspettative riflesse della vita degli altri. Di quel bel ragazzo che avrebbe potuto. Di quel lavoro che una volta era tuo. Della casa che non hai più.
E che nel momento in cui lo lasci andare, questo assurdo pensiero, questa inane convinzione che fai ancora in tempo ad essere felice, che c'è ancora tempo per incontrare un ragazzo che ti voglia senza tanti problemi senza mediazione alcuna, che non possa vivere senza di te, che ti corteggi e pensi a te sempre col batticuore, ti rendi conto che ormai il tempo in cui questo amore non c'è stato è più grande, più antico e più doloroso di ogni possibile umano amore.
Che ormai non hai nemmeno voglia di proseguire in questa tua vita che ti sembra di aver così irrimediabilmente sprecato, rovinata, che preferiresti premere il pulsante restart e ricominciare da capo, se fosse umanamente possibile.
Che mentre aspettavi di cominciare a vivere ti sei accontentato di guardare le vite altrui e la tua te la sei lasciata scivolare addosso.
Senza tenere niente che non fosse già in te.
Senza imparare davvero nulla che non fosse già lì a tua disposizione da quando hai memoria di Te.
E' che quel dolore sordo che senti ogni volta che ti accorgi che qualcuno pensa male, usa male le parole, non nel senso misero della grammatica ma in quello profondo dei concetti che agiscono sotterraneamente e in profondità, ti rendi conto che stai ancora aspettando il gommone della barzelletta e che non sai nemmeno più quanti ne sono passati ma sai che non ne passeranno più.
Allora smetti di leggere il libro che hai appena cominciato e ti metti al pc a scrivere queste note non sai tu nemmeno perchè. Per fare chiarezza con te stesso o per dire agli altri che hai deciso di mollare la spugna e rassegnarti?
Una comunicazione vana perchè non cerchi la pietà, nè il compatimento, non cerchi nemmeno più qualcuno che ti salvi, hai solo disperatamente bisogno di qualcuno che ti ascolti.
Ecco.
Quello sì.
Un pubblico. Degli uditori.
Qualcuno che senta quel che hai da dire e poi torni nella sua vita vera. Quella che tu non hai mai avuto aspettando sempre che la tua cominciasse senza nemmeno osare sognarla.
Hai sempre pensato che i tuoi simili mal sopportassero l'indifferenza dell'universo.
Solo ora capisci che l'indifferenza che non sopportiamo è quella di noi verso noi stessi.
Lasciarsi sprecare senza avere l'accortezza di dirsi ma che cazzo fai? Vivi! Ama! Sii nel mondo.
E non è troppo tardi.
Il guai purtroppo è che non c' mai stato modo!
Non c'è mai stata a una vita per te.
Solo un prima e un dopo.
Un prima e un dopo nel quale, spettatore di te stesso, stai a fianco di un palco vuoto, che aspettava te per dare spettacolo.
11 giugno 2012
Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore. senza numero (ho perso il conto)
Un bagarino vende a 100 euro il biglietto per il concerto di madonna.
Io, con la stessa cifra, ci sterilizzo il gatto prima del trasloco.
Andremo a vivere io e Gastone in una casa con due amici dal cuore grande e quattro gatti.
Mia sorella mi tratta con condiscendenza perchè secondo lei non mi sono dato da fare sufficientemente in tempo e con sufficiente determinazione per cercare di continuare a potermi permettere la casa che lascio, 880 euro al mese, in nero, più le bollette e il condominio naturalmente.
Mi considera un istrione che pensa solo al teatro che per lei è divertimento e non cultura e non al conquibus. Ma che allora non le chieda soldi in "prestito" e infatti non glieli chiedo più...
A me dispiace solo per Gastone, l'unico al quale mi sento di dover rendere conto perchè non potrò più garantirgli la via che gli ho dato finora.
Il prezzo più caro per tutta questa situazione,
per una provvisoria risoluzione,
lo sta pagando il mio gatto con una sterilizzazione che finora ero riuscito a procrastinare.
E ora non più.
Mi dico che gli altri per arrivare a fine mese hanno qualcun* accanto che io non vedo più profilarsi all'orizzonte.
Non perchè nessuno mi vuole ma perchè credo che non ci sia nessuno là fuori con cui condividere un pezzetto della vita che mi resta da vivere.
Certo anche io ho la rete di protezione della famiglia non tanto quella di sangue che pur aiutandomi economicamente mi tratta con sufficienza e invece di comprendere mi considera un maschio fallito.
La mia rete sono le amiche e gli amici (non tutti ma non mi lamento) che mi aiutano e mi sostengono e mi finanziano.
Ma la notte quando una goccia di sudore mi bagna la tempia è Gastone ad asciugarla, a dichiararmi il suo amore incondizionato con le fusa, e adesso io lo ripago stravolgendogli la vita, e la chimica del corpo.
E adesso che mi guarda con un'aria sorpresa, che non gli ho mai visto prima, perchè non posso dargli da mangiare che dal veterinario devo portarlo con 12 ore di digiuno mi sento un padre sprovveduto e sciagurato che non sa proteggere suo figlio...
Io, con la stessa cifra, ci sterilizzo il gatto prima del trasloco.
Andremo a vivere io e Gastone in una casa con due amici dal cuore grande e quattro gatti.
Mia sorella mi tratta con condiscendenza perchè secondo lei non mi sono dato da fare sufficientemente in tempo e con sufficiente determinazione per cercare di continuare a potermi permettere la casa che lascio, 880 euro al mese, in nero, più le bollette e il condominio naturalmente.
Mi considera un istrione che pensa solo al teatro che per lei è divertimento e non cultura e non al conquibus. Ma che allora non le chieda soldi in "prestito" e infatti non glieli chiedo più...
A me dispiace solo per Gastone, l'unico al quale mi sento di dover rendere conto perchè non potrò più garantirgli la via che gli ho dato finora.
Il prezzo più caro per tutta questa situazione,
per una provvisoria risoluzione,
lo sta pagando il mio gatto con una sterilizzazione che finora ero riuscito a procrastinare.
E ora non più.
Mi dico che gli altri per arrivare a fine mese hanno qualcun* accanto che io non vedo più profilarsi all'orizzonte.
Non perchè nessuno mi vuole ma perchè credo che non ci sia nessuno là fuori con cui condividere un pezzetto della vita che mi resta da vivere.
Certo anche io ho la rete di protezione della famiglia non tanto quella di sangue che pur aiutandomi economicamente mi tratta con sufficienza e invece di comprendere mi considera un maschio fallito.
La mia rete sono le amiche e gli amici (non tutti ma non mi lamento) che mi aiutano e mi sostengono e mi finanziano.
Ma la notte quando una goccia di sudore mi bagna la tempia è Gastone ad asciugarla, a dichiararmi il suo amore incondizionato con le fusa, e adesso io lo ripago stravolgendogli la vita, e la chimica del corpo.
E adesso che mi guarda con un'aria sorpresa, che non gli ho mai visto prima, perchè non posso dargli da mangiare che dal veterinario devo portarlo con 12 ore di digiuno mi sento un padre sprovveduto e sciagurato che non sa proteggere suo figlio...
18 maggio 2012
Good-bye Donna!!!
Quando girò la notizia (finta) della morte di Bette Davis, il suo agente la chiamò. Informata della diceria Bette commentò dicendo me ne guarderei bene.
Donna Summer è morta davvero ed è morta nel giorno internazionale contro l'omofobia...
Nessun coccodrillo su di lei... solo alcune canzoni che hanno accompagnato la mia infanzia estiva.... ormai lontana e irrimediabilmente persa...
2 aprile 2012
Frances lives in me!!!
Mentre correggo i compiti in classe di quegli sciammanati dei miei studenti (che adoro!) ascolto I Got the News degli Steely Dan.
Nel ritornello (se di può chiamare così dato l'andamento complesso della canzone) quando nel coro sei distingue inconfondibile la voce di Michael McDonald non posso non pensare a Frances e ai Doobie Brothers e a come Frances mi raccontasse di quando in LA California a bordo della sua jeep guidasse per le freeways ascoltando questa musica (i Dobbie non gli Steely). L'immagine di un ricordo che non mi appartiene ma che Frances condivise con me marchiandomi a vita con vividezza indelebile e che ora che lei non c'è più devo sostenere, testimoniare per lei, al posto suo.
Perchè non siamo davvero morti finché i nostri ricordi, le nostre emozioni, i nostri gusti, vivono ancora in qualcuno, rivivono tramite i loro ricordi e le loro emozioni.
Allora finché io sono Frances anche sarà.
Ed ecco una validissima ragione per rimanere in giro ancora per un bel mucchio di tempo!
Nel ritornello (se di può chiamare così dato l'andamento complesso della canzone) quando nel coro sei distingue inconfondibile la voce di Michael McDonald non posso non pensare a Frances e ai Doobie Brothers e a come Frances mi raccontasse di quando in LA California a bordo della sua jeep guidasse per le freeways ascoltando questa musica (i Dobbie non gli Steely). L'immagine di un ricordo che non mi appartiene ma che Frances condivise con me marchiandomi a vita con vividezza indelebile e che ora che lei non c'è più devo sostenere, testimoniare per lei, al posto suo.
Perchè non siamo davvero morti finché i nostri ricordi, le nostre emozioni, i nostri gusti, vivono ancora in qualcuno, rivivono tramite i loro ricordi e le loro emozioni.
Allora finché io sono Frances anche sarà.
Ed ecco una validissima ragione per rimanere in giro ancora per un bel mucchio di tempo!
13 marzo 2012
Moebius e Alien
Forse perchè avrà lavorato al film solo per qualche giorno (almeno stando al libro La storia di Alien di Paul Scanlon e Michael Gross, Mursia, MIlano 1979) ma quando si parla di Alien (Usa/GB 1979) di Ridley Scott ci si ricorda dell'ottimo lavoro di GIGER e non di quello di Moebius (Jean Giraud), il più grande fumettista francese, recentemente scomparso, che disegnò le tute spaziali che poi vennero rielaborate da Michael Seymur e John Mollo.

Ecco alcuni dei disegni originali di Moebius e la realizzazione effettiva per il film.
Moebius aveva realizzato disegni anche per l'ottavo passeggero, il pilota d'astronave che l'equipaggio della Nostromo trova sul pianeta dal quale riportano l'Alien. Non saranno però utilizzati i suoi disegni ma quelli organici di Giger.
La cosa brutta di quando invecchi e che quelli più grandi di te cominciano a morire, cazzo! E quando intorno a te sono morti tutti te ne vai tu! Merda!
Ecco alcuni dei disegni originali di Moebius e la realizzazione effettiva per il film.

8 marzo 2012
1 marzo 2012
E anche Lucio non c'è più: sulla morte di Lucio Dalla.
Lucio Dalla mi ha accompagnato dall'adolescenza fino all'età adulta. All'incirca dal 1983, quando uscì il suo album omonimo (ma lo seguivo già da prima, senza comperarne i dischi) fino a Luna Matana del 2001.
Poi, senza un vero perchè, ho smesso di seguirlo, forse non mi è capitato più di ascoltare le sue canzoni.
Così non mi è più successo di rimanere folgorato quando scoprivo che c'era sempre una canzone che sembrava parlare a me, solo a me, nient'altro che a me.
Come mi successe per Latin lover, tanto da farmi singhiozzare sul tram, mentre tornavo a casa...
O una sera che ascoltai Là mentre andavo a cena da Daniele e mi ritrovai così commosso da dovermi fermare per strada.
Commosso perché Lucio provava sensazioni, nostalgie ed emozioni molto simili a quelle che potevo provare io.
Sentimenti profondi che Dalla descriveva osservando ragazzi e ragazze e che non ha mai apertamente declinato anche ed esclusivamente al maschile o al femminile.
Non appartengo alla schiera di persone che crede che un personaggio pubblico debba a tutti i costi proclamare la propria omosessualità o scrivere canzoni esclusivamente pensate in situazioni sentimentali dove la coppia è dello stesso sesso. L'ho sempre trovato ghettizzante e autoescludente. Però, sapendo dell'omosessualità di Dalla, sentirlo parlare nelle canzone sempre e solo di amore rivolto per le donne, mi rendeva triste perchè lo faceva ipocrita. Perchè ci sta tutto il cantare di amori etero anche se non lo si è, perchè non esiste solo il tuo orientamento sessuale, e che, dopo tutto, l'amore è universale, ma che tristezza se per non escludere l'eterosessualità trascuri l'omosessualità. Se sei un grande cantautore puoi trovare un modo per parlare anche di amori per lo stesso sesso senza farne una canzone di militanza.
Per questo sono in sintonia col mio amico Carlo, dal quale ho appreso della sua morte, che su faccialibro scrive Morire senza svelarsi... è perdere una buona occasione per farsi conoscere fino in fondo.
Svelarsi, anche senza pubblici proclami, anche senza coming out ufficiali, perchè non si è sempre e solo gay o lesbiche lo si è solo anche.
Per cui il senso di vuoto e di mancanza si ammantano anche di questa occasione definitivamente persa.
Poi le polemiche sulla sua velatezza, sulle sue posizioni politiche, inciampano tutte in un doppio equivoco.
Che basti essere gay per essere politicamente impegnati (e nello schiermaneto giusto), e di come il non esserlo pur essendo gay debba essere un'aggravante, e di come se a morire è un gay non per motivi inerenti la propria omosessualità (non sia cioè vittima di omofobia) debba dispiacere di più che se a morire sia un non gay.
Forme di omofobia od omocentrismo, che è la stessa cosa, che mi dispiace leggere su faccialibro (vero Riccardo?) e che tutto sommato danno ragione a Lucio se non ha voluto fare coming out.
Almeno tra noi militanti il diritto all'indifferenza deve iniziare ad essere un dovere politico imprescindibile.
Altrimenti non si fa militanza ma solo sterile corporativismo.
Poi, senza un vero perchè, ho smesso di seguirlo, forse non mi è capitato più di ascoltare le sue canzoni.
Così non mi è più successo di rimanere folgorato quando scoprivo che c'era sempre una canzone che sembrava parlare a me, solo a me, nient'altro che a me.
Come mi successe per Latin lover, tanto da farmi singhiozzare sul tram, mentre tornavo a casa...
O una sera che ascoltai Là mentre andavo a cena da Daniele e mi ritrovai così commosso da dovermi fermare per strada.
Commosso perché Lucio provava sensazioni, nostalgie ed emozioni molto simili a quelle che potevo provare io.
Sentimenti profondi che Dalla descriveva osservando ragazzi e ragazze e che non ha mai apertamente declinato anche ed esclusivamente al maschile o al femminile.
Non appartengo alla schiera di persone che crede che un personaggio pubblico debba a tutti i costi proclamare la propria omosessualità o scrivere canzoni esclusivamente pensate in situazioni sentimentali dove la coppia è dello stesso sesso. L'ho sempre trovato ghettizzante e autoescludente. Però, sapendo dell'omosessualità di Dalla, sentirlo parlare nelle canzone sempre e solo di amore rivolto per le donne, mi rendeva triste perchè lo faceva ipocrita. Perchè ci sta tutto il cantare di amori etero anche se non lo si è, perchè non esiste solo il tuo orientamento sessuale, e che, dopo tutto, l'amore è universale, ma che tristezza se per non escludere l'eterosessualità trascuri l'omosessualità. Se sei un grande cantautore puoi trovare un modo per parlare anche di amori per lo stesso sesso senza farne una canzone di militanza.
Per questo sono in sintonia col mio amico Carlo, dal quale ho appreso della sua morte, che su faccialibro scrive Morire senza svelarsi... è perdere una buona occasione per farsi conoscere fino in fondo.
Svelarsi, anche senza pubblici proclami, anche senza coming out ufficiali, perchè non si è sempre e solo gay o lesbiche lo si è solo anche.
Per cui il senso di vuoto e di mancanza si ammantano anche di questa occasione definitivamente persa.
Poi le polemiche sulla sua velatezza, sulle sue posizioni politiche, inciampano tutte in un doppio equivoco.
Che basti essere gay per essere politicamente impegnati (e nello schiermaneto giusto), e di come il non esserlo pur essendo gay debba essere un'aggravante, e di come se a morire è un gay non per motivi inerenti la propria omosessualità (non sia cioè vittima di omofobia) debba dispiacere di più che se a morire sia un non gay.
Forme di omofobia od omocentrismo, che è la stessa cosa, che mi dispiace leggere su faccialibro (vero Riccardo?) e che tutto sommato danno ragione a Lucio se non ha voluto fare coming out.
Almeno tra noi militanti il diritto all'indifferenza deve iniziare ad essere un dovere politico imprescindibile.
Altrimenti non si fa militanza ma solo sterile corporativismo.
17 febbraio 2012
Oggi la Marchesa m'è venuta a trovare!
E' un po' che non parlo di Lei, qui almeno. Con gli amici mi capita ancora spesso.
Il fatto che non ne parli qui non vuol dire che non ci pensi. Anzi non è giusto nemmeno dire che ci penso. Frances è in me, sempre. In tutto il percorso di vita che ho fatto con lei. Per quel cammino io, almeno un poco, sono Frances.
Quando dico che la penso intendo dire che per un dettaglio anche minimo del presente mi torna in mente un momento del nostro passato assieme.
A volte il ricordo improvviso è tenero e mesto, altre impetuoso e devastante.
Così l'altro giorno, mentre camminavo per andare a teatro, vedo il manifesto pubblicitario di uno spettacolo dal titolo Bambole non c'è un euro! mutuato evidentemente da un glorioso spettacolo tv dal titolo Bambole, non c'è una Lira!, con Tino Scotti. Frances avrebbe voluto rivederlo ma non siamo mai riusciti a trovarlo in rete. E con un effetto improvviso e devastante l'angoscia mi assale mentre constato che, ormai, Frances quel programma non lo rivedrà mai... Sono rare però le volte che la memoria di Frances irrompe a gamba tesa ricordandomi della sua assenza, del fatto che non ci sia più. Non c'è più non è un giro di parole per non dire è morta, è che la parola morte non esprime davvero quello che succede alla gente quando muore, che cioè sparisce, viene cancellata, le viene impedito di continuare a vedere il mondo che tu vedi ancora...
Spessissimo mi accade di sentire una canzone, vedere un film, un quadro, leggere un libro, un articolo e pensare che sicuramente quello a Frances sarebbe (o no) piaciuto. Con tenera convinzione mi verrebbe voglia di chiederglielo se fosse possibile.
Anzi spesso ho pensato di inaugurare una rubrica, qui su Paesaniniland, dal titolo quel che non hai visto perchè non ci sei più (o qualcosa del genere) dove elencavo tutte le cose del mondo che notavo mentre lo guardavo coi suoi occhi.
Mai inaugurata.
Stamani, mentre aspetto che il caffè americano scenda nella caraffa, sì quel caffè che scopersi a Parigi con lei nel 1987, e che da allora non ho mai abbandonato, apro come di consueto Facebook e fra gli amici che potrei conoscere che ogni giorno faccialibro mi propone chi fa capolino?
Frances!
Cucù.
Toh. Su Faccialibro io e Frances non siamo amici! Questo dovrebbe dire una parola definitiva sull'attendibilità di questo social network che è comodo per rimanere in contatto con le persone che non frequenti altrimenti ma che nulla dice della vita reale con le persone che vedi... Infatti io Frances la vedevo non ci chattavo sulla rete...
Certo mantenere attivo un profilo dopo più di tre anni di inattività... complimenti Facebook! Fra qualche decennio quando i più attempati dei tuoi iscritti, come me, non ci saranno più, a girare fra i tuoi profili non bisognerà più difendersi solo dai fake...
Ciao bella marchesa! Ci manchi tanto! Un saluto commosso a te e a tutti gli altri, tutte le altre, cui manchi e, lo sappiamo, siamo in tante!
Quando dico che la penso intendo dire che per un dettaglio anche minimo del presente mi torna in mente un momento del nostro passato assieme.
A volte il ricordo improvviso è tenero e mesto, altre impetuoso e devastante.
Così l'altro giorno, mentre camminavo per andare a teatro, vedo il manifesto pubblicitario di uno spettacolo dal titolo Bambole non c'è un euro! mutuato evidentemente da un glorioso spettacolo tv dal titolo Bambole, non c'è una Lira!, con Tino Scotti. Frances avrebbe voluto rivederlo ma non siamo mai riusciti a trovarlo in rete. E con un effetto improvviso e devastante l'angoscia mi assale mentre constato che, ormai, Frances quel programma non lo rivedrà mai... Sono rare però le volte che la memoria di Frances irrompe a gamba tesa ricordandomi della sua assenza, del fatto che non ci sia più. Non c'è più non è un giro di parole per non dire è morta, è che la parola morte non esprime davvero quello che succede alla gente quando muore, che cioè sparisce, viene cancellata, le viene impedito di continuare a vedere il mondo che tu vedi ancora...
Spessissimo mi accade di sentire una canzone, vedere un film, un quadro, leggere un libro, un articolo e pensare che sicuramente quello a Frances sarebbe (o no) piaciuto. Con tenera convinzione mi verrebbe voglia di chiederglielo se fosse possibile.
Anzi spesso ho pensato di inaugurare una rubrica, qui su Paesaniniland, dal titolo quel che non hai visto perchè non ci sei più (o qualcosa del genere) dove elencavo tutte le cose del mondo che notavo mentre lo guardavo coi suoi occhi.
Mai inaugurata.
Stamani, mentre aspetto che il caffè americano scenda nella caraffa, sì quel caffè che scopersi a Parigi con lei nel 1987, e che da allora non ho mai abbandonato, apro come di consueto Facebook e fra gli amici che potrei conoscere che ogni giorno faccialibro mi propone chi fa capolino?
Frances!
Cucù.
Toh. Su Faccialibro io e Frances non siamo amici! Questo dovrebbe dire una parola definitiva sull'attendibilità di questo social network che è comodo per rimanere in contatto con le persone che non frequenti altrimenti ma che nulla dice della vita reale con le persone che vedi... Infatti io Frances la vedevo non ci chattavo sulla rete...
Certo mantenere attivo un profilo dopo più di tre anni di inattività... complimenti Facebook! Fra qualche decennio quando i più attempati dei tuoi iscritti, come me, non ci saranno più, a girare fra i tuoi profili non bisognerà più difendersi solo dai fake...
Ciao bella marchesa! Ci manchi tanto! Un saluto commosso a te e a tutti gli altri, tutte le altre, cui manchi e, lo sappiamo, siamo in tante!
4 febbraio 2012
4 febbraio 2010-4 febbraio 2012: ma questi due anni di Limbo chi me li restituisce?
Odio tutto di quel giorno. Dalla mia finta indifferenza alla tua partenza la mattina alla presenza di Giovanni a Teatro la sera, mentre ti scrissi quel timido sms dal quale facevo emergere solo l'abitudine a te e non il grande affetto, il profondo e immenso amore per te...
Sempre compito ed educato ho scritto pagine con le lacrime trattenute, ti ho dedicato qualche canzone, fatto un video dove Mina ti parlava, ci parlava,
ma non ti ho detto mai davvero quel che avrei dovuto dirti allora.
Mi avresti creduto?
E, soprattutto, saresti rimasto?
Sempre compito ed educato ho scritto pagine con le lacrime trattenute, ti ho dedicato qualche canzone, fatto un video dove Mina ti parlava, ci parlava,
ma non ti ho detto mai davvero quel che avrei dovuto dirti allora.
Non andare via. Resta qui. Ti amo e ho bisogno di te...
Mi avresti creduto?
E, soprattutto, saresti rimasto?
11 ottobre 2011
bollettino ufficiale sullo stato del mio umore (n° 35)
La casa è vuota.
Gastone dorme sul letto.
Sembra ieri
che ti aggiravi per le stanze
vivendo la casa
molto più di quando l'abbia mai vissuta io.
Basisco ancora nel vedere le stesse pareti
gli stessi pavimenti
che accolsero Te
la tua verve
la tua joie de vivre
rimanere indifferenti e muti testimoni
di un tempo che fu
e di un calore che non c'è più.
Da innumerevoli mesi
la tua assenza mi stordisce
col suo assordante silenzio.
E divento patetico mentre cerco in me le tracce
di una rabbia da perseguitato
che dentro di me non trovo
perchè l'unica emozione che provo
Gastone dorme sul letto.
Sembra ieri
che ti aggiravi per le stanze
vivendo la casa
molto più di quando l'abbia mai vissuta io.
Basisco ancora nel vedere le stesse pareti
gli stessi pavimenti
che accolsero Te
la tua verve
la tua joie de vivre
rimanere indifferenti e muti testimoni
di un tempo che fu
e di un calore che non c'è più.
Da innumerevoli mesi
la tua assenza mi stordisce
col suo assordante silenzio.
E divento patetico mentre cerco in me le tracce
di una rabbia da perseguitato
che dentro di me non trovo
perchè l'unica emozione che provo
è ancora quella della calma attonita
del vuoto atroce
che nessun sentimento
di rabbia
disperazione
o dolore
o pianto e grida
può riempire.
A quante cose dovrò ancora rinunciare?
Quando ho iniziato?
Da mia madre?
Dalla vecchia casa di Monteverde?
Dalla famiglia del mio ultimo fidanzato
noi che fidanzati non siamo stati mai?
Da Frances?
Da Cirillo?
No.
Il silenzio indifferente
la calma composta ed eterna,
di una vita che non c'è,
mi parlano soltanto di Te.
da leggere ascoltando Ci stai o no di Montefiori Cocktail
del vuoto atroce
che nessun sentimento
di rabbia
disperazione
o dolore
o pianto e grida
può riempire.
A quante cose dovrò ancora rinunciare?
Quando ho iniziato?
Da mia madre?
Dalla vecchia casa di Monteverde?
Dalla famiglia del mio ultimo fidanzato
noi che fidanzati non siamo stati mai?
Da Frances?
Da Cirillo?
No.
Il silenzio indifferente
la calma composta ed eterna,
di una vita che non c'è,
mi parlano soltanto di Te.
da leggere ascoltando Ci stai o no di Montefiori Cocktail
9 giugno 2011
Da quando sei tornato a casa tua
quel 4 febbraio dell'anno scorso
qui il tempo vola veloce ma per me non passa mai.
Mi sorprende ancora che dalla tua partenza sia passato già tanto tempo, più di un anno?!!?
E mi sembra che da allora nella mia vita non sia successo niente.
Ed è proprio così.
Continuo a fare le stesse cose che facevo allora. Scrivere di teatro, arrancare a fine mese sempre con meno soldi, curare i miei blog, arrabbiandomi col mondo intero perchè le cose vanno ben diversamente da come dovrebbe, o da come vorrei io.
E la tua presenza discreta, concreta e costante era l'unica certezza contro la quale la mia vita prendeva senso. L'unica vita oltre la mia che testimoniasse che anche io, in fondo, sono vivo.
Adesso mi guardo vivere, sopravvivere, ma non sono poi così tanto sicuro di esistere se sono sempre io col quale mi confronto commisurando le poche gioie e dei tanti problemi di una vita solitaria, vuota, povera e accidentale.
Com'è possibile che questa vita vada avanti senza nessuno?
Prendre hier à deux mains
(Art Mengo/MArc Estèvens)
Prendre hier à deux mains
Comme on fouille au grand soir
Les souvenirs en coin
D'un vieux meuble à tiroirs
D'un secrétaire hanté
Par des verres et des vers
Descendus, griffonnés
D'un trait parfois sévère
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Et tordre enfin le cou
A la vie aux chemins
Qu'elle emprunte pour nous
Aux jeunesses égarées
Dans un coin de verdure
Aux rendez vous manqués
Aux absences qui durent
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Comme on secoue ses livres
Pour qu'il pleuve un refrain
Un mot, l'envie de vivre (Bis)
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Comme on secoue ses livres
Pour qu'il pleuve un refrain
Un mot, l'envie de vivre
Prendere ieri a due mani (mia libera traduzione)
prendere ieri a due mani
come alla ricerca della grande serata
i ricordi nell'angolo
di un vecchio mobile coi cassetti
di una scrivania abitata
da bicchieri e da versi
buttati giù, scarabocchiati
con un tratto a volte severo
prendere ieri a due mani
aspettando un giorno
forse anche domani
di ritrovare l'amore
prendere ieri a due mani
e torcere infine il collo
alla vita ai cammini
che sceglie per noi
alle gioventù smarrite
in un angolo di verde
agli appuntamenti mancati
alle assenze che durano
prendere ieri a due mani
aspettando un giorno
forse anche domani
di ritrovare l'amore
Prendere ieri a due mani
come scuotere i propri libri
affinché ne piova un ritornello
una parola, la voglia di vivere.
qui il tempo vola veloce ma per me non passa mai.
Mi sorprende ancora che dalla tua partenza sia passato già tanto tempo, più di un anno?!!?
E mi sembra che da allora nella mia vita non sia successo niente.
Ed è proprio così.
Continuo a fare le stesse cose che facevo allora. Scrivere di teatro, arrancare a fine mese sempre con meno soldi, curare i miei blog, arrabbiandomi col mondo intero perchè le cose vanno ben diversamente da come dovrebbe, o da come vorrei io.
E la tua presenza discreta, concreta e costante era l'unica certezza contro la quale la mia vita prendeva senso. L'unica vita oltre la mia che testimoniasse che anche io, in fondo, sono vivo.
Adesso mi guardo vivere, sopravvivere, ma non sono poi così tanto sicuro di esistere se sono sempre io col quale mi confronto commisurando le poche gioie e dei tanti problemi di una vita solitaria, vuota, povera e accidentale.
Com'è possibile che questa vita vada avanti senza nessuno?
Prendre hier à deux mains
(Art Mengo/MArc Estèvens)
Prendre hier à deux mains
Comme on fouille au grand soir
Les souvenirs en coin
D'un vieux meuble à tiroirs
D'un secrétaire hanté
Par des verres et des vers
Descendus, griffonnés
D'un trait parfois sévère
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Et tordre enfin le cou
A la vie aux chemins
Qu'elle emprunte pour nous
Aux jeunesses égarées
Dans un coin de verdure
Aux rendez vous manqués
Aux absences qui durent
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Comme on secoue ses livres
Pour qu'il pleuve un refrain
Un mot, l'envie de vivre (Bis)
Prendre hier à deux mains
En attendant un jour
Peut être bien demain
De retrouver l'amour
Prendre hier à deux mains
Comme on secoue ses livres
Pour qu'il pleuve un refrain
Un mot, l'envie de vivre
Prendere ieri a due mani (mia libera traduzione)
prendere ieri a due mani
come alla ricerca della grande serata
i ricordi nell'angolo
di un vecchio mobile coi cassetti
di una scrivania abitata
da bicchieri e da versi
buttati giù, scarabocchiati
con un tratto a volte severo
prendere ieri a due mani
aspettando un giorno
forse anche domani
di ritrovare l'amore
prendere ieri a due mani
e torcere infine il collo
alla vita ai cammini
che sceglie per noi
alle gioventù smarrite
in un angolo di verde
agli appuntamenti mancati
alle assenze che durano
prendere ieri a due mani
aspettando un giorno
forse anche domani
di ritrovare l'amore
Prendere ieri a due mani
come scuotere i propri libri
affinché ne piova un ritornello
una parola, la voglia di vivere.
16 maggio 2011
RICOMNCIAMO DALL'ESTTAE DEL 2007 PRIMA DI sILVIO, QUANDO LA MUSICA CHE SI ASCOLTAVA CHEZ MOI ERA QUESTA
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire peut être
Que l’Être qui habite chez lui
C’est le même qui habite chez toi
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire que l’Être
Qui a fait Jean-Paul Sartre penser
Fait jouer Yannik Noah
Touche pas à mon pote
Il faut pas oublier que la France
A déjà eu la chance
De s’imposer sur la terre
Par la guerre
Les temps passés ont passé
Maintenant nous venons ici
Chercher les bras d’une mère
Bonne mère
Touche pas à mon pote
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire peut être
Que l’Être qui habite chez lui
C’est le même qui habite chez toi
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire que l’être
Qui a fait Jean-Paul Sartre penser
Fait jouer Yannik Noah
Il fait chanter Charles Aznavour
Il fait filmer Jean-Luc Goddard
Il fait jolie Brigitte Bardot
Il fait petit le plus grand Français
Et fait plus grand le petit Chinois
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire peut être
Que l’Être qui habite chez lui
C’est le même qui habite chez toi
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire que l’Être
Qui a fait Jean-Paul Sartre penser
Fait jouer Yannik Noah
Touche pas à mon pote
Il faut pas oublier que la France
A déjà eu la chance
De s’imposer sur la terre
Par la guerre
Les temps passés ont passé
Maintenant nous venons ici
Chercher les bras d’une mère
Bonne mère
Touche pas à mon pote
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire peut être
Que l’Être qui habite chez lui
C’est le même qui habite chez toi
Touche pas à mon pote
Ça veut dire quoi?
Ça veut dire que l’être
Qui a fait Jean-Paul Sartre penser
Fait jouer Yannik Noah
Il fait chanter Charles Aznavour
Il fait filmer Jean-Luc Goddard
Il fait jolie Brigitte Bardot
Il fait petit le plus grand Français
Et fait plus grand le petit Chinois
Touche pas à mon pote
29 aprile 2011
5 aprile 2011
25 dicembre 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente
Etichette
altri blog
(41)
arte
(32)
astronomia
(1)
bollettino ufficiale sullo stato del mio umore
(58)
capitalismo
(1)
celentano
(1)
chez moi
(1)
chez Tam
(3)
chez Tam (sans Tam)
(1)
chiesa
(4)
cinema
(138)
classismo
(1)
co
(1)
comunicazioni di servizio
(26)
controinformazione
(7)
cultura
(76)
diario
(92)
dieta
(3)
diritti
(1)
dischi di Mina
(1)
ecologia
(30)
elezioni
(6)
eventi
(78)
femminile dei nomi
(1)
femminismo
(1)
festival del film di roma 2009
(3)
festival di cinema
(1)
festival internazionale del fil di Roma 2010
(4)
festival internazionale del film di Roma 2009
(9)
Festival internazionale del film di Roma 2011
(10)
festival internazionale del film di Roma 2012
(2)
festival internazionale del film di Roma 2013
(1)
Fiction Fest 2009
(2)
Fiction Fest 2010
(2)
Fiction Fest 2011
(1)
Fiction Fest 2012
(1)
Ficton Fest 2012
(2)
fiilm
(2)
film
(1)
foto
(5)
giornalismo
(1)
informazione
(135)
internet
(1)
kate bush
(1)
La tigre di Cremona
(1)
letture
(4)
libri
(12)
lingua
(1)
maschilismo
(18)
mina
(2)
Mina Cassiopea
(1)
mina da 1 a 50
(97)
Mina Fan club
(1)
Mina Mazzini
(1)
Mina Orione
(1)
misoginia
(5)
musica
(246)
neofascismo
(56)
netiquette
(6)
omofobia
(6)
parigi chez moi
(1)
patriarcato
(2)
politica
(318)
politiche del corpo
(202)
pregiudizi
(1)
pubblicità
(29)
radio
(3)
razzismo
(3)
referendum 2011
(1)
ricordi
(21)
ricorrenze
(54)
sanremo
(3)
sanremo 2010
(2)
scienza
(60)
scuola
(43)
sessismo
(60)
sessismo nella lingua italiana
(1)
Sony
(1)
spot
(3)
star trek
(1)
storia
(126)
teatro
(36)
tecnologia
(7)
traduzioni
(1)
transfobia
(1)
tv
(82)
video
(183)
Warner
(1)
X-factor
(1)
X-factor 5
(2)