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11 agosto 2017

I remake, i reboot e il dovere di indignarsi (a proposito di un articolo su wired di Lorenzo Fantoni)

Leggo su wired un articolo di Lorenzo Fantoni nel quale il nostro in sostanza dice che chi critica un remake forse esagera. 
Articolo forse è un parolone perché Fantoni si limita a dire, senza dimostrarlo, che se non ci piace un sequel
 siamo liberi di tenerci strette le nostre memorie e andare avanti.
Un po' come dire taci e non rompere.

Ora i remake e i sequel ad Hollywood (perché è di quella industria culturale che si parla) ci sono sempre stati
A volte erano gli stessi registi a farli a distanza di anni. Uno dei miei film preferiti, Angeli con la pistola (Stati Uniti, 1961) di Frank Capra è il remake di Signora per un giorno (Stati Uniti, 1931) dello stesso regista.
Il remake è uno strumento commerciale del cinema hollywoodiano da sempre.

Quindi figuriamoci se il motivo per cui si storce il naso è perché un film viene rifatto.

Non è nemmeno una questione di gusto.

Il seguito di Ghostbusters (Stati Uniti, 1984) di Ivan Reitman potrà piacere di meno ma è una operazione commercialmente legittima che cerca di inserirsi nel solco del film capostipite.

Lo stesso vale per i tre prequel di Guerre Stellari che possono non piacere ma sono film che hanno bene in mente i film predecessori e ne costituiscono un omaggio, poco importa quanto riuscito.

Ma i film che l'articolo di Fantoni cita (a dire il vero solamente nel sommario, senza riprenderli nel corpo del testo) come Jumanji vanno ben al di là del remake.

Infatti nemmeno di remake si tratta in effetti ma di reboot.

Reboot è quando spegniamo e riaccendiamo il pc perché qualcosa non andava, è un modo per cancellare il passato e ricominciare da capo, facendo finta che il passato non esista.

E' quello che è stato fatto con 007 o con Star Trek, dove i personaggi e le situazioni sembrano uguali ma si muovono senza tenere presente il passato, i film precedenti, la loro memoria storica.

Non è affatto vero come pretende Fantoni che
L’uscita del nuovo Blade Runner non obbliga ogni spettatore a rigare i DVD della Director’s Cut 

Non è che il film lo chiede a noi pubblico.

Lo fa direttamente di per sé, pretendendo di essere un primo film, ignorando quello precedente.
Quello che non fa nessun remake.


Jumanji di Jake Kasdan (Stati Uniti, 2017) ha in comune con il Jumanji di Joe Johnston (Stati Uniti, 1995) solamente il titolo.

Non si rifà lo stesso film ma ci si arroga la presuntuosa convinzione di poter fare qualcos'altro a partire da...

In barba alla memoria storica, in barba al fatto che un film con quel titolo già c'è anche se è stato fatti 22 anni prima.

Ecco di cosa si tratta. Di cancellazione della Storia del cinema. Come se il film fosse un qualunque prodotto da vendere.
Invece i film sono cultura e cancellarne la memoria storica è sempre molto pericoloso. I nazisti cancellavano la cultura... Altro che nasi storti!

Sarebbe come far uscire un romanzo e chiamarlo La divina commedia ignorando quella di Dante.

Ti riderebbero tutti in faccia per la presunzione.

Perché, signor Fantoni, non possiamo farlo anche per i film?






12 dicembre 2015

La disinformazione data da espresso online sul visto di censura (visa d'exploitation) del film La Vie d'Adèle.


La notizia è questa:

Il visto di censura (visa d'exploitation numéro 131739 ) del film La Vie d'Adèle, Palma d'oro a Cannes nel 2013, che lo vietava ai minori di 12 anni (in Francia i divieti sono a 12 16 e 18 anni), in seguito a una denuncia dell'associazione cattolica integralista Promouvoir  è stato annullato dalla Corte Amministrativa D'appello perché il film presenta "plusieurs la protezione dei llscènes de sexe présentées de façon réaliste, en gros plan" che sono "de nature à heurter la sensibilité du jeune public".
La corte ha imposto alla ministra della Cultura Fleure Pellerin una revisione del visto entro due mesi, durante i quali il visto è sospeso. La ministra è già ricorsa al Consiglio di Stato.
Intanto, privo di visto, non può essere distribuito in dvd, né online, né essere proiettato in sala, in qualche rassegna visto che il film è uscito al cinema nel 2013 e non è più in distribuzione regolare in sala.

La vera notizia non è tanto la revisione del visto ma la sua temporanea sospensione che ne impedisce di fatto la visione in tutta la Francia.
In casi precedenti di revisione del visto infatti il visto non è stato sospeso ma solo momentaneamente alzato al divieto massimo (i 18 anni di età) in attesa della sua revisione.
Stavolta invece il visto è stato sospeso e dunque il film non può esser visto e basta.

La fonte per questa notizia, quella vera, l'ho presa da francetvinfo


L'espresso online titola invece così la notizia così:

'Troppo sesso, proteggiamo i minori': così 'La vita di Adele' viene bandito dalle sale.

Come se il film debba ancora uscire in sala o sia in sala e sia stato ritirato.

Falso il film essendo uscito due anni fa!

Il film non è stato bandito visto che in Francia non esiste la censura totale* è solo momentaneamente non disponibile perché il visto esistente in attesa di sua revisione è stato annullato e non si è scelto di darne uno sostitutivo in attesa di quello nuovo ma è stato semplicemente sospeso.

Questa è la gravità della decisione del tribunale amministrativo.

Dunque un titolo più preciso, più aderente ai fatti sarebbe stato


'Troppo sesso, proteggiamo i minori': così 'La vita di Adele' viene sospeso dalla distribuzione.

Ma dato l'argomento trattato dal film (una storia d'amore fra due ragazze) la stampa sinistra ma non più di sinistra cavalca l'onda dell'allarmismo omofobico e insinua che il motivo per cui il film è stato bandito è perché si parla di amore tra due ragazze.

In realtà il film presenta delle lunghissime scene di sesso ai limiti della non simulazione in cui le due attrici sono impegnate in evidenti "69" dove il viso dell'una è vicinissimo al pube dell'altra.
Delle scene freddissime tutt'altro che erotiche quasi mediche nella loro impassibilità sia erotica che emotiva.
Al di là del mio giudizio personale e dunque discutibile, delle scene di sesso molto esplicite (e lunghissime minuti e minuti di sesso) per le quali il film doveva essere sicuramente vietato ai minori di 16 anni e non di 12.
Perché la storia d'amore raccontata nel film è inesistente (il film nonostante le sue tre ore nulla ci dice dei sentimenti delle due ragazze che si lasciano così come si sono messe insieme senza che il film ci mostri una spiegazione una) e da questo film le ragazze imparano che le lesbiche se la leccano e si sditalinano un po' il corrispettivo dei film sui ragazzi (come quello di Pivetti) secondo i quali i ragazzi gay se lo mettono nel culo, mentre nel mondo reale, grazie a dea, il sesso è mooooolto più vario e vitale di così.

Allora va bene la petizione di principio e sicuramente la sospensione è un sopruso ma qui non stiamo parlando dei danni subiti dal popolo francese che non possono assistere a un film vitale sull'amore tra donne un film tra l'altro che è uscito due anni fa e che dunque finora chi voleva vederlo lo ha visto, acquistato, downlodato da internet e quant'altro, ma un danno commerciale perché il film nei prossimi due mesi non è più in vendita o a noleggio. Un film che comunque rimarrà in streaming e a disposizione su tutti i siti dove può essere visto o scaricato senza pagarne le royalties e questo la dice lnga sull'importanza della pirateria che può sopperire alla visibilità di un film laddove uno stato censuri...

Ma per l'espresso il film è bandito dalle sale...

La stampa italiana disinforma anche te. Dille di smettere


*la legge francese sul visto di censura per le immagini animate prevede che il visto può essere rifiutato per "motivi inerenti la protezione dell'infanzia o della gioventù o il rispetto della dignità umana" . Si tratta di una motivazione di carattere speciale e non riguarda dunque le classiche ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza, ecc motivi per i quali non si puà rifiutare il visto di censura.

6 gennaio 2014

Poche registe a Hollywood. La soluzione non sono le quote rosa: su un probelma serio e su come se ne parla, meno seriamente, in un articolo di Repubblica

La notizia, in soldoni, è che a Hollywood, nel 2012 il 18% di tutte le regie, produzioni esecutive, produzioni, scritture, direzioni della fotografia e montaggi dei primi 250 film americani in termini di biglietti venduti solo il 18% sono donne. La percentuale non ha subito variazioni rispetto gli anni precedenti e ha guadagnato dal 1998 solamente un punto di percentuale.

Le donne che hanno firmato la regia sono solamente il 9% sono cresciute del 4% dal 2011 ma lo stesso numero di registe del 1998.

Questi dati sono forniti dal Center for the Study of Women in Television & Cinema di San Diego CA che pubblica ogni hanno una ricerca sulla percentuale di donne che lavorano nell'industria cinematografica dietro lo  schermo.

La notizia in Italia è stata data malamente, e non solo riguardo ai numeri percentuali ma anche per l'italiano smaccatamente sessista e maschilista.

Chiara Ugolini, in un articolo pubblicato il 4 gennaio u.s. su Repubblica scrive - sbagliando - che
solo il 5% dei 250 film di maggiore incasso sono diretti da donne e ciò che allarma maggiormente è che il trend invece di essere in salita è in discesa. Nel 2012 era il 9%  stando agli studi del Centro di San Diego dedicato a "Donne nel cinema e nella televisione".
L'articolo di Variety da cui ha preso questi dati dice tutt'altro e cioè che
Per 15 anni, la percentuale di donne rappresentate nella top 250 maggiori incassi domestici ha oscillato tra il 5% e il 9%, secondo il Centro per lo Studio delle donne in televisione e film al San Diego State U. (Nel 2012, è stato 9 %.)*
 Ha oscillato tra il 5% e il 9% negli ultimi 15 anni. Non vuol dire che il dato
è in discesa. Nel 2012 era il 9%.
Perchè il dato del 2012 (l'ultimo fornito dal centro di San Diego)  è in salita visto che nel 2011 era del 5%...

Statistica creativa, o scarsa conoscenza dell'inglese, mai sottovalutare la scarsa professionalità della nostra classe giornalistica, ma comunque informazione sbagliata, mendace.

Per denunciare il maschilismo hoywoodiano non c'è biosgno di invertarsi una drastica discesa dal 9% al 5% (quando in realtà la tendenza è opposto e comunque la forbice negli ultimi 15 anni non si è mai sostata da quelle due cifre) le cifre, pure se in salita, parlano da sè.

E non si tratta certo di quote rosa. Non si può imporre per legge un cambiamento che non può che essere sociale come ben spiega Martha Lauzen presidente del centro, se Ugolini avesse letto tutto l'articolo di Variety:
Martha Lauzen cita una varietà di fattori per spiegare perché lo squilibrio continua, ma una delle chiavi è lo stress perception.
Il fatto cioè che la società mal vede le donne in ruoli di responsabilità come dirigere un film che costa centinaia di milioni di dollari
La gente non dice io non sono a mio agio col fatto che le donne hanno tutto il potere' o la gestione di un budget di 100 milioni di dollari o più . Diranno, Beh , il cinema è un business , e noi cerchiamo di evitare il rischio. E siccome ci sono meno donne nell'industria cinematografica, sono percepite più come un rischio. Ma il fatto è che Hollywood prende decisioni rischiose ogni giorno.
L'articolo si sofferma anche su un nuovo fondo di solidarietà il GameChanger Films che sostiene film a  basso budgget (off e off off hollywood) diretti da donne.
Continua Variety:

Studi recenti, quali l'esame 2012 della disparità di genere nel cinema indipendente condotto dal Sundance Institute e dal Women in Film di Los Angeles rivelano l'importanza di fare mentoring per ottenere che le donne lavorino attivamente .

La  presidente del fondo  Mynette Louie spiega come

"Probabilmente una generazione o due prima , le donne erano solo preoccupate di mantenere i loro posti di lavoro, comportandosi come una del gruppo piuttosto che fare da mentori alle donne più giovani in arrivo"
Insomma da un lato il pregiudizio sociale dall'altro la pressione sociale di questo pregiudizio sul comportamento delle donne hanno come effetto questa bassa percentuale di donne che lavorano nell'industria di Hollywood e in quella off. Questo dovrebbe mettere a tacere quei maschi che giustificano questi numeri bassi dicendo che evidentemente le donne vogliono fare altro...


Ugolini parla di tutto questo?

No. Limitata non so se solo nella lingua inglese o anche nella visione generale dell'argomento la nostra sprovveduta giornalista si limita a scrivere che 



A quattro anni dall'Oscar a Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) non sembra esserci, all'orizzonte, un'altra figura femminile "forte" a contrastare il prepotere maschile a Hollywood.
Usando una metafora che più maschilista non potrebbe essere. Noi ci accontenteremmo anche di donne deboli  basta che facciano le registe.

L'equivoco di fondo è che Ugolini confonde il successo dei film di hollywood con la presenza in generale delle donne alla regia in questa industria...
Nei primi cento film del botteghino americano dell'anno appena concluso soltanto due film sono diretti da donne e rappresentano un'eccezione. Sono Frozen di Jennifer Lee (lo ha diretto insieme al collega Chris Buck) e Carrie di Kimberly Peirce. Per gli altri otto titoli, compreso Bling Ring della figlia d'arte Sofia Coppola, gli incassi sono lontani da quello che per Hollywood vuol dire successo.
Ugolini non è la sola a non avere le idee chiare su quale sia la notizia che vuole dare se il titolo e il sommario dell'articolo recitano, sciaguratamente



Il sommario non dice che a Hollywood solo il 9% delle regie di film sono firmate da donne, ma che ci sono solo due film di successo ad essere firmati da donne...



Invece Variety, come il  Center for the Study of Women in Television & Cinema di San Diego non si lamentano dello scarso successo dei film diretti da donne ma proprio della mancanza di donne a dirigere film!!!

Il titolo, scritto in un italiano pessimo e maschilista dà la prova della preparazione grammaticale e culturale dei titolisti e delle titoliste di Repubblica:

Hollywood non rispetta le quote rosa: l'industria del cinema è "maschio" 

E' maschio Non è maschile come vorrebbe la lingua italiana, ma maschio, che fa tanto fico, d'altronde chi lo vuole un cinema femmina? Che il sostantivo cinema sia femminile sembra non importare al titolista o alla titolista che hanno pensato tale orrore. Pensare che fino alla prima guerra mondiale il sostantivo film essendo sinonimo di pellicola, era usato come sostantivo femminile in italiano e si diceva la film e non il film come si usa oggi...

Il titolo non è il solo a contenere orrori della lingua italiana.
Scrive Ugolini:

Ma nessuno di questi titoli è diretto da una regista donna.

Ora non formalizzatoci su quel ma avversativo con il quale apre la frase, che è errore... (si avversa a qualcosa di precedente, ma se si apre la frase con un ma cosa si avversa?).
Trovo ridicolo quel una regista donna il cui articolo indeterminativo determina già il sesso della parola regista, che in italiano è ambigenere, senza necessità di specificare donna.

Dire regista donna invece di una donna regista tradisce una mentalità che considera la professione della regia precipuamente maschile tanto da percepire come maschile anche un termine epiceno, al punto da sentirsi in obbligo di specificare il sesso (una regista donna), mentre si parla di donne e non di regia...

Oppure
L'immagine di James Cameron (regista del film più di successo della storia Avatar) che minaccia, scherzando, di strozzare la ex moglie Kathryn Bigelow dopo il responso della notte degli Oscar rischia di rimanere un caso isolato.
Per gli Oscar 2014 si fanno già tanti nomi come potenziali candidati alla statuetta come miglior regista: Alfonso Cuaron, Steven McQueen, David O. Russell, Paul Greengrass, Martin Scorsese, Woody Allen, Spike Jonze. Ma nemmeno una donna.
Quello che vuole dire Ugolini è che il caso isolato è la vitoria dell'Oscar come migliore regia da parte di Kathryn Bigelownon certo l'immagine di James Cameron che vuole strozzarla...


Quel che conta per Repubblica è il sensazionalismo, il gossip, il riportare, con metafore vecchie, stantie e maschiliste, che le donne non fanno film di successo e che il problema sono le quote rosa non rispettate a differenza degli articoli e delle ricerche che si citano che invece ci informano in maniera più completa, oggettiva e professionale.







* For 15 years, the percentage of women represented in the top 250 domestic grossers has fluctuated between 5% and 9%, according to the Center for the Study of Women in Television and Film at San Diego State U. (In 2012, it was 9%.)*

tutte le traduzioni dall'inglese sono mie



1 novembre 2013

Quest'anno potrete leggere le mie recensioni sul Festival Internazionale del Film di Roma su Gaiaitalia.com

E mentre il Festival, giunto alla sua ottava edizione, è ormai alle

porte, annuncio con grande gioia e soddisfazione che quest'anno

seguirò il festival per conto del sito di informazione gaiaitalia.com

che ha già dato la notizia di questa nuova collaborazione.


Come potete leggere sul sito
Cronache dalle pellicole, e non dalle mutande dei protagonisti, cinema e non gossip, cultura e non bla bla bla.
Non perdete le cronache dal Festival Internazionale del Cinema di Roma dall’8 al 17 novembre. Due aggiornamenti quotidiani in rigoroso “stile Paesani”.
Qui su Pesaniniland troverete i link di ogni mio pezzo che (ri)mandano al nuovo sito.

Un sito che non parla solo di cinema ma che offre una informazione completa con un punto di vista in più che vi consiglio di leggere, consultare, spulciare sfogliare e lurkare (MIka docet) come avete fatto (ma lo avete fatto?) qui su questo piccolo (nonostante la stazza del suo autore) blog.
Ringrazio Ennio che mi ha dato questa opportunità!
 


10 gennaio 2013

Della visione del film e della sua interpretazione. Su La migliore offerta di Tornatore

ATTENZIONE SPOILER

Un truffatore che si impossessa di inestimabili quadri riuscendo a pagarli una frazione del loro valore per ammirarli in una segreta e personale pinacoteca.

Altri truffatori che organizzano una messa in scena colossale per sottrargli la collezione.

La passione per l'arte contro la passione per il denaro.

Ecco in due parole la trama dell'ultima fatica cinematografica di Tornatore, La migliore offerta, che ho visto all'Alahambra con Antonio.

Mentre scorrono i titoli di coda commento a caldo la banalità del finale  che riconduce tutto alla volgare bramosia economica.

Mentre il collezionista di quadri sfrutta il sistema economico delle valutazioni d'arte per entrare in possesso di quadri che altrimenti non potrebbe permettersi con lo scopo di soddisfare la propria brama del possesso per motivi estetici, i truffatori gli sottraggono i quadri per il loro mero valore economico.

Una bella metafora della nostra contemporaneità dove i valori del collezionista, per quanto discutibili e pericolosi, sono stati sostituiti dal denaro che non è più un mezzo per acquisire qualcosa d'altro ma diventa lo scopo finale.

Dalla ricchezza estetica alla ricchezza tout court.

Antonio sembra molto infastidito da questa mia considerazione.

Dice che mi sbaglio e che il collezionista e coloro che gli sottraggono la collezione sono della stessa pasta perchè sono tutti truffatori.

Ne nasce una accesa discussione che prosegue anche in strada dove una donna che ci sente discutere animatamente si ferma a parlare del film con noi.

Lei fa un parallelo col film di Ken Loach e ravvede in entrambe le pellicole la stessa arte di ingegnarsi di chi è stato marginalizzato dal capitalismo finanziario rispondendo ai truffatori con la stessa arma della truffa...

Due uomini  e una donna hanno visto lo stesso film.

Tre letture diverse, non necessariamente rivali.

La lettura morale, dura e pura, di Antonio.

Quella sociale del sottoscritto.

Quella di lotta di classe della signora che ci ha fermati per strada.

Un bel momento di confronto su un film, che va al di là del classico giudizio di pancia, m'è piaciuto non m'è piaciuto.

Un confronto fatto per strada perché la società di oggi non offre più degli spazi, un cineforum, un circolo culturale, una collana di libri, una rivista,  una trasmissione tv, una casa in cui ritrovarsi tra amici, come succedeva nei decenni precedenti.

Oggi tutto è merce e se i consumatori vogliono continuare a usare i film per interpretare il reale, o per esprimere una propria posizione morale, etica o politica, che lo facciano per strada.









26 novembre 2012

Casablanca compie 70 anni



Melange perfetto di toni, generi, archetipi e stereotipi dell'immaginario collettivo, presenta una memorabile galleria di personaggi grandi e piccoli.
La più sottile opera di propaganda antinazista realizzata durante la guerra e la più decisiva eccezione alla teoria del cinema d'autore.
Vinse 3 Oscar (film, regia, sceneggiatura). Tratto da Everybody Comes to Rick's, commedia di Murray Burnett e Joan Allison mai messa in scena, sceneggiato dai Julius J. (1909-2000) & Philip G. (1909-52) Epstein e Howard Koch.

In Italia uscì solo alla fine della guerra (come tutti i film made in USA dal 1939 in poi), censurato nei dialoghi più caldi per l'Italia: eliminati i riferimenti ai fascisti italiani e tolto il personaggio del capitano Tonelli che all'aeroporto fa il saluto romano.
Il regio decreto-legge del 4 settembre 1938, n. 1389, chiamato "legge Alfieri" dal nome del Ministro della Cultura Popolare, introdusse tra le altre misure il monopolio dell'Enic (l'Ente Nazionale per le Industrie Cinematografiche, fondato nel 1935) per "l'acquisto, l'importazione e la distribuzione dei filmi cinematografici", imponendo così l'autarchia distributiva.
Le quattro principali major di Hollywood (20th Century Fox, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount e Warner Bros.) si ritirarono dal mercato italiano a partire dall'1 gennaio 1939. Il numero dei film americani importati in Italia si ridusse da 162 nel 1938 a 64 nel 1939 fino a scendere a soli 36 nel 1940 (per poi sparire quasi del tutto l'anno successivo), con un impatto economico evidente se si pensa che nel 1938 i film americani rappresentavano il 73,5% degli incassi complessivi del mercato italiano.





Titolo originale Casablanca
Lingua originale inglese, francese, tedesco, italiano
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1942
Durata 102 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere drammatico, romantico
Regia Michael Curtiz
Soggetto Murray Burnett, Joan Alison (opera teatrale)
Sceneggiatura Julius J. Epstein, Philip G. Epstein, Howard Koch
Produttore Hal B. Wallis per Warner Bros
Distribuzione (Italia) Warner Bros (1946)
Fotografia Arthur Edeson
Montaggio Owen Marks
Effetti speciali Lawrence W. Butler
Musiche M.K. Jerome, Jack Scholl, Max Steiner (musiche originali), Herman Hupfeld ("As Time Goes By")
Scenografia Carl Jules Weyl
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Frase in italiano Frase in inglese Pronunciata da:
«Alla tua salute, bambina» Here's looking at you, kid. Rick
«Louis, penso che questo sia l'inizio di una bella amicizia» Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship. Rick
«Suonala, Sam. Suona... Mentre il tempo passa» Play it, Sam. Play "As time goes by" Ilsa
«Fermate i soliti sospetti» Round up the usual suspects Cap. Renault
«Avremo sempre Parigi.» We'll always have Paris Rick
«Con tanti ritrovi nel mondo, doveva venire proprio nel mio» Of all the gin joints in all the towns in all the world, she walks into mine Rick     

27 ottobre 2012

Io e te o l'inconsistente vaghezza del vuoto.

Sarà che sono born to shop e mi costerno sempre quando un artista che mi piace non fa film, libri, dischi per tanto tempo. Se poi il prodotto dopo tanti anni di attesa (o di assenza) non è più che eccezionale un capolavoro che in qualche modo renda conto del periodo di assenza, penso sempre che tanto valeva continuare ad attendere.

Io e Te (Italia, 2012) esce 9 anni dopo The Dreamers ed è un filmetto che non vale tanta attesa.

Bertolucci sembra avere perso il suo occhio, non per gli ambienti perchè riesce a rendere interessante un appartamento\cantina, nel quale si svolge il 90% del film, senza dare il senso di claustrofobia, ma quello per le persone, per le anime, per il carattere dei personaggi, complice una pessima sceneggiatura firmata da Bertolucci, Umberto Contarello, Francesca Marciano e Niccolò Ammaniti (dal romanzo omonimo del quale il film è tratto).

E' un film nel quale non succede niente dove i due personaggi protagonisti sono sviluppati secondo dei pessimi luoghi comuni, l'adolescente 14enne, butterato, introverso, che ascolta musica rock, e si sottrae alla madre, giovanissima, nascondendosi in cantina invece di andare in settimana bianca, e la sorellastra (stesso padre madre diversa) tossica venuta a disintossicarsi nello scantinato che crede vuoto, e che, a fine film, ricopra della droga. Nulla sappiamo né sapremo dei due ggiovani. Di lui nulla, di lei che era anni prima (quando aveva 14 anni anche lei???) una famosa fotografa di  New York prima di drogarsi cosa che ha fatto per così tanto tempo da essersi dimenticata come si stava prima.

Ma nel film non succede nulla, lei vomita, lui mangia panini coi carciofini o la nutella, legge ad alta voce Ann Rice, mentre lei si fa passare la rota.


Si sente dietro la supponenza paternalistica di Ammanniti che è il più grande bluff d'Italia con i suoi romanzetti mal scritti imbibiti di un moralismo borghese paraleghista e pieni di luoghi comuni: la nonna malata che solo il nipote va a trovare..., la madre ricchissima che non sa come trattare le tempeste ormonali del figlio adolescente,  una cantina che è in realtà un appartamento seminiterrato con tanto di lavandino, tazza del cesso e turca, sì tutt'e due, con dei buchi di sceneggiatura che nemmeno un dilettante: se tuo figlio minorenne non va alla gita la scuola chiama la famiglia e chiede perchè, e il figlio deve andare a scuola, se non ci va, la scuola richiama di nuovo la famiglia, ma Ammanniti è talmente vecchio dentro che la scuola, se l'ha mai fatta, l'ha proprio cancellata dalla sua memoria.

Io e te ha la vacuità di un cinema che rimane televisivo nella costruzione dei personaggi, nell'immaginario collettivo che evoca per dar loro spessore visto che il film non ne dice nulla.



Un film dove non succede nulla e, soprattutto, nel quale quel che si mostra non serve né a raccontare una storia, né a mostrare un mondo, una società, degli atteggiamenti, un pessimsimo o un ottimismo. Un film dove nessuno cambia, cresce, fa esperienza, e dove tutto e tutti rimane come prima.
Così, usciti dalla sala non siamo arricchiti, o pieni di dubbi, né commossi o arrabbiati. Siamo solo derubati di due ore quasi di proiezione per aver visto un film che non c'è.

18 settembre 2012

Voglio la testa di Damon Lindelof (sceneggiatore di Prometheus di Ridley Scott) su un piatto d'argento.

Damon Lindelof il peggiore sceneggiatore della storia del cinema mondiale oltre avere fatto scempio di Lost (con quel finale che è una presa per i fondelli cosmica) si dimostra un analfabeta della fantascienza cinematografica e televisiva e in Prometheus (Usa, 2012) di Ridley Scott ci racconta una storia che ignora tutto il rigore della fantascienza cinematografica e televisiva.

Nessuna ricerca per batteri o agenti patogeni (eppure sono su una luna aliena), due membri dell'equipaggio dinanzi una forma di vita tentacolare si comportano come stessero guardando un gattino innocuo (e vengono maciullati di lì a poco... fosse capitato a Lindeloff invece che a loro...).

Nessuna rigorosa ricerca scientifica (anche per fini truffaldini) con la misteriosa e nera (si sa il male è di quel colore...) sostanza organica solo l'inutile contaminazione di un membro dell'equipaggio (e lo si lascia morire senza raccogliere sui sintomi, etc...).

Domande sull'esistenza del creatore che in confronto quelle di Marzullo sono domande filosofiche.

Lindelof ha distrutto un film da 130 milioni di dollari (che ne ha già incassati 300) con l'incoscienza e la nerditudine di quelli della sua classe (1973 adolescente verso la fine degli anni 80).

Una generazione che ha già ucciso Hollywood.

Per tornare a vedere film hollywoodiani mainstream interessanti dovremo aspettare che questi mentecatti crepino.

Io confido nella sorte.

28 luglio 2012

Joanna Cassidy, sempre in splendida forma

...e mentre cazzeggio facendo quel che mi piace di più (beh, dopo il sesso...) cioè guardare serie tv, mentre mi sparo il terzo episodio (di fila) di Body of Proof, scopro che la madre della protagonista è interpretata da Janna Cassidy, che per me rimarrà per smepre Zhora, la splendida replicante con serpente di Blade Runner.

30 anni dopo (il film di Ridley Scott è del 1982) Joanna è ancora splendida, con quell'aura da donna superiore alle umane cose che non è sfiorita nemmeno un pochino. Una piacevole sorpresa.
Un piacevole ricordo, di quando andai vedere il film, per la prima volta, con Fabrizio, il mio amico perso.
La sequenza della morte di Zhora nel film di Scott rimane indelebile nella mia memoria di cinéphile.
Ve la ripropongo.



Dopo il caos della città, la musica, il battito del cuore, e il rumore dei vetri infranti costituiscono il migliore silenzio per una morte, un omicidio, ingiusto e crudele, una soggettiva sonora che mette per un attimo noi spettatori al posto suo, al posto di Zhora, al posto della preda, della diversa da ritirare.

18 giugno 2012

Buon compleanno Isabella!



Avevo 14 anni, e al cinema andavo solo a vedere i film di fantascienza.
Ma avevo due biglietti omaggio , allora si usava, emessi dalla polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, per il cinema Quirinale, e lì facevano un film vero, dei fratelli Taviani.
Fu il primo film non di fantascienza o non "spettacolare" (non mi perdevo mai un James Bond) che vidi al cinema.

Di film ne avevo visti già parecchi in tv.
Era una tradizione di famiglia vederli insieme e poi discuterne, a voce alta, appena finito cercando di sovrastare le musiche dei titoli di coda (che all'epoca andavano fino alla fine non essendoci l'urgenza delle pubblicità).

Ma al cinema preferivo spendere i soldi della mia paghetta privilegiando la fantascienza...

Del Prato mi incuriosiva il fatto che ci fosse Isabella Rossellini, la figlia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini che consocevo bene entrambi avendo visto anche uno dei film che avevano fatto insieme (Stromboli terra di Dio)

Inutile dire che il compagno di classe con cui ero andato a vedere il film non avesse la minima idea di chi fossero tutti e tre!

All'epoca non si usava molto controllare l'orario del cinema, entravi quando volevi e uscivi quando volevi.

Così noi entrammo a film già iniziato da 30 minuti circa. Ce lo vedemmo fino alla fine e rimanemmo alla proiezione successiva per vedere la parte che avevamo perso.

Veramente andammo oltre il punto da cui avevamo iniziato a vedere il film.

Rimanemmo fino a una scena in cui c'era un nudo maschile integrale.
Uno dei personaggi piuttosto che farsi perquisire dalla polizia preferì spogliarsi completamente nudo.
Mi colpì la scena perchè non era un nudo erotico, anche se su di me me quell'effetto l'aveva fatto lo stesso.

Mi vergognavo un po' di rimanere sino a quella scena che avevamo già visto. Temevo di dover dare spiegazioni al mio compagno di classe (mesi dopo sarebbe diventato molto di più ma all'epoca non potevo nemmeno immaginarlo) così capirete il mio sollievo quando scoprii in lui la stessa intenzione di rivedere quella scena.

Fu una cosa che facemmo senza dircela, tutti e due imbarazzati dal giudizio che temevamo nell'altro.

Fu il nostro primo piccolo segreto...

Dopo Il prato iniziai ad andare al cinema, sempre, tutte le settimane, appena potevo.

Qualche mese dopo io e Andrea eravamo una coppia non solo in classe ma anche nella vita.

Certo, nella nostra vita segreta, clandestina, non alla luce del sole, ma era il 1980 non il 2012... Ma questo non ci impediva di stare sempre insieme...

Ed ecco che non ho parlato per niente di Isabella...

In ogni caso buon compleanno cara!!!!




17 aprile 2012

Stasera Fassbinder, giovedì Fassbinder e Sabato Fassbinder


Avevo 17 anni quando sentii parlare di lui per la prima volta. Il suo film Querelle, tratto dal romanzo omonimo di Genet, a Cannes aveva suscitato scandalo per una scena esplicita di sesso fra due uomini, scena che era stata accorciata (assieme a un altro paio (tanto che il film che venne distribuito cambiò nome in Querelle de Brest per distinguerlo da quello voluto dal regista. Intanto Fassbinder non poté commentare questa scelta censoria perchè era nel frattempo morto, di overdose a nemmeno 40 anni.

Quando vidi il film rimasi folgorato dalla storia complessa, dall'antinaturalismo dei set, dalla meravilgiosa fotografia a colori, tanto che assieme a Deserto Rosso di Antonioni Querelle è uno dei pochi film davvero a colori dove cioè il colore è usato espressivamente nello sviluppo della trama (un complice in un contrabbando di Querelle prima di venire sgozzato dal marinaio ha una striscia di luce rossa che gli illumina la giugulare...).
 
Ostico e con molti passaggi impliciti rispetto il romanzo di Genet (che comprai, rendendomi conto che girava la versione censurata degli anni 50 con delle parti del testo troppo esplicite tagliate, stessa sorte al libro e al film, ancora oggi nel 2012 in Italia gira quella ignobile versione censurata) con una Jeanne Moreau (che già conoscevo bene) sexy e niente affatto odiosa (come è molto spesso la presenza femminile in un racconto di sesso fra uomini) rimasi affascinato anche dalla colonna sonora che comperai subito (ma non era la prima che comperavo, giù nel 1979 a 14 anni avevo comprato quella di Star Trek The Motion Pictures). Da allora Fassbinder è stato una continua scoperta, nei film e anche nelle commedie che lessi non avendo ma avuto occasione di vederle a teatro. Fino adesso che nel trentennale della morte posso vedere tre commedie e una riduzione da un suo film (perchè? Non era meglio un'altra commedia?) uno dei pochi autori che racconta l'omosessualità senza morbosità, senza farne un discorso di militanza gay, di separatismo competitivo e alternativo all'eterosessualità, ma come una delle possibilità della sessualità e dell'affettività umane au paire. Un rigore morale che gli autori di oggi si scordano e che anche molta militanza ha perso nel corso dei decenni.

Parlerò di questi spettacoli sui due siti dove scrivo recensioni teatrali.

Qui ne parlerò in maniera più personale... 




13 marzo 2012

Moebius e Alien

Forse perchè avrà lavorato al film solo per qualche giorno (almeno stando al libro La storia di Alien di Paul Scanlon e Michael Gross, Mursia, MIlano 1979) ma quando si parla di Alien (Usa/GB 1979) di Ridley Scott ci si ricorda dell'ottimo lavoro di GIGER e non di quello di Moebius (Jean Giraud), il più grande fumettista francese, recentemente scomparso, che disegnò le tute spaziali che poi vennero rielaborate da Michael Seymur e John Mollo.


Ecco alcuni dei disegni originali di Moebius e la realizzazione effettiva per il film.




Moebius aveva realizzato disegni anche per l'ottavo passeggero, il pilota d'astronave che l'equipaggio della Nostromo trova sul pianeta dal quale riportano l'Alien. Non saranno però utilizzati i suoi disegni ma quelli organici di Giger. La cosa brutta di quando invecchi e che quelli più grandi di te cominciano a morire, cazzo! E quando intorno a te sono morti tutti te ne vai tu! Merda!

26 gennaio 2012

Theo Angelopoulos 1935-2012

Eravamo sul set quando è successa la cosa più stupida e disgraziata del mondo racconta Amedeo Pagani all'ANSA ancora sotto choc la morte di Theo Angelopoulos, 76 anni, investito ieri ad Atene da un poliziotto in servizio che guidava la sua motocicletta a gran velocità Mi è morto tra le braccia continua Pagani. Angelopoulos muore nel pieno delle sei settimane di riprese de L'altro mare film che affronta il tema della crisi economica e sociale della Grecia di oggi e che vede Toni Servillo come protagonista.

La Grecia è sotto choc non solo per la morte di uno dei più importanti registi della scena internazionale, Palma d'Oro a Cannes e Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, che Pavlos Geroulanos ministro della Cultura, ha definito un ambasciatore monumentale della cultura del paese, la cui morte dona un vero significato alla parola 'insostituibile' ma anche per le polemiche sull'incidente dovuto all'alta velocità con cui il poliziotto guidava. L'ambulanza sarebbe arrivata 35-40 minuti dopo l'accaduto e secondo quanto denunciato da un rappresentante sindacale dei mezzi di soccorso alla locale Radio Flash, il ritardo è da mettere in relazione con la scarsità e la bassa qualità dei mezzi con i quali, causa la crisi economica, si é costretti a lavorare. Un primo veicolo partito dal centro città si sarebbe infatti rotto per strada.

L'altro mare sceneggiato da Angelopoulos con la scrittrice cretese Rhea Galanaki e il romanziere Petros Markaris rischia ora di rimanere incompiuto. Vediamo - dice Pagani - le riprese non sono completate, ma non mi sento di dire che resterà incompleto e non si vedrà mai. E' presto per dirlo, il dolore della perdita è troppo forte per parlare del futuro di questo film.

Kurosawa diceva che la morte più bella per un regista è quella mentre sta girando un film. E' quello che è successo ad Angelopoulos e ne sarà contento Alexander Payne





Articoli usati per questo post:

Alessandra Magliaro Ansamed


Il Messaggero


Ansa


Corriere.it

12 gennaio 2012

La tecnologia unisce e separa...



nikelodeon

Edison

Lumière
Mentre i Lumière infatti avevano un proiettore che permetteva di far vedere lo stesso film a molte persone allo stesso tempo, Edison disponeva solo di un dispositvio individuale, il nikelodeon.
Per decenni se volevi vedere un film dovevi andare in sala, assieme agli altri (effetto secondario della sala il fatto che era per molti ritrovo a sfondo sessuale, agli inizi i cartelli in cui si invitavano i militari a non disturbare le signorine si sprecavano, in tempi più recenti il cinema era un refugium peccatorum per molti adolescenti che non avevano un posto dove avere un minimo di intimità).
Nonostante la cinepresa sia stata inventata da Edison (cioè da uno dei suoi dipendenti ai quali rubava il brevetto...) il cinema è passato alla storia come invenzione dei fratelli Lumière per via del proiettore.





Poi la televisione è entrata nelle nostre case e ci ha distolti dalla visione collettiva in sala.
Agli inizi un solo televisore serviva tutta la famiglia e gerarchicamente padre madre e figli sceglievano il programma da vedere. Poi, con l'abbassarsi dei costi, le donne prima, in cucina, e, più recentemente, i figli in camera, ognuno ha avuto il suo televisore così non si litigava più per quale programma vedere, ognuno vedeva il proprio.

Lo stesso racconto per immagini che una volta riuniva la gente adesso le divide persino in casa.
Con la digitalizzazione questo fenomeno di atomizzazione sociale e familiare si è andato sempre di più sviluppandosi: il monitor del pc prima e poi tutti i dispositivi mobili poi ci hanno condannati a una sorta di autismo mediatico.
I dispositivi mobili sono diventati una nuova interfaccia comunicativa che permettendoci di comunicare sempre ci separa definitivamente.

Oggi nell'intimità delle nostre case , magari coi capelli arruffati e senza esserci ancora lavati (come il sottoscritto mentre scrive queste righe) possiamo interagire con gli altri. Non solo comunicare (comunicazione unidirezionale io voi come nel caso anche del mio blog) ma interagire nei due sensi con le chat e faccialibro.
Se la tecnologia una volta ci univa fisicamente in uno stesso posto oggi collega tante monadi sparse per il pianeta.


Uno dei buoni propositi del 2012: spegni il pc ed esci per strada!
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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