La notizia, in soldoni, è che a Hollywood, nel 2012 il 18% di tutte le regie, produzioni esecutive, produzioni, scritture, direzioni della fotografia e montaggi dei primi 250 film americani in termini di biglietti venduti solo il 18% sono donne. La percentuale non ha subito variazioni rispetto gli anni precedenti e ha guadagnato dal 1998 solamente un punto di percentuale.
Le donne che hanno firmato la regia sono solamente il 9% sono cresciute del 4% dal 2011 ma lo stesso numero di registe del 1998.
Questi dati sono forniti dal
Center for the Study of Women in Television & Cinema di San Diego CA che pubblica ogni hanno una
ricerca sulla percentuale di donne che lavorano nell'industria cinematografica
dietro lo schermo.
La notizia in Italia è stata data malamente, e non solo riguardo ai numeri percentuali ma anche per l'italiano smaccatamente sessista e maschilista.
Chiara Ugolini, in un articolo pubblicato il 4 gennaio u.s. su Repubblica scrive - sbagliando - che
solo il 5% dei 250 film di maggiore incasso sono diretti da donne e ciò
che allarma maggiormente è che il trend invece di essere in salita è in
discesa. Nel 2012 era il 9% stando agli studi del Centro di San Diego
dedicato a "Donne nel cinema e nella televisione".
L
'articolo di Variety da cui ha preso questi dati dice tutt'altro e cioè che
Per 15 anni, la percentuale di donne rappresentate nella top 250 maggiori incassi domestici ha oscillato tra il 5% e il 9%, secondo il Centro per lo Studio delle donne in televisione e film al San Diego State U. (Nel 2012, è stato 9 %.)*
H
a oscillato tra il 5% e il 9% negli ultimi 15 anni. Non vuol dire che il dato
è in
discesa. Nel 2012 era il 9%.
Perchè il dato del 2012 (l'ultimo fornito dal centro di San Diego) è in salita visto che nel 2011 era del 5%...
Statistica creativa, o scarsa conoscenza dell'inglese, mai sottovalutare la scarsa professionalità della nostra classe giornalistica, ma comunque informazione sbagliata, mendace.
Per denunciare il maschilismo hoywoodiano non c'è biosgno di invertarsi una drastica discesa dal 9% al 5% (quando in realtà la tendenza è opposto e comunque la forbice negli ultimi 15 anni non si è mai sostata da quelle due cifre) le cifre, pure se in salita, parlano da sè.
E non si tratta certo di
quote rosa. Non si può imporre per legge un cambiamento che non può che essere sociale come ben spiega Martha Lauzen presidente del centro, se Ugolini avesse letto
tutto l'articolo di
Variety:
Martha Lauzen cita una varietà di fattori per spiegare perché lo squilibrio continua, ma una delle chiavi è lo stress perception.
Il fatto cioè che la società mal vede le donne in ruoli di responsabilità come dirigere un film che costa centinaia di milioni di dollari
La
gente non dice io non sono a mio agio col fatto che le donne hanno tutto il
potere' o la gestione di un budget di 100 milioni di dollari o più . Diranno, Beh , il cinema è un business , e noi cerchiamo di evitare il
rischio. E siccome ci sono meno donne nell'industria cinematografica, sono percepite più come un rischio. Ma il fatto è che Hollywood prende decisioni rischiose ogni giorno.
L'articolo si sofferma anche su un nuovo fondo di solidarietà il
GameChanger Films che sostiene film a basso budgget (off e off off hollywood) diretti da donne.
Continua Variety:
Studi
recenti, quali l'esame 2012 della disparità di genere nel cinema
indipendente condotto dal Sundance Institute e dal Women in Film di Los
Angeles rivelano l'importanza di fare mentoring per ottenere che le donne lavorino attivamente .
La presidente del fondo Mynette Louie spiega come
"Probabilmente
una generazione o due prima , le donne erano solo preoccupate di
mantenere i loro posti di lavoro, comportandosi come una del gruppo piuttosto che fare da mentori alle donne più giovani in arrivo"
Insomma da un lato il pregiudizio sociale dall'altro la pressione sociale di questo pregiudizio sul comportamento delle donne hanno come effetto questa bassa percentuale di donne che lavorano nell'industria di Hollywood e in quella off. Questo dovrebbe mettere a tacere quei maschi che giustificano questi numeri bassi dicendo che evidentemente le donne vogliono fare altro...
Ugolini parla di tutto questo?
No. Limitata non so se solo nella lingua inglese o anche nella visione generale dell'argomento la nostra sprovveduta giornalista si limita a scrivere che
A quattro anni dall'Oscar a Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) non sembra esserci, all'orizzonte, un'altra figura femminile "forte" a contrastare il prepotere maschile a Hollywood.
Usando una metafora che più maschilista non potrebbe essere. Noi ci accontenteremmo anche di donne
deboli basta che facciano le registe.
L'equivoco di fondo è che Ugolini confonde il
successo dei film di hollywood con la presenza in generale delle donne alla regia in questa industria...
Nei primi cento film del botteghino americano dell'anno appena concluso
soltanto due film sono diretti da donne e rappresentano un'eccezione.
Sono Frozen di Jennifer Lee (lo ha diretto insieme al collega Chris Buck) e Carrie di Kimberly Peirce. Per gli altri otto titoli, compreso Bling Ring della figlia d'arte Sofia Coppola, gli incassi sono lontani da quello che per Hollywood vuol dire successo.
Ugolini non è la sola a non avere le idee chiare su quale sia la notizia che vuole dare se il titolo e il sommario dell'articolo
recitano, sciaguratamente
Il sommario
non dice che a Hollywood solo il 9% delle regie di film sono firmate da
donne, ma che ci sono solo due film di successo ad essere firmati da
donne...
Invece Variety, come il Center for the Study of Women in Television & Cinema di San Diego non si lamentano dello scarso successo dei film diretti da donne ma proprio della mancanza di donne a dirigere film!!!
Il titolo, scritto in un italiano pessimo e maschilista dà la prova della preparazione grammaticale e culturale dei titolisti e delle titoliste di Repubblica:
Hollywood non rispetta le quote rosa: l'industria del cinema è "maschio"
E' maschio Non
è maschile come vorrebbe la lingua italiana, ma
maschio, che fa tanto fico, d'altronde chi lo vuole un cinema
femmina?
Che il sostantivo cinema sia femminile sembra non importare al titolista o alla titolista che hanno pensato tale orrore. Pensare che fino
alla prima guerra mondiale il sostantivo film essendo sinonimo di
pellicola, era usato come sostantivo femminile in italiano e si diceva
la film e non il film come si usa oggi...
Il titolo non è il solo a contenere orrori della lingua italiana.
Scrive Ugolini:
Ma nessuno di questi titoli è diretto da una regista donna.
Ora non
formalizzatoci su quel ma avversativo con il quale apre la frase, che è
errore... (si
avversa a qualcosa di precedente, ma se si apre la frase con un ma cosa si avversa?).
Trovo ridicolo quel
una regista donna il cui articolo indeterminativo determina già il sesso della parola regista, che in italiano è ambigenere, senza necessità di specificare
donna. Dire
regista donna invece di
una donna regista tradisce una mentalità che considera la professione della regia precipuamente maschile tanto da percepire come maschile anche un termine epiceno, al punto da sentirsi in obbligo di specificare il sesso
(una regista donna), mentre si parla di donne e non di regia...
Oppure
L'immagine di James Cameron (regista del film più di successo della storia Avatar)
che minaccia, scherzando, di strozzare la ex moglie Kathryn Bigelow
dopo il responso della notte degli Oscar rischia di rimanere un caso
isolato.
Per gli Oscar 2014 si fanno già tanti nomi come potenziali
candidati alla statuetta come miglior regista: Alfonso Cuaron, Steven
McQueen, David O. Russell, Paul Greengrass, Martin Scorsese, Woody
Allen, Spike Jonze. Ma nemmeno una donna.
Quello che vuole dire Ugolini è che il
caso isolato è la vitoria dell'Oscar come migliore regia da parte di Kathryn Bigelownon certo
l'immagine di James Cameron che vuole strozzarla...
Quel che conta per Repubblica è il sensazionalismo, il gossip, il riportare, con metafore vecchie, stantie e maschiliste, che le donne non fanno film di successo e che il problema sono le quote rosa non rispettate a differenza degli articoli e delle ricerche che si citano che invece ci informano in maniera più completa, oggettiva e professionale.
* For 15 years, the percentage of women represented in the top 250
domestic grossers
has fluctuated between 5% and 9%, according to the
Center for the Study of Women in Television and Film at San Diego State
U. (In 2012, it was 9%.)*
tutte le traduzioni dall'inglese sono mie