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10 dicembre 2016

Le migliori di MinaCelentano: la musica, il disco, il packaging e il commercio.

L'ho comperato appena uscito, l'11 novembre, un mese fa.
29,99 euri da Feltrinelli (adesso è sceso a 23,99), perché dovevo averlo subito, anche se su Amazon costava 22,99 ma come aspettare? Non ho minimamente pensato che su Spotify fosse già disponibile all'ascolto (dopotutto avere significa prima di tutto ascoltare).
Mi sono sorpreso della mia sprovvedutezza. Non è tanto dei 5 euri che mi sono rammaricato ma dalla mia mancanza di oculatezza.

Anche se certamente non sono più i tempi che l'uscita di un disco di Mina mi induceva a fare sega a scuola perché non potevo certo aspettare il pomeriggio per ascoltare il doppio (all'epoca i dischi di Mina erano doppi) dovevo ascoltarlo SUBITO, nell'atmosfera irreale e solitaria (nonna ormai non c'era più...) della casa alla mattina, col leggero senso di colpa di essere a casa mentre mamma e mia sorella no che tradiva però anche una leggera punta di autocompiacimento...

Il disco era Italiana e l'anno il 1982... Storia, ormai.

Le migliori l'ho comprato al rientro a casa di una giornata normale di lavoro, all'ora di pranzo, ed è stato un ascolto affaticato da limiti di software.
Ormai la mia musica è tutta online, non ascolto più nemmeno i giga di musica che ho sul pc, figuriamoci le migliaia di cd che ormai espongo nei benni solo per bellezza avrebbe detto mamma.

Non so nemmeno quale programma usare per ascoltare il cd dal pc, l'impianto stereo è dismesso da anni, anche se dovrei ripristinarlo per digitalizzare tutti gli Lp, e sono tanti, che sulla rete proprio non ci sono, perché sula rete trovi moltissimo ma non proprio tutto: Dana Valeri in Italiano, Ipertensione dei Daniel Santacruz, It's a horse of a different colour di Marisa Sacchetto (non mi correggete su quel colour, l'errore è nel titolo del disco), tanto per citare i primi tre che mi vengono in mente, proprio non ci sono.
Per cui sono lì ad ascoltare ogni brano individualmente perché il software che legge il cd sclera e non riesce a rispettare la sequenza originale dei brani (porc, vaff, putt!?!?!).
E' allora che mi accorgo che Le migliori è su Spotify dove FINAL - fucking - MENTE posso ascoltare l'album nella sua sequenza originale (quei 10 euri al mese che do a Spotify sono i soldi meglio spesi del mio portafoglio).

L'edizione  Deluxe è però molto deludente.
Il suo piatto forte, quel secondo cd che nella mia immaginazione fantasiosa post adolescenziale dovrebbe contenere chissà quali meraviglie, magari gli altri 8 (ma mi accontenterei anche di sei) brani che dovrebbero pareggiare il conto di quella ventina che tutta la stampa preconizzò annunciando la prossima uscita del disco (altro che una ventina di brani più qualche cover, il disco contiene solamente 12 brani, due in più rispetto i 10 di MinaCelentano del 98).

Invece il cd numero due è una truffa, una fuffa, una presa per i fondelli, contiene una fintissima, manipolatissima e marginalissima selezione audio di Mina e Celentano che ridono e si divertono mentre incidono il disco (che poi non hanno inciso insieme ma ognuno comodamente e separatamente nello studio di registrazione proprio...).
Non basta sfottere i fan più facoltosi (le fan più facoltose), li devi (le devi) pure disinformare illudendoli (le) di qualcosa che non è successo (l'unico quotidiano che ha avuto il fegato di dirlo, senza rendersi   conto del portato di quanto andava dicendo, è stato manifesto).
Almeno per Piccolino l'edizione deluxe conteneva altri 4 brani, tra i quali, in my opinion,  il più bello del disco...

Quello che mi ha dato più fastidio di questo cd vuoto peggio di un uovo di pasqua privo di sorpresa è lo spreco e l'inutilità del secondo cd.
Quei 10 minuti scarsi di risate e di ti ricordi? NO non mi ricordo ma sì, daaaai potevano essere contenuti benissimo nell'edizione normale del disco, magari come gost track...
Ma vuoi mettere il commercio?
L'edizione deluxe presenta i due cd in buste accompagnati da un miniposter, 4 cartoline e un libriccino nel quale trovi lo stesso materiale che trovi nell'edizione regular ma in un formato più grande.
Quindi ho speso 10 euro di più  (l'edizione regular costa 19.99) per del cartone e poca pochissima praticamente nulla sostanza...

Il disco sorprende per la qualità di alcuni arrangiamenti (su tutti Se mi ami davvero di Mondo Marcio, al secolo Gian Marco Marcello) per l'intelligenza\furbizia di fare il verso ad alcuni dei brani più gettonati del primo Mina Celentano senza proporre né un plagio né una copia ma, comunque, riferendovisi (mi, ti, ci), però stavolta le due voci giocano poco ad armonizzare spartendosi parti delle canzoni in maniera un poco prevedibile (prima lui poi lei poi di nuovo lui...).

Quel che agghiaccia sono però i testi, che, tranne il brano di Celentano, che cerca di riferirsi alla contemporaneità, basendo per un bambino che porta un fucile all'asilo (manco fossimo negli Stati Uniti) dove il molleggiato (ma il testo è di Francesco Gabbani) non può esimersi da commenti maschilisti (la nonna in minigonna in parlamento: caro Gabbani abbiamo capito che a te una nonna in minigonna non ti arrapa, ma a nessuno interessano i tuoi picchi ormonali, la nonna può vestire come cazzo le pare, fattene una ragione e taci, anzi, SPARISCI) i testi, dicevo, sono asfittici e stantii, talmente vecchi che in ben due canzoni i personaggi delle canzoni sono vicino al telefono che non squilla (alla faccia di Mariella Nava che, son già dieci anni, per Mietta scrisse Così distanti nella quale Mietta canta Vinti da questa storia/qualunque cosa desse, /stordita annuso l'aria/ attendo un tuo sms, capolavoro di verso e ce ne vuole a fare rima con esse emme esse).

I testi delle canzoni de Le Migliori sono imbarazzanti per la loro vacuità, per l'inanità con cui ripetono situazioni ormai inesistenti talmente asfittiche e monotematiche, amare fa soffrire, da risultare in qualche modo parodici  e sì che Mina ne fece scandali coi suoi testi.

Non mi fraintendano i lettori del Mina Fan Club (quelli che se fai anche la più timida delle critiche sei inesorabilmente maleducato e contro). Non sto chiedendo a Mina di fare dei testi impegnati. Mina è una cantante borghese e pop che è sempre stata disimpegnata. Pretendo da Mina però, sì, lo pretendo, di fare dei testi che siano almeno vicini alla nostra contemporaneità. Perché sono più attuali i testi delle canzoni di Nilla Pizzi e Rabbagliati rispetto a quelli de Le Migliori.

Non dovete credere  a me:
M: Il soffitto è un cielo stretto
morale sotto al letto
l’orgoglio è come una malattia

A: È l’amore, che non mi lascia stare
guardo il telefono che tace
(E' l'amore)
Quando la smetterò di amarti ancora
e dare un calcio a tutte le emozioni
truccare le ferite e le canzoni
e cancellarti come hai fatto tu
(Quando la smetterò)
quando torno da un concerto che domande fai,
già ti vedo con la lente di ingrandimento sembri
“csi” non dire mai che non ti ho avvertito, ma sono
solo quello che ti fa stare bene, mai un marito
l’uomo perfetto è solo in tv!
(Se mi ami davvero)
Insomma il nazional popolare Pippo Baudo diventa Trotzki dinanzi tanta saggezza democristiana. 

Ecco perché Le migliori è un disco da disprezzare, perché è fatto senza verità,un guscio vuoto che si sostiene solo per la forza dell'evento Mina e Celentano di nuovo insiemeeeeeee. Un puro prodotto da scaffale, senza ricetta medica, senza che abbia davvero qualcosa da dire. Senza valore. Senza alcuna necessità.

Perché ho deciso di parlarne solamente adesso?

Perché grazie al mio amico Fabio Galli che ne ha postato su Instagram la copertina, ho scoperto che lo scorso 25 novembre è uscito Before the Dawn il nuovo disco di Kate Bush, un triplo cofanetto che contiene le quasi tre ore di concerto che ha fatto due anni fa all’Hammersmith Apollo di Londra.

Intanto il disco su Spotify non c'è.
Su Amazon costa 21 euri.
Basisco.
Un triplo? 21 euri? 
Invece è proprio così.

Un cofanetto in cartone un po' spartano che contiene i tre dischi più un libretto, di quelli classic,i però di 24 pagine, un po' parco di testi e di informazioni.
Ma va bene così, perché tutto quello che c'è da dire è nei tre dischi, che sono un capolavoro di musica, di spettacolo, di arrangiamenti, di testi.
E ti rammarichi di non esserti precipitato a sentire il concerto a Londra perché se già l'ascolto del disco ti segna la vita puoi solo immaginarti come dev'essere stato vedere il concerto.
E sì. Vedere.
Perché con Kate Bush non si tratta mai solo di ascoltare, a guardare le foto che testimoniano l'evento pubblicate nel libretto del triplo cd.

E allora capisci che c'è ancora un altro modo di fare e ascoltare musica. Che dico modo, un altro mondo. Dove se vuoi ascoltare la musica compri il disco, non ti basta aprire Spotify.
E dove comperare il disco ti costa un prezzo più che onesto e abbordabile, dove non paghi il lusso della confezione ma la qualità della musica.

Ecco, Kate mi ha fatto ricordare di come si ascoltava musica trent'anni fa.
Quando non c'era la rete e la musica l'ascoltavi su cd, magari d'importazione (come il suo altrimenti introvabile Never Forever) e dove quel che contava non era la forma del packaging, ma il contenuto.

E capisci anche che, sulla soglia degli 80 anni, Mina e Celentano sono due commercianti che hanno smesso di essere musicisti tanto tempo fa.

Se mai lo sono state.

24 dicembre 2013

Have Yourself a Marry Little Christmas. Mina va, Mario viene.

Credo che la migliore critica all'ultimo, stucchevole, inutile, senile, musicalmente mummificato album di Mina con una produzione pessima, pavida, vecchia, noiosa, asfittica, inascoltabile, uguale ad altre diecimila sue produzioni fatte tutte con lo stampino, mi sa che devo aspettare la morte a Danilo Rea per sentire Mina cantare con il piano di qualcun altro, ma che cazzo e bastaaaaaaaa, sia, dicevo, di confrontare la sua cover con la stessa fatta da un altro artista italiano, Mario Biondi.






 Tutto il vuoto musicale di Mina scompare paragonato con la solarità calda e viva della versione di Mario Biondi. La colpa è di Mina che continua a farsi produrre da Massimiliano Pani, figlio di mamma, ma è in primis di Pani stesso, incapace di produrre dischi di qualità e a tutti i musicisti e le musiciste che hanno suonato nel disco che sono morti e morte,  musicalmente e non solo.

 Dopo questo disco davvero inesistente forse Mina farebbe bene a ritirarsi dignitosamente dalle scene.

 Ah, già! Buon Natale!

26 ottobre 2013

L'imminente album natalizio di Mina: un altro lavoro inutile e senile.

Lo so, direte, come fai a parlare di un album se ancora non lo hai ascoltato?

Conosco gli sciagurati collaboratori, sempre gli stessi, con i quali Mina ha deciso di isolarsi dal mondo e pontificare da un impalpabile e non più prestigioso eremo svizzero.

E so perciò che anche questo Mina Christmas song book (l'italiano è una opinione...) sarà senile come il precedente 12 songs un album vuoto di ogni contenuto musicale dove l'unica idea uniformante e appiattente è che per fare qualcosa di chic o di classico o, peggio, di colto basta rallentare le canzoni, in realtà uccidendone lo spirito.

Basta sentire lo scempio fatto di classici già da lei interpretati quando faceva ancora la cantante come Fly Me To the Moon, un vero stupro musicale, delitto già commesso in passato con altri album sciagurati come Napoli secondo estratto (soporifero micidiale) o quel disastro musicale che è L'allieva.

Mina Christmas Songbook non sarà da meno Mina è incapace da un pezzo di proporre un brano davvero ritmato. Anche quando sceglie l'orchestra prende un'orchestra moscia, priva di swing (vi ricordate la lentezza esasperante dei fiati di Comeglio di Je so pazzo in Canarino Mannaro?)

Il problema è che i collaboratori che circondando Mina si sono messi in testa che Mina sia una cantante colta, quando Mina è sempre stata ed è una cantante pop.

Non c'è nulla di male ad essere pop. Anzi credo che Mina abbia dimostrato, negli anni settanta e ottanta, a quali livelli possa giungere la musica leggera.

Ma Mina non ha lo spessore interpretativo per fare la cantante Jazz, o per cantare Brecht e Puccini e quando lo fa, lo fa da provinciale, da dilettante, da cantante improvvisata.

Non dovete per forza credere a me, sentite la sua interpretazione di Surabaya Johnny, da Milleluci, completamente priva di spirito, di nerbo (complice l'arrangiamento sbagliatissimo di Gianni Ferrio).



Confrontatela con l'esecuzione di Milva e capirete di cosa parlo.



Non che Mina manchi di pathos, le manca piuttosto la misura intellettuale, lo spirito colto, quella formazione musicale che le consentirebbe di interpretare questi pezzi come vanno interpretati.

Lo dimostrano gli album come Sulla tua bocca lo dirò o Dalla terra che sono inutili e imbarazzanti e che non servono a nulla.

Non portano gli ascoltatori pop verso un genere di musica altro e non portano gli ascoltatori di musica altra verso il pop.

Sono degli ibridi che lasciano il tempo che trovano, dei mostri bicefali destinati a morire già durante il primo ascolto.


Sono degli album privi di Storia, Mina arriva e canta Puccini come fosse uno degli autori sconosciuti che le propone un brano per l'album di inediti, oppure canta gli standard senza misurarsi con chi ha interpretato quei brani prima di lei...
Li incide come fossero interpretazioni prese da concerti dal vivo, una sera va meglio e una sera va peggio... E infatti spaccia gli album per canzoni registrate dal vivo.

Mina che ha ormai superato i settant'anni dovrebbe cominciare a guardare alla sua storia e invece di proporre inutili lagne strascicate sia vocalmente che musicalmente potrebbe regalarci perle del suo immenso repertorio di scarti (che sono scarti per lei ma rimangono perle rispetto il piattume musicale contemporaneo) Itaca, spacciato come inedito del prossimo album (ma per cortesia!?!?!) lo dimostra ampiamente.


Purtroppo da quando Mina si è messa nelle mani dei manager e non più in quelle dei musicisti sforna miseri progetti commerciali a prezzi salatissimi: 12 songbook a 24.50 euro - ma siamo impazziti? - in edizioni de luxe irraggiungibili (12 diverse edizioni del cd... più una tredicesima ufficiale) per tacere della assurda doppia versione di Piccolino, quella evidentemente per sfigati con 10 pezzi  a 21 euro e quella per ricchi con 14 pezzi - e tra i 4 in più c'è l'unica vera canzone ascoltabile dell'album che è quella perla di Rattarira di Genovese, padre e figlio - a 25 euro.

Anche Mina Christmas Songbook avrà una precisa strategia di marketing, immorale e da commerciante.

Sarà pubblicato come Cd standard (con il booklet con le informazioni relative ai brani e le tavole di Cavazzano), nella versione Cd + libro (con in aggiunta le storie disegnate dallo storico illustratore Disney e i testi completi delle canzoni) e in Box Deluxe, contenente un vinile, un fascicolo con le ricerche storiche e le tavole illustrate da Giorgio Cavazzano in formato da collezione.

E le canzoni, come saranno?

Lente, inascoltabili, noiose, inutili.

Mi auguro di essere smentito ma conosco la mia polla.

E lei conosce noi visto che ci rifila i suoi compitini senili vendendoli a caro prezzo (come l'inutile cofanetto di dvd dove devi per forza ricomprare dvd già editi e riediti con qualche aggiunta per titillare le tasche dei fan, ma che schifo, che sfruttamento immane in tempi di crisi ma che strategia da negoziante...).

Ho smesso di comprare Mina e mi degnerò di ricomprarla quando ci venderà canzoni  e non libri, pappine e putipù.

Che vada in malora.

Lei e quei mercanti nel tempio della musica che l'hanno trasformata in una gallina dalle uova d'oro.
Sempre dal culo escono però e puzzano spesso di merda.

31 marzo 2013

Ciao Franco! O della moria dei cantautori

E' mattina presto. Sono le sette e trenta circa. Mia sorella è appena arrivata a lavoro. Ospedale vattelappesca.
Prima di timbrare il cartellino ed entrare nei laboratori che cominciano a lavorare prestissimo mia sorella va al bar per fare colazione, tra profumo di caffè e odore di cornetti un profluvio di ciao Silvia la accoglie nella sala gremita di colleghi e medici.
Uno degli avventori del bar non lavora lì. E' forse un paziente. Sta facendo colazione con peroncino e tramezzino e a sentire ripetere il nome di mia sorella , incuriosito dal coro di saluti, si gira e la chiama per nome. Silvia? Chi è Silvia. ? La voglio salutare anche io.
Poi quando vede che è bona, perchè mia sorella a differenza mia, è bona, già le si avvicina e la saluta e mira ai suoi generosi seni, con lo sguardo, ci mancherebbe.

Lui è Franco Califano.

L'incontro è avvenuto davvero un paio di anni fa o giù di lì.

Una delle cose che mi ha sempre sorpreso di Franco è lo scarto tra la sua attitudine greve, fosse anche solo nel ruvido della voce, e l'eleganza dei testi che ha scritto nell'arco della sua carriera per le più grandi cantanti italiane.

Con Mina ha fatto un album intero di parole su musiche di Carlo Pes.

L'album è Amanti di valore, l'anno è il 1973.

Un album di perle, a cominciare dalla title track.


I sogni di un semplice mi ha sempre fatto piangere, proprio come la protagonista della canzone, solo che piangevo in camera mia non nel campo in cui ridevamo. Come potete apprezzare non si tratta solo di canzoni d'amore romantico ma di stati d'animo tangibili, dove il dolore lo tocchi col cuore e con le mani. Oppure di canzoni ironiche come la solita storia d'amore . Mi reputo fortunato ad avere avuto la possibilità di ascoltare questo tipo di musica quando avevo 16 anni. Mi hanno permesso di immaginarmi in stati d'animo che all'epoca ancora non avevo conosciuto. Un lusso inimmaginabile per un ragazzino di 16 anni. E poi c'è chi le chiama ancora canzonette.
Ma la canzone dell'album cui ero più legato allora è Il poeta che non pensa mai tramite la quale parlavo ad Andrea il mio primo grande amore che dopo 3 anni di amore (e sesso) pensò bene di darmi una ridimensionata dicendomi che la nostra storia per lui era stata solo un'amplificazione della masturbazione... e che mi lascerà cambiando sezione (eravamo nella stessa classe...) che vi propongo nella splendida versione live da Milleluci. Naturalmente Califano non è solo Mina. Anzi vi stupirà forse scoprire quante canzoni sono sue.

30 marzo 2013

Ciao Enzo!

Così se n'è andato anche Enzo Jannacci uno di quegli autori sprecati per un paese come l'Italia nel quale, pure, ebbe molto successo con un brano solo apparentemente disimpegnato come vengo anch'io (no, tu no).

Il lato B del 45 giri di quel grande successo è uan canzone che timido bambino ascoltavo con curiosità per un testo per me allora un po' criptico ma che capivo importante.

La canzone è Giovanni telegrafista.



Solo oggi scopro che il testo è la versione italiana di una poesia brasiliana di Cassiano Ricardo


"João o telegrafista"
João telegrafista.
Nunca mais que isso,
estaçãozinha pobre
havia mais árvores pássaros
que pessoas.
Só tinha coração urgente.
Embora sem nenhuma
promoção.
A bater a bater sua única
tecla.

Elíptico, como todo
telegrafista.
Cortando flores preposições
para encurtar palavras,
para ser breve na necessidade.
Conheceu Dalva uma Dalva
não alva sequer matutina
mas jambo, morena.
Que um dia fugiu — único
dia em que foi matutina —
para ir morar cidade grande
cheia luzes jóias.
História viva, urgente.

Ah, inutilidade alfabeto Morse
nas mãos João telegrafista
procurar procurar Dalva
todo mundo servido telégrafo.
Ah, quando envelhece,
como é dolorosa urgência!
João telegrafista
nunca mais que isso, urgente.


Por suas mãos passou mundo,
mundo que o fez urgente,
elíptico, apressado, cifrado.
Passou preço do café.
Passou amor Eduardo
VIII, hoje duque Windsor.
Passou calma ingleses sob
chuva de fogo. Passou
sensação primeira bomba
voadora.
Passaram gafanhotos chineses,
flores catástrofes.
Mas, entre todas as coisas,
passou notícia casamento Dalva
com outro.

João telegrafista
o de coração urgente
não disse palavra, apenas
três andorinhas pretas
(sem a mais mínima intenção simbólica)
pousaram sobre
seu soluço telegráfico.

Um soluço sem endereço — Dalva —
e urgente.

Non è l'unica frequentazione brasiliana di Jannacci.

Jannacci ha inciso nel 77 una magnifica versione di 'A costruçao' di Chico Barque De Hollanda



Non la prima nè l'unica, ne ricordo, en passant altre due, distanti nel tempo.
una di Anna Identici del 1970



e una di Ornella Vanoni del 1975



dal testo diverso ,più pulito e meno straziante, di quello che Enzo (assieme a Sergio Bardotti) restituisce nella sua versione.

...come saprete Mina ha inciso nel 77 un album di canzoni di Enzo, Mina quasi Jannacci dove quel quasi non potrebbe essere più adatto per il cambio di prospettiva di classe e politica che con le sue interpretazioni raffinate Mina dà soprattutto di alcune canzoni come Vincenzina e la fabbrica (leggetevi le belle parole di critica che  Gianfranco Manfredi le dedica nel suo Mina Milva Vsnoni e altre storie della Latoside).

Scelgo allora un inedito Ecco tutto qui (allora) scritto ad hoc per il disco


che Enzo   inciderà solamente due ani dopo nel 79.



 Confrontate le due versioni e poi ditemi se Manfredi non ha ragione...

.

2 gennaio 2013

Gaber & Mina

Nella loro carriera si sono incontrati. Anzi quell'incontro ha suggerito a Gaber la prima idea del suo teatro canzone.



Una delle apparizioni dopo il teatro canzone fu questa a teatro 10, con Mina e Alberto Lupo, dove Mina e Gaber prima di cantare insieme l'uno i successi dell'altra si esibirono in un piccolo monologo.


Gaber e Mina non erano nuovi agli sketch.

Come strachicca grazie alla rete che ormai costituisce l'unico sostegno alla nostra memoria storica vi propongo l'emissione integrale in 3 parti d una storica trasmissione, condotta da Mike Bongiorno, con Mina e Gaber.

Si tratta di Avanti il prossimo del 31 dicembre 1969, dove Mina canta anche un inedito mai inserito nella sua discografia (Avanti avanti).

Un'altra tv. Un'altra Italia.



1 gennaio 2013

Il 1° gennaio 2003 ci lasciava Giorgio Gaberscik.

Non ricordo come mi capitò di ascoltarlo.

Ma da che ho memoria Gaber ha sempre fatto parte della mia vita, sin dai tempi della scuola. Era una cosa che avevo scoperto moi même, come la rivista Linus, la lettura in generale, e il Jazz.

L'avrò visto sicuramente in tv. Dove Gaber aveva partecipato non solo come cantante, quando ancora non aveva inaugurato il teatro canzone, ma anche come performer.




Splendido racconto di denuncia del lavoro in fabbrica, chapliniano e da compagno, vero.

Di Gaber apprezzai tantissimo una lunghissima canzone uscita come singolo nel 1980. Io, se fossi dio. Su di me che ho sempre trovato insopportabili i chansonnier tutti parole e niente musica questa canzone musicalmente monotòna quel pezzo aveva un fascino ipnotico e da quel testo mi sentivo espresso come nessun altro.



Io se fossi Dio...
e io potrei anche esserlo,
sennò non vedo chi!

Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente,
non sarei mica un dilettante,
Sarei sempre presente!
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese
com'è noioso,
non commette mai peccati grossi,
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l'errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo
io se fossi Dio,
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...

Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.

Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero
e molto distaccato
come dovreste essere Voi!

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare,
avrei fatto un uomo migliore.
Si vabbè lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!

Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio,
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio.

Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c'ha tanto amore di riserva
che neanche se lo sogna,
che viene da dire:
"Ma dopo come fa a essere così carogna?"

Io se fossi Dio,
non sarei ridotto come Voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante.

Purtroppo l'occasione
di morire simpaticamente
non capita sempre,
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio,
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli Inglesi
come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l'Asia
e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza
come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri,
gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...

Finora abbiamo scherzato!
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.

E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese
è solo un po' coglione,
che quel uomo è proprio un delinquente,
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia!

Io come Dio inventato,
come Dio fittizio,
prendo coraggio
e sparo il mio giudizio e dico:
"Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!".
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

Ma io non sono ancora
del regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...

Io se fossi Dio,
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente,
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le "balle",
perché la politica è schifosa
e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forza, è ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo,
e tutti quelli che fanno questo gioco,
c'hanno certe facce
che a vederle fanno schifo,
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del P.C.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.

Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione!:
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.

Compagno radicale,
la parola compagno non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata,
compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non centra un cazzo!
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov'è che i cani devono pisciare!

Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi,
compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro,
compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti,
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...

Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe
per il Giudizio universale.

Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti,
i giovani drogati e per le bombe?
Perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia,
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili,
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali,
quegli altri non li capisco,
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere,
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!

Ecco la differenza che c'è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento,
ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.

E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l'unico statista.

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!

Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio,
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.

Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono!

E allora
va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io...


Voglio riproporvi altre due canzoni di Gaber in questo ricordo.


1981

della quale non vi sorprenda il testo


Ma la Storia lasciò l’uomo
al numero 1981
e l’uomo come congelato
non intravedeva il suo destino.
Non era il capolinea
qualcosa doveva accadere
lo suggeriva una fede spontanea
che non era ancora il tempo di morire.

Il vecchio saggio
e il bimbo appena nato
guardavano la notte
dove il caso è in agguato.

E la notte
lasciava intravedere la notte
col trucco metafisico e scioccante
che l’è proprio
le cose che riuscivano a stupire
il bimbo e il vecchio.
Come ad esempio su di un cielo eterno
un grattacielo illuminato di pistacchio.

Il vecchio saggio
e il bimbo tra le braccia della mamma
di fronte a quella strana meraviglia
rinnovarono il dilemma
se quelle cose colorate e straordinarie
sarebbero col tempo diventate
se a Dio fosse piaciuto
necessarie.

Ma di una cosa siamo certi
che i loro occhi vedevano
non so se con fiducia o senza scampo
quell’enorme assurdità che è il tempo.

Signore Iddio, non so se faccia bene o faccia male
assistere ogni tanto al tuo definitivo e ricorrente funerale.

Questa volta c’era poca gente,
troppo poca gente
di cardinali e papi non se ne son visti
del resto i tuoi ministri
sono troppo effettuali
a noi piaceva immaginarli un po’ più metafisici e mentali
a noi che siamo i più ultimi fedeli
ma a scanso di fraintesi non faccio il polemista per mestiere
cerco solo di capire
di capire come fa la gente a vivere contenta
senza la forza vitale di una spinta
di capire come fa la gente che vive
senza correr dietro a niente.

È vero sono un po’ anarcoide e pieno di livore
ma in questo mondo troppo sazio di analisi brillanti e di torpore
ci sarà pure un po’ di spazio per chi si vuole sputtanare
perché piuttosto che giocare con le più acute e raffinate astuzie del cervello
è meglio ricoprirsi di merda fino al collo
e tirar fuori la rabbia spudorata di chi è stupido ma crede
e urla il suo bisogno disperato di una fede.

Perché Dio c’è ancora
Dio c’è ancora, io insisto
Dio c’è ancora, altrimenti non esisto.

È un Dio inconsueto, che non ha niente di assoluto
è un Dio che non conosce il bene e il male
figuriamoci il sociale
è un Dio severo che con magica ironia
ci diede insieme il falso e il vero
è un Dio inventato, senza altari né vangeli
ma è l’unica mia spinta in questo mondo di infedeli.

Signore Iddio, non so se faccia bene o faccia male
assistere ogni tanto al tuo definitivo e ricorrente funerale.

C’era poca gente appunto
troppo poca gente
e rimpiangevo le piccole sapienze
che ogni trapasso lascia
e poi non resta niente.
E mi veniva il mente quando si credeva come dei bambini
e insieme a tre ragazzi finiti male si livellava destini.
Ma come fate ora a vivere e a morire
senza qualcosa da inseguire
ma come fate a viver tra la gente
con l’anima neutrale e indifferente.

È vero, si perde un po’ il pudore a riparlare di morale
però mi fa un po’ schifo saltellare dal fanatismo più feroce
all’abbandono più totale
e praticare nei salotti la tecnica furbastra
di fare a gara chi è più a destra.

Confronto a questi ironici infedeli senza il minimo spessore
è molto meglio la mancanza più assoluta di pudore
confronto allo snobismo dei guardoni distaccati e intelligenti
è molto meglio persino la retorica dei vecchi sentimenti
è molto meglio l’urlo disperato di un coglione
che muore e che ha bisogno di una nuova religione.

Perché Dio c’è ancora,
Dio c’è ancora, io insisto
Dio c’è ancora, altrimenti io non esisto.

È un Dio incostante
che non ha mai fermato niente
è un Dio che si rincorre senza scampo
è l’immagine del tempo.
È un Dio un po’ strano che ci insegna la follia
di ribaltare sempre il piano
è un Dio ancestrale che è l’essenza del pensiero
la forza naturale che mi spinge verso il vero.

Signore Iddio, non so s’è irriverente o s’è normale
dover ricominciare dal tuo definitivo e ricorrente funerale.


e L'odore



Sdraiati sull'erba
soltanto un attimo prima
di fare l'amore.

Un grillo che canta
c'è una aria bellissima intorno...
che odore!

Pian piano riprendo a sfiorare la sua sottana...
sarà la zona!

Cerchiamo un posto migliore
e allora ritrovo di nuovo
la mia tenerezza.

È una cara ragazza
comincio a sentirmi eccitato...
più che un odore è una puzza.

Io tento un abbraccio per chiuderle il setto nasale...
è micidiale!

Non ce la faccio
m'è venuta anche un po' di nausea
mi gira la testa.
In città non mi sento mai male
l'aria è più giusta
un bar d'alluminio
mi siedo e mi sento un signore...

C'è ancora l'odore, l'odore mi insegue, oramai è dappertutto
non posso, non posso, oramai ce l'ho addosso!

Vado a casa, mi siedo sul letto, mi sdraio, mi distendo
ma c'è ancora!
Io mi annuso e lo sento più forte, un odore tremendo
mi tolgo i vestiti, oramai sono nudo....
vuoi vedere che sono io, vuoi vedere che sono io, vuoi vedere che sono io!

Calma, un momento, ragioniamo.

Mi faccio un bel bagno
mi lavo da tutte le parti
con molta attenzione.
Mi metto anche il talco
son candido come un bambino...
maledizione!

Adesso però non mi devo suggestionare...
da vomitare!

Non ce la faccio
è un odore che non si distrugge
con una lavata.
Ci vorrebbe un programma in risciacquo
la schiuma frenata.
Mi spalmo le creme, i profumi
dai piedi alla testa...

Il puzzo sovrasta, ce l'ho nella pelle, che schifo mi faccio, che corpo ignorante così puzzolente!

Come faccio con tutta la gente che mi ama e mi stima
come faccio?
Non c'è niente da fare la puzza è più forte di prima
che schifo!

Io che c'avevo tanti amici, sono uno che lavora, mi son fatto una carriera, non è giusto che la perda
mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me!
Io che conosco tanta gente, son venuto su dal niente, c'ho una bella posizione, non è giusto che la perda
mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me...

Mi son fatto tutto di merda!



Sentite quell'assolo di chitarra sugli applausi finali.

Gaber mi è sempre piaciuto anche musicalmente.

Non ho mai trovato un suo pezzo musicalmente banale (cosa che non posso dire di altri chansonnier italiani...).

Trovo il suo teatro canzone una delle espressioni più felici della cultura italiana. 



4 dicembre 2012

Mina, 72 anni, come gli One Direction (96 anni, in cinque). A propostio dell'uscita di 12 (american song book)

Mina è sicuramente un animale strano nel mercato discografico.

Niente foto ufficiali, niente video, niente concerti, niente comparizioni in programmi televisivi e radiofonici per promuovere l'album.

Sempre più aleatorie (Fino a una settimana fa, nemmeno Mina sapeva con precisione se il suo nuovo disco avrebbe visto la luce entro Natale, e non a caso anche nelle anticipazioni contenute nella nuova fanzine, non potendone noi rinviare la stampa alle calende greche, abbiamo prudenzialmente preferito rimanere sul vago*) le previsioni di uscita dei suoi album (Ci eravamo persino decisi a non accettare più iscrizioni biennali, tale era il clima di incertezza e di scarsa fiducia nel futuro che si respirava fino a poche settimane fa nel quartier generale di Lugano (e, quindi, di rimando, anche nella nostra piccola redazione aostana **) almeno a leggere il mina fan club sempre più basse le vendite di dischi: Piccolino, criticato per la lentezza nelle vendite e per il basso posto raggranellato in classifica (6°) è stato disco d'oro (30 mila copie vendute). 

Se pensiamo che Del mio meglio (1970), ha superato il milione di copie e, subito dopo Frutta e verdura (1973) e Attila (1979), e che, nell'ormai lontano 98, Mina Celentano supera il milione e 600 mila copie, si capisce quando il mercato di oggi sia la pallida ombra di quello che fu.

Così la Sony non sa che pesci pigliare e cerca di piegare Mina alle odierne strategie di mercato.

L'anno scorso Piccolino esce in due versioni quella ufficiale con 10 canzoni quella de luxe con 14 brani.

Nella discografia ufficiale sul sito della cantante Piccolino compare solamente in una edizione con 14 brani, la specifica de Luxe non c'è così come manca la versione ufficiale con soli 10 brani. Un bene per i collezionisti (?) che possono sfoggiare l'esistenza di un album fantasma ma che dimostrano come la forma album non esiste più nemmeno per le cantanti di una volta.


Per fare un confronto con un puro progetto di marketing di un gruppo contemporaneo prendiamo l'ultimo disco degli One Direction.

Il paragone ha un suo perchè se avrete la pazienza di leggere il post fino in fondo.


Il nuovo album degli One Direction Take Me Home uscito il 12 novembre scorso è presente sul mercato italiano in 13 versioni diverse, nel booklet, nelel copertine e nella tracklist.

Standard version

13 canzoni + booklet di 12 pagine.

Yearbook Italian version

esclusiva per GAME STOP legata al concorso BRING ME TO 1D


17 brani + booklet di 24 pagine con 4 pagine esclusive dedicate a foto delle fans italiane, testi delle canzoni e i profili di ogni membro della band
              

Yearbook version

esclusiva per AMAZON  
17 canzoni
+ booklet di 24 pagine con i testi delle canzoni e i profili di ogni membro della band


ne esiste una versione per iTunes a 12.99€ con 15 brani invece dei 17 del disco fisico
             

Versione con 5 cartoline

esclusiva per Mediaworld   
13 canzoni
+ booklet di 12 pagine con i testi delle canzoni e 5 cartoline esclusive
                     

Versione con poster

esclusiva per Feltrinelli  
13 canzoni
+ poster esclusivo  (e il booklet?)
                        

Versione con slip case

esclusiva per FNAC      
13 canzoni
+ booklet di 12 pagine con i testi delle canzoni e slip case esclusivo
                         

US VERSION (con 5 tracce inedite)

esclusiva per Saturn   
13 tracce
+ 5 tracce esclusive (non specificate)
 

• “Take Me Home” con copertina dedicata ad ogni singolo elemento della band

In tutti i negozi di musica sarà possibile acquistare “Take Me Home” in 5 versioni, ognuna delle quali con la copertina dedicata ad un componente dei One Direction.



Ah-ha!

Capito perchè ho scelto questa Band?

5 componenti (membri mi apre troppo allusivo) 5 copertine

Nel caso di Mina il suo ultimo disco 12 (american song book) contenente 12 canzoni esce con 12 copertine diverse.



Una pura idea di marketing che aveva tratto in inganno noi normali estimatori, che tutti, anche quelli più informati del mina fan club, avevano pensato che le 12 copertine sarebbero state incluse tutte in una lussuosa prima versione speciale dell'album (Dodici classici della grande tradizione musicale americana. Nel dodicesimo mese del 2012. E dodici splendide copertine. Racchiuse in un’unica, sontuosa confezione nella prima tiratura del CD ***).

Invece no!

L'album sarà nei negozi con le 12 copertine differenti...

Certo Mina ha sempre lavorato molto con l'aspetto fisico dei suoi album
da quando fece uscire il primo doppio, in realtà due lp diversi, ognuno con una sua copertina e un titolo autonomi (Altro e Alla Bussola dal vivo) nel 1972,  ognuno contenente un booklet, il primo di disegni (magnifici) il secondo con le foto del concerto, album infilati in una doppia copertina bianca, senza scritta alcuna eccetto Mina e 1 + 1 stampati in rilievo, alla busta di similstoffa in cui contenne Mina quasi Janancci e Mina con Bignè (ultime copertine fisicamente tangibili nelle quali infilava due album ognuno con un titolo e una copertina propri).

Poi si limitò a mettere un poster della copertina dell'album veramente doppio (due dischi con lo stesso titolo e stessa copertina) fino al 1995 quando la tradizione del doppio album finì con il glorioso Pappa di Latte (causa le vendite calanti e il costo insostenibile di un disco doppio, oggi costerebbe sui 44 euro, per contro 20 anni fa Sorelle Lumière costava 44 mila lire...).


Però trovo questa idea delle 12 copertine smaccatamente commerciale  e poco di MIna (o del suo staff) e molto della Sony.

Adesso se nemmeno Mina con tutti i soldi che ha può decidere in autonomia come quando fare uscire i suoi album...

Questo sarà il primo album di Mina che non comprerò da tanto tempo (smisi tra il 1988 e il 1990 ma lì me ne penti e corsi ai ripari). Stavolta invece mi limiterò a scaricare l'album dalla rete.  

Gli arrangiamenti sembrano interessanti (ad ascoltare i 30 secondi di preview sul sito di Minona) ma sentire cantare I've Got You Under My Skin  a un terzo della velocità di come dovrebbe essere cantato mi fa venire voglia di menare qualcuno... e di schiaffi in faccia alla Tigre quest'anno ne ho dato già uno di troppo...


 



2 dicembre 2012

Rossella Scarlet a Londra

Degli Scarlet Balanga vi parlai diversi anni fa, quando li conobbi per caso, quasi. Quando Augusto mi disse che sua sorella cantava in un gruppo.
Fu amore ...a primo ascolto!

Poi il tempo passa, e io mi distraggo e li perdo di vista. Altri dischi non ne hanno fatti (so far) ma la gente,a differenza mia che giro intorno al mio passato-cadavere senza abbandonarlo mai, va avanti.

(Ri)trovo Rossella Scarlet, leading vocal del gruppo, a Londra.

No, non sono andato a Londra! In un video no?



Nel video Rossella esegue la cover di una delle mie cantautrici preferite, così l'emozione è doppia. Ritrovarla a cantare, con la sua splendida voce, una splendida canzone, rivisitata con gusto personale, di Joni Mitchell, mi ha davvero emozionato. e poi nel video c'è una sorpresa, tutta per me!

Sabato notte mi ha fatto un regalo!

27 ottobre 2012

Io e te o l'inconsistente vaghezza del vuoto.

Sarà che sono born to shop e mi costerno sempre quando un artista che mi piace non fa film, libri, dischi per tanto tempo. Se poi il prodotto dopo tanti anni di attesa (o di assenza) non è più che eccezionale un capolavoro che in qualche modo renda conto del periodo di assenza, penso sempre che tanto valeva continuare ad attendere.

Io e Te (Italia, 2012) esce 9 anni dopo The Dreamers ed è un filmetto che non vale tanta attesa.

Bertolucci sembra avere perso il suo occhio, non per gli ambienti perchè riesce a rendere interessante un appartamento\cantina, nel quale si svolge il 90% del film, senza dare il senso di claustrofobia, ma quello per le persone, per le anime, per il carattere dei personaggi, complice una pessima sceneggiatura firmata da Bertolucci, Umberto Contarello, Francesca Marciano e Niccolò Ammaniti (dal romanzo omonimo del quale il film è tratto).

E' un film nel quale non succede niente dove i due personaggi protagonisti sono sviluppati secondo dei pessimi luoghi comuni, l'adolescente 14enne, butterato, introverso, che ascolta musica rock, e si sottrae alla madre, giovanissima, nascondendosi in cantina invece di andare in settimana bianca, e la sorellastra (stesso padre madre diversa) tossica venuta a disintossicarsi nello scantinato che crede vuoto, e che, a fine film, ricopra della droga. Nulla sappiamo né sapremo dei due ggiovani. Di lui nulla, di lei che era anni prima (quando aveva 14 anni anche lei???) una famosa fotografa di  New York prima di drogarsi cosa che ha fatto per così tanto tempo da essersi dimenticata come si stava prima.

Ma nel film non succede nulla, lei vomita, lui mangia panini coi carciofini o la nutella, legge ad alta voce Ann Rice, mentre lei si fa passare la rota.


Si sente dietro la supponenza paternalistica di Ammanniti che è il più grande bluff d'Italia con i suoi romanzetti mal scritti imbibiti di un moralismo borghese paraleghista e pieni di luoghi comuni: la nonna malata che solo il nipote va a trovare..., la madre ricchissima che non sa come trattare le tempeste ormonali del figlio adolescente,  una cantina che è in realtà un appartamento seminiterrato con tanto di lavandino, tazza del cesso e turca, sì tutt'e due, con dei buchi di sceneggiatura che nemmeno un dilettante: se tuo figlio minorenne non va alla gita la scuola chiama la famiglia e chiede perchè, e il figlio deve andare a scuola, se non ci va, la scuola richiama di nuovo la famiglia, ma Ammanniti è talmente vecchio dentro che la scuola, se l'ha mai fatta, l'ha proprio cancellata dalla sua memoria.

Io e te ha la vacuità di un cinema che rimane televisivo nella costruzione dei personaggi, nell'immaginario collettivo che evoca per dar loro spessore visto che il film non ne dice nulla.



Un film dove non succede nulla e, soprattutto, nel quale quel che si mostra non serve né a raccontare una storia, né a mostrare un mondo, una società, degli atteggiamenti, un pessimsimo o un ottimismo. Un film dove nessuno cambia, cresce, fa esperienza, e dove tutto e tutti rimane come prima.
Così, usciti dalla sala non siamo arricchiti, o pieni di dubbi, né commossi o arrabbiati. Siamo solo derubati di due ore quasi di proiezione per aver visto un film che non c'è.

27 settembre 2012

Capirò/I'ìll Be Home Mina canta Randy Newmann

Non avevo mai sentito la versione originale della canzone scritta nel 1971 da Randy Newmann e incisa in sudio solo nel 1977 (la versione del 71 è in un album live). Un brano potente che ha avuto tantissime cover. 
Harry Nilsson (Nilsson Sings Newman, 1970), Barbra Streisand (Stoney End), Cass Elliott (Cass Elliot), The New Seekers (Beautiful People album), Anne Murray (Danny's Song), Tim Hardin and Mina (Mina, in italian).
La versione di Nilsson è troppo lisergica con quei cori nella seconda strofa è l'andamento un po' troppo beatlesiano, cui, pure, l'arrangiamento di Mina (di Gian Piero Reverberi) deve molto.


La versione di Barbra è fredda, troppo attenta a farne un classico anche se Mina le ruba il primo verso della seconda strofa cantato a bocca chiusa (che io ho smepre creduto un'esigenza del testo della versione italiana di Franca Evangelisti).



Molto bella e personale la versione di Cass Elliott, che si discosta leggermente dalla melodia originale per cucirsela addosso.
Anche la versione di Anne Murray è molto interessante e intensa peccato per quel coro che la data e il salto di tono...
Tim Hardin ne fa quasi una ballad struggente
 Mina però, sarà per il testo diverso, non la canta, la vive, la è.
 Sentite come canta i versi nasconderai tremando sul cuscino il viso tuo dicendo sono stanco stasera meglio no e piomberai nel sonno mentre io ti veglierò capirà ce nei tuoi sogni un posto più non ho Mina è quella donna che veglia nel buio... Per questo non c'è interprete come lei al mondo!

10 settembre 2012

Il faut tourner la page - Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore n° 1 (nuova serie)

Il faut tourner la page
Changer de paysage
Le pied sur une berge
Vierge
Il faut tourner la page
Toucher l'autre rivage
Littoral inconnu
Nu
Et là, enlacer l'arbre
La colonne de marbre
Qui fuse dans le ciel
Tel
Que tu quittes la terre
Vers un point solitaire
Constellé de pluriel
Il faut tourner la page...
Redevenir tout simple
Comme ces âmes saintes
Qui disent dans leurs yeux
Mieux
Que toutes les facondes
Des redresseurs de monde
Des faussaires de Dieu
Il faut tourner la page
Jeter le vieux cahier
Le vieux cahier des charges
Oh yeah
Il faut faire silence
Traversé d'une lance
Qui fait saigner un sang
Blanc
Il faut tourner la page
Aborder le rivage
Où rien ne fait semblant
Saluer le mystère
Sourire
Et puis se taire

4 luglio 2012

Mina? Giù, negli scaffali in basso!


Ho traslocato sabato 23, sì, proprio il giorno del pride cui non sono potuto andare...
A tutt'ora vivo ancora con una trentina di scatole nella stanza dove ora tengo tutte le mie cose (la mia musica, i libri, le mie perplessità). Nel risistermare i libri e la musica ho adottato per la prima volta una classificazione leggermente diversa.
Poesia non è più un categoria a sé ma è stata smembrata e riassorbita da altre tre macrocategorie, letteratura italiana, straniera e critica letteraria.
Lo so adesso il libro di Macchia su Baudelaire è su tutt'altro scaffale rispetto i testi di Charles, ma che senso aveva prima mettere Ariosto in letteratura se c'era la categoria poesia? Forse che il Furioso non è poesia?
Insomma dopo anni di ferree e rigide catalogazioni i miei libri trovano spazio sotto categorie modificate.
Il cambiamento che tutti, eufemisticamente, mi stanno prospettando nel commentare il mio trasferimento da una casa mia a casa di amici che mi ospitano perché non sono più nemmeno in condizioni di pagarmi l'affitto di una stanza, sembra davvero dare i suoi primi frutti.
La prova più tangibile però è nella risistemazione dei mie cd di musica. Quattro benni (Ikea) per 4 macrocategorie: italiana straniera jazz e classica. Ridisegnata secondo un criterio altrettanto arbitrario ma più agibile: uomini, donne, jazz, classica.
E per la prima volta Mina che ha sempre dominato il benno italiano occupandone la metà, circa, alta, adesso è relegata ai ripiani più bassi. In bella vista le donne che conosco meno, paragonate a lei.
E ho scoperto per la prima volta che le classificazioni servono anche per ricordarti e dunque farti conoscere meglio concetti (libri, dischi) che conosci poco. Mina la conosco by heart (per il cuore) non ho bisogno di tenerla vicino anche alla vista. Meglio Ani di Franco che altrimenti, relegata come era nei ripiani più bassi, mi dimentico proprio di avere...


4 giugno 2012

Qunado la cover è meglio del'originale. Umbrella Rihanna versus Vanilla Sky!

Sì Rihanna è molto bella e il video anche, però il brano è un tormentone. I Vanilla Sky migliorano il sound e ne fanno un ironico omaggio...
 

E voi quale dei due video preferite?

meglio Rihanna o Vanilla Sky?



  
pollcode.com free polls 

18 maggio 2012

Good-bye Donna!!!

Quando girò la notizia (finta) della morte di Bette Davis, il suo agente la chiamò. Informata della diceria Bette commentò dicendo me ne guarderei bene. Donna Summer è morta davvero ed è morta nel giorno internazionale contro l'omofobia... Nessun coccodrillo su di lei... solo alcune canzoni che hanno accompagnato la mia infanzia estiva.... ormai lontana e irrimediabilmente persa...

2 aprile 2012

Frances lives in me!!!

Mentre correggo i compiti in classe di quegli sciammanati dei miei studenti (che adoro!) ascolto I Got the News degli Steely Dan.


Nel ritornello (se di può chiamare così dato l'andamento complesso della canzone) quando nel coro sei distingue inconfondibile la voce di Michael McDonald non posso non pensare a Frances e ai Doobie Brothers e a come Frances mi raccontasse di quando in LA California a bordo della sua jeep guidasse per le freeways ascoltando questa musica (i Dobbie non gli Steely). L'immagine di un ricordo che non mi appartiene ma che Frances condivise con me marchiandomi a vita con vividezza indelebile e che ora che lei non c'è più devo sostenere, testimoniare per lei, al posto suo.
Perchè non siamo davvero morti finché i nostri ricordi, le nostre emozioni, i nostri gusti, vivono ancora in qualcuno, rivivono tramite i loro ricordi e le loro emozioni.
Allora finché io sono Frances anche sarà.
Ed ecco una validissima ragione per rimanere in giro ancora per un bel mucchio di tempo!




13 marzo 2012

Quando Dalla parlava per me

Sono molte le canzoni di Dalla che sembrano parlare di me, delle mie emozioni, della mia vita... Alcune voglio condividerle con voi... Cominciamo con una che sento particolarmente, ora come allora era il 1997)...

9 marzo 2012

Ricordando il Quartetto Cetra: la tv pedagogica di una volta.

No non vi propongo questo video perchè mi piace Mina (però godetevi la ricetta della torte coi fragoloni che dà, la verve con cui spiega perchè non si usa il lievito, o per come si congeda da Tata Giacobetti che fa il provolone, addio).
Non ve lo propongo nemmeno per Lucio Dalla (che si vede, ma, purtroppo, nello spezzone non parla né canta).
Non ve lo propongo nemmeno per ricordare il Quartetto Cetra (non solo almeno) visto che proprio mercoledì 7 è morta Lucia Mannucci, ultimo componente dei Cetra ancora in vita, per cui il quartetto cetra 'n c'è più
. No anche se questi sono tutti ottimi motivi non vi propongo il video per la loro presenza. Durante il finale della trasmissione, ("Jolly" 1970) com'era loro solito fare, il Quartetto Cetra saluta gli ospiti cantando. E dopo aver presentato tutti, ricordano se stessi al pubblico a casa cantando: E dopo ci siamo pure noi i Cetra che cercano soltanto di crearvi finalmente un'ora di evasione e di serenità perchè domani come accade sempre questa vita difficile sarà perchè domani come accade sempre questa vita difficile sarà La prima volta che ho visto il video sono rimasto sbalordito. Ma come ?! Invece di augurarci ogni bene ci gufano? ho pensato con mente gretta. E ho capito quanto sia corrotto anche io dall'edonismo consumistico della tv contemporanea. Mentre la tv di Bernabei, quella della dc, moraleggiante ed educativa, si proponeva come una pausa spensierata alla vita che, si sa, è difficile, la tv di oggi si sostituisce alla vita sovrapponendosi e fagocitandola e illudendo tutti (ma sopratutto i giovani e le giovani) con le sue promesse di facile successo, basta vendere il proprio corpo (non solo le ragazze ma anche i ragazzi), in barba a chi si guadagna una posizione solida grazie all'impegno, al lavoro, alla serietà, alla preparazione. La tv di oggi è una iniezione di eroina che mi fa perdere la percezione della realtà, la tv ai tempi dei Cetra un bicchierino, una cannetta, che mi rilassano prima di tornare nella vita che come sempre difficile sarà. Viva la faccia! Aridatece la DC!!!
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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