28 settembre 2009

Io sto con Simonetta Salacone

Avevo già parlato di Lei, quando, l'anno scorso, durante la protesta contro la riforma Gelmini, avevo embeddado un suo video nel quale leggeva una lettera al ministro.
Adesso, grazie al sito Marginalia, sempre di più fonte preziosa di informazioni, scopro che Simonetta Salacone, preside della scuola Iqbal Masih, è stata vittima di un attacco politico e intimidatorio da parte della sezione giovanile del pdl.

Ho conosciuto Simonetta nel 2000 quando iniziammo a lavorare al progetto Irrsae (poi Irre) per il piano nazionale Cinema.

E' successo che quando Maria Stella Gelmini ha deciso di far osservare un minuto di silenzio in tutte le scuole per ricordare i sei militari italiani uccisi in Af­ghanistan, in alcune scuole quella circolare non è stata eseguita.

In alcuni casi sono stati i genitori degli stu­denti a protestare, telefonan­do agli uffici scolastici regio­nali oppure allo stesso mini­stero della Pubblica istruzio­ne. [Si tratta]  di «alcune de­cine di segnalazioni». Arrive­rebbero, sempre secondo il ministero, soprattutto dalle regioni del Nord, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria (fonte Corriere della sera).
Anche la scuola di Simonetta, la Iqbal Masih, non ha recepito la circolare,
assieme alla Piero Maffi dove, raccontano i geni­tori di alcuni alunni, «questi inviti non vengono mai ri­spettati perché capita che non siano condivisi da tutti i docenti» e nella Guglielmo Marconi dove, spiegano, la «circolare del ministero non è mai arrivata» (fonte Corriere della sera).
A dire il vero anche nella scuola di Simonetta la circolare è arrivata mezz'ora prima delle 12, momento in cui andava rispettato il minuto di silenzio. Ma non era per questo motivo burocratico il rifiuto di recepire l'ordinanza: come Simonetta ha spiegato ai giornali

«In questo momento (...) sarebbe stata solo retorica. Se proprio va os­servato un minuto di silenzio deve essere dedicato a tutte le vittime che muoiono sul posto di lavoro e del resto an­che quei soldati stavano fa­cendo il loro lavoro». (...)  «Non è stata una scelta polemica ma pedagogica. In ogni caso una vera missione di pace va fatta con dottori e insegnanti non con i militari». (fonte Corriere della sera)
Apriti cielo!
Il Giornale attacca Simonetta con queste considerazioni:

Simonetta Salacone colpisce ancora. Ieri niente minuto di silenzio per ricordare i sei giovani soldati morti a Kabul (...). Da anni conduce le sue personali battaglie contro i governi di centrodestra che si sono succeduti negli anni ed in particolare contro i ministri dell’Istruzione. Prima Letizia Moratti ed ora naturalmente Mariastella Gelmini. Battaglie assolutamente legittime se svolte fuori dalle aule scolastiche. Molto più discutibili invece quando vengono coinvolti in prima persona gli alunni dell’istituto che ospita materne ed elementari. Si parla dunque di bambini molto piccoli. Più volte sono state proprio le famiglie, che avevano i figli iscritti alla Iqbal, a segnalare scelte didattiche davvero sconcertanti. All’inizio dello scorso anno scolastico le maestre si presentarono con il lutto al braccio e fuori dalla scuole vennero messe in vendita a 5 euro magliette già pronte con scritte contro la riforma Gelmini. Con i bambini dell’asilo invece di disegnare fiori e casette si preparavano begli striscioni con scritte contro il ministro.
Fiori e casette?!? Ma che idea ha della didattica , l'autrice dell'articolo, Francesca Angeli? E' rimasta al 1800, come i ministro Gelmini, che ignora le complessità del mondo che la scuola oggi affronta assieme ai suoi studenti e alunni.
Ma non è solo rimasta a idee vetuste e poco aggiornate sul reale funzionamento della scuola, è anche in malafede. Infatti se davvero i bambini molto piccoli delle elementari hanno partecipato attivamente alla realizzazione degli striscioni dietro ci sarà stato il supporto dei genitori, o no? Non si crederà davvero che i bambini siano stati costretti e che i genitori non abbiano protestato... La lotta ala scuola di Simonetta ha fatto notizia proprio perché caratterizzata dalla partecipazione di bambini papà e mamme... altro che costrizione!

Di cosa parla dunque la giornalista?

Parla, con la stessa passione fascista, eversiva e antidemocratica del presidente del gruppo Pdl al Senato Gasparri, di una visione militare della scuola dove il governo comanda e la scuola obbedisce, tant'è che Gasparri, appreso il democratico dissenso di molte scuole a osservare il minuto di silenzio,
(...)in un’interrogazione parlamentare al ministro della Pubblica istruzione Gelmini, chiede di sapere quali provvedimenti disciplinari, anche i più estremi, sono alla valutazione del ministero e delle altre autorità centrali e territoriali competenti. (fonte AGI

Perché come già esternato nelle scorse settimane dal ministro Gelmini, anche per Francesca Angeli le battaglie [sono] assolutamente legittime se svolte fuori dalle aule scolastiche. Molto più discutibili invece quando vengono coinvolti in prima persona gli alunni dell’istituto che ospita materne ed elementari.
E chi decide che cosa è politica e cosa no? Con quale criterio?

A quando i cartelli "in questa scuola non si fa politica"?

Non so se inorridire di più per la vocazione fascista di questa posizione o per la prevaricazione di chi, dicendo a qualcun altro tu non puoi fare politica, essendo quella decisione un atto politico, sta dicendo, in pratica io posso fare politica, e tu no.

Beh, si dirà, Gelmini è un ministro, se non può fare politica lei... Beh, in realtà se vale la distinzione anche Gelmini dovrebbe distinguere la politica dall'amministrazione della cosa pubblica. Ma le decisioni politiche di Gelmini riguardano la mia vita di cittadino, di studente, di figlio, di padre, e sono strettamente politiche. Perché devo subirle senza poterne discutere e senza protestare, diritti garantitimi dalla costituzione?

E' una vecchia idea, sbagliata e naif, che farebbe solo sorridere se non fosse antidemocratica e pericolosa, contro la quale mi sono scontrato anche io personalmente con qualche insegnante, nel mio lavoro di esperto esterno nei corsi di alfabetizzazione cinematografica che tengo nelle scuole (ricordate? E' così che ho conosciuto Simonetta, che, da preside di scuola, trova il tempo anche di occuparsidi didattica del cinema...).

Ogni nostro atto è politico, come ho avuto già modo di dire.

Un'idea pericolosa quella che si possa discutere senza politica; che la dice lunga sulla verità delle proprie idee e, anche, sullo schieramento partitico (che è altra cosa) in base al quale affermiamo tutto e il contrario di tutto.

Simonetta che non ha impedito si osservasse il minuto di silenzio (che infatti in alcune classi è stato osservato) ma non ha sostenuto come preside quella decisione ministeriale. Alle ciritche e alle minacce di sanzioni non si è lasciata intimorire e ha risposto per le rime a quella che è una strumentalizzazione politica:
poichè la scuola non e’ una caserma e i/le docenti non ricevono ordini, molte insegnanti, soprattutto dei piu’ grandi, hanno affrontato l’argomento in classe, con diverse modalita’ e ritualita’.
Ma la strumentalizzazione politica non è l'aspetto più pericoloso.
Un gruppo di giovani del pdl si è presentato a scuola di Simonetta, senza autorizzazione, per protestare, interferendo con il corretto funzionamento della scuola (nell'ora in cui i genitori portano i figli). Una presenza intimidatoria e squadrista che desta preoccupazione.

Anche per questo esprimo tutta la mia solidarietà a Simonetta Salacone, in difesa del diritto di opinione e libertà di pensiero.

Per esprimere il nostro dissenso firmiamo l'appello Contro l'imposizione del silenzio sul blog Marginalia.

27 settembre 2009

Il sessismo e Claudia Mori

L'omosessualità a scuola

Giovedì scorso si è svolta a Roma una fiaccolata contro ogni forma di intolleranza e contro tutti i razzismi. In realtà la fiaccolata, promossa da Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma, doveva essere contro l'omofobia ma è stata annacquata e confusa e assimilata all'intolleranza e ai razzismi.

Ora è vero che in diversi post ho sottolineato la stessa matrice nell'omofobia e nella xenofobia, cosa che mi ha fatto prendere le poco garbate lezioni di politica di Antonio e di Perplessa, ma, nonostante sia ancora convinto di tale connubio, e con me anche il Presidente della Repubblica, ciò non giustifica la scomparsa della parola omofobia.
Il guaio è che l'omofobia va ben al di là del razzismo e dell'intolleranza.
I gay non sono una razza, e non sono esclusi dalla società solamente perché mal tollerati. Gay, lesbiche trans, bisex e intersessuali non solo Sono visti in maniera distorta, ignorante, piena di pregiudizi e di luoghi comuni ma sono talmente invisibili alla società al punto tale che in una manifestazione contro l'omofobia la parola scompare persino dal manifesto !
Un'altra volta, il nostro Presidente della Repubblica ben vede e insiste sull'omofobia e ne parla durante la cerimonia di apertura dell'anno scolastico,
Ma è importante ricordare, tutti noi, che un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri : se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore.
E' solo una piccola parte di un discorso ben più ampio e totalmente condivisibile che vi invito, come al solito, a leggere.

E' a scuola che possiamo imparare a difenderci dai luoghi comuni e non solo da quelli sui gay e le lesbiche e i trans... ma anche da quelli sulle donne e sugli uomini (sessismo), sui migranti, sulle altre religioni (Daniela Santanché contro i Burqua). E per fare ciò è importante che anche a scuola gay e lesbiche abbiano maggiore visibilità. E d è lo stato che deve garantire loro l'accesso a questa visibilità. Non basta fare coming out se poi sei visto in maniera distorta

Non a caso il quotidiano Il Tempo nel riportare il discorso di Napolitano censura il riferimento all'omosessualità. Se non è omofobia questa...

Bisogna vigilare e denunciare una forma mentis (di mussoliniano retaggio, in barba a quel che dice sua nipote Alessandra) ancora ben radicata nel paese che vuole un gay meno virile di un etero (sic!).

Prima ancora che di omofobia questo pensiero è indice di ignoranza, di stupidità, di non cultura.

C'è tanto, tantissimo da fare, a scuola e fuori, quindi

DIAMOCI DA FARE!

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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