13 ottobre 2009

Ripartiamo da qui...

...da questo editoriale, pubblicato sul manifesto di domenica, che ho trovato fortuitamente sull'8, mentre tornavo dall'Alcazar dove ho visto Ricky di François Ozon (il cinema mi piace sempre meno...):

TACI, ANZI PARLA di Gabriella Bonacchi
Erano state prudenti le organizzatrici dell'incontro di ieri a Roma su Sesso e politica nel post-patriarcato. Molto prima dell'inizio la Casa internazionale delle donne era così gremita da scatenare una corsa all'accaparramento di tutte le sedie. Non si viveva da tempo un'atmosfera così tesa e nello stesso tempo festosa: un accumulo di energie umane e politiche insieme memore del passato e in attesa di un non so quale futuro.
È un'alchimia che ricorda le tappe più significative del movimento delle donne. Dico «alchimia» per descrivere una pratica che, rispetto alle consolidate prassi della comunicazione politica e culturale, si è sempre collocata di traverso, cercando di cogliere ciò che a quelle prassi sfuggiva e sfugge.
Non che manchino insidie e trappole comunicative anche nel discorso pubblico tra donne. Come si è visto nel dibattito dei mesi scorsi su giornali e siti web. Il principale dispositivo da disinnescare è lo slogan, usato e abusato, del «silenzio delle donne», un silenzio da rompere, aggirare e cancellare, magari gettandosi - mani e cuore - nella piazza più grande della capitale d'Italia. Ma in tutta questa storia del sesso e del potere le donne non hanno affatto taciuto, anzi: dalle protagoniste in interiore hominis, fino a chi ha saputo ascoltare, interpretare e accogliere la loro sconvolgente denuncia. È un punto da ribadire con forza: dopo il femminismo non esistono più donne umiliate, condannate ad un umiliante silenzio. Abbiamo imparato da tempo a interpretare l'«obiezione della donna muta»: colei, ad esempio, che negli anni di piombo non parlava perché non trovava un linguaggio con cui esprimere la sua protesta.
E abbiamo imparato, da Carla Lonzi, che è «bello essere/ quello che si è/ anche se si è/ poco pochissimo/niente». Questo niente è molto più di quella «metà di niente» a cui Veronica Lario si è sentita ridotta dal marito/padrone/capo del governo. Non dimentichiamo che è da questa presa di parola che tutto è cominciato: prima della girandola di denunce e controdenunce, domande senza risposta e risposte sbagliate, atti mancati e lodi respinti al mittente.
È la singolarità delle protagoniste di questa intricata vicenda a mostrarci la vitalità del metodo inaugurato da Lonzi: ci sono ed esisto non «attraverso la ribellione e la partecipazione negativa», e neppure nei «gesti discostati dalla norma», bensì nel dialogo autentico con un'altra singolarità che mi assomigli. Ed è grazie alla pratica di relazioni tra donne singole che è stata spezzata la contrapposizione tra un io senza porte e un noi senza finestre. La stessa che ha paralizzato la nostra migliore tradizione politica.
Ci si è lasciati così, uomini e donne presenti all'incontro. Con la sensazione di trovarci di fronte a un «passaggio di esperienza» che manda definitivamente in soffitta le contrapposizioni - passività/attività, io/noi, silenzio/parola - del secolo scorso.

Leggiamolo e poi parliamone insieme....

12 ottobre 2009

Facile: il nuovo album di Mina

Esce il 30 ottobre.
Ecco il singolo d'anticipo, Il frutto che vuoi di Axel Pani su testo di Massimo Morante.

Non bastava il figlio, ci si mette pure il nipote!!!
Ma porcaputt...

11 ottobre 2009

Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore n° 34



di Claude Nougaro e Michel Legrande

Sur l'écran noir de mes nuits blanches,
Moi je me fais du cinéma
Sans pognon et sans caméra
Bardot peut partir en vacances
Ma vedette c'est toujours toi
Pour te dire que je t'aime
Rien à faire, je flanche
J'ai du coeur mais pas d'estomac
C'est pourquoi je prends ma revanche
Sur l'écran noir de mes nuits blanches
Où je me fais du cinéma
D'abord un gros plan sur tes hanches
Puis un travelling panorama
Sur ta poitrine en grand format
Voilà comment mon film commence
Souriant, je m'avance vers toi...
Un mètre quantre-vingts,
Des biceps plein les manches,
Je crève l'écran de mes nuits blanches
Où je me fais du cinéma...
Te voilà déjà dans mes bras...
Le lit arrive en avalanche....
Sur l'écran noir de mes nuits blanches
Où je me fais du cinéma,
Une fois, deux fois, dix fois, vingt fois,
Je recommence la séquence
Où tu me tombes dans les bras...
Je tourne tous les soirs
Y compris le dimanche...
Parfois on sonne, j'ouvre, c'est toi...
Vais-je te prendre par les hanches
Comme sur l'écran de mes nuits blanches ?
Non, je te dis "comment ça va ?"
Et je t'emmène au cinéma.
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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