11 luglio 2007

...un anno fa - parte seconda

...Un anno fa già mi stavo rifugiando nella sala del cinema Reflet Mèdicis, Rue Champollion, Paris, ufficialmente per vedere i film di Robert Wise, ma in realtà per fuggire la nausea oppressivo-epressiva che la mia vita e la mia persona fisica, allora come ora, mi infliggevano incessantemente.

Ho fato amicizia con una strana signora di origini italiane che vive a Parigi facendo le pulizie in appartamenti altrui;
ho resistito a chiedere a un ragazzo seduto vicino a me durante la proiezione di Star Trek The Motion Pictures perchè ogni tanto rideva;
non ho detto niente quando in sala un anziano signore si è addormentato russando rumorosamnte e i parigini dal culo stretto (non tutti i parigini, solo quelli lì in sala con me...) invece di svegliarlo gli davano dell'imbecille (come se quel poveretto lo facesse apposta a russare!);
ho fatto amicizia con le ragazze (e i ragazzi...) del cinema (mi capita sempre questo, forse perchè mi piace sempre scambiare due chiacchiere con chi sta lavorado mentre io mi sto divertendo andando a vedere dei film...)
e mi sono visto una decina di film di Robert Wise, in pellicola, in versione originale.

D'altronde il mese che sono stato a Parigi davano nelle sale film di Antonioni, Pasolini, Comencini,
Orson Welles, Fassbinder, tutti rigorosamente in pelicola e in lingua originale con sottotitoli...

Qui in Italia invece di promuovere la fruizione in pellicola almeno campanilisticamente del nostro cinema (quello di una volta non certo i muccini contemporanei) si promuove la fiction (nostrana e altrui) sul grande schermo... Mah!

Quest'anno la quinta edizione del Festival Paris Cinéma permette di assistere a tutte le proiezioni (tutte quelle che uno riesce a vedere) comprando un pass che costa 20 euro (proprio come qui da noi...!) oppure 4 euro a film (l'anno scorso invece ogni 5 film il sesto era gratis...).

L'anno scorso, nella enorme offerta di film io ho scelto di vedere quelli di Robert Wise, già montatore dei primi film di Welles (ha montato lui Quarto poetere) e non solo, che i più ricorderanno per West Side Story ma che per me significa Andromeda (un suo film tratto da un romanzo di Chrichton)
che mi impressionò tantissimo quando lo vidi la prima volta, dodicenne, a casa col tv in bianco e nero, del già nominato Star Trek e del mai ricordato Non voglio morire (che racconta della condanna a morte di una innocente) nella scena finale del quale, il giornalista sordo (all'inzio convinto della colpevolezza della donna ma poi ricredutosi e diventato suo primo sostenitore) dopo l'esecuzione della poveretta, spegne il suo apparecchio acustico per non sentire i rumori delle macchine e dei clackson dei suoi colleghi che corrono in redazione per scrivere il pezzo sull'esecuzine della donna che abbiamo visto morire nella camera a gas pochi secondi prima, cosicchè le ultime immagini del film, seguendo una soggettiva sonora del giornalista sono senza audio (ah il cinema!!!).

Ma sono tanti i film di Wise, tutti appartenenti a generi diversi, che lui ha frequentato tutti e sempre con ottimi successi, dalla Sci-Fi (è suo anche il magnifico Ultimatum alla terra) al noir americano, al musical (Tutti insieme appassionatamente che consiglio di vedere, ma in inglese visto che l'edizione italiana ha doppiato anche le canzoni, anche a chi non ama il musical), al biopic Stasera ho vinto anch'io, al thriller psicologico Gli invasati (miserrimamente rifatto qualche anno fa) tutti film che ho (ri)visto e potrei continuare ancora...

Ecco cosa facevo un anno fa, a Parigi, mentre i miei amici, a turno, venivano nella mia vuota casa romana ad innaffiare Cirillo (e Cinzio) e a dar da mangiare alle piante...


10 luglio 2007

Agua y sal



Mancano ormai solo tre mesetti scarsi alla pubblicazione in Italia, Spagna e Sudamerica del pluriannuciato album spagnolo di Mina. Il successo superiore alle aspettative che Miguel Bosé sta riscuotendo anche nel nostro Paese con il suo Papito, che è un progetto per certi versi vagamente analogo a quello mazziniano, conferma a nostro avviso che la Tigre ha azzeccato non solo il momento, ma anche la formula giusta per il suo rilancio in grande stile nel mercato latino. Anche se, nel suo caso, le canzoni eseguite in duetto con altri artisti (tre spagnoli, due argentini, un brasiliano, un italiano) saranno solo 7 sulle circa 14 in scaletta. Ghiotte sorprese, poi, si annunciano per quanto riguarda la copertina e la veste grafica del cd, che saranno ricche e generose di immagini come mai si era visto dai tempi di Minacelentano...

dalla newsletter del minafanclub

Ora, a rischio di essere scominacato, trovo la versione spagnuola di Acqua e sale sciatta, affrettata e piatta. Miguel nei duetti quasi manco si sente mentre Mina sovrasta. Mina, pur bravissima nel tenere la tonalità altissima, interpreta poco (anche se la pronuncia spagnola è impeccabile) mentre Miguel sembra stia leggendo un bollettino radio (oltre a modificare la linea vocale originale della canzone inopinatamente...).

Ora capisco perchè Mina è sempre stata contraria alle cover dei suoi stessi brani. Eppure questa cover è stata fatta dallo stesso staff del brano originale (o quasi... manca Celentanoche ha dato al disco originale quel tocco in più, mentre da solo Massimiliano dà come a solito il peggio di sè...).

Ah i bei tempi (andati!) in cui su uno stesso disco di Mina (singolo non doppio) si contavano fino a 5 arrangiatori diversi... (non ci credete? controllate un po' qui!!!)





Meglio la versione di Karima (chi??) e Manuel (chi???) dall'oscena* trasmissione del ...marito di Maurizio Costanzo Maria de Filippi (chi?!?!?!)... il che è tutto dire!!!




* oscena perchè Maria De Filippi sbaglia a parlare (pronuncia stage all'inglese e non alla francese) imposta una rivalità insopportabile tra i ragazzi e tra questi e i professori (la prof. di danza per esempio) mette tra gli esperti Platinette chè è un perosnaggio televisivo e non ha altra competenza se non quella....

Roma fiction fest



...nella prima svagata, piena di sorprese, già passata settimana di queste mie ferie romane 2007, sono riuscito a malapena a seguire la prima edizione del Roma Fiction Fest, primo festival diretto da Felice Laudadio che ha cercato di dare rango alla fiction (terimine italese che in lingua inglese non vuol dire nulla) cioè alle produzioni televisive, italiane e non, con uno slogan ambiguo e preoccupante (la fiction "sul grande schermo", "come non l'avete mai vista").

Ora, io sono un grande appasionato di serie tv e in passato ho dilapidato fortune economiche per acquistare cofanetti originali di star trek, buffy, spazio 1999, simpson.
Quel che mi infastidisce dello slogan è lo slittamento di luogo.

Invece di preoccuparsi che i film vengano sempre di meno visti sul grande schermo e siano invece inscatolati sul tube televisivo (e c'è chi sta tentando, almeno per il momento invano, di abituare sgli spettatori\consumatori a improbabili visioni sui cellulari, per tacere dei dvd per portable playstation) si sdogana la fiction televisiva e le si proietta sul grande schermo.

Niente da ridire da un punto di vita artistico, la programmazione del festival, per quanto troppo sbilanciata a favore degli onnipresnetsti United States (mancavano completamente le produzioni dell'europa dell'est, della Russia, quelle sudamericane e asiatiche, tranne qualcosa di cinese, a mio modesto parere maledettamente noioso) era ineressante e piena di soprese.

Però non posso che dirmi perplesso per l'alto patrocinio della presidenza della Repubblica (nonchè di diversi ministeri dello Stato) per quello che è, a tutti gli effetti, una vetrina per consumatori.

E sì.
Si è dato modo a un publico sempre più consumista di assistere a proiezioni (sic!) di telefilm altrimenti inaccessibili (tranne ai fortunati che hanno Sky, che in Italia si contano ancora sulle dita di qualche mano) o di assistere alle anterpime di serie tv che si vedranno prossimamente nei canali rai e/o mediaset.

Mi preoccupa l'ottica culturale in cui queste operazioni festivaliere (assieme alla tanto criticata, ma più per invidia che per le mie argomentazioni, Festa del cinema di Roma) nascono: favorire la visibilità di film e telefilm, intento che sembra emergere più dal diritto consumistico di accesso al propdotto che dall'arte inevitabile (eppure oggi quanto mai disattesa) della critica, un esercizio di critica cui questi festival non danno modo non fornendo gli spettatori di alcuno strumento critico che non sia l'incontro con il divo-attore del momento o la maratona notturna della serie cult italiana anni '60.

Questi festival rispondono in pieno alle esigenze di mercato e sono fatti per il mercato dei produttori (basti vedere le coproduzioni che sono state siglate durnate le 5 giornate del festival) e , se non contribuiscono direttamente a formare i consumatori/spetattori di cui il mercato ha bisogno certo non contribuiscono a formare spettatori consapevoli e critici dove, conviene ribadirlo, "critico" qui non vuol dire esprimere un giudizio di gusto ("bello" o "brutto") ma esercitare il proprio pensiero analitico che vaglia e soppesa le ricostruzioni del mondo che ogni fiction propone ai suoi spettatori.

In italia la cultura si è talmente svuotata di significati politici che questa bassa manovalanza pro-mercato (che sarebbe anche auspicabile se avvenisse contemporaneamente e parallelamente ad un cospicuo e serio intervento culturale da parte dello Stato, ma che invece, da solo, pare assorbire tutte le energie della cosa pubblica) viene portata avanti dalla sinistra (sic) mentre la destra, incapace di andare al di là di qualche balbettio (dopo tutto ricordiamoci cosa diceva Goebbles a proposito della cultura...) nei cinque anni di governo non è stata in grado di fare nulla.

Una arretratezza culturale così non si è mai vista a memoria di Repbblica italiana ma gli incapaci che ci governano non sembrano accorgersene e continuano a confondere lo spettacolo con la cultura, le passarelle e i vip con lo spettacolo, insomma video et circenses nulla che i buoni romani non avessero già inventato illo tempore.


Insomma.
Nonostante abbia praticamente assistito solamente alle proeizioni della giornata di venerdì, ho avuto modo di assistere al pilota di una serie USA October Road, in linea con le nuove tendenze etero-familistico-bucoliche delle serie tv americane (un ragazzo torna dopo 10 anni al paese natale e affronta parenti e amici che ha lì lasciato, dopo averli immortalati in un romanzo che lo ha fatto diventare ricco e famoso e scopre che il suo migliore amico ce l'ha a morte con lui e di avere un figlio...), ad alcuni episodi di una buona serie di fantascienza come Master of Science Fiction nei cinque episodi della quale che ho visto sono apparsi attori del calibro di John Hurt,
Anne Heche,
Judy Davis
oltre a nomi (volti) conosciuti del piccolo schermo.

Ma, per fortuna, le sorpse maggiori sono giunte non dalla tv americana, ma da quella inglese con una film per la tv davvero interessante Perfect Parents che racconta le vicissitudini di due genitori che, preoccupati che la figlia frequneti una scuola troppo violena fanno di tutto per farla accettare in una scuola cattlica, arrivando a falsificare certificati di battesimo e fingendosi cattolici praticanti finq uando la situiazione sfugge loro di mano e l'unica peroisna che sembra avere ancira saldi princpi civili prima ancora che morali è la madre superiora preside della scuola... Un punto di vista inedito e interessante anche se , a ben guardare, forse ai due genirori sfuggito la cosa più importante che quel che fa una scuola buona ono sono la biblioteca o la piscina ma gli insegnanti e i loro programmi ma questo, come al solito, è già un altro discorso e forse in Inghiterra è molto diverso da un paese assurdo come il nostro dove l'"onorevole" (sic!) Buttiglione sconsiglia l'insegnamento del darwinismo prima dei 14 anni altrimenti può indurre all'ateismo (sic!!!)...

Altre soprese dalla tv tedesca della quale ho visto
Die Nacht der großen Flut

un docudrama su una pagina che ignoravo della recente storia tedesca, l'alluvione di Amburgo del 1962 che causò centinaia di morti,

docudrama improntato sul doppio registro della ricostruzione fictional e delle interviste ai sopravvissuti all'alluvione (tra cui quella dell'allora primo ministro Schmidt) con un approccio che è esattamente all'opposto di quello sensazionalistico di certa tv nostrana (come Minoli che calca troppo la mano sull'eccezionalità delle cose anche le più quotidiane) impiegando la parte di ricostruzione (di fiction) per dare dignità e non enfasi a quanto raccontato dai testimoni, secondo una pratica statunitense e anglosassone purtroppo del tutto sconsociuta qui da noi (soprattutto da quando la terza rete degli anni 80 ha inquinato il modo di fare reportage, con le sue trasismissioni stile "Chi l'ha visto" "Mi manda Lubrano" e affini...).

Insomma un'occasione (purtroppo per me in gran parte mancata) per farsi un'idea di quel che accade al di là degli italici confini e questo, qualuqnue siano le intenzioni degli organizzatori del festival, non fa mai male.
Forte del suo successo (oltre 33.000 partecipanti alle proeizioni) il fiction fest si è farantito una seconda edizione che spero di curare con maggiore attenzione, sempre che, anche allora, non mi capitino impegni pregressi (la visita ad Arezzo) o immense sorprese d'amore...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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