17 dicembre 2006

Ciao Guido!

Let's start at the beginning. Come stai? Molto bene. Bon giorno
Ciao. Arrivederci.
Every Italian from Italy knows these words and every Italian-American should.
But what about the goomba speech pattern? Those words and phrases that are a little Italian, a little American, and a little slang.

Words every paesano and Bacciagaloop has heard,-words we hear on The Sopranos and throughout our Little Italy neighborhoods of New York and New Jersey. This form of language, the "Goomba-Italiano" has been used for generations. It's not gangster slang terms like "whack" or "vig", if that's what you are thinking---nope, this is real guido talk !

The goomba says ciao when he arrives or leaves. He says Mama Mia anytime emotion is needed in any given situation. Mannaggia, meengya, oofah, and of course, va fongool can also be used.
Capeesh?

He uses a mopeen to wipe his hands in the cuchina gets agita from the gravy (SAUCE to the NY gang) and will shkeeve meatballs unless they are homemade from the famiglia. Always foonah your bread in the pot of gravy (sauce ) or you will be considered a real coo-gootz or a Mezzo-finookio There are usually plenty of mamalukes and the girl from the neighborhood with the reputation is a facia-bruta, puttana or a schifosa.

If you are called cattivo, cabbadost, sfatcheem, stupido, or strunz , you are usually a pain in the ass. A crazy diavlo can give you the malokya (evil eye), but that red horn (contra malokya) will protect you if you Use it right.

Don't forget to always say per favore and grazia and prego.

If you are feeling mooshadda or stoonad or mezzo-morto, always head to Nonna's and she will fix you up with a little homemade manicott', cavadell', or calamar ', or some ricotta cheesecake.

Mangia some zeppoles, canollis, torrone, struffolI,shfoolyadell', pignoli cookies, or a little nutella on pannetone. Delizioso! I think I will fix myself a sangweech of cabagol' with some proshoot and mozarell' or maybe just a hot slice of peetza.

So salud' if you have any Italian blood in you and you understood anything written here! Then, you are numero uno and a professore of the goombas If you don't get any of this, then fa Nabola with the whole thing and you are a disgraziato. Scuzi, mia dispiachay, I didn't mean that.
Sent me by a girl from New York who lives in Rome...

14 dicembre 2006

Maurizio Crosetti ha risposto alla mia mail...


Oltre alla pubblicazione sul mio blog ho spedito il post in cui criticavo lo stile e i contenuti di un articolo di Repubblica firmato da Maurizio Crosetti via mail alla redazione di Repubblica. Dopo nemmeno due ore (!) Maurizio Crosetti mi ha spedito questa risposta.

buonasera.
guardi che lei parte da una premessa tutta sua: io non penso e non ho scritto che pulire i cessi sia umiliante, e non gioisco per questo. credo che lavorare al servizio degli altri serva a capirli meglio, dunque sia educativo, non punitivo. a casa mia, pulisco regolarmente la casa e rigoverno la cucina insieme a mia moglie, senza obbligare i miei figli a farlo: però loro vedono che lo faccio, e qualche volta lo fanno a loro volta. altre volte no, ma non è questo il punto.

nel mio articolo volevo dire un'altra cosa. e cioè: i quattro ragazzi hanno offeso uno più debole di loro. in un luogo dove la diversità è così manifesta, appunto il sermig, il confronto con gli altri (e non solo pulendo i gabinetti, ovviamente) forse potrà non essere inutile, e magari potrà muovere in quelle teste pensieri importanti. non di umiliazione ma di crescita. tutto qui.

A mia volta ho inviato una risposta e dei ringraziamenti, chiedendo il permesso di pubblicare la mail che mi ha inviato. Non ho ricevuto ulteriori risposte. Ho deciso lo stesso di pubblicare la sua risposta e la mia replica.

Buonasera.

Intanto la ringrazio per avermi risposto subito, e per la tranquillità delle sue parole, nonostante io, nella mia lettera, me ne sono accorto rileggendola, abbia calcato un po’ la mano...

Può darsi che abbia lei ragione quando mi dice che nel fare le mie considerazioni parto da una premessa tutta mia, e cioè che lavare i gabinetti sia una cosa umiliante.

Mi permetto però di evidenziare alcuni passaggi del suo articolo che, se davvero mi sono sbagliato, mi hanno indotto all’errore.

Con i "bulli" a pulire i gabinetti dal videochoc alla rieducazione.

Ecco, senza fare polemica, si parla di gabinetti e di rieducazione sin già dal titolo, ma, si sa, quello non lo decide sempre l’autore…

«PER RICOMINCIARE, questo gabinetto va benissimo. "Qualcuno ha regalato le salviette che usi: non sprecarle" c'è scritto col pennarello sopra il lavandino. Il gabinetto, Luca, Giacomo, Giulia e Gianluca lo laveranno e lo spazzeranno per un anno, poi passeranno in cucina. Faranno i camerieri, i cuochi, i lavapiatti. Rimetteranno a posto le stanze, i letti e un po' di loro stessi».

Ecco io leggo l’inizio dell’articolo e mi faccio l’idea che, come forma di rieducazione, i 4 ragazzi laveranno bagni, poi faranno i camerieri, etc. per un anno…

Come mi è venuto in mente che questa più che una rieducazione è una punizione?

Perché i 4 ragazzi non hanno sporcato il gabinetto della scuola, hanno picchiato un compagno.

Dov’è la rieducazione? Sta nel prestare opera di volontariato in un centro di accoglienza per ragazzi con problemi (di che genere non ci è dato sapere…). Per riparare al torto di avere picchiato qualcuno si passa del tempo a fare volontariato in un posto dove ci si preoccupa del prossimo.

Solo che nell’articolo si dà più enfasi agli effetti che alle cause, cioè più a quello che faranno i ragazzi piuttosto che al motivo per cui lo fanno (il volontariato).

Ecco perché ho erroneamente creduto che lei sottolineasse l’aspetto se non umiliante, almeno punitivo delle loro mansioni piuttosto che quello educativo.

«Sul muro, un poster con due frasi: "Il futuro sei tu". "Giovane amico, oggi c'è bisogno di te per cambiare il mondo".

E il mondo si comincia a cambiare pulendo bene i cessi».

Ecco è soprattutto in questo passaggio dell’articolo che ho creduto, sbagliando evidentemente, che pulire i cessi sia una forma di rieducazione.

La ringrazio ancora per l’attenzione che mi ha voluto dedicare, per la risposta sollecita e, insomma, per il confronto che mi ha permesso di avere con lei.


Cordialmente,

Alessandro Paesano

Chi volesse leggere l'articolo nella sua interezza lo può fare cliccando qui

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
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