27 settembre 2009

Camillo Babbano, l'impelatore di Roma

Un mese fa facevo sopprimere Cirillo. Era un giovedì, ricordo. Avevo ottenuto la cortesia da Francesca, la veterinaria, che venisse lei a casa, evitandomi di portare io Cirillo al suo ambulatorio.
Mentre aspettavo che arrivasse, sarebbe venuta durante la sua pausa pranzo, tra le 14 e le 15, girai un video con Cirillo, mentre io cantavo in playback Ero io, eri tu, era ieri di Mina, un brutto video che non ho mai postato (a dire il vero è stato online un paio d'ore, poi l'ho tolto le due foto che corredano il post sono estratte da quel video).
Quando Francesca è venuta e gli ha fatto la prima iniezione, l'intramuscolare, a Ciri gli occhi sono diventati enormi, come chi è sotto l'effetto di qualche droga, ma robba bona. Io ho continuato ad accarezzarlo per 10 minuti, durante i quali all'inizio ha cercato di divincolarsi e scappare, ma l'effetto del farmaco ha avuto presto il sopravvento. E' rimasto lì, sul divano, a prendersi le mie carezze, senza troppa convinzione. D'altronde erano almeno due settimane che rimaneva tutto il giorno immobile, disteso, ad attendere... La mattina veniva affettuosamente a darmi il buongiorno ma nell'ultima settimana non si faceva vedere, scompariva per ore, non mi stava più vicino, al millimetro, disteso per terra come un tappetino. Era malfermo sule gambe, le metastasi avevano raggiunto tutto il suo corpo... Non c'era parte del suo corpo senza una protuberanza cancerosa e nuove metastasi, di una consistenza diversa di quelle che giù conoscevo, stavano intaccando giunture e legamenti. Come se non bastasse una metastasi sotto il mento nel giro di un mese era cresciuta passando dalla dimensione di una puntura d'insetto a quelle di un nocciolo di ciliegia, causandogli problemi di deglutizione sempre più seri.

Insomma non potevo aspettare più. La decisione più difficile dell'eutanasia, perché di quello si tratta, almeno nel caso degli animali, è di non attendere troppo per non sopprimerli quando sono già agonizzanti. E' un riguardo che noi umani facciamo ai nostri animali. Nessuna decisione è giusta probabilmente è sempre troppo presto o troppo tardi. Avrei potuto sicuramente aspettare ancora 24 ore, d'altronde avrei potuto eliminarlo anche il giorno prima. Invece avevo deciso per quel giovedì.
Io continuavo ad accarezzare Cirillo che però non si addormentava. Non era un semplice sonnifero quello che le aveva somministrato Francesca, ma ho preferito non indagare. Intanto Francesca mi persuadeva ad allontanarmi per la seconda iniezione. Io ho sempre pensato che la seconda iniezione, quella fatale, fosse una semplice endovena, invece, mi spiegava Francesca, è una intracardica, e non è un bello spettacolo assistervi (vi risparmio i dettagli che con me sono stai fin troppo efficaci nel convincermi a non assistervi). Fatto sta che nella mia vita sembro destinato a non assistere mai alla morte dei miei cari. Non è stato così per mia madre, non è stato così per il mio primo gatto Buio non è stato così per Cirillo (cari lurker non vi offendete nel leggere che equiparo la morte di mia madre a quella dei  miei animali domestici. Solo chi non ha mai avuto animali si sorprende di quest'accostamento, gli altri fanno solo un sorriso di comprensione). Poi mentre Cirillo diventava sempre più inerme come un gatto di pezza, mi ha chiesto se, dopo il decesso, volevo vederlo o poteva imbustarlo direttamente (no, non mi stava chiedendo te lo incarto? lo stava imbustando così come vogliono le norme di accettazione del canile, dove lo avrei portato dopo per conto mio (aiutato da Piero io non ho macchina).
Ho declinato l'offerta, così, mentre lasciavo la camera da pranzo e mi dirigevo con Piero in camera da letto, dove ho anche chiuso la porta, Francesca portava a termine il suo compito.

Dopo, mentre io mettevo il corpicione imbustato di Ciri nella trasportina, (ammazza quanto pesa pure da morto quello!!!) Francesca compilava il certificato di morte che mi sarebbe servito al Canile dove lo avrebbero eliminato cremandolo, o, come dicono lì in gergo tecnico, effettuando la distruzione termica. (Brrr) Ho portato sempre io la trasportino il suo peso era l'unica traccia concreta rimastami di Cirillo. Quando lo portammo nella cella frigorifera (mica lo hanno cremato da solo, ma in una gabbia comune assieme a lucertole pterodattili ramarri cani topi balene koala e quanti altri animali morti bazzicano quel Canile) il responsabile della cela, un signore romanissimo, robusto, dalle sembianze di un portantino (avete presente Umberto D. ? di una volta (ora sono tutti giovani e magari anche laureati) mentre controllava che le carte che gli mostravo fossero tutte in regola (certificato di morte, ricevuta di versamento di 31 euro per la cremazione...) mi chiede di tirare fuori Cirillo (il suo corpicione) dalla trasportina. Io sudo, incespico, sbaglio la presa, Cirillo (o quel che ne rimane) mi scivola, sbatte pesantemente la testa sul pianale dove devo disporlo. Ma che me frega, dopotutto è morto, no?
Il resto è un oercorso che conosco. L'ho già fatto nel 1996 con Buio.
Torni a casa  e la casa è vuota. Rimangono solo i suoi segni, il pelo dappertutto, la sua cacca e la sua pipì nella lettiera (che sono riuscito a pulire solo dopo qualche giorno) le ciotole dell'acqua e del cibo in cucina...
Poi inziano le allcinazioni.
Quando hai un animale in casa stai inconsciamente attento a non pestarlo e ogni movimento strano nella periferia del tuo campo visivo può essere segno della sua presenza. Per cui i primi giorni mi sembrava di vederlo sempre alla periferia estrema del mio campo visivo...
E poi, come per Buio, inizia a mancarti al presenza di un gatto in casa. Nel caso di Buio fu più la presenza generica di un gatto, meglio, la sua assenza, a farsi sentire (le prime settimane la mia mente era un tripudio di aneddoti dimenticati e ritrovati) nel caso di Cirillo era lui a mancarmi, con la sua personalità, la sua invadenza, la sua presenza. Il fatto che c'era sempre anche quando non volevo che ci fosse o, viceversa, che non ci fosse (ma dove diavolo si e ficcato?) quando avevo bisogno di lui. Un contatto fisico, l'empatia col felino, un toccasana, una terapia psicanalitica naturale, de quale il corpo si abitua, e la sua assenza, per di più repentina, debilita, inaridisce. Per questo quando, giorni dopo, a cena da Paolo, la sua gatta Wanda mi è rimasta in braccio facendo le fusa per tutto il tempo che volevo. Io dovevo ricaricarmi di felinità e lei generosa era lì per quello.
Un mese è già passato, e tra un altro mese, più o meno, penserò già a un altro gatto da prendere. Avrà un compito difficile quel micio perché succedere a Cirillo è impossibile. Ma ogni gatto ha una sua personalità ben precisa, spero di incontrarne uno con una personalità forte e definita come quella dell'impelatore di Roma, di Camillo Babbano (o bubbonio come lo chiamavo negli ultimi tempi). Tutt'intorno le cose vanno avanti (e più invecchi più il tempo scorre velocemente) dentro di te hai dei tempi molto più lenti... Io sto ancora cercando di orientarmi senza più Cirilllo nella mia vita...
Ho capito che tutto cambia però, eh che cavolo!
Ciao Ciri!!!


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bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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