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6 luglio 2009

Cronache da Fictionlandia (1)

Inizio di qualità con una produzione islandese. Cosa so dell'Islanda io? Nulla. Oltre Bjork. Produzione autonoma, anche se strizza l'occhio agli Stati Uniti, miniserie di 4 episodi, due stasera per tutti, uno solo, ahimè, stamane, per la stampa.



Hamarinn, di Reynir Lyngdal Islanda 2009, racconta di un incidente che vede vittima il giovane figlio di un appaltatore, precipitato da una collina (il titolo) a bordo di un'escavatrice. La polizia sospetta di un sabotaggio ma ci sono anche presenze paranormali, la collina infatti è sacra e deve invece essere abbattuta per fare posto una centrale elettrica...

Girata bene, attori e attrici brave/i e belle/i, ambientazioni per noi esotiche e un modo di raccontare il paranormale che non scade nel pacchiano e nel ridicolo come fanno gli americani...


Poi è la volta di Moonshot, GB 2008, di Daniel Bale, che racconta del faomso primo piede umano sulla luna. Un racconto apologetico, americanissimo, nonostante il film sia inglese, la cui unica vera sorpresa è James Master (Spike in Buffy) nel ruolo di Buzz Aldrin.

Nessun punto di vista sociale, storico, politico, gli americani sono andati sulla Luna perché non avevano niente di meglio da fare.

Effetti speciali minimal, specialmente quelli in assenza di gravità, (aveva fato ben altro Ron Howard per Apollo 13. Solo un attimo di emozione quando, per simulare una penna a sfera che fluttua in assenza di gravità, viene ripreso (male) il trucco usato da Kubrick per 2001 dell'adesivo su un foglio trasparente sul quale la penna rimane magicamente sospesa. (Subito dopo che l'astronauta la prende, se aguzzate la vista, si vedono i residui di adesivo..
Troppo poco anche per gli americani, figuriamoci per gli Inglesi.



Terza proiezione del giorno Champs 12 una telenovela argentina, in onda da marzo 2009, 120 episodi previsti, della durata di 60 minuti l'uno.
Amori adolescenziali, rigorosamente etero (almeno nel pilota), un incrocio tra Kiss Me Licia (la versione mediaset anni 90) e OC.

Ma resta comunque un bel vedere...



La minaccia di Silvia Luzi, Luca Bellini invece è stato una delusione.
Presentato come il documentario maledetto, censurato dalla Rai (che lo ha espunto dal palinsesto appena due giorni prima della prevista messa in onda, senza nemmeno avvertire i due autori), scomodo sia a destra e sinistra, che doveva mostrare i rapporti di Chavez, il presidente del Venezuela che ha nazionalizzato i pozzi di petrolio...

Ma il documentario non spiega chi è che fa le riprese e perché, non mostra i suoi creatori, nascondendoli dietro una pretesa oggettività di quel che viene ripreso. Vengono intervistati Chavez (e non si spiega con quali credenziali sono state ottenute le interviste) ma anche gente comune, degli slums, che dicono la loro sul presidente e su tutto. Immigrati italiani di seconda generazione che tornano in Italia perché lì pagano le tasse solo loro, gente che costruisce case abusive e parla di armi... Tutto senza nessuna spiegazione del contesto, classificazione delle persone int3ervistate, informazioni sul posto dove si è e tante lungaggini da filmino homemade...

Insomma la classica montagna che partorisce il topolino, tradizionale, e discutibile.


Poetico e interesantissimo invece Fuori Rotta, di Salvo Cuccia, che documenta il lavoro recente di Antoine Giacomoni, il fotografo corso di Nico, prima, e tanti altri, dopo, che fotogra musicisti, attrici, poeti, fotografi del mediterraneo con la tecnica del Mirror sessions da lui inventata (rirendere il soggetto da uno specchio che ne riflete l'immagine, tecnica inventata per continuare a fare foto a Nico che non voelva più saperne di mettersi in posa).

Ne risulta un collage di incontri di persone di storie di pensieri di sapori odori e musiche (Quelle esotiche di un musicista sufi quelle folli di un organisgta siculo) più di un documentario, più di un film, un documento unico nel suo genere girato con vari formati(digitale, pllicoa super8) che ammalia e incanta.

16 luglio 2009

16 luglio 1969


Alle 15 e 32 (ora italiana) del 16 Luglio 1969 l'Apollo 11 viene lanciato, missione: portare due uomini sulla Luna.

Peccato che fra tante rievocazioni nessuno faccia riferimento al clima politico che indusse gli americani a investire ingenti somme di denaro per portare a ogni costo entro la fine del decennio l'uomo sula Luna. Anche film recenti (Moonshot, già recensito su questo blog) ignorano il contesto storico e raccontano solo dell'avventura dei tre astronauti...

Manifestazioni collaterali (queste recensite su Teatro.org) affrontano il rapporto Luna-uomo da ogni punto di vista, film, letteratura ma, di nuovo, non la geopolitica, o la storia...
La corsa a chi conquistava la Luna per prima fece sviluppare una tecnologia basata su enormi sprechi.
Tutto il progetto Apollo non prevedeva infatti il riutilizzo di alcuna parte delle navicelle impiegate per il viaggio di andata e quello di ritorno.
Uno spreco dissennato che però ha permesso di raggiungere la luna in poco tempo. Chissà se e quanto tempo avrebbe impiegato la nasa per una astronave riutilizzabile stile shuttle...

Anche la tecnologia del successivo progetto Shuttle è vista in un'ottica miope.
Lo Shuttle è e resta solo una navicella di servizio e non un'astronave vera e propria non essendo dotata della propulsione necessaria a lasciare l'orbita terrestre!!!

Le immagini che corredano questo post sono state tratte da un libro che ho da quando ero bambino Atlante della conquista della Luna scritto da Patrick Moore, un famoso divulgatore inglese, pubblicato dala Valardi, nel 1969.



Ancora oggi ci sono tante leggende più o meno metropolitane sul programma apollo, come ho avuto già modo di scrivere su questo blog.
Di recente un (pessimo) documentario prodotto da artè Opération Lune (The Dark Side of the Moon) di William Karel del 2002 ha continuato a insinuare il dubbio che l'uomo sulla Luna non ci sia mai stato...




Questo la dice lunga sull'impatto nell'immaginario collettivo...

L'uomo sulla Luna ci fa sentire defraudati del nostro ruolo di unici esseri viventi in uno Spazio fatto unicamente per noi...

Le missioni Apollo e le altre missioni di esplorazione spaziale dimostrano realmente che Copernico aveva ragione e non Tolomeo e questo è molto più di quanto l'uomo (e certe donne...) possa(no) sopportare...

20 luglio 2009

Dalla Luna al FUS


E mentre il mondo (occidentale?) si appresta a celebrare il quarantennale del primo allunaggio dell'uomo sulla Luna (stasera su LA7 alle 21 va in onda Moonshot appena visto al Fiction Fest) oggi pomeriggio uno sparuto (speriamo non troppo) gruppo di uomini e donne presenzieranno al

sit-in
davanti Montecitorio
contro il mancato reintegro del FUS.

Il FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo, è stato istituito nel 1985 per volontà dell'allora Ministro Lagorio, con la legge n° 163 "Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo", con lo scopo di regolamentare con una norma unitaria tutti gli interventi dello stato a sostegno di enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante1.

Lagorio sostiene che lo stato
non manca di contribuire economicamente allo sviluppo della cultura. Ma lo fa destinando ad essa mezzi quantitativamente scarsi e, in più, all'insufficienza degli stanziamenti, si accompagna una qualità di disegno organizzativo che non è idoneo alle finalità cui sono destinati2.


Lagorio prevedeva oltre la legge sul Fus, considerata la legge madre una serie di leggi figlie, che andassero a disciplinare i singoli settori dello spettacolo. Il finanziamento doveva essere ancorato all'andamento dell'inflazione. Di questo progetto a24 anni dopo resta solamente la legge madre, peraltro sganciata dall'inflazione.
Nel 1986 il Fus fu di 703 miliardi e 805 milioni di lire. Nel 1999 avrebbe dovuto essere di 1.333 miliardi e 914 milioni mentre fu solo di 900 miliardi e 140 milioni. Nel 2002 è stato di circa 500 milioni di euro mentre avrebbe dovuto essere di 700 milioni.
Nel 2003 il Fus è stato di 506 milioni quasi lo stesso importo del 1993 (in euro 480 milioni). L'incremento dal 1993 al 2003 è stato del 5,4%, contro un 30% di perdita di potere d'acquisto della nostra valuta2.

La legge prevedeva delle percentuali precise per ogni settore dello spettacolo, così ripartite:
· il 42% agli enti lirici,
· il 13% alla musica ed alla danza,
· il 25% al cinema,
· il 15% alla prosa
· lo 1,5% ai circhi1.
La quota residua del 3,5% era destinata al funzionamento degli organi istituzionali (con la legge era stato istituito altresì un
"Osservatorio dello Spettacolo") e ad altre spese.
La legge n. 555 del 1988 abolì le quote percentuali assegnando al Ministro per il Turismo e dello Spettacolo il compito di stabilire, di anno in anno, le percentuali di ripartizione del Fondo con un proprio decreto, sentito il parere del Consiglio Nazionale dello Spettacolo. Nel 1990, per esempio, le percentuali di ripartizione vedevano alla musica e alla danza il 61,8% (con riserva di ben il 47,8% ai tredici Enti Lirici) mentre al cinema il 19% (era il 25% 5 anni prima).

Da questi soldi dipende la sopravvivenza non solo dei teatri (tutti i teatri italiani) e dei film prodotti con il contributo statale, ma anche delle associazioni di cultura cinematografica che fanno cultura sul territorio, compreso il Centro Sperimentale di cinematografia.


Ora, tanto per rendere chiaro l'ammontare del fondo per il teatro nel 2008 (unico anno per cui sono disponibili dati online) al teatro Belli di Roma (il cui prezzo massimo per biglietto si aggira sui 16 euro) ha ricevuto 20.064 euro di fondo su un totale di 337 milioni destinati al FUS nel 2009 (al netto dei 20 milioni destinanti agli Enti Lirici).

Nel 2008 il Fus era di 511 milioni con un taglio di quasi il 34%, in un anno. E altrettanto è previsto per il futuro, nel 2010 da 511 a 400, per il 2011 da 400 a 307 facendo scendere il Fus sotto l'1% del pil, contro il 2,6% di media europea.


Recentemente il ministro Bondi aveva promesso un reintegro del Fus, che non è stato effettuato.

Oggi pomeriggio, alle 17 saremo tutti a Montecitorio per protestare anche contro la presa in giro di un impegno preso davanti al Presidente della repubblica al quale è stata indirizzata una lettera di sensibilizzazione dal coordinamento "emergenza cultura".






1) Fonte sito Risorse culturali e turistiche

2) Cecilia Balestra, Alfonso Malaguti (a cura di) Organizzare la musica. Legislazione, produzione, distribuzione, gestione nel sistema italiano
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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