17 aprile 2016

Il referendum, il quorum e la partecipazione democratica

Quando entrò in vigore la Costituzione italiana il 1° gennaio 1948 l'Italia non era uscita solamente dalla guerra ma anche dal ventennio fascista durante il quale si era votato solamente una volta (nel 1924)*.
I padri e le madri della Costituzione (sì ci furono anche 22 elette su 556 costituenti) si preoccuparono di un popolo non più abituato al voto democratico e nell'introdurre il referendum abrogativo, pensarono di porre una soglia di validità (quorum) al 50% +1 dei e delle votanti per tema che la popolazione non si avvalesse di uno strumento poco conosciuto. 

Uno strumento estraneo alla tradizione italiana, anche prima del ventennio fascista, tant'è che il primo voto refernedario ci sarà nel 1974 (contro la legge sul divorzio).

Il quorum serviva a garantire che fosse la maggioranza dei citadini e delle citadine a decidere di abrogare una legge altrimenti si presentava il paradosso che una minoranza che andava a votare al referenudm abrogava una legge votata dalla maggioranza dei e delle rappresnetanti del popolo.

Il voto in Italia non  mai stato obbligatorio ma l'astensione alle lezioni era sanzionata dal
(dpr n.361 del 30 marzo 1957 (le consultazioni referendarie erano ancora lontane):
Articolo 4:  L’esercizio del voto è un obbligo al quale nessun cittadino può sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese.
articolo 115: L’elettore [sic] che non abbia esercitato il
diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco (….) L’elenco di coloro che si astengono dal voto (…)senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale (…) Per il periodo di cinque anni la menzione ‘non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta (…).
L'articolo 115 è stato abrogato solamente nel 1993 dall'art. 3, D.Lgs. 20 dicembre 1993, n. 534.

Rimane però il richiamo al dovere civico  riportato dall'articolo 48 della Costituzione.




Non mi interessa qui stabilire se l'astensione sia un diritto o meno (per me non lo è)
E' senz'altro una scelta lecita ma rispetto l'astensione al voto referendario c'è una differenza fondamentale.



Se mi astengo dal voto eletivo dichiaro la mia stranietà al sistema di rappresnetanza della democrazia indiretto perchè magari credo in altre fotme democratiche, come quella diretta.

Quando io militavo in Socialismo Rivoluzionario, organizzazione di ispirazione trotskista praticavo l'astensione al voto elettivo (politico e amministrativo) perchè lo compensavo con la mia militanza politica diretta nella società. Non delegavo perchè facevo politica.


Diverso è il caso di chi si astiene e poi continua a non fare politica.

Ma questa è solo una mia opinione.

 
L'astensione al voto elettivo non influenza sul voto degli altri cittadini e delle altre cittadine. 



Non andando a votare al referendum invece le cose cambiano enormemente. 

L'astensione mia non si limita a esprimere il mio dissenso al sistema referendario ma impedisce di fatto alle altre perosne di esercitare il loro diritto.

E' un atto di arroganza fascista (prepotente).

Io non credo all'istituo referendario e quindi impedisco che il voto altrui abbia valore.


Nel caso specifico delle consultazioni referendarie di oggi 17 aprile 2016 leggo l'argomentazione di chi dice che il quesito referendario è troppo complesso perchè il popolo possa esprimersi con competenza e ragionevolezza e dunque astenersi diventa un dovere civico.

In realtà quel che si sta dicendo è io su questo referendum non ci capisco un'acca e dunuqe non devi votarlo neanche tu.

Tutt'altro che un comportamento democratico e tutt'altro che un esercizio di libertà.

Perchè in democrazia la libertà è partecipazione e non astensione.


Se credo che il quesito referendario sia tropo complesso non mi astengo.

Vado a votare e scrivo no, oppure voto scheda nulla che non viene conteggiata nei sì e nei no ma contribuisce al quorum.

Perchè la democrazia non è sinonimo di arroganza e se l'astensione mia rende nullo il voto tuo è un mio dovere etico civile e politico permetterti di esprimere il tuo voto anche se io non sono d'accordo. 


Perchè io sono io e non posso impedire a te di votare.

Chi si astiene dal voto referendario lo fa e si arroga il diritto di scegliere per te. 


Alla faccia della democrazia.

Alla faccia mia.

Ecco, magari anche no, grazie!





*nelle votazioni politiche del 1929 e del 1934 che erano plebiscitarie si chiedeva alla cittadinanza (solo maschile, le donne voteranno per la prima volta solamente nel 946) di confermare o meno l'elenco dei deputati (anche lì solo uomini) della camera dei deputati che non aveva potere legislativo.
Le elezioni del 1939 non si svolsero.

12 dicembre 2015

La disinformazione data da espresso online sul visto di censura (visa d'exploitation) del film La Vie d'Adèle.


La notizia è questa:

Il visto di censura (visa d'exploitation numéro 131739 ) del film La Vie d'Adèle, Palma d'oro a Cannes nel 2013, che lo vietava ai minori di 12 anni (in Francia i divieti sono a 12 16 e 18 anni), in seguito a una denuncia dell'associazione cattolica integralista Promouvoir  è stato annullato dalla Corte Amministrativa D'appello perché il film presenta "plusieurs la protezione dei llscènes de sexe présentées de façon réaliste, en gros plan" che sono "de nature à heurter la sensibilité du jeune public".
La corte ha imposto alla ministra della Cultura Fleure Pellerin una revisione del visto entro due mesi, durante i quali il visto è sospeso. La ministra è già ricorsa al Consiglio di Stato.
Intanto, privo di visto, non può essere distribuito in dvd, né online, né essere proiettato in sala, in qualche rassegna visto che il film è uscito al cinema nel 2013 e non è più in distribuzione regolare in sala.

La vera notizia non è tanto la revisione del visto ma la sua temporanea sospensione che ne impedisce di fatto la visione in tutta la Francia.
In casi precedenti di revisione del visto infatti il visto non è stato sospeso ma solo momentaneamente alzato al divieto massimo (i 18 anni di età) in attesa della sua revisione.
Stavolta invece il visto è stato sospeso e dunque il film non può esser visto e basta.

La fonte per questa notizia, quella vera, l'ho presa da francetvinfo


L'espresso online titola invece così la notizia così:

'Troppo sesso, proteggiamo i minori': così 'La vita di Adele' viene bandito dalle sale.

Come se il film debba ancora uscire in sala o sia in sala e sia stato ritirato.

Falso il film essendo uscito due anni fa!

Il film non è stato bandito visto che in Francia non esiste la censura totale* è solo momentaneamente non disponibile perché il visto esistente in attesa di sua revisione è stato annullato e non si è scelto di darne uno sostitutivo in attesa di quello nuovo ma è stato semplicemente sospeso.

Questa è la gravità della decisione del tribunale amministrativo.

Dunque un titolo più preciso, più aderente ai fatti sarebbe stato


'Troppo sesso, proteggiamo i minori': così 'La vita di Adele' viene sospeso dalla distribuzione.

Ma dato l'argomento trattato dal film (una storia d'amore fra due ragazze) la stampa sinistra ma non più di sinistra cavalca l'onda dell'allarmismo omofobico e insinua che il motivo per cui il film è stato bandito è perché si parla di amore tra due ragazze.

In realtà il film presenta delle lunghissime scene di sesso ai limiti della non simulazione in cui le due attrici sono impegnate in evidenti "69" dove il viso dell'una è vicinissimo al pube dell'altra.
Delle scene freddissime tutt'altro che erotiche quasi mediche nella loro impassibilità sia erotica che emotiva.
Al di là del mio giudizio personale e dunque discutibile, delle scene di sesso molto esplicite (e lunghissime minuti e minuti di sesso) per le quali il film doveva essere sicuramente vietato ai minori di 16 anni e non di 12.
Perché la storia d'amore raccontata nel film è inesistente (il film nonostante le sue tre ore nulla ci dice dei sentimenti delle due ragazze che si lasciano così come si sono messe insieme senza che il film ci mostri una spiegazione una) e da questo film le ragazze imparano che le lesbiche se la leccano e si sditalinano un po' il corrispettivo dei film sui ragazzi (come quello di Pivetti) secondo i quali i ragazzi gay se lo mettono nel culo, mentre nel mondo reale, grazie a dea, il sesso è mooooolto più vario e vitale di così.

Allora va bene la petizione di principio e sicuramente la sospensione è un sopruso ma qui non stiamo parlando dei danni subiti dal popolo francese che non possono assistere a un film vitale sull'amore tra donne un film tra l'altro che è uscito due anni fa e che dunque finora chi voleva vederlo lo ha visto, acquistato, downlodato da internet e quant'altro, ma un danno commerciale perché il film nei prossimi due mesi non è più in vendita o a noleggio. Un film che comunque rimarrà in streaming e a disposizione su tutti i siti dove può essere visto o scaricato senza pagarne le royalties e questo la dice lnga sull'importanza della pirateria che può sopperire alla visibilità di un film laddove uno stato censuri...

Ma per l'espresso il film è bandito dalle sale...

La stampa italiana disinforma anche te. Dille di smettere


*la legge francese sul visto di censura per le immagini animate prevede che il visto può essere rifiutato per "motivi inerenti la protezione dell'infanzia o della gioventù o il rispetto della dignità umana" . Si tratta di una motivazione di carattere speciale e non riguarda dunque le classiche ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza, ecc motivi per i quali non si puà rifiutare il visto di censura.

19 aprile 2015

Il Circolo Scandinavo al Nordic Film Fest di Roma 2015

Come lo scorso anno abbiamo avuto la fortuna di assistere alla rogrammazione del circolo Scandinavo che ha mostrato i lavori di alcuni artisti e artiste in residenza.

I lavori presentati quest'anno sono stati di caratura forse minore rispetto quelli della scorsa edizione ma, lo stesso ci sono state delle belle sorprese (e qualche video soporifero. Ma come dormi subito quando il cervello non è interessato...!!!)


Il fotografo Petri Nuutinen finlandese ci ha mostrato i suoi lavori parlandone (in inglese) con una modestia e una semplicità che noi italiani ci sogniamo.

Petri è un fotografo di paesaggi ma lui ama definirsi un fotografo di spazi e di luoghi.
partendo dalle foto prese per lo stesso soggetto Petri le unisce con un algoritmo (lo stesso delle foto panoramiche che prendiamo coi nostri smartphone) per ottenere una sola immagine. Cambiando prospettiva però le linee di fuga sono diverse e quindi le immagini devono essere deformate per ottenere una immagine i cui bordi coincidano. A differenza degli algoritmi per le foto panoramiche che ottengono una immagine dal taglio regolare Petri mantiene i bordi delle foto originali ottenendo delle composizioni che hanno questa forma e questo aspetto.


Petri ci ha mostrato le varie fasei per ottenere queste imamgini che poi stampa su lamine di metallo che incolla su tela, niente carta, stampa diretta della foto...


Poi è stata la volta di Janne Tlastad, norvegese, della quale abbiamo visto tre video.

    Hitlers arkitektur 4:10 min
    Mussolinis bunker 3:44 min
    Overvåket/Überwachung #4 3:52 min

    I suoi lavori si distinguono per un dettaglio all'inizo poco comprensibile.
    Janne infatti non lavora con foto anche se dal montaggio delle immagini potrebbe sembrare, bensì lavora con immagini video, cioè immagini in movimento anche se sceglie immagini a camera fissa e senza movimenti nell'immaigne.
    Si tratta di video statici ma sempre di video.
    ce ne accorgiamo da alcuni dettagli "vivi", una luce, un riflesso, un'ombra, o, alla fine, una figura umana, prima ferma immobile, per continuare nell'illusione fotografica (di immagine fissa) e poi , finalmente, in movimento. Purtroppo la rete non ci aiuta non sono riuscito a trovare né video né immagini per cui deve bastarvi purtroppo la mia descrizione...

    Piu tradizionalmente sperimentale KirsiMarja Metsähuone finlendese, della quale abbiamo visto Transition process, 5 min un video nel quale su una partirla sonora complessa e poco leggibile si sviluppa una sovrimpressione di immagini che vengono presentate per il loro gusto visivo, di struttura gestaltica, di froma, di segno astratto più che di significato. Un modo molto contemporaneo di fare video arte che paice molto ma a noi, a me, lascia del tutto indifferente.
    Almeno ha il buon gusto di durare poco...

    Più interessante Known Named Identified, 5:37 che su una partirura sonora della parola nome riptuta da 5 voci femminili in diverse lingue (eslcuso l'italiano...) costruisce una sequenza visiva tra paesaggi floreali e figure femminili. Ipnotico, magico, mistico (e se lo dico io potete credermi...).

    Findadese anche Ilkka Volanen del quale abbiamo visto Room #3, 3:10 min – 3:15 un video nel quale (ri)produce varie immagini e suoni di Roma colti dalla stanza n° 3 del Centro Scadinavo nel quale ha una residenza.

    Poi è stata la volta del soporifero (almeno per il sottoscritto) Il Pastore, 30 min di Danile Hoflund, dalla Svezia, che ha seguito coi tempi interminabili del video verità (questa malsana ide ahce basta riprendere perché ci sia racconto e documentalità) nel quale vedimao un gregge di pecore e il suo pastore. Un omaggio ai Grand Tour sette-ottcenteschi.
    Però che noia!!!!
      Poi è la volta di una italo svedese che ci ha presentato un corto più tradizionale, cioè più corto e meno video d'arte.





        Si tratta di Midsommer 10 min di Monica Mazzitelli che racconta in maniera stentata e non sempre di immediata comprensione due storie in parallelo, quella di una donna che probabilmente commette suicidio in seguito alla morte per annegamento della figlia adolescente e quella di un uomo che ha visto il cadavere della persona suicida (coperto dal telo nemmeno sapeva se fosse uomo o donna) e del suo figlio gaio...
        Bella fotografia, belle inquadrature, recitazione un po' troppo impostata ma un corto carico di emozione. Quando lio femminile si chiede se il dolore del treno che la ucciderà sarà più forte del dolore che prova in quel momento io mi sono commosso fino alle lacrime e anche adesso mentre ne scrivo...

        Presente in sala dopo la proiezione abbiamo parlato. L'autrice era felice che finalmente qualcuno, il sottoscritto, avesse colto il cotè gaio dei due ragazzi...
          No Man’s Land della norvegese Lowri Rees è un documentario che ci illustra la vita del centro detentivo di Trandum nei pressi dell'areoporto Gardermoen di Oslo un centro detentivo che è stato indagato per abuso dei diritti umani. Rees entra nel centro con una mdp invisibile e nascosta, così come sono nascosti i procedimenti produttivi del documentario ( i permessi per entrare nel centro? COn quali restrizioni? La mdp è stata piazzata dando il tempo alle persone ospiti di abituarvisi ? E' stato loro chiesto il permesso oppure anche la mdp ha leso i loro diritti umani? Su questo il documentario tace. Interrogata dal sottoscritto a fine proiezione la documentarista ci ha detto semplicemente che non voleva fare storie di vita (come se la nostra domanda vertesse su questo e non sui meccanismi narrativi che stanno dietro ogni documentario) ma voleva solo offrire uno sguardo su di un posto sul quale all'epoca (2006) si sapeva poco e niente.

          Non mi piace questo modo di fare documentario, nascondendo la mdp come nei film di fiction, come se la registrazione cinefotografica fosse di per sé garanzia di testimonianza, di verità. Specialmente nei confronti di un centro indagato di violazione dei diritti umani nel quale entri a condizione e secondo le regole di chi lo gestisce...
          Girato bene e con inquadrature a volte estetizzanti. Detto per inciso, Tandrum sembra un hotel a tre stelle in confronto ai nostri cie...


          Hanno concluso la serie di proiezioni tre cortometraggi accomunati dal rapporto e dalla ricerca tra immagini e musica.


            Pellèas et Melisande 28 min Elina Oikari e The Tempest 39:21 di Elina Oikari (Part I) and Lauri Danska (Part II), entrambe finlandesi, raccontano (reinterpretano?) omaggiando il cinema muto e i film di Vigo,  due classici come la tragedia di Maeternlinck e di Shakesperae, con una grande fanatsia visionaria, profluvio di mezzi (tecnica mista, 8 mm e video) grande capacità immaginativa e un montaggio interessante che sa tenere testa alla msuica trovando un rapporto nè di sudditanzanè di preponderanza.
            Ci sarebbe piaciuto chiedere qualche cosa all'autrice ma siamo stati cacciati dalal sala dal perosnale della Casa del cinema famoso per la sua scortesia e maleducazione.
            Gentaglia da licenziare in tronco e dare da lavorare a chi il cienma lo ama lo conosce e lo rispetta rispettando anche il pubblico, anche quello sparuto presnete a vedere uan rassegna che cerca di portare roma in Europa ma i bovari che vi lavorano rendono difficile l'operazione. Con tutto rispetto per i bovari, poco per i coatti che lavorano alla Casa del Cinema. 
            E vi assicuro che sto usando parole gentili.
            Licenziamento in tronco, senza nememno il pagamento dell'ultimo stipendio... 


            La vera sopresa della giornata sono state le muscihe e il video di Gisle Martens Meyer dalla Norvegia che col suo Roma 2089 ci regala una partirura costruita sui rumori campionati della città di roma (con tanto di tipologia e proveneinza dei rumori, compresa qualche piccola imperfezione ortografica nei nomi, Villa Sciara , Santa Maria, Trastevere etc.).
            Non lasciatevi distrarre dalla partitura sonora. Le immagni sono altrettanto interessanti nel lavoro splendido fatto nelle varie sezioni del video.
            Stavolta la rete ci aiuta e posso mostravi il video per intero.

            Normalmente Gisle esegue le musiche dal vivo durante la proiezione, qui, come noi ieri lì, lo abbiamo visto con le musiche registrate,


            Roma 2089 from GMM on Vimeo.

            bello essere
            quello che si è anche se si è
            poco
            pochissimo
            niente


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