10 marzo 2014

Giovanni Bonacci attore e autore.
La foto del martedì in scena al teatro Rumore di Fondo.


Giovanni Bonacci attore, autore e regista.
La foto del martedì  in scena al teatro Rumore di Fondo.


Da solo in scena Giovanni Bonacci ci restituisce il vissuto di un giovane uomo che rivive il ricordo di un amore raccontato al pubblico come in un monologo interiore.

Quasi una personalità multipla quella dell’io narrante in scena che dà voce, oltre al protagonista maschile, anche alla sua ragazza, con la quale intesse una storia altalenante di amore e rifiuto, di frequentazione e di oblio, ai commenti superficiali e giudicanti degli amici, invidiosi della storia d’amore e poi falsi consolatori quando la storia finisce, e a quelli arguti e attenti di un narratore che osserva e descrive.
Un amore che trova un nuovo modo di essere quando il ragazzo per riconquistare la fidanzata, persa il giorno in cui trova un nuovo lavoro, inizia a pubblicare su facebook le foto di quando stavano insieme dando così un nuovo corpo a quell’amore finito.
Un corpo virtuale, raccontato e messo in scena, proprio come il racconto che il pubblico vede a teatro.
Il testo, dello stesso Bonacci, è un tour de force dal quale l’attore esce a testa alta riuscendo a restituire emozioni e intenzioni dei vari personaggi che popolano una storia
che trova il suo vero nucleo nell’affabulazione narrativa, quella del testo teatrale e quella del protagonista che rivive la sua storia d’amore sul social network, un’affabulazione che è la stessa che sostiene  ognuno  e ognuna di noi quando vogliamo dare un senso a quel che ci succede nella vita e che cerchiamo di ri-raccontarci per dare un ordine, una forma, un motivo a un vissuto che la nostra vita non sempre ha.

Lo spettacolo si fa dunque riflessione sul nostro bisogno di raccontarci e raccontare e su come questo racconto, una volta intimo e privato, stia oggi assumendo una dimensione pubblica di rappresentazione che si sostituisce alla vita vera, per cui quel che conta non è più la funzione mediatrice del racconto,  che restituisce un senso al nostro vissuto, ma la rappresentazione sociale di una vita che viene vissuta per essere raccontata. Meglio che esiste è c’è solo quando viene rappresentata.

La foto del martedì si declina dunque anche come un nuovo paradigma in quella costante indagine sui rapporti tra vita e teatro con una cifra elegante di scrittura e di interpretazione.

Avrebbe forse giovato allo spettacolo una regia esterna, non curata cioè dallo stesso interprete e autore, per diversificare sulla scena in maniera più articolata i vari livelli narrativi e di rappresentazione che, così come lo spettacolo è andato in scena, si distinguono solo grazie all’istinto dell’attore e poco per la messa in scena, non sufficientemente pensata.


LA FOTO DEL MARTEDI’
di e con Giovanni Bonacci

Aiuto Regia Enrica Nizi e Matteo Quinzi

Ass.ne Culturale
RUMORE DI FONDO TEATRO

Via di Monteverde 57/A Roma

7 e 8  Marzo Ore 20,30

9 marzo ore 17.30




9 marzo 2014

Quando la satira è ferocemente maschilista: sullo sketch irricevibile, discriminatorio e misogino di Virginia Raffaele contro la donna (e non la ministra) Maria Elena Boschi


A Ballarò lo scorso 4 marzo è andato in onda uno sketch  nel quale è stata presa di mira la ministra Maria Elena Boschi, Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, ritratta come una donna priva di qualunque consapevolezza politica che, incalzata da alcune domande del giornalista, maschio, se la cava sgranato gli occhi e sorridendo mentre l'immagine diventa flou e in sottofondo vanno le note di Francis Lai tratte dal film Un uomo e una donna mentre appena accomiatatisi la ministra si trasforma in una gatta.




Non è la prima volta che nel fare satira di un uomo politico si usa un suo aspetto fisico e lo si esagera, basta pensare alla imitazione di Gasparri fatta da Neri Marcorè.




In quel caso però lo sfottò delle caratteristiche fisiche e comportamentali della persona era un dettaglio in più che sia andava ad aggiungere al motivo politico dietro la satira.In questa satira se si dipinge Gasparri come ignorante non è per offendere l'uomo ma per satirizzare sulla legge delle telecomunicazioni da lui scritta a uso e consumo di Berlusconi.

Invece nella imitazione della ministra Boschi da parte di Raffaele non ci sono contenuti politici, critiche all'operato politico della ministra ma solo una critica alla donna che è diventata ministra perchè è bella e irretisce il giornalista con la sua bellezza svagando domande semplici semplici* sul programma di governo di Renzi (come fosse lei il primo ministro).

A vedere la vera ministra intervistata da Lucia Annunziata, mi sembra che Maria Elena Boschi sappia il fatto suo.




Quella di Virginia Raffaele (o chi per lei non so chi le scrive i testi) quindi non fa satira sul personaggio pubblico ma contro la donna bella.

E questa non è satira ma linciaggio morale.

Non una imitazione dunque come scrive Repubblica,  ma  una umiliazione della donna, delle donne, della quale la ministra si è risentita.

Alle parole di protesta del suo partito Michele Anzaldi,  segretario della commissione di Vigilanza Rai, ha scritto una formale lettera di protesta alla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola chiedendole se ritenesse opportuno che un ministro giovane, che finora ha dimostrato preparazione e capacita', fosse ritratta come una scaltra ammaliatrice.
Questa difensa della Ministra ha dato fastidio a molti maschi che sui giornali hanno difeso per principio la satira guardandosi bene dall'entrare nel merito dello sketch.

Pregiudizi sessisti? Stucchevoli stereotipi di genere che si usano contro le donne? Quote rosa o pinkwashing , il belletto maschilista? La settimana prima, la Raffaele aveva preso in giro Francesca Pascale, non si possono pretendere da lei imitazioni di uomini, e poi, in studio, quando la finta Boschi scuoteva la chioma, c’era Ale Moretti (Pd) che rideva di gusto.
Non saremo feroci come Jena (Riccardo Barenghi) che su La Stampa aveva cartavetrato la ministra: «Se esistesse il reato di manifesta incapacità la ministra Boschi sarebbe indagata».
Scrive Aldo Grasso sul Corriere che non spiega però che nello sketch non si spiega perchè la ministra sarebbe incompetente, facendo riferimenti a dichiarazioni o scelte politiche della vera ministra come Marcorè faceva con Gasparri, ci si limita a spiegare l'incompetenza della ministra con la sua avvenenza, che, in realtà, non spiega niente.
Se c’è una cosa che Maria Elena non sopporta è di essere dipinta come bella più che come brava. Proprio non la sopporta, sin da quando sfoggiò alla Leopolda un paio di scarpe tacco 12, leopardate. Non sopporta di essere oggetto di sguardi maliziosi e di pettegolezzi da bar di provincia, come se fosse arrivata in Parlamento per grazia ricevuta. Tanto che l’altro giorno un gruppo di parlamentari del Pd, capitanate da Alessandra Moretti, ha messo nero su bianco l’indignazione: “Basta battute sulla bellezza”. 
Scrive Allessandro De Angelis sull'Huffingotn post.

Mi chiedo dove sia la critica all'operato politico.

Mi chiedo perchè se una ministra indossa un tacco 12 questo tacco può esser usato contro la sua competenza professionale senza argomentazione alcuna.

Il maschilismo talmente sfacciato che rasenta la misoginia che è IL male di questo paese.

La ministra Boschi, in un twitter ha dato fatto sapere che allo sketch di Raffaele ci ha riso sopra.






Io, che sono meno signore di lei, invece ci vomito sopra, possibilmente in faccia ai suoi autori e alle sue autrici.




*domande anche ideologiche visto che il giornalista le chiede come mai hanno deciso di andare al governo senza di essere eletti secondo la vulgata ormai passata come vera che il sistema politico italiano sia presidenziale e non parlamentare...)

6 marzo 2014

A Teresa Bellanova la delega alle Pari Opportunità. (Alla faccia di tutte le perosne che dicevano rezni avesse cancellato il ministero perchè aveva messo 8 donne al governo...).

Subito dopo che Renzi ha reso noto l'elenco dei ministri e delle ministre del suo governo (otto i dicasteri retti da donne, per la prima volta nella storia repubblicana del Paese) su Facebook è passata subito la (dis)informazione che Renzi avesse cancellato il ministero delle pari opportunità.

In realtà il ministero non c'era né nel governo Letta (il dipartimento era letto per delega dalla Ministra per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili Josefa Idem, dimessasi la quale la delega è passata a Cecilia Fuerra, vice ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali né in quello Monti, la cui delega era retta dalla Ministra Elsa Fornero del Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità.

Ora, nel governo Renzi il dipartimento è retto dalla sottosegretaria al ministero del Lavoro Teresa Bellanova (PD) la quale, all'ultimo congresso del Pd, ha sostenuto il candidato Gianni Cuperlo.


Quindi i commenti letti su faccialibro che Renzi dato il contentino di otto donne al governo aveva deciso di cancellare il ministero, oltre a non corrispondere a verità, il ministero non c'è più già da due esecutivi, tre con quello di Renzi, è sintomatico dell'avversione che molte italiane e molti italiani hanno nei confronti delle donne al punto tale che queste otto ministre sono state percepite da tutti e tutte, da prospettive politiche anche opposte ma con lo stesso disgustoso maschilismo, come specchietto per le allodole, peggio, come collaborazioniste (come ha scritto una donna dal lessico estremamente ginnico) dei maschi in un delirio di non senso e di inattendibilità storica.


D'altronde quando il ministero c'era ed era retto da Mara Carfagna, la ministra è stata messa in discussione non per alcune sue affermazioni discutibili ma per i meriti professionali e per il motivo per cui era diventata ministra: perchè l'aveva data. 

Questo commento disgustosamente maschilista era stato fatto non solo da uomini ma anche da donne a dimostrazione di come la cultura patriarcale sia endemicamente ambigenere.


Vorrei ricordare, en-passant, che l'Unar, quello tanto vilipeso dalla viceministra Guerra (PD) per i libretti contro l'omofobia, è stato istituito da Stefania Prestigiacomo (PDL) tanto per ricordare che così come per i diritti lgbt anche i diritti delle donne e l'antirazzismo sono transpartitici.

Molto interessante la biografia di Bellanova, sindacalista già a 15 anni (capolega alla Camera del Lavoro di Ceglie Messapica) in CGIL è  coordinatrice regionale delle donne della Federbraccianti in Puglia, segretaria generale provinciale della Flai (Federazione lavoratori dell’agroindustria) Cgil di Lecce, segretaria generale della Filtea Cgil (Federazione italiana lavoratori del tessile-abbigliamento) di Lecce, entra nella segreteria nazionale della Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, alle politiche industriali, al mercato del lavoro, al contoterzismo e alla formazione professionale.

Certo c'è da constatare come nel governo Renzi il dipartimento sia retto da una sottosegretaria mentre nei governi precedenti la delega era stata data a una ministra (ma già Letta, dimessasi Idem aveva affidato la delega a una viceministra).

Facebook si dimostra totalmente inattendibile, ma rimane un laboratorio sociale interessantissimo. Tutti e  tutte possono aprir bocca e gittar fori fiato e quel che esce delle bocche italiote spiega molto meglio di tutte le promesse disattese degli esecutivi italiani perchè in campo di diritti er le donne e lgbt l'Italia sia un paese inesistente, prima ancora che dio creasse il cielo e la terra. Peccato che gli italiani e le italiane sono qui a rompere gli zebedei...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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