3 febbraio 2008

musica rara...

...nel senso che in Italia non la si trova così facilmente...

E' il caso di Marina Lima, cantora molto famosa in patria ma qui da noi presque unconnue...


O CHAMADO
(Marina Lima/Giovanni Bizzoto)

Vou seguir
O chamado
E onde vai dar, e onde vai dar
Não sei

Arriscar ser
Derrotado
Por mentiras que vão, mentiras que vêm
Punir

Um coração cansado de sofrer
E de amar até o fim...
Acho que vou desistir

Céu abriga
O recado
Prá eu me guardar, mudanças estão por vir

Esperar ser
Proclamado
O grande final, o grande final feliz

Que tal aquele brinde que faltou?
Será que teria sido assim...
Acho que vou resistir


Marina: Voz, Violão de aço
Fernando Vidal: Guitarra
Márcio Miranda: Teclados, Programação
William Magalhães: Teclados
Nilo Romero: Baixo
Cesinha: Bateria
Jota Moraes: Regência de Cordas
Pareschi, Perrota, Alves, Vidal: Violinos
Stephany, Jesuína: Violas
Márcio Mallard, Alceu Reis: Cellos



Ho già avuto modo di parlare della musica brasiliana, ho dedicato post a Elis Regina, a Rita Lee, Marina è più giovane, musicalmente e anche all'anagrafe. Questo brano l'ho scoperto per caso, quando, ancora..., il sabato si faceva una capatina da Revolver a scoprire musica nuova, musica buona, musica bella.

Marina Lima dimostra come il Brasile non sia solo il samba, ma anche una musica più internazionale, più occidentale, come questa O chamado eppure, sempre, nell'arrangiamento, in quella chitarra, in quel coro, la saudade fa capolino anche qui... Ne rimasi folgorato al primo ascolto e da allora gira spesso sul mio lettore cd.




Mi auguro che dica a voi quel che dice a me...

 MARINA LIMA - FULLGíS = MARINA LIMA


 Marina Lima - Carne e osso


 Marina Lima - Acontecimentos

2 febbraio 2008

Alessandrooooo! Svegliaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

E mentre dormo, nemmeno sugli allori, solo ieri scopro che il 9 novembre u.s. è uscito il primo disco da "solista" di John De Leo Vago Svanendo per sentirne qualche brano cliccate qui, prodotto da Adele Di Palma per Cose di Musica, per Carosello Records..
Si lo so, non fate i don abbondi...
John De Leo era il cantante dei Quintorigo, prima che il gruppo decidesse di buttarlo fuori (o lo inducesse ad andarsene, il che è lo stesso).
I Quintorigo (quattro musicisti di classica, viola, violoncello, contrabbasso e sassofoni, più la voce, unica, di John) li abbiamo conosciuti tutti a Sanremo (sì quella manifestazione della quale tutti, ogni anno, preconizzano la morte immediata).

Vennero nel 1999, tra le "nuove proposte" e presentarono il brano Rospo
e poi tornarono nel 2001, tra i "Big", col brano Bentivoglio Angelina una rivisitazione di un classico brano sanremese in chiave quintorighese (ehm...) o, meglio, à la John Di Leo.





Notevole, nevvero?
Adesso i Quintorigo proseguono il loro percorso musicale con Luisa Cottifogli al posto di John. Un'eredità scomoda, una successione coraggiosa, quella di Luisa, che sul palco sa farsi valere (anche su disco) ma, insomma, Luisa non è John e i Quintorigo avrebbero dovuto cambiar qualcosa nel nome per rimanere onesti col loro pubblico...

Mentre John, dopo anni di silenzio discografico, presenta questo nuovo lavoro che vi consiglio di acquistare (oltre al cd, dal packaging curato ed elegante) trovate anche un dvd vera e propria emanazione di John) se vi piace la buona musica, quella seria, perché fatta bene (John ha lavorato oltre due anni per questo disco) perchè oltre alla cacchetta dei vari Verdena e Negramaro (ma potrei citarne tanti altri...) pur se sommersa da tanta immondizia, concreta e metaforica, l'Italia sa ancora stupire e cela piccole perle e immense gioie.

Lo so che la primavera è ancora mooolto lontana, anche se oggi è Candelora ed è una bella giornata, e dunque dall'inverno semo fora, ma Vago Svanendo mi suscita le stesse emozioni del secondo disco di Amalia Grè, quando ascolto, cioè, buona musica italiana, e sono contento, un po', di essere nato qui ed ora, e non altrove e in altri tempi, come invece, oramai, vagheggio sempre più spesso, e mi inebrio di quell'aria che si sente a Marzo (ma a volte anche a Febbraio), quel profumo foriero di primavera, quando ti accorgi che il lutto dei sensi in cui vivi è solo temporaneo e ti ricordi che vivi sì per l'estate ma che la gioia vera è quella primavera che te ne annuncia i prodromi, te ne regala dolci attimi, te ne anticipa solleoni e canicole, quando insomma, essere vivi non serve solamente a pensare "ma in che mondo vivo" o "spero di non morire provando dolore" ma anche, "grazie vita, grazie corpo, per le sensazioni che mi dai, per le emozioni che ancora riesco a provare e che mi ricordano che, mio malgrado, sono ancora vivo"!

1 febbraio 2008

Il 1 febbraio 2003...

...lo Shuttle Columbia si disintegrava durante il rientro nell'atmosfera terrestre uccidendo i sette membri dell'equipaggio:

il Comandante: Rick Husband, colonnello dell'US Air Force, ingegnere meccanico, che pilotò precedentemente un Space Shuttle durante il primo aggancio alla Stazione spaziale internazionale.

Pilota: William McCool, capitano di fregata della US Navy

Il comandante del carico: Michael Anderson, tenente colonnello dell'US Air Force e un fisico che aveva in carica la parte scientifica della missione.

Lo specialista del carico: Ilan Ramon, colonnello dell'aviazione israeliana e primo astronauta israeliano.

La specialista di missione: Kalpana Chawla, indiana di nascita e ingegnere aerospaziale alla sua seconda missione spaziale.

Lo specialista di missione: David Brown, capitano della marina statunitense addestrato come pilota e medico di bordo. Brown lavorava a diversi esperimenti scientifici.

Lo specialista di missione: Laurel Clark, capitano di fregata della Marina statunitense e medico di bordo. Clark lavorava a diversi esperimenti biologici.

.

Pochi giorni dopo la data dell'incidente del 1986, un altro shuttle esplose, mi ricordo di aver appreso la notizia da internet e ho sperato fino all'ultimo che il mio inglese fosse improvvisamente peggiorato e che in realtà si stesse parlando dello Shuttle Challenger... Invece era tutto vero. Un altro shuttle esplode (questa volta durante il rientro nell'atmosfera terrestre), uccidendo il suo equipaggio.
L'amaro non è solo per l'equipaggio ucciso, per il danno alla ricerca scientifica, la dimostrazione che la ricerca ingegneristica spaziale è ancora molto indietro rispetto le proiezioni futuristiche degli anni 7o (quelle con le quali sono cresciuto) ma anche perché lo spazio è infido e le astronavi terrestri ancora troppo maledettamente fragili per poterci permettere il ...viaggio tra le stelle che forse non avverrà mai...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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