10 dicembre 2007

mala tempora, mala sanità

Dovevo fare la conta spermatica (un esame che serve a vedere il numero di spermatozoi) per sapere se sono fertile oppure no. Non so per quale motivo al mio medico venne l’idea di far fare la conta spermatica a un post adolescente di 22 anni. Va bene che avevo l’età fisiologica e anagrafica per mettere su famiglia, ma all’epoca ero ancora uno di quei bamboccioni che vivevano a casa con mamma’, non avevo la ragazza, né tantomeno aspirazioni paterne… I posteri hanno poi provato la mia dedizione assoluta al celibato e la mia propensione a sottrarmi alla paternità, insomma, sono un ramo secco…

E fateme di’ che qualcosa de secco ce l’ho pure io, no?!

Chissà forse il mio dottore stava sperimentando risposte possibili al mio nascente ipocondrismo (“lei è sterile!!!”).

Insomma, sto lì, davanti a questo dottore anzianotto, infastidito dal fatto che sia un semipischello e non un uomo adulto a fare quell’esame, che si mette a spiegarmi, più irritato che imbarazzato, che quell’esame “prevede la masturbazione!” (forse l’imbarazzo proviene dal timore di stare parlando di dolci a casa di un pasticcere, visto che i giovani e i giovanissimi si ammazzano di pippe).

Io lo guardo e vorrei dirgli “Ma va’?” ma sono a mia volta troppo imbarazzato di stare a parlare di pippe con un altro uomo (vecchio e medico per giunta!) per riuscire a vedere il lato buffo della cosa.

Il medico mi dà un contenitore e mi dice “vada in bagno” - riuscissi ad essere sarcastico vorrei risponderli “E dove altrimenti, nel pippatorium ?!?!?!”- e poi torni da me”.

E lì mi capita di partecipare a uno degli sfaceli degli ospedali italiani, romani, insomma, siamo al policlinico Umberto I di Roma, un ospedale (?!) che Paesanini vorrebbe trasformare in parcheggio per Tir con una gettata di cemento vivo (e tutti i medici ancora dentro però…).

Davanti la porta del bagno trovo una giovane donna, faccia sofferente e imbarazzata. Non capisco perché stia lì, ma, essendo il bagno solo per uomini, la scavalco e mi dirigo verso la porta. Qualcosa mi dice di non insistere troppo nel cercare di aprirla e infatti, prima che la donna, imbarazzatissima, possa dirmi guardilìdentroc’èmiomaritochesispippettanonperpiacersuo, così, tutto di un fiato, sento una voce dall’interno, funerea e per niente eccitata, che mi dice “occupato”!

Aspetto imbarazzatissimo. Dopo pochi secondi lui esce con una faccia che nemmeno dal dentista che senza anestesia ti viene, e le dice, guardandomi intanto quasi con odio, “non ci riesco!”

Sono una coppia giovane, sulla trentina, sono carini, sono lì perché non riescono a fare figli, lui deve fare la conta spermatica e non riesce a …concludere. “Vieni facciamoci un giro”, dice lei saggiamente, “torniamo dopo”.

Bene, bravi, mi lasciano il campo libero.

Entro finalmente nel bagno (fetido) e scopro che:

1) Manca l’illuminazione, l’interruttore non d segni di vita, e siccome la finestra del bagno è misteriosamente oscurata, nel bagno c’è buio pesto.

2) LA PORTA NON SI CHIUDE! Normalmente rischi che ti scoprano a far pipì (anche perché la porta dà subito sul bagno, non c’è nessun vestibolo con lavandino, dietro troneggia subito la tazza del cesso) figuriamoci per chi, come me, sta lì per …insomma, avete capito no?

Resto imbambolato qualche secondo, penso quasi di rinunciare, ma poi mi appoggio alla porta con la schiena (come, immagino, stava facendo il tipo che, prima, ho mio malgrado disturbato…) pronto a respingere ogni tentativo di apertura (per fortuna la porta si apre verso l’interno…), faccio quello che devo fare cercando di centrare il contenitore sterile (sono al buio ricordate?), ci metto non so quanto (ora capisco la disperazione del tipo che era lì prima di me…, ma io sono fortunato, nessuno cerca di entrare nel bagno mentre sto li a spip…), ritorno dal dottore, gli consegno il campione da analizzare, e me ne vado, rendendomi conto solo in quel momento che io e quell’uomo (il tipo che era dentro il bagno fetido prima di me) siamo stati umiliati da un sistema insensibile e idiota. Poco importa per me che figli non volevo farne allora figuriamoci oggi (al limite ne adotterei uno…) ma quel povero padre di famiglia (ehm) umiliato perché costretto a spip… senza il minimo confort, come fosse un cittadino di serie b (“peggio per te se sei sterile!”) proprio non mi va giù.

Perché il dottore non aveva lasciato il suo studio a disposizione (tanto quando sono rientrato per consegnarli il contenitore sterile stava leggendo non stava mica visitando altri pazienti…) ? A maggior ragione visto che la porta del bagno non si chiudeva?...

Esco da quell’esperienza così umiliato che non sono mai tornato a ritirare i risultati (“fra quindici giorni” mi aveva detto il medico scorbutico). Sono rimasti lì, a ingiallire in qualche archivio. Per cui ancora oggi non so se sono fertile oppure no.

Come dite?

Chi se ne frega?

Moi non plus!!!!

2 commenti:

Chat Noir ha detto...

cioè alla fine del post non dai neanche gli esiti? non che ci facevo molto, ma almeno un po' di soddisfazione per chi ha buttato 5 min a leggere delle tue spip!!!

Anonimo ha detto...

Caro Ale,
immagino adesso la quantità di messaggi che ti lasceranno per farti effettuare degnamente l'esame (ma te li contiamo noi, non c'è problema...). Chi scrive ebbe a suo tempo, tanti anni fa, un'esperienza altrettanto mortificante con un ginecologo;la tua descrizione della coppia alle prese con la conta maledetta è degna dei migliori Fantozzi, e spero che in vent'anni abbiano messo almeno un chiavistello alla porta e acceso la luce (in ambienti più sofisticati metterebbero a disposiione delle riviste più o meno porno per "ispirarsi", non so però come la prenderebbero mogli o fidanzate accompagnanti...)

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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