28 settembre 2013

Boldrini ha ragione da vendere.

Cari (si fa per dire) Barilla e Cruciani, davvero pensate che le parole della Presidente della Camera siano senza senso e dettate dall'incompetenza?

Oppure questa pubblicità innocente dimostra quanto il paese sia ancora arretrato e tratti le donne come oggetti e merci di scambio?



E pensare che c'è chi scrive che le pubblicità e marketing non hanno proprio nessuna capacità di “educare” le masse modificando i loro atteggiamenti...



5 settembre 2013

Braccia rubate all’agricoltura

Rebloggato dal blog il ricciocorno schiattoso



Braccia rubate all’agricoltura

agricoltura
Oggi ho un attacco di grafomania. Perdonatemelo, vi prego. Prometto che nel weekend mi dedicherò alle biciclettate nel bosco.
Ma davvero non posso tacere di fronte all’articolo pubblicato da Il Manifesto in data 31/08/2013 e firmato Sarantis Thanopulos, un articolo dal titolo “Non è violenza di genere“.
Che cosa, secondo il signor Thanopulos non è violenza di genere?
E’ presto detto: la violenza contro le donne.
Ci dice il Thanopulos che parlare di “violenza di genere” è una indebita semplificazione della situazione, perché sebbene siano le donne a subire la violenza e gli uomini ad agirla, in realtà “la vittima predestinata è la sessualità”.
Il fatto che le donne muoiano, insomma, è assolutamente accidentale: è un qualcosa che capita nel frattempo, un piccolo dettaglio insignificante all’interno di un quadro molto più complesso, perché nessuno aveva intenzione di fare del male a lei, la donna.
“In realtà l’oggetto dell’aggressione non è la donna in sé, intesa come «genere», ma la qualità femminile del desiderio, la possibilità stessa del coinvolgimento profondo e del godimento vero in entrambi i sessi.” ci spiega Thanopulos.
Se un uomo aggredisce una donna, sta tentando di aggredire la possibilità di un coinvolgimento profondo, non quella donna e non perché è donna, ma perché in quella donna vede la qualità femminile del desiderio.
Femminile, da dizionario, significa “proprio della donna”, ovvero, afferente alla donna in quanto soggetto di un genere diverso da quello maschile.
Però, per qualche motivo, per Thanopulos aggredire la qualità femminile del desiderio non ha nulla a che fare con il genere.
“L’intero edificio sociale si basa sulla complementarità dei sessi”, dice più avanti.
Sesso, sempre da dizionario: insieme dei caratteri anatomici e fisiologici che contraddistinguono, all’interno di una specie, il maschio e la femmina. Che sono due generi. Ma il genere non c’entra niente.
Sono io che non capisco, oppure il signor Thanopulos si è un po’ ingarbugliato?
Senza soffermarmi troppo sui beceri stereotipi che vengono elencati dopo l’annuncio della “teoria della complementarità” (il ricorso della sessualità maschile a norme e convenzioni e l’anticonformismo femminile, per esempio, anticonformosmismo che probabilmente va tradotto con “non si attengono rigorosamente alle regole imposte dagli uomini”) vi ricordoche a proporre questa teoria è stato, non troppo tempo fa, Enhada, il partito tunisino conosciuto anche Movimento della Rinascita, e che le donne tunisine non l’hanno presa bene. Alla proposta di inserire nella Costituzione l’articolo che recitava “lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarita’ con l’uomo in seno alla famiglia, e in qualità di associata all’uomo nello sviluppo della Patria” sono scese in piazza protestando con tanto di striscioni.
Ma veniamo alla parte peggiore dell’articolo:
“La violenza nei confronti della donna è sociale e danneggia egualmente uomini e donne come soggetti sessuali. Nella sostanza danneggia più l’uomo che la donna perché l’uomo violento perde il suo oggetto del desiderio e subisce una deprivazione psichica devastante. Una donna può essere sopraffatta dalla violenza ma restare internamente viva mentre l’uomo sopraffattore è già morto dentro.”
La vera vittima della violenza contro le donne, signori e signore, è l’uomo. L’uomo perde l’oggetto del desiderio! Vogliamo mettere la sua sofferenza psichica con le coltellate, l’acido in faccia, le fratture, i lividi… La donna forse soffre, ma se sopravvive è viva, mentre l’uomo, poverino, è morto dentro. E se la donna muore? Beh, è morta, quindi ha smesso di soffrire. A qualcuno importa? A Thanopulos no.
Ma dentro la donna cosa c’è? Evidentemente, secondo Thanopulos, niente di niente, visto che la sofferenza psichica della donna non viene nominata. Ce l’avranno una psiche le donne? Temo proprio di no.
Che meraviglia, aprire un giornale e scoprire che la violenza di genere non esiste perché la donna è solo un oggetto del desiderio! Non c’entra niente il genere: gli oggetti non hanno genere! Gli oggetti non sono femmine o maschi: sono solo cose!
Grazie al signor Thanopulos adesso sappiamo perché tante donne muoiono: non perché sono donne, ma perché non sono esseri umani.

26 agosto 2013

Dario Accolla vittima del sessimo ?


Dario Accolla si rammarica sul suo blog di essere stato accusato di essere un maschio che difende gli altri maschi.
Perché difendevo un politico di sesso maschile vittima, a mio modo di vedere le cose, di una gogna mediatica sproporzionata per un errore (e siccome non voglio tornare sul caso Piras, diamo per pacifico, anche se non è il mio pensiero, che abbia peccato di odio verso le donne).

Piras, presidente  dimissionario del forum sardo del Partito Democratico sui diritti umani e consigliere comunale dimissionario di Jerzu, ha scritto su facebook riferendosi all'atleta russa Isinbayeva che si è schierata a favore della legge anti gay di Putin, Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono.

Secondo Dario queste parole sono state un errore la cui reazione di protesta è stata sproporzionata.

Dario è in ottima compagnia.

Tantissimi uomini sulla rete hanno minimizzato le parole di Piras adducendo tutti la stessa argomentazione: Piras non ha augurato lo stupro a Isinbayeva.
Vero.

Piras  ha fatto peggio.

Ha detto che per quando lo riguarda cioè per quanto è in suo potere, possono anche stuprarla.

Non è un augurio. E' una concessione (che altri lo facciano, se vogliono loro) una professione di indifferenza (a me comunque non me ne frega niente).

Piras giura di averlo scritto per paradosso cioè affermando una cosa evidentemente non vera (lui non sta augurando affatto che la stuprino) cercando di trovare una affermazione altrettanto grave di quella di Isinbayeva che sosteneva la legge di Putin anti gay.

Siccome, dice Piras, in seguito alla legge Putin donne lesbiche sono state stuprate, è comodo per Isinbayeva prima dire di essere d'accordo con quella legge e poi dire di essere stata fraintesa.
E quindi Piras pensa bene di scrivere che, così come Isinbayeva a detto che non le interessa se le donne lesbiche vengono stuprate, per quanto lo riguarda a lui non interessa nemmeno se viene stuprata lei.

Certo a usare lo stupro come strumento di critica o anche solo di offesa, di insulto, ci vuole fegato. Ma tant'è.


Per Dario l'errore di Piras è stato criticato perché una donna, in quanto tale, non va mai criticata omettendo lo stupro che è l'oggetto grave ed essenziale delle critiche a Piras tolto il quale non c'è né critica né argomento.

In ogni caso lo stupro non è una critica ma un delitto.



Usare lo stupro in un discorso argomentativo, come se lo stupro possa essere un termine di paragone, una possibilità neutra del discorso e non un delitto contro la donna è grave e giustifica tutte le critiche che gli sono state fatte. Talmente gravi da indurre Piras se stesso a dimettersi. Se avesse davvero ragione Dario e quello di Piras fosse solamente un errore non si sarebbe dimesso di certo.

Piras ha pescato dallo stesso immaginario collettivo maschilista e fallocentrico quello che dice che una persona nervosa ha bisogno di scopare di più, che le donne nervose hanno il ciclo (spesso detto anche dei froci) un modo di vedere al sesso e ai ruoli tra i sessi distorto e alienato, un modo di uasre il sesso ocme strumento di potere. Come ha fatto Piras con Isinbayeva.

Non un delitto generico ma il delitto par excellence contro le donne.

Perché abusa del corpo sessuato di una donna rendendola un oggetto da violare.

Quel che sfugge a Piras (e a Dario) quando crede di usare lo stupro come paradosso è che un paradosso per essere tale deve essere qualcosa di insolito e bizzarro (Proposizione che per forma o contenuto si oppone all'opinione comune o all'esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra) (fonte Sabatini Coletti online)

Lo stupro non è insolito avviene purtroppo quotidianamente in tutto il pianeta, sempre fatto da un uomo ai danni di una donna.
Dov'è il paradosso?

Non è nemmeno bizzarro visto che ci sono ancora moltissime persone (sempre uomini) che pur riconoscendo la negatività dello stupro ragionano nei termini di chi vistosi messa la fica sotto il naso non si può trattenere dallo scoparsela.
Dov'è il paradosso?

Sentitosi accusare di essere un maschio che difende gli altri maschi Dario non può evitare di fare riferimento al pene ironizzando sulla colpa (concetto cattolico al quale io preferisco il sostantivo responsabilità) di essere un portatore di pene.


Tra i tanti modi di riassumere il potere del maschio in un mondo fatto per lui in cui le asimmetrie di genere sono tutte a suo favore (un uomo che ha storie con 10 ragazze è fico una donna che ha storie con 10 ragazzi è una zoccola) Dario sceglie il cazzo come sineddoche del maschio. Tradendo dello squisito di fallocentrismo...

Il maschio di cui si parla qui non è il maschio biologico portatore di pene ma il maschio culturale che vive e si relaziona tra le persone, nella società, quello che riconosce come suo pari un altro uomo e considera la donna inferiore, e i froci come le donne.


Scandalizzato dall'accusa di portare il pene Dario la vuole far passare come una forma di sessismo:
Ma se la radice del male è il sessismo, non sarà utilizzando ulteriori categorie sessiste che si arriverà alla piena liberazione dei corpi, delle coscienze, delle sessualità, della dignità umana. Credo sia sbagliato sostituire un sessismo con un altro. Non vorrei vivere in un mondo alla rovescia, per cui essere maschi è sbagliato come adesso lo è, nella percezione comune dei più, sia essa inconscia o meno, essere donne.
(...)
Se poi ci mettiamo in mezzo che per tutta la mia vita sono stato insultato e deriso poiché “maschio” quanto più vicino all’essere simile a una “femmina”, la cosa assume connotati ridicoli.

Accusare il genere dominante, quello in base al quale si misura il mondo, di essere il genere dominante, per Dario è una forma di sessismo.

A ben vedere lui sta facendo per il sesso maschile quello che pretende i detrattori di Piras facciano per il sesso femminile: una donna, in quanto tale, non va mai criticata. 

Evidentemente per Dario le donne possono essere criticate mentre gli uomini no.

Se fai notare a un uomo è più solidale con un altro uomo che con una donna contro la quale quell'uomo ha anche solo evocato lo stupro non lo puoi fare, sei sessista.


Anche di un maschio gay che sempre maschi rimangono.

Perchè per quanto un gay sia sussunto sotto il concetto di femminile a nessun maschio, nemmeno gay, capita quello che le donne affrontano quotidianamente a causa dei maschi.


Dario non saprà mai cosa vuol dire salire sull'autobus e sentirsi palpare il sedere da qualche porco, subire apprezzamenti anche pensati indesiderati, essere meno capace degli uomini, essere criticata sempre con parole a sfondo sessuali (quella troia).

Dario non saprà mai cosa significa essere stuprate perché donna (belle o brutte ve s'inculamo tutte campeggiava sulle palestra del mi liceo),  essere svilita a oggetto sessuale in ogni contesto dalla tv al cinema alla vita sociale.

Perchè se un uomo viene palpato o usato come oggetto sessuale scatta subito una indignazione spontanea perchè lui è il maschio e ha una dignità che la donna deve conquistarsi con le unghie e coi denti anche grazie a chi come Dario, in buona fede, minimizza sull'operato di un maschio trovando più grave la gogna cui quel politico è stato posto che l'uso della parola stupro nei confronti di una donna.

Quella dignità che Piras non riconosce a Isinbayeva nel momento in cui dice per paradosso che per quanto lo riguarda lei può anche essere stuprata.

Ma i maschi come Dario non capiscono quello che per fortuna è chiaro a moltissime persone donne e uomini. Che una violenza  terribile non può annoverarsi nel linguaggio della critica politica, non per il politicamente corretto, non perchè le donne non si possono criticare, ma perchè gli stupri non sono una argomentazione ma un crimine.

Un maschio che non coglie la gravità di un delitto come lo stupro che a lui in quanto maschio non toccherà subire mai mentre alle donne tocca quotidianamente in tutto il mondo è un maschio piccolo piccolo.

Proprio come quei maschi coi quali Dario solidarizza (checché lui ne dica) per un'intima e profonda affinità elettiva, che mi fa orrore.

Perchè il pene potrà anche fare il maschio ma ci vuole ben altro per fare di un maschio una persona.
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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