1 Don’t just switch off your mobile in response to what’s very likely a cute invitation from some fake-friendly voice. Make sure it’s off before you enter the theatre, thus making sure that you’re not publicly humiliated by Richard Griffiths or A.N. Other.(TimesOnline)
2 Never whisper, let alone talk, during the performance. If you’re hard of hearing, hire a loop rather than bother your companion for info about the plot. And don’t hum along with songs, even if they’re by Rodgers and Hammerstein.
3 Don’t bring picnics. In fact, don’t eat anything, not even your fingernails, even if the play is, well, nail-biting. If you must buy an ice cream in the interval, make sure you finish it and dispose of the carton before the restart. The scraping at remnants sounds like scratching on a wall.
4 If you fear that you’ll cough, bring a handkerchief to smother your mouth and pastilles to put in it. Considerate theatregoers would rather asphyxiate than interrupt a good actor.
5 Always apologise if someone is forced to stand as you make your way to your seat, but if you are late (and you should never be) reduce your apology to a quick, sorrowful nod.
6 Don’t clap actors’s entrances, even if they’re famous, or their exits, even if they make them in the swaggering style that half-invites applause. All this is dated and naff and makes you look like a celeb-hungry prat.
7 Have nothing to do with standing ovations unless a performance is close to a once-in-a-lifetime experience. In America such ovations have become meaningless and, if they don’t occur, they indicate disapproval. We don’t want them to become regular here.
8 If a friend is on stage in a comedy or farce, or has written one, don’t pile on the laughter. The artificiality is usually transparent enough to make failure more and not less likely.
9 If you must go to that often obnoxious, spuriously glitzy occasion, the first night, don’t ponce about pretending to be an important guest, even if you are one. Think of your fellow audience members and the actors, both of whom want to get on with the show. And that show isn’t about you.
10 No need to dress up, let alone wear dinner jackets and evening gowns, as was once the case. But try to be a little better dressed than the critics, who often look as they’ve been grabbed from a washing machine that hasn’t yet been turned on.
11 If you see a sleeping critic don’t necessarily wake him or her up, as guilt is likely to ensure that his or her review is more favourable than it might otherwise be. But don’t let him sleep too deeply or he may (and this has happened) crash into or across an aisle, causing injury to the innocent. And snoring is unacceptable, whoever does it and however awful the show.
12 If critics irk you by scratching notes on a pad, be forgiving. They’re only doing their jobs. And virtually all critics accept that lighted pens, once common, are now verboten. If you see a critic turn one on, whisper something tactfully germane, like “you blind sod, switch it off”.
13 If the child you’re bringing is chatty, gag it. If it’s fidgety, handcuff and shackle it. And if you’re altruistic enough to bring a school party to a Shakespeare matinée, threaten potential wrongdoers with tickets to the next revival of Timon of Athens, to be followed by a ten-page essay on the ethics of Apemantus.
14 Try your hardest not to be tall, which means shunning headgear and primped-up hair. And if you can’t help your height, ask for a seat on the aisle or somewhere where you won’t interfere with people’s sightlines.
15 If you are maddened by a fellow member of the audience, postpone a serious or violent encounter until a suitable pause in the action, preferably the interval. But usually a schoolmarmy stare and an English sniff, followed by a reproachful smile, will suffice.
8 agosto 2009
The 15 golden rules of theatre etiquette
Film al Gay village? No, fai da te!
E visto che quest'anno la rassegna cinematografica del Village is screwed up a causa della dissennata programmazione di Giona A. Nazzaro che mi ha dunque tolto il piacere di andarci ogni fine settimana come feci l'anno scorso, ho deciso di vedere all by myself dei film "a tematica".
Una finta rassegna, che rendiconterò come fosse vera.
(Tra l'altro nemmeno so quest'anno dove fanno le proiezioni, visto che la sera, prima e unica temo, che sono andato al Village quest'anno per vedere Loredana Bertè, non ho visto l'ombra di uno schermo... e sì che ero lì' dalle 21 e in programmazione c'era un film...)

Il film di stasera (eheheh) è(ra) The History Boys (GB, 2006) di Nicholas Hytner, quello de La pazzia di Re Giorgio e L'oggetto del mio desiderio, tratto da una commedia di Alan Bennett (quello dello splendido La cerimonia del massaggio), regolarmente distribuito in Italia e passato senza traccia lasciare.

La storia raccontata, ambientata nello Yorkshire a Sheffield, nei primi anni 80, con relative musiche di allora (aaah quanti ricordi!!!) è difficile da essere valutata e capita da una mentalità così diversa quale quella nostra (italiana) bacchettona.

In una scuola frequentata solo da ragazzi (secondo una gloriosa tradizione) un gruppo di otto studenti ha ottenuto risultati scolastici abbastanza buoni per aspirare ad Oxford e Cambridge e affronta un ultimo trimestre di preparazione intensiva per poter sostenere l'esame di ingresso in Storia.

A preparare i ragazzi Mrs. Lintott la professoressa di Storia (che li ha educati a riconoscere e criticare il sessismo), il professore di cultura generale, l'eccentrico Hector (come i ragazzi hanno soprannominato il pingue professore sulla sessantina) e Irwin, un nuovo arrivato, giovane e classicamente inglese.
Hector li fa discutere su qualunque argomento, recitare finali di film (a suo uso e consumo, se non li indovina mette dei soldi nella cassa comune), fa loro conoscere la musica (i ragazzi cantano e suonano il piano), la poesia (a memoria), la storia contemporanea, e non, e li incoraggia a parlare con una sottile dotta ironia... Un tipo di insegnamento molto diverso da quello nostro (ma anche da quello americano, per esempio).

Irwin, il nuovo professore, invece è più pragmatico e insegna loro ad abbellire i loro temi, a confutare tesi più che consolidate, non in nome della verità, ma per distinguersi all'esame di ammissione. Il giovane professore fa colpo su Dakin, il bello del gruppo, e cerca di diventarne l'alunno preferito.
Lo studente Posner è innamorato di Dakin sapendo che forse la sua è una cotta adolescenziale e passeggera ma non so se voglio smettere di farmi piacere i ragazzi.

Dakin racconta a Scripps, il suo migliore amico, i progressi di seduzione con la sua ragazza Fiona (che fa la segretaria al preside) e ogni centimetro di pelle conquistata al tatto viene descritto con metafore di guerra (ma precise e pertinenti).

Un giorno Hector, chiede chi dei ragazzi voglia essere accompagnato a casa casco alla mano (ha una moto), tutti declinano con scuse vaghe e altrettanto evidenti, solo uno di loro accetta di buon grado. Fra Hector e i ragazzi c'è infatti una sorta di tacito accordo, per cui a turno si fanno portare a casa in moto da lui e lasciano che lui palpi loro i genitali (ma nel film non lo si vede mai troppo esplicitamente), Hector non ha mai osato andare oltre e i ragazzi lo lasciano fare perché provano una certa pena per lui.
Scoperto viene costretto ad andare in pensione prima del tempo. Hector piange in classe come un bambino.
Arriva intanto il giorno dell'esame di ammissione.
vengono tutti presi, anche il meno brillante Rudge (suo padre era stato inserviente e un membro della commissione lo ricordava bene).

Dakin in uno stato di sfacciata onnipotenza va prima da Irwin, il giovane professore, e gli chiede se non voglia succhiargli l'uccello. Irwin da buon inglese non si sbilancia e Dakin commenta che come insegnante è anticonformista ma molto impacciato nei rapporti interpersonali. Irwin gli ricorda che lui è un suo studente e Dakin lo accusa di temere di essere cacciato come Hector. Irwin gli chiede perché si propone a lui e non a Hector e Dakin risponde che Hector è indecente. Non perché gay ma per l'aspetto fisico: non è desiderabile, lui sì...
Poi Dakin va dritto dal preside e gli chiede perché Hector non possa palpare i suoi studenti quando lui passa tutto il tempo a palpare Fiona, che lavora come segretaria...
Hector non va più in pensione. Ma quando il preside scopre che sta per portare uno degli studenti sulla sua moto gli ribadisce che non gli è più concesso. Sarà Irwin ad andare con lui. Durante il tragitto hanno un incidente e mentre Irwin se la cava con una gamba rotta Hector muore.
Alla cerimonia funebre Mrs. Lintott si chiede se anche al suo di funerale loro presenzieranno così uniti e si chiede poi cosa ne sarà di lor da adulti.

Ognuno racconta quindi quel che farà da adulto.
Posner diventerà professore (e anche se non ho mai palpato i miei studenti, ma ogni volta è una fatica...), gli altri chi avvocato, chi magistrato (un ragazzo nero, di famiglia povera) mentre Irwin abbandona l'insegnamento per diventare un famoso giornalista tv.
Questi ragazzi sembrano degli adulti intrappolati in corpi adolescenti, o, forse, hanno una maturità adolescenziale ben al di sopra degli standard italiani (o americani). Quando commentando i palpeggi che subiscono da Hector si chiedono se questa cosa li segnerà per la vita e si augurano che sia così.
Quando Dakin gli racconta della sua proposta sessuale al prof. Irwin Scripps è invidioso non del sesso ma della sua sfacciataggine.

Quelli dipinti nel film sono dei bravi ragazzi, futuri padri di famiglia, in una società borghese che lascia entrare chi ancora non vi appartiene (Rudge e il padre inserviente), maschilista, nel suo rapporto tra maschi, ma non sessista, con un altissimo profilo etico (il miglior insegnamento, dice lor Hector è di passare la palla) e dove l'educazione separata li conduce all'omosessualità come rito di passaggio, vissuta e accettata senza tanti problemi, metabolizzata come una delle esperienze della vita per passare oltre, e se qualcuno preferisce restarci non c'è problema.
Un mondo convenzionale e conformista ma con degli standard etici e culturali sorprendenti.
Un conformismo e un'aura borghese decisamente migliore di quella italiana. Ma sempre conformista.
Un film insolito da vedere per sognare e commuoversi e poi ripiombare, con un senso di nausea alla bocca nello stomaco, nella realtà italiana di tutti i giorni...
Una finta rassegna, che rendiconterò come fosse vera.
(Tra l'altro nemmeno so quest'anno dove fanno le proiezioni, visto che la sera, prima e unica temo, che sono andato al Village quest'anno per vedere Loredana Bertè, non ho visto l'ombra di uno schermo... e sì che ero lì' dalle 21 e in programmazione c'era un film...)
Il film di stasera (eheheh) è(ra) The History Boys (GB, 2006) di Nicholas Hytner, quello de La pazzia di Re Giorgio e L'oggetto del mio desiderio, tratto da una commedia di Alan Bennett (quello dello splendido La cerimonia del massaggio), regolarmente distribuito in Italia e passato senza traccia lasciare.
La storia raccontata, ambientata nello Yorkshire a Sheffield, nei primi anni 80, con relative musiche di allora (aaah quanti ricordi!!!) è difficile da essere valutata e capita da una mentalità così diversa quale quella nostra (italiana) bacchettona.
In una scuola frequentata solo da ragazzi (secondo una gloriosa tradizione) un gruppo di otto studenti ha ottenuto risultati scolastici abbastanza buoni per aspirare ad Oxford e Cambridge e affronta un ultimo trimestre di preparazione intensiva per poter sostenere l'esame di ingresso in Storia.
A preparare i ragazzi Mrs. Lintott la professoressa di Storia (che li ha educati a riconoscere e criticare il sessismo), il professore di cultura generale, l'eccentrico Hector (come i ragazzi hanno soprannominato il pingue professore sulla sessantina) e Irwin, un nuovo arrivato, giovane e classicamente inglese.
Hector li fa discutere su qualunque argomento, recitare finali di film (a suo uso e consumo, se non li indovina mette dei soldi nella cassa comune), fa loro conoscere la musica (i ragazzi cantano e suonano il piano), la poesia (a memoria), la storia contemporanea, e non, e li incoraggia a parlare con una sottile dotta ironia... Un tipo di insegnamento molto diverso da quello nostro (ma anche da quello americano, per esempio).
Irwin, il nuovo professore, invece è più pragmatico e insegna loro ad abbellire i loro temi, a confutare tesi più che consolidate, non in nome della verità, ma per distinguersi all'esame di ammissione. Il giovane professore fa colpo su Dakin, il bello del gruppo, e cerca di diventarne l'alunno preferito.
Lo studente Posner è innamorato di Dakin sapendo che forse la sua è una cotta adolescenziale e passeggera ma non so se voglio smettere di farmi piacere i ragazzi.
Dakin racconta a Scripps, il suo migliore amico, i progressi di seduzione con la sua ragazza Fiona (che fa la segretaria al preside) e ogni centimetro di pelle conquistata al tatto viene descritto con metafore di guerra (ma precise e pertinenti).
Un giorno Hector, chiede chi dei ragazzi voglia essere accompagnato a casa casco alla mano (ha una moto), tutti declinano con scuse vaghe e altrettanto evidenti, solo uno di loro accetta di buon grado. Fra Hector e i ragazzi c'è infatti una sorta di tacito accordo, per cui a turno si fanno portare a casa in moto da lui e lasciano che lui palpi loro i genitali (ma nel film non lo si vede mai troppo esplicitamente), Hector non ha mai osato andare oltre e i ragazzi lo lasciano fare perché provano una certa pena per lui.
Scoperto viene costretto ad andare in pensione prima del tempo. Hector piange in classe come un bambino.
Arriva intanto il giorno dell'esame di ammissione.
vengono tutti presi, anche il meno brillante Rudge (suo padre era stato inserviente e un membro della commissione lo ricordava bene).
Dakin in uno stato di sfacciata onnipotenza va prima da Irwin, il giovane professore, e gli chiede se non voglia succhiargli l'uccello. Irwin da buon inglese non si sbilancia e Dakin commenta che come insegnante è anticonformista ma molto impacciato nei rapporti interpersonali. Irwin gli ricorda che lui è un suo studente e Dakin lo accusa di temere di essere cacciato come Hector. Irwin gli chiede perché si propone a lui e non a Hector e Dakin risponde che Hector è indecente. Non perché gay ma per l'aspetto fisico: non è desiderabile, lui sì...
Poi Dakin va dritto dal preside e gli chiede perché Hector non possa palpare i suoi studenti quando lui passa tutto il tempo a palpare Fiona, che lavora come segretaria...
Hector non va più in pensione. Ma quando il preside scopre che sta per portare uno degli studenti sulla sua moto gli ribadisce che non gli è più concesso. Sarà Irwin ad andare con lui. Durante il tragitto hanno un incidente e mentre Irwin se la cava con una gamba rotta Hector muore.
Alla cerimonia funebre Mrs. Lintott si chiede se anche al suo di funerale loro presenzieranno così uniti e si chiede poi cosa ne sarà di lor da adulti.
Ognuno racconta quindi quel che farà da adulto.
Posner diventerà professore (e anche se non ho mai palpato i miei studenti, ma ogni volta è una fatica...), gli altri chi avvocato, chi magistrato (un ragazzo nero, di famiglia povera) mentre Irwin abbandona l'insegnamento per diventare un famoso giornalista tv.
Questi ragazzi sembrano degli adulti intrappolati in corpi adolescenti, o, forse, hanno una maturità adolescenziale ben al di sopra degli standard italiani (o americani). Quando commentando i palpeggi che subiscono da Hector si chiedono se questa cosa li segnerà per la vita e si augurano che sia così.
Quando Dakin gli racconta della sua proposta sessuale al prof. Irwin Scripps è invidioso non del sesso ma della sua sfacciataggine.
Quelli dipinti nel film sono dei bravi ragazzi, futuri padri di famiglia, in una società borghese che lascia entrare chi ancora non vi appartiene (Rudge e il padre inserviente), maschilista, nel suo rapporto tra maschi, ma non sessista, con un altissimo profilo etico (il miglior insegnamento, dice lor Hector è di passare la palla) e dove l'educazione separata li conduce all'omosessualità come rito di passaggio, vissuta e accettata senza tanti problemi, metabolizzata come una delle esperienze della vita per passare oltre, e se qualcuno preferisce restarci non c'è problema.
Un mondo convenzionale e conformista ma con degli standard etici e culturali sorprendenti.
Un conformismo e un'aura borghese decisamente migliore di quella italiana. Ma sempre conformista.
Un film insolito da vedere per sognare e commuoversi e poi ripiombare, con un senso di nausea alla bocca nello stomaco, nella realtà italiana di tutti i giorni...
7 agosto 2009
Una costituzione violata, una Repubblica umiliata
Vi ricordate quando il Governo presentò il pacchetto sicurezza, ddl 733 ? Tutti ci indignammo delle ronde e del prolungamento della detenzione nei Centri di permanenza temporanea (ora diventati centri di identificazione ed espulsione) dai due mesi fino a 6. Poi ci indignammo sull'obbligo di denunciare gli immigrati senza regolare permesso di soggiorno da parte dei medici (vi ricordate della migrante morta di tisi?) e dei presidi delle scuole. insomma le norme di quel decreto di merda mostravano tutte le crudeli implicazioni razziste e punitive.
La discussione alla camera (quella che Berlusconi vorrebbe minimizzare se non escludere del tutto) ha espunto la norma sui medici-spia, grazie alle pressioni del presidente della Camera Fini e di una lettera sottoscritta da oltre 100 parlamentari del Pdl, ma in cambio sono state reintrodotte le ronde e si è accettato l'innalzamento dei tempi di detenzione (attestandoli al massimo previsto dalla norma europea).
Il vero motivo dell'introduzione del reato di clandestinità lo spiega candidamente il governo stesso sul sito ufficiale:
Si combatte la delinquenza extracomunitaria ma quella nostrana non viene intaccata.
Mi ricorda tanto la mia amica Aurora che diceva che un extracomunitario che sporca è peggio di un italiano che lo fa perché l'extracomunitario non sta a casa sua...
Legge stupida perché non c'è bisogno di una laurea in giurisprudenza, questo reato spingerà i migranti alla clandestinità invee di farli emergere dall'animato dove possono essere reclutati dalla malavita (italiana).
L'idea di fondo è sempre quella. Noi italiani possiamo fare come cazzo ci pare (come fa Berlusconi) in barba a leggi e diritti altrui, gli extracomunitari no.
Il due luglio il Senato ha approvato definitivamente il ddl 733B sulla sicurezza, dal 3 è legge dello Stato, entrando in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Normalmente dall'approvazione del decreto ala sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale passano uno o due giorni al massimo.
Sapete invece quando è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale? Il 24 Luglio e 15 giorni dopo, domani 8 agosto, sarà legge.
Cosa è successo tra il 2 e il 24 Luglio?
Sono stati scritti meglio i contenuti dei vari articoli del ddl fatti approvare in fretta e furia alle Camere con il ricorso alla fiducia.
Non solo si applica uno strumento legislativo che la Costituzione prevede in asi di eccezionalità (ma usati sempre, da tutti i governi con molta disinvoltura)
Berlusconi è riuscito a snaturarlo ancora di più presentando in un unico decreto argomenti molto vari (come il reato di clandestinità e l'inasprimento delle multe per chi insozza le strade italiane) sotto la stessa etichetta di provvedimenti urgenti sulla sicurezza (col beneplacito di Napolitano, uno dei peggiori Presidenti della Repubblica, so far) forzando certe consuetudini democratiche comportandosi più da monarca che da Primo Ministro.
Così mentre tutti, giustamente, protestano contro il nuovo decreto divenuto legge di Stato (per due mesi... poi dovrebbe essere convertito in legge, cioè in leggi data la eterogeneità dei provvedimenti) nessuno si lamenta sullo scippo costituzionale, sull'ammanco di legalità e legittimità.
Viviamo in una Repubblica fantoccio dove i fascisti, peggiori di quelli di allora (Alessandra Mussolini è cauta sul reato di clandestinità), fanno come cazzo pare loro senza nemmeno bisogno delle squadracce (ora si chiamano ronde..., contente nello stesso decreto...) senza che nessuno scenda in piazza.
Basterebbero 3 milioni di cittadini in piazza, a protestare democraticamente e chiedere le dimissioni del governo ed lezioni anticipate. Ma non servirebbe perché una buona metà (se non di più) degli italiani sono d'accordo con Berlusconi e la sua politica (Sic!).
Ecco i frutti di 40 anni di analfabetismo e di borghesia più ignorante d'Europa.
Ecco i frutti della nostra corta, cortissima, praticamente inesistente memoria storica. Come osiamo fare una legge simile, proprio noi che fino a ieri l'altro eravamo gli extracomunitari d'Europa?
Per cambiare governo dobbiamo cambiare gli Italiani...
E noi, visto che non siamo dio, abbiamo qualche difficoltà al riguardo.
Per saperne di più sulla legge cliccate qui e qui

Per sapere cosa fare contro la nuova legge cliccate qui
La discussione alla camera (quella che Berlusconi vorrebbe minimizzare se non escludere del tutto) ha espunto la norma sui medici-spia, grazie alle pressioni del presidente della Camera Fini e di una lettera sottoscritta da oltre 100 parlamentari del Pdl, ma in cambio sono state reintrodotte le ronde e si è accettato l'innalzamento dei tempi di detenzione (attestandoli al massimo previsto dalla norma europea).
Il vero motivo dell'introduzione del reato di clandestinità lo spiega candidamente il governo stesso sul sito ufficiale:
Rendere la clandestinità reato ha lo scopo di facilitare l’effettiva espulsione del clandestino, in quanto per le norme europee sui rimpatri l’espulsione con accompagnamento nel Paese d’origine è possibile solo se c’è condanna per un reato.L'assunto è dunque non solo razzista (sei extracomunitario? Allora sei un delinquente) ma anche imbecille.
Si combatte la delinquenza extracomunitaria ma quella nostrana non viene intaccata.
Mi ricorda tanto la mia amica Aurora che diceva che un extracomunitario che sporca è peggio di un italiano che lo fa perché l'extracomunitario non sta a casa sua...
Legge stupida perché non c'è bisogno di una laurea in giurisprudenza, questo reato spingerà i migranti alla clandestinità invee di farli emergere dall'animato dove possono essere reclutati dalla malavita (italiana).
L'idea di fondo è sempre quella. Noi italiani possiamo fare come cazzo ci pare (come fa Berlusconi) in barba a leggi e diritti altrui, gli extracomunitari no.
Il due luglio il Senato ha approvato definitivamente il ddl 733B sulla sicurezza, dal 3 è legge dello Stato, entrando in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Normalmente dall'approvazione del decreto ala sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale passano uno o due giorni al massimo.
Sapete invece quando è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale? Il 24 Luglio e 15 giorni dopo, domani 8 agosto, sarà legge.
Cosa è successo tra il 2 e il 24 Luglio?
Sono stati scritti meglio i contenuti dei vari articoli del ddl fatti approvare in fretta e furia alle Camere con il ricorso alla fiducia.
Non solo si applica uno strumento legislativo che la Costituzione prevede in asi di eccezionalità (ma usati sempre, da tutti i governi con molta disinvoltura)
Berlusconi è riuscito a snaturarlo ancora di più presentando in un unico decreto argomenti molto vari (come il reato di clandestinità e l'inasprimento delle multe per chi insozza le strade italiane) sotto la stessa etichetta di provvedimenti urgenti sulla sicurezza (col beneplacito di Napolitano, uno dei peggiori Presidenti della Repubblica, so far) forzando certe consuetudini democratiche comportandosi più da monarca che da Primo Ministro.
Così mentre tutti, giustamente, protestano contro il nuovo decreto divenuto legge di Stato (per due mesi... poi dovrebbe essere convertito in legge, cioè in leggi data la eterogeneità dei provvedimenti) nessuno si lamenta sullo scippo costituzionale, sull'ammanco di legalità e legittimità.
Viviamo in una Repubblica fantoccio dove i fascisti, peggiori di quelli di allora (Alessandra Mussolini è cauta sul reato di clandestinità), fanno come cazzo pare loro senza nemmeno bisogno delle squadracce (ora si chiamano ronde..., contente nello stesso decreto...) senza che nessuno scenda in piazza.
Basterebbero 3 milioni di cittadini in piazza, a protestare democraticamente e chiedere le dimissioni del governo ed lezioni anticipate. Ma non servirebbe perché una buona metà (se non di più) degli italiani sono d'accordo con Berlusconi e la sua politica (Sic!).
Ecco i frutti di 40 anni di analfabetismo e di borghesia più ignorante d'Europa.
Ecco i frutti della nostra corta, cortissima, praticamente inesistente memoria storica. Come osiamo fare una legge simile, proprio noi che fino a ieri l'altro eravamo gli extracomunitari d'Europa?
Per cambiare governo dobbiamo cambiare gli Italiani...
E noi, visto che non siamo dio, abbiamo qualche difficoltà al riguardo.
Per saperne di più sulla legge cliccate qui e qui
Per sapere cosa fare contro la nuova legge cliccate qui
Iscriviti a:
Post (Atom)
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente
Etichette
altri blog
(41)
arte
(32)
astronomia
(1)
bollettino ufficiale sullo stato del mio umore
(58)
capitalismo
(1)
celentano
(1)
chez moi
(1)
chez Tam
(3)
chez Tam (sans Tam)
(1)
chiesa
(4)
cinema
(138)
classismo
(1)
co
(1)
comunicazioni di servizio
(26)
controinformazione
(7)
cultura
(76)
diario
(92)
dieta
(3)
diritti
(1)
dischi di Mina
(1)
ecologia
(30)
elezioni
(6)
eventi
(78)
femminile dei nomi
(1)
femminismo
(1)
festival del film di roma 2009
(3)
festival di cinema
(1)
festival internazionale del fil di Roma 2010
(4)
festival internazionale del film di Roma 2009
(9)
Festival internazionale del film di Roma 2011
(10)
festival internazionale del film di Roma 2012
(2)
festival internazionale del film di Roma 2013
(1)
Fiction Fest 2009
(2)
Fiction Fest 2010
(2)
Fiction Fest 2011
(1)
Fiction Fest 2012
(1)
Ficton Fest 2012
(2)
fiilm
(2)
film
(1)
foto
(5)
giornalismo
(1)
informazione
(135)
internet
(1)
kate bush
(1)
La tigre di Cremona
(1)
letture
(4)
libri
(12)
lingua
(1)
maschilismo
(18)
mina
(2)
Mina Cassiopea
(1)
mina da 1 a 50
(97)
Mina Fan club
(1)
Mina Mazzini
(1)
Mina Orione
(1)
misoginia
(5)
musica
(246)
neofascismo
(56)
netiquette
(6)
omofobia
(6)
parigi chez moi
(1)
patriarcato
(2)
politica
(318)
politiche del corpo
(202)
pregiudizi
(1)
pubblicità
(29)
radio
(3)
razzismo
(3)
referendum 2011
(1)
ricordi
(21)
ricorrenze
(54)
sanremo
(3)
sanremo 2010
(2)
scienza
(60)
scuola
(43)
sessismo
(60)
sessismo nella lingua italiana
(1)
Sony
(1)
spot
(3)
star trek
(1)
storia
(126)
teatro
(36)
tecnologia
(7)
traduzioni
(1)
transfobia
(1)
tv
(82)
video
(183)
Warner
(1)
X-factor
(1)
X-factor 5
(2)