15 maggio 2006

Cinema e politica?

L’anno scolastico volge al termine e stamane ho consegnato (dopo Tanto tempo) dei compiti in classe (i penultimi per la cronaca) andati molto bene (non lo dico per fare i complimenti a me ma a loro) delle classi II A e II F (non tutti gli studenti ma solo alcuni…).
Il compito consisteva in alcune domande alle quali le ragazze e i ragazzi dovevano rispondere liberamente.
Una delle domande verteva sui rapporti tra cinema e politica, non la politica dei partiti, ma la politica come impegno, come possibilità/dovere di esprimere un parere, di schierarsi nei confronti dei giudizi che i film, tutti i film, contengono più o meno implicitamente.

Un argomento al quale tengo così tanto da aver addirittura sdoppiato e ripetuto la domanda nel compito. Ecco cosa chiedevano le due domande…

1 Molti hanno visto i film del neorealismo come dei film fortemente politicizzati, ai quali sono da preferire film politicamente meno impegnati, i quali garantirebbero un divertimento maggiore. Sei d’accordo con questa considerazione? Perché?

2 In classe abbiamo utilizzato una lettura politica dei film, nel senso che abbiamo indagato sull’ideologia che si nasconde dietro qualunque film, anche, se non maggiormente, riguardo quelli che si propongono come un mero intrattenimento. Esprimi un tuo giudizio su questo metodo motivando la tua risposta, sia essa positiva o negativa.

Domande difficili vero? Eppure dovreste vedere che belle risposte mi hanno scritto (ah che bel mestiere lavorare a scuola con gli studenti!!!!!).

Purtroppo, per la solita mancanza di tempo, non abbiamo potuto riflettere adeguatamente sulle risposte da loro date e sui problemi teorici politici ed etici che le loro risposte sollevano o aprono.

Metto allora a disposizione il mio blog per continuare a praticare il confronto intrapreso in tutte e due gli incontri (già si è trattato di un mini-corso di sole quattro ore!!!) che, mai come questa volta, mi ha stupito, stimolato e appassionato.

Tra qualche giorno pubblicherò alcune delle loro risposte. Ne varrà la pena!

21 aprile 2006

il bravo giornalista...

Stamane, mentre correggevo i questionari di verifica della I A e della I F del liceo scientifico Malpighi (questionari andati benissimo, complimenti ancora ragazze\i!!!) sono emersi alcuni ragionevoli dubbi su una delle affermazioni che il questionario chiedeva di giudicare vera o falsa.

La frase in questione affermava:

il buon giornalista è quello che lascia da parte le proprie idee e cerca di riportare le notizie così come sono realmente.

Per me questa affermazione è falsa. Per molti ragazze\i apparentemente no.

Ne è nata una discussione (un confronto) che ho dovuto interrompere per mancanza di tempo.

Ho invitato le ragazze e i ragazzi delle due classi a riprendere l'argomento sul mio Blog.

Riservandomi di spiegare perchè, secondo me, questa farse è falsa in un secondo momento, con un post più organico, posto queste due righe per permettere a loro e a chiunque altro legga il mmio Blog (ma c'è qualcuno ch emi legge ? Mah) di rispondere e esporre le loro osservazioni.

Benvenute e benvenuti dunque.
A voi la parola!

15 aprile 2006

qualunquismo qualunquismo per piccino che tu sia...

Non so voi,
ma io sono arcistufo di sentire i miei amici sedicenti di sinistra affermare che, in fin dei conti, Berlusconi e Prodi sono la stessa cosa, perchè intanto la politica è tutta un magna magna e, insomma, l'uno vale l'altro.
E' un po' come dire che andare a letto con un uomo o con una donna, in fondo, è la stessa cosa, sempre di sesso si tratta...
Sono stufo di questo pernsiero assente, di questo aprir bocca e gittar fori fiato, mi fa diventare antidemocratico, mi fa venir voglia di dire che solo chi usa il cervello ha diritto di parola, e che questo diritto si conquista con un uso critico della propria mente e non con un uso terroristico dei luoghi comuni. Già quello che penso mi sembra una minima base di partenza per affrontare un discorso critico sul mondo, figuratevi la rabbia e lo sgomento che mi investono quando mi accorgo che il mio timido punto di partenza è, per molti, un utopico, e impossibile, punto di arrivo.
Ma forse il fatto che uno gli amici se li sceglie imputa solo a me la colpa finale delle frasi che sento dire, ma questo è un altro discorso...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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