25 novembre 2013

Il 25 novembre e la violenza sulle donne.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 il 17 dicembre 1999.
 Nel testo della risoluzione (che potete leggere integralmente qui) si legge tra le altre cose che

la violenza contro le donne deriva da una lunga tradizione di rapporti di forza disuguali fra uomini e donne, situazione che conduce alla dominazione degli uomini sulle donne e alla discriminazione di queste ultime, impedendo loro di emanciparsi pienamente, e che la violenza è uno dei principali meccanismi sociali per mezzo dei quali le donne vengono mantenute in condizioni di inferiorità rispetto agli uomini.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne esiste da 14 quasi anni e purtroppo i motivi per cui fu istituita non mi sembra siano stati nemmeno scalfiti.

Nonostante nella risoluzione sia chiara la matrice ideologia della violenza sulle donne, mi sembra che oggi nel 2013 la questione si sia appiattita su due versanti, quello dei diritti sindacali-legali come il documento proposto da chi nel PD sostiene Civati nel quale si ribadisce, giustamente il rispetto della 194 e la modifica della legge 40, (più che di una modifica bisognerebbe scrivere una nuova legge) denuncia la sperequazione salariale e i comportamenti antisindacali ai danni delle donne e, ribaltando la prospettiva, parla di questione maschile facendone il titolo del documento, chi invece ne fa una questione di violenza fisica che arriva alla morte come il blog la 27ma ora del Sole 24 ore nel quale si parla esclusivamente dei casi di femminicidio numerando le donne uccise e le vittime di stalkin ma tacendo, per esempio, sulle denunce di stupro.

Sul sito italiano del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC)si legge che
la Bachelet [Michelle Bachelet, Vice Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women, agenzia dell'ONU di recente istituzione] ha detto di guardare agli ufficiali di polizia donna e alle donne soldato come esempi positivi. “Sono modelli di donne forti e dimostrano che le donne hanno le capacità per agire”, ha affermato.
Dunque da un lato la violenza sulle donne è questione fisica, dall'altro è questione sindacale lavorativa e legale.
E' violenza sulle donne quando le si uccide o le si picchia o si fa loro Stalking - ma non quando le si stupra a sentire i due documenti analizzati, una omissione certamente, non una negazione, ma di una certa rilevanza - oppure quando non vengono rispettati i loro diritti in cose da donna, l'interruzione volontaria della gravidanza, la procreazione assistita, la tendenza a non assumere donne per tema che prendano il congedo di maternità invece di lavorare delle funzioni legate sempre alla maternità mai al diritto di godere del proprio corpo come meglio crede...
  Queste son tutte punte varie di uno stesso iceberg gigantesco che, anche in buona fede, che non metto minimamente in discussione, si continua a tenere nascosto la cui matrice prima, la causa e non la conseguenza di queste forme più evidenti di violenza, è l'immaginario collettivo col quale il femminile prima ancora che le donne è percepito e vissuto, un immaginario che lede, perchè sminuisce, la dignità della donna, del femminile come espressione della personalità e del carattere di una persona.

Un immaginario lesivo che purtroppo molte donne hanno introiettato un po' come si introietta l'omofobia, per pressione sociali, e perchè di altri modelli di identificazione e di espressione di sé sembra che non ci siano, almeno così vogliono farci credere i mass media e il mondo politico.
Al punto tale che ormai ci si riferisce alla violenza contro le donne con una retorica miope e stanca basata sui numeri e solo sulle forme più eclatanti di violenza.

Ridurre la dignità della donna all'aborto e alla procreazione o ai diritti lavorativi legati alla funzione materna  negati significa vedere le donne ancora secondo lo stereotipo donnesco fascista della regina del focolare, di madre, di procreatrice.

Scrivere come è stato fatto nel pessimo documento dell'Onu che le soldate e le ufficiali sono modelli di donne forti significa continuare a seguire senza metterlo minimamente in discussione il modello di interpretazione del mondo patriarcale e maschilista, così maschilista che il linguaggio del documento dell'Onu ancor m'offende: dall'articolo davanti il cognome di Bachelet - che discrimina per specificare solo il sesso femminile, percepito evidentemente come l'eccezione mentre quello per antonomasia è quello maschile -, a quei giri di parole barbari gli ufficiali di polizia donna dove il ruolo rimane al maschile, come se non si possa dire le ufficiali di polizia e le donne soldato come se non si posa dire le soldate.

Dettagli, si dirà, lo so che lo penserete, che pure fanno capire come certi ruoli sociali siano ancora percepiti come squisitamente maschili e come l'emancipazione non dipenda dal fatto che le donne assumendo quei ruoli possano rimettere in discussione la funzione patriarcale e maschile della polizia o dell'esercito, ma che le donne si emancipino perchè assumono dei ruoli maschili il che diventa di fattore di emancipazione di per sé poco importa poi se nelle fotografie dei soldati americani che trattavano prigionieri irakeni come oggetti e non persone ci sono anche donne, per qualcuno (e qualcuna) è una conquista anche quella barbarie.


Nei due testi citati nessuno e nessuna hanno ricordato il danno che la diffusione di certi modelli e ruoli familiari dove la donna è subordinata alla cura della famiglia, o è presentata con un aspetto piacevole per il maschio,  contribuisca a ledere la dignità della donna e a farla percepire come inferiore all'uomo perchè a lui asservita, come il mito centrale della nostra religione ci insegna (Eva nata da una costola di Adamo).

Finché non si ricorda il legame stretto che c'è, per esempio, tra pubblicità sessiste e maschiliste e le violenze fisiche fatte sule donne, si continua a compiere una violenza morale sulle donne che non è meno grave né meno deprecabile di quella fisica.

Perchè finché continuiamo tutte e tutti a ignorare che ledendo la dignità delle donne come persone si contribuisce a diffondere una percezione della donna che porta qualcuno a compiere una violenza fisica che non è una eccezione né espressione di una malattia ma solo l'estrema conseguenza di una logica patriarcale e maschilista che ci riguarda tutti e tutte, finché continueremo a vedere chi picchia stupra e uccide le donne come delle eccezioni ai limiti della società, come persone da curare (come vuole il documento del PD pro Civati) e non come persone normale espressione di un modo sbagliato di considerare le donne, finché non capiamo che non bisogna curare (i malati hanno dei diritti lo stupratore non ne ha alcuno)  ma EDUCARE ed educare la società TUTTA  al rispetto della dignità donnana continuiamo nonostante le buone intenzioni a compiere violenza sulle donne.Una violenza morale prima espressione di quella fisica che la ratifica e la incoraggia.

Finché non capiamo che la prima violenza nasce dal linguaggio e dall'ideologia, dal catalogare i comportamenti delle donne ascrivendoli a un femminino sensibile e gentile, finché non capiremo che in questa visione della donna madre e moglie e mai persona si annida la stessa identica ferocia di chi le donne le picchia le stupra e le uccide non verrà fatto passo avanti alcuno.

E infatti la giornata del 25 novembre si ripete stancamente dal 1999 senza che si sia fatto il menomo progresso.

1 novembre 2013

Quest'anno potrete leggere le mie recensioni sul Festival Internazionale del Film di Roma su Gaiaitalia.com

E mentre il Festival, giunto alla sua ottava edizione, è ormai alle

porte, annuncio con grande gioia e soddisfazione che quest'anno

seguirò il festival per conto del sito di informazione gaiaitalia.com

che ha già dato la notizia di questa nuova collaborazione.


Come potete leggere sul sito
Cronache dalle pellicole, e non dalle mutande dei protagonisti, cinema e non gossip, cultura e non bla bla bla.
Non perdete le cronache dal Festival Internazionale del Cinema di Roma dall’8 al 17 novembre. Due aggiornamenti quotidiani in rigoroso “stile Paesani”.
Qui su Pesaniniland troverete i link di ogni mio pezzo che (ri)mandano al nuovo sito.

Un sito che non parla solo di cinema ma che offre una informazione completa con un punto di vista in più che vi consiglio di leggere, consultare, spulciare sfogliare e lurkare (MIka docet) come avete fatto (ma lo avete fatto?) qui su questo piccolo (nonostante la stazza del suo autore) blog.
Ringrazio Ennio che mi ha dato questa opportunità!
 


26 ottobre 2013

L'imminente album natalizio di Mina: un altro lavoro inutile e senile.

Lo so, direte, come fai a parlare di un album se ancora non lo hai ascoltato?

Conosco gli sciagurati collaboratori, sempre gli stessi, con i quali Mina ha deciso di isolarsi dal mondo e pontificare da un impalpabile e non più prestigioso eremo svizzero.

E so perciò che anche questo Mina Christmas song book (l'italiano è una opinione...) sarà senile come il precedente 12 songs un album vuoto di ogni contenuto musicale dove l'unica idea uniformante e appiattente è che per fare qualcosa di chic o di classico o, peggio, di colto basta rallentare le canzoni, in realtà uccidendone lo spirito.

Basta sentire lo scempio fatto di classici già da lei interpretati quando faceva ancora la cantante come Fly Me To the Moon, un vero stupro musicale, delitto già commesso in passato con altri album sciagurati come Napoli secondo estratto (soporifero micidiale) o quel disastro musicale che è L'allieva.

Mina Christmas Songbook non sarà da meno Mina è incapace da un pezzo di proporre un brano davvero ritmato. Anche quando sceglie l'orchestra prende un'orchestra moscia, priva di swing (vi ricordate la lentezza esasperante dei fiati di Comeglio di Je so pazzo in Canarino Mannaro?)

Il problema è che i collaboratori che circondando Mina si sono messi in testa che Mina sia una cantante colta, quando Mina è sempre stata ed è una cantante pop.

Non c'è nulla di male ad essere pop. Anzi credo che Mina abbia dimostrato, negli anni settanta e ottanta, a quali livelli possa giungere la musica leggera.

Ma Mina non ha lo spessore interpretativo per fare la cantante Jazz, o per cantare Brecht e Puccini e quando lo fa, lo fa da provinciale, da dilettante, da cantante improvvisata.

Non dovete per forza credere a me, sentite la sua interpretazione di Surabaya Johnny, da Milleluci, completamente priva di spirito, di nerbo (complice l'arrangiamento sbagliatissimo di Gianni Ferrio).



Confrontatela con l'esecuzione di Milva e capirete di cosa parlo.



Non che Mina manchi di pathos, le manca piuttosto la misura intellettuale, lo spirito colto, quella formazione musicale che le consentirebbe di interpretare questi pezzi come vanno interpretati.

Lo dimostrano gli album come Sulla tua bocca lo dirò o Dalla terra che sono inutili e imbarazzanti e che non servono a nulla.

Non portano gli ascoltatori pop verso un genere di musica altro e non portano gli ascoltatori di musica altra verso il pop.

Sono degli ibridi che lasciano il tempo che trovano, dei mostri bicefali destinati a morire già durante il primo ascolto.


Sono degli album privi di Storia, Mina arriva e canta Puccini come fosse uno degli autori sconosciuti che le propone un brano per l'album di inediti, oppure canta gli standard senza misurarsi con chi ha interpretato quei brani prima di lei...
Li incide come fossero interpretazioni prese da concerti dal vivo, una sera va meglio e una sera va peggio... E infatti spaccia gli album per canzoni registrate dal vivo.

Mina che ha ormai superato i settant'anni dovrebbe cominciare a guardare alla sua storia e invece di proporre inutili lagne strascicate sia vocalmente che musicalmente potrebbe regalarci perle del suo immenso repertorio di scarti (che sono scarti per lei ma rimangono perle rispetto il piattume musicale contemporaneo) Itaca, spacciato come inedito del prossimo album (ma per cortesia!?!?!) lo dimostra ampiamente.


Purtroppo da quando Mina si è messa nelle mani dei manager e non più in quelle dei musicisti sforna miseri progetti commerciali a prezzi salatissimi: 12 songbook a 24.50 euro - ma siamo impazziti? - in edizioni de luxe irraggiungibili (12 diverse edizioni del cd... più una tredicesima ufficiale) per tacere della assurda doppia versione di Piccolino, quella evidentemente per sfigati con 10 pezzi  a 21 euro e quella per ricchi con 14 pezzi - e tra i 4 in più c'è l'unica vera canzone ascoltabile dell'album che è quella perla di Rattarira di Genovese, padre e figlio - a 25 euro.

Anche Mina Christmas Songbook avrà una precisa strategia di marketing, immorale e da commerciante.

Sarà pubblicato come Cd standard (con il booklet con le informazioni relative ai brani e le tavole di Cavazzano), nella versione Cd + libro (con in aggiunta le storie disegnate dallo storico illustratore Disney e i testi completi delle canzoni) e in Box Deluxe, contenente un vinile, un fascicolo con le ricerche storiche e le tavole illustrate da Giorgio Cavazzano in formato da collezione.

E le canzoni, come saranno?

Lente, inascoltabili, noiose, inutili.

Mi auguro di essere smentito ma conosco la mia polla.

E lei conosce noi visto che ci rifila i suoi compitini senili vendendoli a caro prezzo (come l'inutile cofanetto di dvd dove devi per forza ricomprare dvd già editi e riediti con qualche aggiunta per titillare le tasche dei fan, ma che schifo, che sfruttamento immane in tempi di crisi ma che strategia da negoziante...).

Ho smesso di comprare Mina e mi degnerò di ricomprarla quando ci venderà canzoni  e non libri, pappine e putipù.

Che vada in malora.

Lei e quei mercanti nel tempio della musica che l'hanno trasformata in una gallina dalle uova d'oro.
Sempre dal culo escono però e puzzano spesso di merda.
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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