30 novembre 2010

Monicelli artefice della propria vita (e della propria morte) ovvero lo sciacallaggio di Repubblica

Intanto svegliarsi e apprenderlo da Facebook, tra mille post frivoli e personali, è devastante.

Monicelli è morto.

Vado subito al link di Repubblica e rimango disgustato da un altro esempio di pessimo giornalismo.

Il titolo:
Addio a Mario Monicelli
il regista suicida in ospedale.

Quel "suicida" sottolinea il gesto ma non le motivazioni.

Quelle sembrano essere riportate dal lungo catenaccio
"Se ne va l'ultimo grande del cinema italiano. Aveva 95 anni. Si è buttato da un balcone al quinto piano dell'ospedale romano San Giovanni, dove era ricoverato per un tumore in fase terminale. Le reazioni del mondo della cultura e delle istituzioni"

Insomma la notizia è che Monicelli ha deciso lui quando porre fine alla propria vita, una gran bella vita. Malato di un cancro in fase terminale ha detto basta a una morte doppiamente inevitabile, per sopraggiunta età e per la malattia terminale.

Invece nell'articolo si passa al pudore per il gesto, quasi fosse il risultato della senescenza, e non un coraggioso atto di volontà.

Addio a Mario Monicelli, l'ultimo grande del cinema italiano. Il regista, 95 anni, è precipitato dal quinto piano dell'ospedale romano "San Giovanni". E' accaduto intorno alle 21. Secondo fonti sanitarie, si è tolto volontariamente la vita.
Dunque non è precipitato, si è gettato...

Era ricoverato da qualche tempo nel reparto di urologia, per un tumore alla prostata in fase terminale. Era in una stanza da solo. Non è stato trovato alcun biglietto.
E certo! Un  gesto talmente incomprensibile che un biglietto era proprio necessario. Capite la mente di questo giornalista (sic!) come è abituata al suicidio come gossip, un gesto del quale trovare una causa? Come se 95 anni di età e un cancro terminale alla prostata non fossero una motivazione più che sufficiente. Invece e di sottolineare la grandezza dell'uomo anche nella morte, scelta e non subita, si insinuano dubbi che sono tutti nella mente di chi scrive...
Il corpo è stato rinvenuto dal personale dell'ospedale, a pochi metri dall'ingresso del pronto soccorso, disteso in un vialetto, accanto ad alcune aiuole. Il reparto è presidiato dalle forze dell'ordine. Il padre del regista, Tomaso, scrittore e giornalista, si era suicidato, nel 1946.
Ed ecco la porcata finale. Tale padre tale figlio. Il suicidio è una eredità di famiglia, un male trasmesso dai genitori. Non una opzione di alta dignità etica, per decidere quando finire la propria vita, suggerendo, casomai, che bisognerebbe istituire il suicidio assistito perchè magari Monicelli invece di defenestrarsi poteva andarsene in un modo meno cruento (ma che coraggio! Che coraggio!). Macché
sucida come il padre.
Ladro come il padre. Mafioso come il padre.
Non vi viene da vomitare?

 Tra l'altro, in una intervista a Vanity Fair, del 7 giugno 2007 (ma la fonte è wikipedia...) Monicelli aveva parlato del suicido di suo padre inserendolo nell'orizzonte etico del proprio:
"Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre lo ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto".
Due minuti di ricerca su internet...

Un professionista onesto lo avrebbe fatto. Ma non ci sono più giornalisti onesti in questo paese. Nè cittadini. Ed ecco un terzo motivo per andarsene, vero Mario?!

28 novembre 2010

La rete o del giornalismo feccia

Anche se la mia amica Mariù, a ragione, mi ricorda che non ha senso parlare di cose che hanno consistenza solo sulla rete non posos fare a meno di commentare certi articoli pubblicati sulla rete.
Stamane mi cade l'occhio sul sito Giornalettismo il cui titolo è già tutto un programma.
Tra le notizie leggo questa: Non chiamatemi prostituto, sono un escort gay”.
Niente da invidiare alla carta stampata. Non leggo l'articolo, non spreco più il mio tempo così. Mi cade però l'occhio sullì'...occhiello dell'articolo che dice: Nella notte parigina il sesso a pagamento omosessuale nasce nei bar: ecco le testimonianze di tre protagonisti.

Sesso a pagamento omosessuale...

Cioè non è il sesso ad essere omosessuale, ma il pagamento...
Beh è evidente che un pagamento gay p molto più gentile e morbido...

Giova ricordare Moretti: Chi parla male, pensa male.
Tommaso Caldarelli, l'autore di questo pezzo,  non pensa affatto e nel suo articolo (poi l'ho letto...) dice solo stupidaggini da gossip e non ricorda nemmeno che, nel mondo gay battere non vuol dire prostituirsi, ma cercare qualcuno che ci sta. Per cui la descrizione dei clienti tipo di uno di questi escort, riportata nel pezzo,
C’è l’uomo sposato, che ha scoperto tardivamente la sua omosessualità, o che ha a volte solo bisogno di parlare; poi c’è l’uomo attivo e superindaffarato, che quando è di passaggio a Parigi vuole tirare un colpo veloce ad un bel ragazzo; e poi c’è il ragazzo di 25 anni che ha avuto un colpo di fulmine e vuole passare una bella notte con me
sono tutte cose che soprattutto a Parigi, puoi fare GRATIS, non solo nei locali gay, ma in qualunque altro posto della città, visto che parlare lo fanno tutti e che i ragazzi di 25 anni che si innamorano di altri ragazzi sono gay ben inseriti nella società, con una vita lavorativa oltre che omoaffettiva e non hanno certo bisogno dei soldi per mediare le loro sere di sesso (o di amore).
Ma si sa, l'omosessualità deve sempre rimanere nel sordido...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Etichette

altri blog (41) arte (32) astronomia (1) bollettino ufficiale sullo stato del mio umore (58) capitalismo (1) celentano (1) chez moi (1) chez Tam (3) chez Tam (sans Tam) (1) chiesa (4) cinema (138) classismo (1) co (1) comunicazioni di servizio (26) controinformazione (7) cultura (76) diario (92) dieta (3) diritti (1) dischi di Mina (1) ecologia (30) elezioni (6) eventi (78) femminile dei nomi (1) femminismo (1) festival del film di roma 2009 (3) festival di cinema (1) festival internazionale del fil di Roma 2010 (4) festival internazionale del film di Roma 2009 (9) Festival internazionale del film di Roma 2011 (10) festival internazionale del film di Roma 2012 (2) festival internazionale del film di Roma 2013 (1) Fiction Fest 2009 (2) Fiction Fest 2010 (2) Fiction Fest 2011 (1) Fiction Fest 2012 (1) Ficton Fest 2012 (2) fiilm (2) film (1) foto (5) giornalismo (1) informazione (135) internet (1) kate bush (1) La tigre di Cremona (1) letture (4) libri (12) lingua (1) maschilismo (18) mina (2) Mina Cassiopea (1) mina da 1 a 50 (97) Mina Fan club (1) Mina Mazzini (1) Mina Orione (1) misoginia (5) musica (246) neofascismo (56) netiquette (6) omofobia (6) parigi chez moi (1) patriarcato (2) politica (318) politiche del corpo (202) pregiudizi (1) pubblicità (29) radio (3) razzismo (3) referendum 2011 (1) ricordi (21) ricorrenze (54) sanremo (3) sanremo 2010 (2) scienza (60) scuola (43) sessismo (60) sessismo nella lingua italiana (1) Sony (1) spot (3) star trek (1) storia (126) teatro (36) tecnologia (7) traduzioni (1) transfobia (1) tv (82) video (183) Warner (1) X-factor (1) X-factor 5 (2)