24 giugno 2010

Temi di maturità 2010: o della non scientificità di questo governo

Sette temi per la prova di Italiano dell'esame di Maturità:
Tipologia A
Analisi del testo della prefazione del saggio La ricerca delle radici di Primo Levi.

Tipologia B – Redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale


Ambito artistico – letterario
“Piacere e piaceri”. Il candidato deve sviluppare il tema tenendo in considerazione le risorse fornite dalla traccia che sono: un estratto dal Piacere di D’Annunzio; una selezione di quadri di Botticelli, Picasso e Matisse; alcuni versi di Leopardi, Ungaretti e Brecht; due brevi passi di Andrea Emo e Paolo Mantegazza.

Ambito socio-economico
“La ricerca della felicità”. Il candidato deve sviluppare il tema sulla base dell’articolo 3 della Costituzione italiana, su un passaggio della Dichiarazione di indipendenza statunitense, sul testo di Zygmunt Bauman L’arte della vita, su un passaggio di Avarizia di Stefano Zamagni e su un articolo della Stampa di Mauro Maggioni e Michele Pellizzari.

Ambito storico-politico
“Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader”. Chi ha scelto questo tema si è confrontato con alcuni testi di Mussolini, Togliatti, Moro e del papa Giovanni Paolo II.

Ambito tecnico-scientifico
“Siamo soli?” Il candidato deve sviluppare il tema sulla possibile esistenza di vita oltre il pianeta Terra. L’argomento interessa sia la scienza che la filosofia e può essere supportato con considerazioni e citazioni di Steven J. Dick, Vita nel cosmo. Esistono gli extraterrestri?, Pippo Battaglia – Walter Ferreri, C’è vita nell’Universo? La scienza e la ricerca di altre civiltà, Immanuel Kant, Critica della ragione pura, Stephen Hawking, L’universo in un guscio di noce, Paul C.W. Davies, Siamo soli? Implicazioni filosofiche della scoperta della vita extraterrestre. (fonte Il Post, per visionare le trace nella loro interezza cliccare qui)
Per non scientificità intendo la scarsa precisione delle tracce della prima prova nelle citazioni, negli apparati ma anche nel merito stesso delle tracce.

Il tema su Primo Levi.  La traccia è presentata nella categoria analisi del testo. E si cita la prefazione di una antologia di testi La ricerca delle radici che Levi sceglie fra tutte le letture fatte, pubblicata da Einaudi nel 1981.
Quindi si chiede di fare l'analisi di un libro che è costituito da una selezione di testi, più dei cappelli dell'autore, basandosi solamente sul un estratto dell'introduzione. Quindi non si parla del libro (che non si conosce) ma si parla di un brano dell'introduzione a quel libro.
Un brano qualunque di un altro libro qualunque di Levi no?
Ecco un modo per parlare di Levi senza parlare di Levi...

Il saggio breve, sezione scientifica, Siamo Soli  con citazioni così disgustosamente antropocentriche (esistiamo noi e solo noi e non è possibile che ci siano altri umanoidi nello spazio. Altri umanoidi magari no, ma altre forme di vita altrettanto evolute no? Su quali basi?!?!) dalle quali  si salva solo Kant (perle ai porci) e dove, nel testo (non sapiamo se già nel libro in traduzione italiana o solo nella trascrizione, Star Trek è scritto male Star Treck (sic) (!!!).
Tutte queste citazioni sono errate, manca infatti il numero della pagina (pagine) da cui sono tratte cos' se anche avessi il libro per recuperare la citazione dovrei prima leggermelo tutto... Chi ha scritto le prove non ha mai scritto una tesi di Laurea o un qualunque articolo scientifico...

Il tema che si fa notare di più è quello storico, "sui giovani" Parlano i leader. Non tanto (o non solo) perché tra i Leader si annovera Mussolini e lo si mette assieme a Moro, Paolo Giovani II e a Togliatti, Mussolini è un oggetto storico perché mai gli studenti non dovrebbero lavorare su di lui, ma perché si avulgono i quattro discorsi dai loro contesti storici.

Prendiamo il discorso di Mussolini
«Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di
ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)»
Benito MUSSOLINI, Discorso del 3 gennaio 1925 (da Atti Parlamentari – Camera dei Deputati – Legislatura XXVII – 1a sessione – Discussioni – Tornata del 3 gennaio 1925 Dichiarazioni del Presidente del Consiglio)
Di che si tratta? Di una strenua difesa dei giovani che hanno amato il fascismo? Parole che qualcuno potrebbe anche condividere,  così come sono avulse dal contesto in cui furono pronunciate. Già. Quale contesto? Non si capisce... Si va beh. "Il fascismo"... Tutto là? Dite "e che ne so"?
Guardate la data... 3 Gennaio 1925... Non vi dice nulla?
Ancora non ci siete arrivati?!?!?

Il brano è (es)tratto dal purtroppo famoso discorso con cui Mussolini in Parlamento si assunse la responsabilità dell'omicidio Matteotti dando fine alle libertà in Italia e dove la gioventù è un mero strumento retorico al servizio del potere. Così estrapolato quanti lo avranno riconosciuto? Quanti liceali maturandi/e vi saranno risaliti/e leggendo la data del discorso? Voi ci siete riusciti/e?
Così si de-storicizza il fascismo, presentandolo come un dato di fatto non suscettibile di lettura politica.


Infine colpisce il tema sulle Foibe argomento al quale, se trattato nei manuali di storia, non sono dedicate più di poche righe.

Infatti nella graduatoria dei temi scelti, quello sulle Foibe è fanalino di coda con un misero 0, 6 % (Anche perchè quello richiesto dalla traccia arriva al 1957... troppo in qua anche per il più ardito programma di storia...

Ecco le percentuali sui temi scelti:

ricerca della felicità (36,9%)
Scopi e usi della musica nella società contemporanea 25,3%,
Siamo soli? 19 %
Piacere e piaceri 9,2%
La ricerca delle radici. Antologia personale 4,7%
Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader 4,3%
Foibe 0,6% (fonte Repubblica
 
Sulle Foibe Il Tempo, che trova queste tracce rivoluzionarie lascia la parola a Maria Antonietta Marocchi autrice di un libro sulle foibe che secondo il quotidiano romano è Le foibe, queste sconosciute mentre in realtà è Foibe (S)conosciute pubblicato (leggo su internet) nella nuova collana ''I libri de Il Borghese'', diretta dall'editore Luciano Lucarini (non dare gli estremi dei libri che si citano è uno sport nazionale...
Comunque sia Maria Antonietta Marocchi secondo Il Tempo dice che
«Per troppi anni il genocidio anti-italiano dei partigiani di Tito è stato messo a tacere, è una vergogna che una pagina di storia del nostro Paese sia quasi del tutto assente nei libri di testo» ripete la Marocchi. La traccia della maturità (in ambito storico) sul «Giorno del ricordo delle vittime delle foibe» le dà ora ragione e segna, davvero, una svolta epocale per gli esami di maturità e soprattutto per la scuola italiana. E poco importa, a questo punto, che soltanto lo 0,6% dei maturandi l'abbia prescelta: «Non ci siamo arrivati con il programma» hanno spiegato in molti. Non indebolisce la sua portata simbolica: si tirano fuori gli scheletri dall'armadio, l'Italia volta finalmente pagina.
In barba agli studenti che non sono stati messi in grado di fare un tema storico perchè evidentemente a scuola si parla d'altro. Valgono più i simboli che le persone...

Insomma dei temi di maturità lontani anni luce dalla complessità del presente tutti spinti o in precisazioni storiche di parte, o in temi generali, quali la musica (vi ricordate Carla Signoris in Hollywood Party?), la felicità, gli UFO...

D'altronde da un Ministro per l'istruzione, laureata in diritto amministrativo, paladina della scuola meritocratica (ma che da Milano è scesa in Calabria per fare l'esame di stato come Avvocato, perchè lì è più facile) che cosa ci potevamo aspettare, pora stella, Maristella?

20 giugno 2010

Il Vaticano? Un covo di sciacalli. La salma di Saramago è ancora calda e il Vaticano lo attacca tanto Saramago non può replicare...


Penso che nella società attuale ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, necessitiamo del lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte (Josè Saramago, nell'ultimo post del suo blog)

Saramago è morto venerdì 18 giugno, l'altroieri, e già oggi L'osservatore romano (ma Repubblica e Corsera ne parlano già ieri) pubblica questo articolo.


È morto José Saramago


L'onnipotenza (presunta) del narratore





di Claudio Toscani
"Quello di cui la morte non potrà mai essere accusata è di aver dimenticato a tempo indeterminato nel mondo qualche vecchio, solo per invecchiare sempre di più, senza alcun merito o altro motivo visibile".
Sia pure scomparso alla rispettabile età di 87 anni, di José Saramago non si potrà dire che il destino l'abbia tenuto in vita a tutti i costi, vedi la frase succitata, tolta dal romanzo Tutti i nomi, uscito in quel 1998 che lo vide provocatorio Nobel della letteratura.
"Saramago", cognome aggiunto all'anagrafico José Sousa, era nato nel 1922 ad Azinhaga in Portogallo, da una famiglia di contadini e braccianti. Trasferitosi a Lisbona nel 1924, qui aveva compiuto i suoi studi fino al diploma di tecnico meccanico. Non particolarmente complessa né movimentata, la sua vita veniva registrando vari lavori, tra cui l'editoria; un matrimonio nel 1944; un primo romanzo nel 1947 (Terra di peccato, che disconoscerà in sede di bibliografia ufficiale); l'iscrizione al Partito comunista nel 1969 e una militanza politica clandestina sino al 1974, quando la cosiddetta "rivoluzione dei garofani" (contro la dittatura di Caetano), ristabilisce le libertà democratiche.
Cinquantacinque anni compiva Saramago al suo vero primo romanzo, Manuale di pittura e di calligrafia (1977), ma nel resto della sua vita recupererà il tempo andato imponendosi in decine e decine di opere che coerentemente convergono attorno a pochi cespiti conduttori:  la Storia maiuscola in filigrana a quella del popolo; una struttura autoritaria totalmente sottomessa all'autore, più che alla voce narrante, non solo onnisciente ma anche onnipresente; una tecnica dialogica in tutto debitrice all'oralità; un intento inventivo che non si cura di celare con la fantasia l'impronta ideologica d'eterno marxista; un tono da inevitabile apocalisse il cui perturbante presagio intende celebrare il fallimento di un Creatore e della sua creazione. E, infine, una strategica modalità, tematica ed espressiva a un tempo, impegnata a rendere quel che lui stesso ha definito la "profondità della superficie":  qualcosa che allude sia a quel poco che conosciamo del tanto che rivendichiamo alla ragione, ma anche quel tanto che strappiamo alla realtà di quel poco che la ragione ci permette.
Chiamando a raccolta non molti ma primari maestri (da Kafka a Borges, da Eça de Queiros a Pessoa, da Antonio Vieira a Machado), Saramago diede da subito l'elenco degli artefici della sua formazione, collocandoli senza soluzione di continuità lungo un'onda di piena al cui estuario poneva la novecentesca inquietudine della letteratura, della storia, dell'arte, della politica e della religione, oltre che di se stesso.
E per quel che riguardava la religione, uncinata com'è stata sempre la sua mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico:  se Dio è all'origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l'effetto di ogni causa.
Un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza. Prerogative, per così dire, che ben avrebbero potuto nascondere un mistero, oltre che la divina infinità delle risposte per l'umana totalità delle domande. Ma non per lui.
Giunto tardi al romanzo, si era rifatto, come s'è detto, con una serie di narrazioni. Dal 1980 in poi, nella bibliografia dell'opera di Saramago, si transita da Memoriale del Convento a L'anno della morte di Ricardo Reis (1984), che torna alla storia del Portogallo nel 1936; da La zattera di pietra (1986), avventura ecologica e demoniaca che immagina la deriva della Spagna dell'oceano tra magico quotidiano, metafora politica e nuove soluzioni atlantiche, a Storia dell'assedio di Lisbona (1989), libro in cui un revisore editoriale, inserendo una particella negativa (un "non") in un saggio storico, dà a Saramago il destro per giocare a falsificare l'evento, più per gioco che per convinta ideologia.
È il 1991 quando, inaugurando ciò che la critica ha chiamato il suo secondo tempo, lo scrittore pubblica Vangelo secondo Gesù, sfida alla memorie del cristianesimo di cui non si sa cosa salvare se, tra l'altro, Cristo è figlio di un Padre che imperturbato lo manda al sacrificio; che sembra intendersela con Satana più che con gli uomini; che sovrintende l'universo con potestà senza misericordia. E Cristo non sa nulla di Sé se non a un passo dalla croce; e Maria Gli è stata madre occasionale; e Lazzaro è lasciato nella tomba per non destinarlo a morte suppletiva.
Irriverenza a parte, la sterilità logica, prima che teologica, di tali assunti narrativi, non produce la perseguita decostruzione ontologica, ma si ritorce in una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo.
Il secondo tempo di Saramago si diversifica poi con Cecità (1995), affresco apocalittico che denuncia la notte dell'etica in cui siamo sprofondati. Poi in campo esistenziale, sia con Tutti i nomi (1997), altra apocalisse dal pessimismo assoluto sospesa su una indifferenziata comunità di morti e di vivi, sia con Il racconto dell'isola sconosciutaLa caverna (2000), che tra Kafka, Huxley e Orwell, dispiega un allarme meno disperato del solito e addirittura aperto alla speranza; poi, con L'uomo duplicato (2003), dove colui che si scopre identico a una comparsa televisiva finisce per smarrirsi in un garbuglio fattuale, psichico e spirituale.
Avvicinandosi alla fine, Saramago ci ha lasciato un "testamentario" Saggio sulla luciditàDon Giovanni o il dissoluto assolto (del 2005), ossia il ritratto di un onore sociale offeso, giacché al grande amatore non riesce, nel testo, ciò per cui è da sempre famoso.
Fertile, comunque, la discesa creativa degli anni appena precedenti la scomparsa:  dall'itinerante carovana di Il viaggio dell'elefante (2009), pittoresco, umoristico e "peripatetico", all'inaccettabile Caino (2010), romanzo-saggio sull'ingiustizia di Dio, parodiante antilettura biblica, per non dire di altri titoli che andrebbero segnalati, a onor del vero, ma quasi sempre per polemica o pretesto.
Saramago è stato dunque un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo. Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle "purghe", dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi.

Non è una novità. ma il Vaticano qui rappresentato dal suo organo di stampa ufficiale si dimostra cinico,  antidemocratico, presuntuoso e autoreferenziale.

Cinico. Muore uno scrittore, un premio nobel, e l'articolo lo liquida così:
una struttura autoritaria totalmente sottomessa all'autore, più che alla voce narrante, non solo onnisciente ma anche onnipresente 
E questo deve essere un male necessariamente?  Secondo chi?
una tecnica dialogica in tutto debitrice all'oralità
 E quindi?...
un intento inventivo che non si cura di celare con la fantasia l'impronta ideologica d'eterno marxista
Quindi se sei marxista non sei fantasioso né inventore di storie...

un tono da inevitabile apocalisse il cui perturbante presagio intende celebrare il fallimento di un Creatore e della sua creazione.
Beh in questo c'è fantasia... Ah, ma siccome si parla di creatore solo il vaticano è autorizzato a parlarne.

Insomma prima di criticare l'uomo bisogna criticare lo scrittore, peccato che il resto del mondo la pensasse diversamente e poi con quali argomentazioni...

Qual è la "colpa" di Saramago?
Saramago è stato dunque un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo.
Cioè detto più semplicemente Saramago non è(ra) come noi. E questo è un male. Ecco il
pensiero non democratico  del Vaticano, incapace di avere un confronto civile con chi la pensi in altra maniera.

Colpevole di essere ateo e marxista (anche se poi parlava tropo di Gesù per essere davvero ateo..., ma questo l'articolo non lo dice) Saramago ha osato parlare del vangelo e degli altri topoi del cristianesimo in un contesto altro nel suo romanzo Il vangelo secondo Gesù Cristo che non solo è irriverente ma

Irriverenza a parte, la sterilità logica, prima che teologica, di tali assunti narrativi, non produce la perseguita decostruzione ontologica, ma si ritorce in una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo
O sei con noi (=la pensi come noi) o sie contro di noi (e poi ci si chiede perché i cristiani erano odiati e perseguitati.
Fino alla chiusa che vuole essere un'accusa ma dimostra la malvagità insita nel Vaticano:

Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle "purghe", dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi.
Come se le atrocità altrui giustificassero di una virgola quelle perpetrate dalla chiesa ieri come oggi.

18 giugno 2010

Fabio Barzagli, responsabile etico nazionale

Leggo su Il Paese nuovo questa notizia (sic!)
Lecce (Salento) – Le scoperte scientifiche indubbiamente rivoluzionano e migliorano la vita dell'uomo, ma qual è lo sbarramento tra Scienza e Fantascienza? Questo il quesito che si pone Fabio Barzagli, responsabile Etico Nazionale.
Per Barzagli “Le scoperte scientifiche vanno prese per le molle, con sano scetticismo e capacità di critica. Se una intuizione scientifica è davvero buona lo dimostrerà con i fatti e non ha bisogno di proclami, sponsor e pubblicità allarmistiche. Quasi cento anni fa Alexander Fleming scoprì una muffa, la penicillina, che negli ultimi decenni ha salvato milioni di persone da morte certa: ecco come si valuta la bontà di una scoperta scientifica.. col tempo”.
Un'analisi quindi sui fatti concreti e non sui proclami inerenti alla vita eterna, sul futuro del genere umano dove al centro di tutto per l'ente Etico Nazionale deve esserci il rispetto della natura “Ancora ben superiore a noi nel determinare il futuro -evidenzia Barzagli- tant'è che quando forziamo la mano creiamo solo immani catastrofi (da Chernobyl alla marea nera del Messico).
In conclusione quindi, la riflessione che pone Barzagli è l'auspicio per una scienza più terrena, più vicina agli uomini lasciando da parte i riflettori della notizia da prima pagina.

Dunque di che notizia si tratta?
Fabio Barzagli, responsabile Etico Nazionale qualifica che, detta così, non significa nulla, in realtà è il responsabile etico del movimento nazionale paternità, infanzia e adolescenza, qualifica non meno oscura ma che, almeno, ci fa capire che con la scienza non ha nulla a che fare...

Cosa dice questo articolo? Nulla!
Ripete il classico luogo comune, tanto caro alla sinistra, quando forziamo la mano creiamo solo immani catastrofi (da Chernobyl alla marea nera del Messico), confondendo sceinza con tecnologia e riconfermando il mito fondativo cristiano se l'uomo apprende troppa conoscenza si sostituisce a dio e dio lo scaccia dall'eden...

Di quale scienza si parla non si sa. Dagli esempi fatti si tratterebbe di medicina, quindi una ricerca sulla fisica delle particelle per questo sedicente esperto etico non dovrebbe importare a nessuno. Soliti attacchi reazionari e nazisti alla scienza pura.

Quell'accenno finale a una scienza che sia più terrena, più vicina agli uomini lasciando da parte i riflettori della notizia da prima pagina è un'accusa agli scienziati ceh fanno ricerca o a i giornalisti che, non capendoci nulla di scienza, creano rubriceh in tv, sui quotidinai o intere riviste basate sul sensazionalismo?
Ma la colpa perché deve essere degli scienziati?

Insomma un articolo che non dice nulla che riporta frasi di uno la cui competenza scientifica è nulla.
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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