15 luglio 2008

Discriminazione o privilegio?

Gli tolsero la patente perché gay
Ora verrà risarcito con 100mila euro

Alla visita di leva si dichiarò omosessuale: per questo, in base a supposti 'squilibri psicofisici', nel 2001 la motorizzazione avviò l'iter di revisione della patente. Il legale: "Sentenza pilota"

Danilo Giuffrida: gli è stata tolta la patente perché gay Roma, 12 luglio 2008 - I ministri pro tempore delle Infrastrutture e Trasporti e della Difesa dovranno versare la somma di 100mila euro, e sostenere le spese processuali pari a circa 11mila euro, a titolo di risarcimento del danno morale a Danilo Giuffrida, il 27enne per il quale l'ufficio della motorizzazione civile di Catania nel 2001 avviò l'iter di revisione della patente di guida a causa di supposti suqilibri psicofisici dopo che alla visita di leva all'ospedale militare di Augusta dichiarò di essere omosessuale.

A deciderlo è stato ieri il presidente della quinta sezione civile del Tribunale di Catania, Ezio Cannata Baratta.
Giuffrida fu esonerato dal servizio di leva per "disturbi della identità sessuale" e la motorizzazione, dopo una comunicazione dell'ospedale militare da cui risultava che il giovane "non era in possesso dei requisiti di idoneità psicofisica legalmente richiesti per la condotta di automezzi", dispose la revisione della patente di guida "mediante un nuovo esame di idoneità psicofisica".

Giuffrida aveva presentato ricorso, difeso dall'avvocato Giuseppe Lipera, al Tar di Catania che, "poichè l'omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica", aveva già sospeso il provvedimento preso dalla motorizzazione "anche tenendo conto del grave pregiudizio morale che da esso consegue". I legali poi avevano presentato ai ministeri della Difesa e dei Trasporti, una richiesta di risarcimento di 500mila euro per danni morali e, in primo grado, ne hanno ottenuti 100mila. I ministeri dovranno pagare anche agli interessi legali dalla data della sentenza e, in solido, le spese processuali.

"I comportamenti tenuti dalle due amministrazioni appaiono in evidente discriminazione sessuale del Giuffrida e in evidente dispregio dei principi costituzionali'', scrive il giudice Ezio Cannata Baratta. Secondo il presidente della quinta sezione civile del Tribunale di Catania ''i comportamenti dei due ministeri'' avrebbero ''cagionato un grave danno al Giuffrida costituito dalla grave sofferenza morale cagionata dall'umiliante discriminazione subita''.

''Il comportamento delle due amministrazioni - scrive il giudice- ha gravemente offeso ed oltraggiato la personalita' del Giuffrida in uno dei suoi aspetti piu' sensibili ed ha indotto nello stesso un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato percepito come vessatorio nell'esprimere e realizzare la sua personalita' nel mondo esterno''.

L'avvocato del giovane, Giuseppe Lipera, afferma che si tratta della prima sentenza del genere in Italia: "il giudice punisce il danno esistenziale di una persona che viene discriminata dallo Stato perche' omosessuale''. ''La quantificazione del risarcimento - continua il legale - e' irrilevante rispetto al danno subito dal mio assistito per questo auspico che il presidente del Consiglio dei ministri convochi Giuffrida e gli chieda scusa a nome dello Stato e di tutti gli italiani''.

L'ARCIGAY: SERVE UNA LEGGE

"Ogni tanto i tribunali italiani ricordano alla politica che non è possibile discriminare a causa dell`orientamento sessuale gay". Così Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, commenta il risarcimento per danni morali al quale sono stati condannati i ministeri della Difesa e dei Trasporti nei confronti di Danilo Giuffrida, cui la motorizzazione di Catania voleva revocare la patente di guida in quanto affetto da disturbi psichici legati alla sua omosessualità.

"In questo paese, dove non esiste una norma complessiva che tuteli dalle discriminazioni per orientamento sessuale - dice Mancuso in una nota - può accadere che la pubblica amministrazione, come i privati, possano mettere in atto azioni lesive della dignità delle persone.
Nell`esprimere la nostra gioia e sostegno alla vittoria ottenuta da Danilo, denunciamo come sia insostenibile che un grande paese europeo non si sia ancora addottato di una legge, che finalmente blocchi sul nascere i tentativi di discriminare le persone lgbt".
(dal sito quotidiani.net)

Ricordo nel 1991, quando la Raitre si occupò di omosessualità, in prima serata, con una diretta condotta dall'allora esordiente (in video) Gad Lerner, in uno studio tutto rosa, dove parlarono solo uomini, e Graziella Bertozzo, presidente di Arcilesbica, poté dire la sua solo a 10 minuti dalla fine del programma.
Ricordo che un militare, intervistato circa la posizione dell'esercito italiano nei confronti delle persone omosessuali, disse che non si considerava più l'omosessualità come malattia mentale (motivo per cui sino ad allora un omosessuale veniva riformato) ma si riformavano solo gli omosessuali egodistonici (quelli in conflitto con il proprio orientamento sessuale) mentre quelli egosintonici venivano considerati idonei.

Ora Danilo Giuffrida, dichiarandosi gay, è stato riformato secondo la vecchia normativa (ho cercato di informarmi tramite internet ma ho fatto un buco nell'acqua. Se qualcuno mi vuole evincere gliene sarò eternamente grato) per i suoi "disturbi della identità sessuale".
Ci sono miliardi di motivi per cui un ragazzo non vuole fare il servizio militare e non solo per l'orientamento sessuale, anzi tantissimi etero hanno in passato rifiutato il servizio militare optando per il servizio civile sostituivo, allora adoperato come arma punitiva (ricordo il mi amico Pasquale, ricevere la comunicazione telefonica che lo avvisava di presentarsi, il giorno dopo, in un paesino sperduto dell'Emilia presso il locale comune dove prestare servizio civile...). Danilo poteva scegliere come tutti gli altri il servizio civile, ma ha preferito usare il proprio orientamento sessuale. Intanto sono tante le persone, in passato, che si sono finti gay per evitare il servizio di leva (Io stesso, durante i tre giorni, ricordo un ragazzo vestito con gonna e camicetta...). Per questioni politiche, etiche e di orgoglio personale non mi sognerei mai di usufruire di una legge che riconosce l'omosessualità come malattia pur di sottrarmi non importa a cosa.
Non così Danilo che non ha battuto ciglio, in barba a chi ha usufruito del servizio civile sostituivo per obiezione di coscienza.
Insomma per non fare il servizio militare a Danilo è stato bene farsi discriminare.
Poi quando, IN BASE ALLA STESSA DISCRIMINAZIONE, gli hanno tolto la patente, perché,
dal loro punto di vista assurdo e distorto (e sicuramente in voglia di ripicca), se sei malato di mente per fare il servizio militare lo sei anche per guidare... allora Danilo si è riscoperto orgoglioso di essere gay.
Chi causa il suo mal pianga se stesso.
Invece di denunciare i militari per assurda discriminazione (in un paese dove oggi i generali dicono che i gay sono inadatti al servizio militare, e dove molti gay vorrebbero poter intraprendere la carriera militare malgrado il loro orientamento sessuale), si prende la prima discriminazione che gli fa evitare la naja, ma ricusa la seconda. Troppo comodo!
Un po' di coerenza perdiana!
O combatti entrambe le discriminazioni o te le tieni tutte e due.
Danilo è stato sicuramente discriminato e i veri malati di mente sono alla motrorizazione civile... ma si è comportato come molti italiani che pensano di poter piegare leggi e pregiudizi per un personale tornaconto.
Il suo comportamento fa un pessimo servizio alla causa omosessuale: tutti a parlare dell'assurdità del ritiro della patente (cosa che si commenta da sé) ma nessuno commenta l'altrettanto assurda discriminazione che, nel 2000, esenta un ragazzo dal servizio militare (oggi non più obbligatorio ma volontario) in base al proprio orientamento sessuale.
Credo che Danilo debba una spiegazione a tutti/e i/le cittadini/e italiani/e...

(rivisto e leggermente modificato il 29 luglio 2008)

14 luglio 2008

Fiction Fest. Last post

Ed è così arrivato l'ultimo giorno di Fiction Fest.
Poche persone (le sale erano quasi sempre vuote) per una festa costata oltre 7 milioni di euro. Una cifra esagerata per un evento che ha solo la funzione di sostenere il mercato della fiction italiano sensibilizzando il pubblico come consumatore e non come spettatore critico, come ebbi già modo di dire per la prima edizione della festa.
Bsta pensare alle fiction premiate nelle sezioni collaterali (come I cesaroni 2) e ai film tv in concorso ignorati (come Le nouveau Monde). Ma, come dire, meglio il Fiction Fest che niente. E a ottobre è la volta dell'ex festa del cinema di Roma, trasformata dall'ottantasettenne Luigi Rondi in un ennesimo Festival...

L'ultimo giorno dei Fiction Fest ho avuto ho gli esami, aiuto il mio amico Vincenzo a tenerli, lui insegna all'università "lingua angloamericana per la comunicazione d'impresa" ha fatto un corso sulle pubblicità anni 50.
Quindi arrivo la mattina all'auditorium di via della Conciliazione (l'università è dietro l'angolo. Chiedo dei cappelli, la mia fissa... ma non ne ottengo nemmeno uno. Anzi quando mi allontano dal bancone informazioni le due ragazze scoppiano a ridere...)
Mi siedo al bar dove mi raggiungono, quasi in contemporanea, Silvio (che lavora lì dietro... Ah le coincidenze!) e Vincenzo.
Silvio mi guarda come stessi partendo per il fronte, mentre mi saluta e va a lavoro. Con Vincenzo andiamo a fare gli esami. Pochi studenti, alcuni bravi, altri decisamente no. Una studentessa rifiuta un 22. Ce la ritroveremo all'appello di settembre (e non saprà collocare storicamente quel che ha studiato proprio come ora...).
La studentessa ha portato come pubblicità da analizzare una bellissima, eccola.



Un gelato per pranzo e ci fiondiamo insieme all'Adriano (dista poco meno di un km...).

Vediamo insieme Le Lien (Fracia, 2007) di Denis Malleval, con Marthe Keller (l'attrice di Fassbinder) nel cast, un film-tv ambientato a Bordeaux, negli anni 50, nel quale una professoressa ebrea scampata alle deportazioni francesi scopre che il padre della sua migliore allieva è proprio l'uomo a comando della milizia volontaria che le decimò la famiglia e che la sua studentessa in questione potrebbe essere sua nipote...
Argomento serio, grande la recitazione di Marthe, ma qualche semplificazione di troppo per il tema affrontato. Un film da vedere, comunque, anche a scuola.

Poi, dopo aver salutato Vincenzo, prima che inizi Fisica o Quìmica, una serie spagnola, assisto alla coda dell'incontro con la stampa del cast e degli autori dei Cesaroni. Del cast ci sono solo Marco ed Eva, cioè Matteo Branciamore e Alessandra Mastronardi.
E' la mia occasione: chiedo ai due, in quanto attori, se hanno problemi a recitare in una serie piena di luoghi comuni come i Cesaroni. Eva/Alessandra mi chiede, un po' stizzita: "tipo?" le faccio un elenco che vorrei non terminare mai: i gay effeminati che amano vestirsi di rosa, le donne che non amano il calcio e stanno a casa a far da mamme e serve e nemmeno possono permettersi un corso di teatro un pomeriggio a settimana. Logiche familiari anni 50.
Alessandra/Eva prova a dire che cercano di ispirarsi, nel loro piccolo, alla commedia all'italiana, ma la contraddico e le ricordo che la commedia all'italiana sapeva registrare la società italiana e i suoi cambiamenti mentre I Cesaroni no.
Tutte le telecamere puntano su di me, mi sento il capitano Kirk il giorno del varo della prima Enterprise senza di lui al comando, in Star Trek Generazioni...

Poi, mentre tutti vanno via, e io rimango in sala aspettando di vedere la serie spagnola, uno degli autori si ferma alla mia poltrona (sono all'ultima fila all'estrema destra) e mi stringe la mano complimentatosi per la mia domanda. Io serafico commento che non volevo essere troppo cattivo e lui mi risponde "Ma no, figurati! E' vero!"
Fermati attimo, sei bello! Un po' meno bello per Eva/Alessandra, che, quando mi passa accanto, al mio saluto cordiale risponde con un sibilante "E' stato un piacere" ma è chiaro che il sottotesto è ben diverso.

Fisica y Quìmica (e NON Fisica & quìmica come riportato sul programma) è una serie divertente. Impressiona lo stile riconoscibilissimo di antena tre la stessa società che ha prodotto Paso adelante: stessi materiali di costruzione per i set, stesa fotografia, stessi arredi...) ma la serie funziona, diverte e appassiona (sto già scaricando gli altri episodi). Racconta di quattro nuovi professori in una scuola (un po' assurda in realtà dove sembrano esserci pochissime classi...). tra professoresse che sono andate a letto con studenti diciassettenni (ma prima di sapere che sono loro studenti, a ex suicidi insegnanti di educazione fisica, a figli del capo che insegnano storia dell'arte (ma niente nepotismo, anzi il padre non vorrebbe il figlio fosse lì), a studenti razzisti, che se la prendono col nuovo compagno cinese, a studenti suicidi (così si conclude il pilota...) la serie dimostra che in Spagna hanno molto da raccontatore anche nelle maglie strette della televisione e che noi italiani una serie così ce la sogniamo: i personaggi hanno spessore e gli stereotipi sono l'ossatura su cui è stata disposta molta carne non l'unica cosa seria che tiene in piedi personaggi di cartapesta come ne i Cesaroni...).

Poi è stata la volta di Buonasera Aroldo, Buonasera Giuliana (Italia, 1008) di Anna Testa, un film di montaggio, tra film, edizione televisive di spettacoli e teatrali e riprese tv dei medesimi, alternati ad interviste di Aroldo e di Giuliana. Un omaggio affettuoso, ben montato che restituisce la caratura di uno dei nostro grandi della prosa italiana. Sala gremita (e si trattava della seconda proiezione) applausi finali ad Anna Testa (presente in sala) e tanta nostalgia per un'Italia che non c'è più (Aroldo è morto il 26 dicembre 2006 all'età di 89 anni...).

Alla proiezione di Screenz, (Israele, 2007) i protagonisti presenti in sala si sono seduti proprio vicino a me, per cui ero un po' distratto nella visione (e, soprattutto, preoccupato di dover lasciare la sala prima della fine del secondo episodio in programmazione perché, come al soliti, la proiezione aveva più di 30 minuti di ritardo...).
La serie è il resoconto delle videochattate di un gruppo di personaggi che normalmente non dovrebbero essere in contatto: Una ragazza di Israele e un poco di buono russo, un padre che contatta la figlia (dopo averla abbandonata in tenera età) per chiederle se si vuole sottoporre al test per stabilire se può donarle il suo midollo spinale,; una coppia isrealiana lui teppista fuori del paese e lei fidanzata ancora casta, che si chattano ogni giorno e quasi quasi lo fatto via internet.
Un incrocio di trame da soap o da serie spionistica, il tutto mediato dall'uso di un medium nuovo e diverso come la webcam (la serie riprende quasi sempre le videate dei due pc e non l'ambiente in cui avviene la videochattata).
Insomma una sfida registica e di sceneggiatura, in una delle poche serie innovative dell'intero Fiction fest.

L'ultima serie dell'ultimo giorno di Fiction Fest è In Treatment (Usa, 2007) serie di alta classe (come HBO ha sempre abituato i suoi spettatori) nella quale, in ogni episodio, assistiamo ala seduta di uno psicanalista, un paziente per ogni episodio. Niente musica, niente colpi di scena, ma racconti, bugie, la capacità dello psicanalista di evidenziare illogicità e auto menzogne dei suoi pazienti, come in una vera terapia. Il terapeuta è Gabriel Byrne (con un terapista così tornerei a in psicoterapia anche domani!) che regge lo show insieme al paziente dell'episodio.
Idea geniale, ma non originale, lo show infatti è la versione americana di Be 'Tipul serie israeliana cerata dal genio di Hagai Levi insieme a Ori Sivan e Nir Bergman. Sono uscito talmente fulfilled dai due episodi, soddisfatto e sazio che ho deciso di non rimanere per vedere l'altra serie, anch'essa basata sulle sedute questa volta di una consulente sessuale, Tell Me You Love Me e sono tornato a casa, prima, con un solo autobus, soddisfatto e già un po' triste per questi 5 giorni di orgia mediatica.

Vaffanculo, sono pieno!

12 luglio 2008

Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore n° 16


Now -
The mist across the window hides the lines
But nothing hides the colour of the lights that shine
Electricity so fine
Look and dry your eyes

We -
So tired of all the darkness in our lives
With no more angry words to say
Can come alive
Get into a car and drive
To the other side

Me babe - steppin out
Into the night
Into the light
You babe - steppin out
Into the night
Into the light

We -
Are young but getting old before our time
Well leave the t.v. and the radio behind
Dont you wonder what well find
Steppin out tonight

You -
Can dress in pink and blue just like a child
And in a yellow taxi turn to me and smile
Well be there in just a while
If you follow me

Me babe - steppin out
Into the night
Into the light
You babe - steppin out
Into the night
Into the light
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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