Non mi piace il logo scelto dai no vat per combattere le ingerenze del VAticano nella vita pubblica, libera e laica dell'Italia (cioè di un altro Paese, un altro Stato...). Il cupolone è per me indissolubilmente legato alle immagini finali di Roma città aperta dove il cupolone fa da sfondo, silenzioso e indifferente, al cammino dei ragazzini che hanno appena assistito alla fucilazione di Don Pietro. Strano modo quello di combattere qualcosa scegliendo il proprio nemico come emblema della propria organizzazione. Quel cupolone, seppure coperto dalla x rossa che dovrebbe cancellarlo, non mi ha mai convinto, anzi, mi ha sempre imbarazzato, un po' come gli Atei che anche se dicono che non esiste vanno sempre in giro a parlare di dio... Una vera ossessione... a volte credo che lo facciano per convincere se stessi... Insomma l'antivaticanismo spinto parla troppo la stessa lingua intollerante della chiesa per convincermi... Ma nonostante il mio dissenso sulle forme (ma non sui contenuti... soprattutto sull'antifascismo che per me resta inderogabile conditio sine qua non di qualunque lotta politica...) del movimento No Vat, questa volta non potevo mancare. Le ingerenze della chiesa sono sempre più insopportabili, sempre più stupide, offensive persino della fede (di chi ci crede veramente...) perché il darwinismo induce all'ateismo solo chi nell'emancipazione dal dio padre-padrone dell'antico testamento coglie ovunque i segni della sua inesistenza, mentre Galilei sapeva benissimo che la lingua matematica con cui ci parla la natura era stata comunque scelta da dio... Per questo mi fanno davvero paura questi fascisti patriarcali che scomodano dio per interessi altri. Perché di dio non ho paura ma dagli uomini sì.
Insomma sabato scorso sono andato alla manifestazione nazionale indetta dai NO VAT. Ero dubbioso su chi avrei trovato alla manifestazione, vecchi anarchici anticlericali per abitudine? Vecchi stalinisti che considerano l'omosessualità una deviazione borghese? O magari, come aveva commentato Silvio, una piazza "piena di froci"?. Invece con mia grande gioia, mi accorgo, avvicinandomi alla piazza, che i manifestanti sono in buonissima parte giovani. Ma non i giovani consueti dell'antifascismo romano. Non i cinquantenni incattiviti di autonomia operaia che si illudono di essere ancora giovani perché si vestono e si comportano come loro credono che i giovani si vestano e si comportino... No! In piazza ci sono le facce belle delle nostre (dei nostri) liceali! Mi guardo intorno e non vedo bandiere politiche. Solo cartelli con scritte che ineggiano alla laicità Un signore dà un cartello anche a me, lo porterò fino all'arrivo di Silvio, quando lo darò a lui e io allora indosserò una sorta di bandana-bandiera... . Gli universitari della fgc, i nostalgici che vendono impudicamente libri inneggianti a Stalin (sic!), pur presenti, si disperdono nel mare magnum dei ragazzi e delle ragazze delle scuole romane. Allora è vero che No Vat è un'organizzazione nata dal basso, non di parte, non omofiliaca. Vedo ragazzi e ragazze giovani, a testimoniare il loro dissenso, qualunque sia il loro orientamento sessuale ed è difficile capire a chi piaccia cosa, perché ci sono giovanissimi etero in atteggianti di tenerezza tra uomini e giovanissime ragazze innamorate di una donna abbracciate ai loro compagni di banco. Solo gli adulti parlano il linguaggio ovvio dell'orientamento sessuale, quello dell'effeminatezza e della froceria per gli uomini mentre la controparte femminile si limita a un più sobrio taglio di capelli alla maschietta, alla provocazione di un viso diversamente truccato... Esulto. Gioisco. La piazza è piena di giovani! Allora non tutto è perduto! Allora forse questo Paese un futuro differente, tutto sommato, ce l'ha. E poi vedo arrivare alcuni studenti del mio Liceo. Ragazze ma anche ragazzi che sono qui con l'aria di chi è avvezzo alla protesta politica, che mi salutano e sono contenti nel vedermi ed è bello parlarci fuori da scuola, vederci qui a fare questa cosa insieme. Io mi sento davvero bene (nonostante il raffreddore) e non sono più solo (anche se Silvio ancora non è arrivato, ma mi raggiungerà. Lo farà. La farà). E mentre le fila della protesta si ingrossano iniziamo a marciare.
Io mi sento uno fra tanti, una moltitudine di donne uomini madri figlie gay etero padri con carrozzine, donnissime e camioniste che, tutti insieme, protestiamo per l'ecolalia della chiesa e la dissennatezza della classe politica che non sa (perché non vuole) come opporsi.
Fino ad arrivare, mentre la polizia osserva e ci protegge, a Campo de' fiori, dopo un percorso centralissimo (non mi era mai capitato di capitare in mezzo alla strada, su Corso Vittorio...), da dove la statua di Giordano Bruno è lì a testimoniare le intolleranze secolari della chiesa per la quale, come qualcuno ha scritto su di uno striscione, il sole girerebbe ancora intorno alla Terra...
E' allora che capita di pensare meno male che sono vivo! Ora!! Adesso e qui!!!
Sabato 9 febbraio al tg 4 delle 19.00 Alberoni interveniva telefonicamente sulle coppie di fatto. Alberoni, senza rendersene conto, o, forse, rendendosene conto benissimo, dava una spiegazione impacciata, sbagliata e distorta delle possibili ragioni che portano le coppie che, pur potendolo fare, invece di sposarsi convivono, partendo dalla premessa che chi convive e non si sposa lo fa perché non vuole prendersi un impegno serio, perché insomma trova gli obblighi del matrimonio troppo gravosi da ottemperare e preferisce vivere secondo le regole del fidanzamento lungo. Certo, conclude quel genio della sociologia, ci fossero salari più alti e lavori meno precari, la gente si sposerebbe con maggiore facilità.
Ora, che Alberoni sia un idiota integrale non lo dimostra solo ora con queste affermazioni che nemmeno il mio gatto Cirillo si sentirebbe di propinare in tv (ma tanto, al tg di Fede...). Già venticinque anni fa Alberoni preconizzava, come conseguenza della morte per aids, una "catastrofe culturale", perché, argomentava allora dalle pagine di Repubblica, visto che l'aids è la malattia dei gay e che i gay occupano i posti più importanti della cultura e dell'arte (sic!) la loro morte avrebbe lasciato un vuoto immenso. Alberoni ignorava, allora, che ci sono froci anche tra i muratori e gli scaricatori di porto (o i sociologi come gli scrissi all'epoca, senza che si degnasse di rispondermi...) , come ignora, oggi, che i veri motivi per cui la gente, pur potendolo fare, non si sposa, non è per paura o per non volersi prendere responsabilità, ma, più semplicemente, perché non credono né nel matrimonio codificato "secondo santa romana chiesa" né in quello laico che, nella vulgata di questa Italia post-fascista (ancora, dopo sessant'anni, tanto di capello agli Spagnoli che hanno consegnato il franchismo alla Storia in metà del tempo...), sembra il succedaneo di quello cattolico invece di essere considerato quello precipuo ("Sei sposato?" "Sì, ma solo al Comune"). Tant'è che Alberoni si sente costretto a considerare che chi convive e fa i figli fuori dal matrimonio, deve affrontare comunque le stesse responsabilità e problematiche di chi si sposa, ma è talmente convinto che la sua lettura sociologica (sic!) sia valida che non lo sfiora nemmeno il dubbio di essersi contraddetto perché sull'argomento ha una visione distorta. Io ho il massimo rispetto per le persone che convivono perché evidentemente non si riconoscono nel modello familiar familistico sessista (quello del Vaticano) e asessuato (quello dello stato che parla di "coniugi" senza distinguerne il sesso ma poi permette solo matrimoni eterosessuali...).
Alberoni è stato messo al posto di Lino Micciché (emerito professore di Storia e Critica del cinema con il quale ho avuto modo di lavorare) alla direzione della Scuola Nazionale di Cinema, dal governo di centro destra. Non ne faccio una stupida questione di bandiera politica, ma di competenza. Alberoni ne sa di cinema quanto ognuno di noi, cioè nulla. E quando viene intervistato da Report, si sbaglia e dice cinofilo al posto di cinefilo... Eppure il governo appena caduto non lo ha voluto sostituire... Ma questo, come al solito, è già un altro discorso.