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Fabrizio Caiazza, 33 anni, napoletano di origine, milanese d'adozione, partecipa al concorso Sex Factor del sito Gaydar. Vince il primo premio della sezione "uomini in divisa", 15.000 euro.
Tornato in Italia, Emiliano Bezzon, il comandante della polizia locale di Milano, lo convoca informandolo di aver infranto il regolamento, doveva chiedere il permesso per indossare la divisa.
Il regolamento «impone agli agenti di comportarsi in modo dignitoso e decoroso anche fuori dal servizio...».
«E fuori dal servizio — è il commento di molti suoi colleghi — avrebbe dovuto sfilare per conto suo, a suo nome e non usando la divisa, senza tra l'altro chiedere il permesso al comandante che rappresenta il corpo dei vigili urbani di Milano».
Insomma c'è malcontento tra i 300 agenti che compongono il reparto. Qualcuno addirittura parla di «utilizzo improprio della divisa, in modo mercenario». «Ognuno è libero di avere le tendenze sessuali che più gli aggradano — spiega una vigilessa che conosce bene Fabrizio — ma quando si è un pubblico ufficiale non si può andare a un concorso per gay con addosso la divisa. È un modo per screditare l'intero corpo».
(fonte Coriere della sera)
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Quel che non si capisce è se è il concorso in sé a screditare la divisa, oppure se è la natura del concorso...
In ogni caso ricordo alla vigilessa (che termine maschilista!) in questione, al comandante dei vigili di Milano, e ai solerti giornalisti che hanno riportato la notizia l'articolo 3, comma 1, della nostra Costituzione.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Non così, sembra, per il loro collega.
Fabrizio intanto rischia la sospensione dal servizio anche per sei mesi con relativa riduzione della metà dello stipendio.
Intanto il 26 settembre si terrà il primo meeting dei poliziotti gay a Bologna, nel quale si decideranno statuto e iniziative. Per fare uscire i gay in uniforme dalla clandestinità. sempre che il regolamento, in barba alla Carta costituzionale, lo permetta loro.
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1 commento:
Alessandro,
a prescindere dall'eco sicuramente esagerato dovuto al fatto che il vigile sia gay, gli si sta giustamente contestando l'uso improprio della divisa, che è la condizione che si verifica quando si utilizza la divisa di un corpo in manifestazioni e/o per scopi non inerenti al servizio senza preventiva autorizzazione.
I diritti costituzionali non sono lesi, se non mi stanno bene i regolamenti legali del mio lavoro nessuno mi obbliga a rimanere. Se un avvocato pubblicasse un libro di memorie sputtanando i suoi clienti non è che poi si potrebbe difendere affermando che in Italia c'è libertà di stampa...
E sinceramente non mi sembra che l'abbia fatto per la causa dei gay in divisa costretti a nascondersi... tenuto conto delle differenze di condizione tra polizia municipale, polizia e forze armate...
Herm
Herm
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