28 maggio 2011

Roma sulle orme di Caravaggio: dove si racconta dell'incontro con un prete stronzo e che i luoghi comuni sono duri a morire.

Sono andato con Antonio a una visita guidata alquanto particolare: Roma sulle orme di Caravaggio un percorso con guida turistica in alcune zone di Roma che hanno visto coinvolto Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Un percorso, basato su documenti d'archivio, questa la novità, per le vie della città dove Caravaggio visse tra il 1596 e il 1606, quando, dopo l'uccisione di Ranuccio Tomassoni, è costretto a fuggire da Roma.
Il percorso doveva durare due ore e ne è durato quasi tre (saltando qualche tappa) a causa dalle gambe del gruppo (tutte vecchiette o ciccione dimezza età come il sottoscritto) che più che camminare zampettavano come papere giulive tra un posto e l'altro.
Personalmente il percorso è stata una scoperta di Roma, che ha collegato posti conosciuti ma mai messi in connessione l'uno con l'altro per cui posti vicinissimi erano per me ben più distanti (il centro di Roma è diventato improvvisamente più piccolo). Via della Scrofa, Piazza in Lucina, Piazza borghese, sono adesso irrimediabilmente più vicine di quanto fossero mai state nella mia geografia mentale della città. Sono passato anche per vie di Roma che non avevo mai calpestato, come via della Lupa, piazza Firenze (che nemmeno sapevo ci fosse!) passando persino davanti alla casa che Carvaggio affittò nel 1604.

Questo post non è un resoconto della visita da un punto di vista caravaggesco (mi riservo di pubblicare un secondo post interamente dedicato a quello) ma solo il resoconto di quanto è capitato a me e Antonio durante il tragitto.

Comincio col dire che le mie gambe sono compromesse: non riesco a camminare velocemente più di tanto e non solo per una questione di peso ma proprio perché le gambe non ce la fanno. Presumo dipenda dal peso e dall'età, both. Spero la perdita di peso cambi almeno in parte la situazione.
Dunque arrancando come l'ultima delle vecchine che componevano il nostro gruppo siamo passati per San Luigi dei Francesi e per Sant'Agostino (e lì ho scoperto che le due chiese sono distanti uno schioppo e che io per andare da una all'altra facevo un giro di peppe...).
A sant'Agostino la nostra guida, minuta, nervosa e scrocchiazzeppi, ci raccontava un sacco di dettagli sulla vita di Caravaggio, parlando a un tono di voce un po' alto per il luogo in cui eravamo (sarà retaggio cattolico ma mi imbarazzava la disinvoltura con cui ci parlava in quello che, per qualcuno, è un luogo sacro). Qualcuno, ma non vedo chi, le fa più volte shh, ma lei lo ignora e va avanti. Finché la voce si concretizza in un prete sulla quarantina grasso, e tristo come la morte, che le intima di abbassare il tono della voce e poi le fa, con un tono che usa un padre (del 1800) con la figlia, e si copra! e sapete perchè? Perché una spallina dell'abito estivo della guida le era scivolata via dalla spalla. Quell'uomo meritava di essere schiaffeggiato.
L'arroganza maschile ben si concilia con quella ecclesiastica. Fossi stato Caravaggio (che aveva la spada facile) gli avrei lasciato un segno indelebile sulla panza a ricordo della sua assurda, disgustosa arroganza.

La guida già ci aveva raccontato che a Roma subito dopo la controriforma il tribunale dell'Inquisizione ti veniva a cercare in casa anche solo se non ti eri confessato per un giorno. Ho pensato che la chiesa questa vocazione totalitaria e nazista non l'ha persa minimamente è che non è cambiata affatto è solo che non le è più permesso di dare voce alla propria vocazione reazionaria e repressiva come una vota ormai. Altrimenti, fosse per lei...
La sorpresa è stata che tutte le persone presenti (al 90% donne, oltre me e Antonio c'era solo un altro maschietto) non solo hanno solidarizzato con la guida ma hanno anche fatto commenti pertinenti e informati sulle intemperanze della Chiesa (discriminazioni contro le donne comprese).
Qualcuna riportava pure il fatto che, non si sa chi, avesse commentato come le chiese non siano musei. E tutti abbiamo convenuto che allora le chiese dovrebbero essere spogliate di tutte le opere d'arte, che sono patrimonio dell'umanità, e messe in appositi musei. Così le chiese rimangono posti tristi e bui dove si va solo per pregare.
Paesanini lo farebbe, oh come se lo farebbe!

Durante il tragitto la guida ci raccontava delle frequentazioni amorose del Caravaggio, comprese le due cortigiane (che lei chiama per quasi tutto il tempo prostitute) Maddalena Antognetti, detta Lena, che Caravaggio usa come modella in due quadri, la Madonna del Pellegrino nella chiesa di Sant'Agostino














e la Madonna dei Palafrenieri (alla Galleria Borghese, i quali ne entrarono in possesso quando Prudenzia Bruni, che subaffitta la casa a Caravaggio, ottiene un sequestro dei suoi beni perchè Caravaggio non pagava più la pigione...)

e Fillide Melandroni che diventa modella per il quadro Ritratto di cortigiana (distrutto a Berlino nel 1945 durante la Seconda Guerra Mondiale).
Proprio mentre siamo dinanzi la casa di Caravaggio la guida accenna al fatto che, siccome col Caravaggio viveva anche il suo garzone, qualcuno (chi?) abbia insinuato che il Merisi fosse gay.
A quanto pare (si dice...) Caravaggio frequentava anche dei femminielli romani (Bardasse) assieme a un suo amico ma, conclude la guida, non ci sono prove (nel senso di documenti che, per esempio comprovassero un suo arresto per sodomia) sulla sua omosessualità.
Poi commenta, en passant, d'altronde è difficile da credere che uno che aveva tante amanti...

Non le lascio finire la frase e le ricordo che la sua attività comprovata di sciupafemmine non è in contrasto con l'omoerotismo e che accanto all'omosessualità esiste la bisessualità e che se Caravaggio andava che coi ragazzi non era certo gay ma bisex...
La guida si impappina e cercando di mostrarsi amichevole dice anzi che secondo lei Caravaggio lo era per come dipinge i ragazzi nei suoi quadri e che come gay è più sensibile e quindi un migliore artista...
Al che interviene Antonio dicendo che anche quello è lo stesso pregiudizio rovesciato. Una delle poche presenze giovani del nostro gruppo, ma sempre femminili, rincara la dose dicendo che essendo sensibile e tenendo la sua sensibilità nascosta Caravaggio la sublimava nell'estro creativo. D'altronde, commenta, tutti abbiamo una parte femminile. Le faccio presente che confonde identità sessuale con orientamento, ma lei non appare turbata, e insiste dicendo che parla non di aspetto fisico ma di spiritualità.
Mi metto letteralmente le mani sulla faccia e le dico in faccia che noi italiani siamo fermi ancora agli anni 50 (non ho specificato il secolo...).

Bella gita ieri pomeriggio. Ho tastato il polso al paese e ne ho avuto paura.

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