4 gennaio 2010

La filodiffusione, una tecnologia ancora in buona salute

Il 4 gennaio 1959 iniziava ufficialmente la diffusione via doppino telefonico dei sei canali della filodiffusione.

I tre canali diffusi in etere, un quarto canale di musica leggera e un quinto canale per la musica classica. Il sesto canale in un primo momento privo di trasmissioni venne in seguito impiegato per trasmettere in sinergia col quinto canale la musica classica in stereofonia.

Agli inizi il servizio era limitato alle sole città di Roma, Milano, Torino e Napoli e riservate, ovviamente, agli utenti radiofonici titolari anche di un abbonamento telefonico
Per ascoltare la filodiffusione. Poi esteso a tutti capoluoghi di provincia.

Oltre a pagare l'abbonamento alla Sip (prima ancora era la Teti, a Roma, mentre nel 1958 era la Stipel) bisognava possedere un filodiffusore da collegare alla rete telefonica e poi a un amplificatore (come quello che avevo io) oppure un modello autoamplificato che richiedeva però di essere collegato alla rete elettrica.

Nel 1958 la Filodiffusione costituì un salto tecnologico comparabile a quello odierno delle linee digitali ad alta velocità (xDSL).
All'epoca infatti la diffusione dei programmi radio via etere era solamente in Am (modulazione di ampiezza), un segnale monofonico in Onda Medie di soli 4,5 kHz che lasciava alquanto a desiderare e non era ragiungibie, per motivi geografici, in tutto il territorio italiano.
La Filodiffusione portò all'utenza la larghezza di banda di 15 kHz, e una diffusione su tutto il territorio che includeva tutti i capoluoghi di provincia di allora.
Dopo l'introduzione della diffusione via etere in modulazione di frequenza (FM) e con l'avvento delle radio private la filodiffusione fu relegata sempre di più nella nicchia degli appassionati di musica classica, degli amanti della musica senza chiacchiere, e di coloro che preferivano ricevitori radiofonici semplici (i sei pulsanti del Filodiffusore sono di una semplicità d'uso accessibile a qualunque età e, anche, disabilità). Gli abbonati oggi in Italia sono circa 400.000

L'ascolto via collegamento telefonico della Filodiffusione RAI presuppone la sottoscrizione di un abbonamento alla Filodiffusione con il gestore nazionale (ora è Telecom Italia), l'adattamento degli impianti nella centrale Telecom Italia a cui si è collegati con l'apparecchio telefonico, e poi l'acquisto (a carico del cliente) di un ricevitore apposito da collegare alla presa telefonica previa interposizione di un filtro che separa Filodiffusione e segnale telefonico.
Il quinto canale della filodiffusione, quello che trasmette il programma di musica classica, è trasmesso anche via radio in fm ed è l'unico canale (assieme al quinto di musica leggera ascoltabile solo in filodiffusione) che trasmette musica 24 ore al giorno, senza chiacchiere né interruzioni pubblicitarie.
Nonostante la scarsa richiesta cui sono ancora fabbriche che producono i filodiffusori, come la Alpha Electronicdal sito della quale ho tratto la gif che correda questo post.

In un periodo di diffusione capillare digitale come il nostro è sorprendente che ci siano ancora 400mila iscritti.
La filodiffusione è una tecnologia semplice da usare, affidabile, con un suono di alta qualità e rappresenta un classico esempio di quelle sopravvivenze tecnologiche di cui parlava l'antropologo Malinowski secondo il quale l'introduzione di una nuova tecnologia non cancella quella precedente ma la relega in un uso diverso. Con l'avvento delle automobili le carrozze non sono scomparse ma rimangono come elemento folkloristico in uso per i turisti (chi vive a Roma o a New York sa di cosa parlo) o per i matrimoni o altre cerimonie.

(fonti consultate per questo post: Wikipedia, Radio Rai, Alpha Electronic).

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