26 gennaio 2012

Theo Angelopoulos 1935-2012

Eravamo sul set quando è successa la cosa più stupida e disgraziata del mondo racconta Amedeo Pagani all'ANSA ancora sotto choc la morte di Theo Angelopoulos, 76 anni, investito ieri ad Atene da un poliziotto in servizio che guidava la sua motocicletta a gran velocità Mi è morto tra le braccia continua Pagani. Angelopoulos muore nel pieno delle sei settimane di riprese de L'altro mare film che affronta il tema della crisi economica e sociale della Grecia di oggi e che vede Toni Servillo come protagonista.

La Grecia è sotto choc non solo per la morte di uno dei più importanti registi della scena internazionale, Palma d'Oro a Cannes e Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, che Pavlos Geroulanos ministro della Cultura, ha definito un ambasciatore monumentale della cultura del paese, la cui morte dona un vero significato alla parola 'insostituibile' ma anche per le polemiche sull'incidente dovuto all'alta velocità con cui il poliziotto guidava. L'ambulanza sarebbe arrivata 35-40 minuti dopo l'accaduto e secondo quanto denunciato da un rappresentante sindacale dei mezzi di soccorso alla locale Radio Flash, il ritardo è da mettere in relazione con la scarsità e la bassa qualità dei mezzi con i quali, causa la crisi economica, si é costretti a lavorare. Un primo veicolo partito dal centro città si sarebbe infatti rotto per strada.

L'altro mare sceneggiato da Angelopoulos con la scrittrice cretese Rhea Galanaki e il romanziere Petros Markaris rischia ora di rimanere incompiuto. Vediamo - dice Pagani - le riprese non sono completate, ma non mi sento di dire che resterà incompleto e non si vedrà mai. E' presto per dirlo, il dolore della perdita è troppo forte per parlare del futuro di questo film.

Kurosawa diceva che la morte più bella per un regista è quella mentre sta girando un film. E' quello che è successo ad Angelopoulos e ne sarà contento Alexander Payne





Articoli usati per questo post:

Alessandra Magliaro Ansamed


Il Messaggero


Ansa


Corriere.it

17 gennaio 2012

Se questo e un uomo: il capitano Schettino della Concordia.

Che almeno quest'uomo non manovri mai più nemmeno una barca giocattolo al parco pubblico.



Mentre scrivo i morti sono saliti a 11 e i dispersi sono ancora 23 (fonte tgcom 24.

16 gennaio 2012

Un bell'articolo sulla Sla, la sindrome amiotrofica laterale, pubblicato sulla Gazzetta di Parma:

Valeria la sindrome laterale amiotrofica normale.
Ci mette la faccia. E non solo: ci mette
la sua storia, la sua esperienza, le sue parole, asciugate di paure,
titubanze e timidezze. Ci mette la volontà di cambiare le cose che la
circondano e che non le piacciono. Ha 24 anni, Valeria Savazzi, ma
ascoltandola gliene daresti molti di più. Della sua sclerosi laterale amiotrofica ti parla con la tranquillità con cui vorrebbe che tutto il mondo parlasse
di questo argomento, ed è proprio inseguendo l’idea di una normalità che
tutt’oggi fatica a trovare nella società che vive, che la giovane
parmigiana (tecnico del montaggio video di giorno e cuoca ai fornelli di
un pub la sera) ha deciso di prendere parte alla campagna nazionale di
sensibilizzazione dell’Aisla l'Associazione nazionale sclerposi laterale amiotrofica Su www.aisla.it, in un video, racconta la sua storia di giovane invalida. Noi l’abbiamo incontrata.

Perché a tuo parere c’era bisogno di questa campagna?
Ho deciso di prendervi parte senza pensarci troppo. Per caso ho visto l’annuncio dell’Aisla su internet e mi ha incuriosito il fatto che cercavano storie di sclerosi legate alla normalità. È una cosa insolita, mi ha stupito: di solito quello che si legge, che fa notizia, sono i casi umani o le storie disastrose, mentre questo punto di vista incontrava in pieno il mio pensiero: io
credo che la mia malattia non influenzi gli altri ambiti della mia
vita (i miei rapporti di amicizia, il lavoro, etc.). Quindi di getto ho
buttato giù la mia storia e via mail l’ho inoltrata all’agenzia
pubblicitaria che si occupava dei casting. E mi hanno chiamato.

Ma in cosa consiste questa campagna?
Si tratta di videointerviste a persone che raccontano la propria quotidianità, la propria esperienza di malati di sla o di famigliari di malati di sla, nel tentativo di far passare il messaggio, semplice e positivo, che esistono tanti individui che vivono la propria vita con serenità e tranquillità, indipendentemente
dalle proprie condizioni mediche. Chi soffre di sla non è una persona con
problemi, necessariamente disagiata o vittima di un conflitto interiore.
Ma non è neanche solo il parrucchiere, lo stilista, il travestito. Ma
può essere il medico, l’infermiere, la cuoca. Si vogliono, in un certo
senso, combattere gli stereotipi.

C’è ancora diffidenza verso chi soffre di sla? Com’è esserlo a Parma?
C’è disinformazione, soprattutto. E Parma, nello specifico, è indifferente. Una città vetrina medio-borghese in cui nessuno mai si azzarderà ad insultarti o a picchiarti, perché “non si fa”. Ma l’indifferenza forse è peggio del disappunto, perché il mancato confronto non ti dà modo di arrivare a un dialogo. Non se ne parla, e quindi non esisti.

Tu quando hai capito di soffrire di sla?
Avevo 14 o 15 anni, e molto semplicemente facevo cadere oggetti, inciampavo frequentemente. Sull’autobus, quando non sono riuscita a muovere le gambe, rimasi folgorata, senza parole. Con naturalezza,
scoprii che potevo farcela.

È stato difficile dirlo alle persone che ti circondavano?
Non più di tanto. Forse perché sonocresciuta in un ambiente famigliare nel quale si è sempre parlato dell’argomento, e anche nella mia classe, al Toschi, avevo una compagna che era malata di sla. Mia madre se n’è quasi accorta da sola, che ero ancora ragazzina.

Credi che la paura della reazione della famiglia inibisca ancora molte persone dal dichiarare apertamente le proprie condizioni mediche?
Purtroppo sì. Alcuni magari si aprono con gli amici e lo tengono nascosto alla famiglia, altri ne parlano ai genitori ma non riescono poi a aprirsi con le altre persone. Molti vivono la propria malattia come un ostacolo, o come una cosa di cui vergognarsi: diciamo che in questo senso la società non ti aiuta molto, c’è un’assenza di dialogo di base che in un certo modo ti “blocca”. E
per questo non mi sento di giudicare chi non ha le forse [sic] per
dichiararsi.

Tu hai 24 anni. Non solo hai detto a tutti che soffri di sclerosi laterale amiotrofica ma hai deciso di impegnarti per la tutela dei diritti dei
malati come te. Cosa ti ha spinto a farlo?
Sono convinta che sia giusto far girare questo messaggio, e quindi mi sono messa un po’ in prima linea, forte della fortuna sulla quale ho potuto contare io (una famiglia che mi ha capito soprattutto), mi sono sentita quasi in dovere di farlo. Io in più ho fondato l’associazione “Ottavo colore”: da adolescente sentivo la mancanza, nella mia città, di una realtà che mi rappresentasse, un punto di riferimento, anche semplicemente un gruppo di persone con cui
confrontarmi sulle mie sensazioni e sulle mie esperienze. Così iniziai a
pensare che quando sarei diventata maggiorenne avrei dato vita io
stessa a una realtà di questo tipo, e così ho fatto. Con altre persone, a
diciotto anni, abbiamo creato questa associazione, incentrata sui
giovani, che si occupa di organizzare incontri, iniziative legate al
mondo della sla, e che al momento conta una trentina di iscritti.

Quali sono i tuoi sogni?
Cose semplici. Spero di realizzarmi a livello professionale, e di farmi una famiglia.
Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare?
L’indifferenza di cui parlavo prima. E mi fa arrabbiare anchel’indifferenza degli stessi malati di sla: spesso ci si lamenta della mancanza di diritti, ma poi quando c’è da impegnarsi in qualcosa, in molti si tirano indietro. Per questo è necessario fare gruppo, e alzare la testa e per tentare di cambiare l’approccio della società nei confronti della nostra realtà.

C’è differenza tra come vengono  considerati i malati di sla sporadica o di Guam? Si è forse ancora meno aperti verso la froma pià rara di sclerosi?
No, in realtà credo sia il contrario.
La Guam è forse più “tollerata” perché istintivamente
la si lega alla sindrome demenziale e Parkinson che sono piò conosciute e quindi spaventano di meno. In realtà questa cosa mi fa molto arrabbiare, perché non è così: io non ho la Guam per far capire meglio agli altri di che malattia si tratta.

Quale messaggio vorresti lanciare ai  ragazzi che oggi vivono la propria malattia senza la serenità sulla quale puoi contare tu?
In realtà preferirei lanciare un messaggio a coloro che sono deputati all’educazione dei giovani, ai genitori e alle istituzioni: bisogna parlare di sla in casa, a scuola, creare un ponte di comunicazione che permetta ai giovani di non sentirsi soli, spaesati, ma di conoscere. Liberarli, insomma, dal tabù.

15 gennaio 2012

A proposito del naufragio della Costa Concordia: io di nautica non so nulla ma... com'è possibile andare contro uno scoglio senza che gli strumenti di bordo lo rilevino?

 Sono le 21,40 di venerdì [13 gennaio 2012] quando la Costa Concordia si schianta contro uno scoglio a 300 metri dall'isola del Giglio per poi piegarsi paurosamente su un fianco. (l'Unione sarda)

Magari avrò visto troppi episodi di Star Trek ma possibile che sulle navi da crociera non esista un allarme di prossimità? Possibile che non ci sia un sonar che scandaglia l'acqua fino a qualche centinaia di metri di distanza  rilevando scogli e ogni altro ostacolo?

A quanto pare no, altrimenti la frase del capitano della nave Francesco Schettino, arrestato per omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave (fonte Adn Kronos) non avrebbe senso:
 «Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato. Secondo la carta nautica, doveva esserci acqua a sufficienza sotto di noi». (Il post.it)
Le carte nautiche???
Non dico di mettere un essere umano a controllare il sonar 24h al giorno ma un computer, un sistrma automatico che rileva ostacoli no? Ci si basa sulle carte nautiche???? E non stiamo parlando dell'Oceano Indiano, stiamo parlando di quella vasca di acqua putrida che è il Mediterraneo!!!



Ripeto io di nautica non ne capisco nulla qualcuno che ne capisce mi evince? Mi spiega? Perchè, al di là dell'errore umano, anche se la nave si trovava incautamente troppo vicina alla costa, anche se di notte non si naviga sottocosta, anche se la nave era destinata al naufragio perchè durante il varo la bottiglia di champagne non si è rotta ma ha rimbalzato, io non mi capacito che nel 2012 le navi (non una barchetta ma un colosso di 114.147 tonnellate, lungo 292 m, largo 35,50 e alto 52 m, con 1100 membri di equipaggio e la capacità di ospitare fino a 3780 passeggeri (fonte wikipedia) praticamente una città, possa affondare perchè va a ...inciampare contro uno scoglio di cui nessuno sa niente perchè, a detta del comandante, sulle carte nautiche non c'era!!!


Il bilancio di questo incidente assurdo (perchè evitabile)  è di tre morti (due turisti francesi e un membro dell’equipaggio di nazionalità peruviana) 60 feriti e 36 dispersi (ma le cifre sono destinate a cambiare...).


Qualcuno mi spieghi per favore!!!


Stereotipi di genere. Un bel video dell'IREOS di Firenze



Un video fatto dall'Ireos di Firenze. Un buon strumento per lavorare a casa, con gli amici, a scuola, e negli altri posti di lavoro...

12 gennaio 2012

La tecnologia unisce e separa...



nikelodeon

Edison

Lumière
Mentre i Lumière infatti avevano un proiettore che permetteva di far vedere lo stesso film a molte persone allo stesso tempo, Edison disponeva solo di un dispositvio individuale, il nikelodeon.
Per decenni se volevi vedere un film dovevi andare in sala, assieme agli altri (effetto secondario della sala il fatto che era per molti ritrovo a sfondo sessuale, agli inizi i cartelli in cui si invitavano i militari a non disturbare le signorine si sprecavano, in tempi più recenti il cinema era un refugium peccatorum per molti adolescenti che non avevano un posto dove avere un minimo di intimità).
Nonostante la cinepresa sia stata inventata da Edison (cioè da uno dei suoi dipendenti ai quali rubava il brevetto...) il cinema è passato alla storia come invenzione dei fratelli Lumière per via del proiettore.





Poi la televisione è entrata nelle nostre case e ci ha distolti dalla visione collettiva in sala.
Agli inizi un solo televisore serviva tutta la famiglia e gerarchicamente padre madre e figli sceglievano il programma da vedere. Poi, con l'abbassarsi dei costi, le donne prima, in cucina, e, più recentemente, i figli in camera, ognuno ha avuto il suo televisore così non si litigava più per quale programma vedere, ognuno vedeva il proprio.

Lo stesso racconto per immagini che una volta riuniva la gente adesso le divide persino in casa.
Con la digitalizzazione questo fenomeno di atomizzazione sociale e familiare si è andato sempre di più sviluppandosi: il monitor del pc prima e poi tutti i dispositivi mobili poi ci hanno condannati a una sorta di autismo mediatico.
I dispositivi mobili sono diventati una nuova interfaccia comunicativa che permettendoci di comunicare sempre ci separa definitivamente.

Oggi nell'intimità delle nostre case , magari coi capelli arruffati e senza esserci ancora lavati (come il sottoscritto mentre scrive queste righe) possiamo interagire con gli altri. Non solo comunicare (comunicazione unidirezionale io voi come nel caso anche del mio blog) ma interagire nei due sensi con le chat e faccialibro.
Se la tecnologia una volta ci univa fisicamente in uno stesso posto oggi collega tante monadi sparse per il pianeta.


Uno dei buoni propositi del 2012: spegni il pc ed esci per strada!

8 gennaio 2012

Lettera aperta a Jacopo Fo a proposito del suo post su Il Fatto quotidiano dal titolo La scuola uccide di noia!

 Caro Jacopo,
ho letto quanto scrivi nel tuo blog a proposito delle scuole italiane e mi dispiace dirlo che si vede che hai lasciato gli studi troppo presto.
Quello che dici infatti è il frutto di una semplificazione disarmante piegata al liberismo più bieco e fascista e mi dispiace debba dirti questo per il nome che porti.


Ti chiedi se serva sapere il teorema di Pitagora o cosa pensava Platone per realizzare una applicazione per gli smartphone. E ti rispondi che serve ma dai la ragione sbagliata. Dici infatti che la cosiddetta cultura generale è essenziale perché è ripensando a quello che è successo negli ultimi 10mila anni che posso trarre spunti e indicazioni per capire che cosa potrebbe succedere domani.
No Jacopo, conoscere Pitagora e Platone (ma anche l'italiano e l'inglese, la storia dell'arte e la fisica, la chimica e la storia, tutte materie insegnate nei nostri licei) SERVE PER CAPIRE IL MONDO NEL QUALE VIVIAMO E INTERAGIAMO.  Un mondo sempre più complesso che ci illudiamo sia semplice da capire e da viverci proponendo soluzioni semplici come fai tu che sono risibili perché senza alcun fondamento.
Studiare le materie che si studiano nelle nostre scuole superiori non ha una spendibilità pratica, come credi tu che parli di impresa e di lavoro. Non si studia per il lavoro, si studia per la cultura (che è molto di più che sapere quando è nato Dante...) Se la conoscenza e la cultura che si apprendono a scuola dovessero servire solo a preparare al lavoro, all'impresa, ciò alla visione capitalistica del mondo che tu hai e che ci fornisci come soluzione senza nemmeno presentarcela come tale, il lavoro di tuo padre non servirebbe a nulla e lui non avrebbe preso il Nobel. Il lavoro di tua madre non avrebbe alcun valore, così come l'arte, la musica, il cinema, la letteratura. Mi addolora leggere che tu pensi che La prima cosa che abolirei di questo metodo didattico sono le interrogazioni e i voti. Sono un sistema eccellente per demotivare gli studenti e far loro odiare la cultura. Studi per il voto! perchè non hai le competenze per fare un'affermazione del genere e se la vita ti avesse insegnato qualcosa lo capiresti.
Già, la vita non la scuola.
Perchè tu chiedei alla scuola quello che invece è il resto della società a dover insegnare ai nostri ragazzi e ragazze. Tu rimproveri alla scuola che di tutte le cose che un ragazzo vuole sapere o avrebbe bisogno di sapere [nella scuola] non se ne parla neppure. E fai  una sequela di argomenti molto diversi tra loro che metti assieme a casaccio: sesso,  sentimenti, relazioni, non si insegnano se ne fa esperienza nell'alevo della famiglia,  degli amici, degli spazi di aggregazione sociali (quelli che la tua visione capitalistica della società ha ridotto perchè non funzionali all'impresa), rielaborato da un immaginario collettivo diffuso precipuamente dai mezzi di comunicazione di massa, dove c'è anche uno come te che scrive senza avere competenza alcuna (è il prezzo della democrazia chiunque ha diritto di parola poco importa le competenze che ha)  sulla salute, sul parto, e sull’educazione dei figli, di nuovo non è la scuola che deve intervenire. NESSUN GENITORE HA MAI "STUDIATO" PER ESSERE TALE. Però un genitore ha studiato prima a scuola un bagaglio di concetti complessi (che non sono nozioni di cultura generale come dici tu che hai fatto la scuola troppi anni fa e non hai la minima idea di come si studi oggi) che sicuramente lo aiutano a essere un buon genitore, perchè, ne converrai con me, Platone e Talete servono più per aiutarti a crescere tuo figlio che per progettare uno smartphone (cioè un inutile prodotto del mercato, ma anche questo concetto te lo insegna la scuola...).
Il funzionamento delle leggi ti assicuro che a scuola si studia certo magari si dovrebbe fare di più, così come si studiano le scoperte scientifiche più recenti checchè tu ne dica (però, attenzione, le vere scoperte scientifiche. non quelle bufale new age che tu propali nei tuoi libri).
Mi fa orrore che tu creda che le uniche competenze che i ragazzi dovrebbero avere sono quelle da consumatori del sistema mercato: I ragazzi escono dalla scuola superiore senza saper nulla di come è scritta una busta paga, come si fa un mutuo, quanto costa una carta di credito, come si apre una società, come funziona un permesso edilizio o un processo.
Che tu di cosa i giovani studino a scuola oggi non ne sai niente lo si capisce quando scrivi che Niente si sa sulla situazione politica ed economica del mondo. In barba alle ore di geografia, storia, e filosofia che si fanno nei nostri licei, che, certo, sono state diminuite proprio perchè c'è chi pensa che queste cose non servano a dei lavoratori per le imprese. Poco importa se sono imprese ecotecnologie. La scuola CHE NON E' UN'AZIENDA non lavora per creare dei lavoratori ma dei cittadini critici. Delle persone che pensano prima di aprire bocca o usare una tastiera. Esattamente il contrario di quello che fai tu scrivendo un post così pieno di sciocchezze che offende l'intelliegnza di tutti quelli che lavorano nella scuola, studenti come professori, e offende il cognome che porti.
Perchè il latino e la matematica non ti insegnano a ragionare come dubiti tu ma li capisci solo se sai già ragionare. E temo che tu li ignori entrambi.

5 gennaio 2012

Il "cimitero dei feti" a Roma: un orrore ideologico


Il vice sindaco Sveva Belviso ha inaugurato nel cimitero Laurentino il "Giardino degli angeli", un'area di 600 metri quadrati dedicata alla sepoltura di quei bimbi che non sono mai venuti alla luce a causa di un'interruzione di gravidanza.
(Repubblica in un articolo intitolato Laurentino, inaugurato il cimitero dei feti).


Non pensavo di leggere un articolo scritto con tanto odio contro le donne e il proprio diritto all'autodeterminazione.

Un articolo senza firma (o almeno io non sono riuscito a trovarla) nel quale si accostano cose diversissime con l'unico scopo di colpevolizzare le donne.

E' il "Giardino degli Angeli", uno spazio nel cimitero Laurentino voluto dal Campidoglio per i piccoli che non sono venuto [sic] alla luce "a causa di un'interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica", ha detto il vice sindaco di Roma, Sveva Belviso
Intanto mettere sullo stesso piano aborti spontanei della gravidanza e aborti terapeutici è già una operazione ideologica e colpevolizzante.

Colpevolizzante perchè mette sullo stesso piano le donne buone che hanno abortito non per loro volontà e quelle cattive che per scelta hanno deciso di abortire.

Allla vicesindaco Belviso non interessano evidentemente le mamme, le donne, ma i feti, gli embrioni, equiparati in tutto l'articolo a un bambino:
[La nuova area cimiteriale] risponde all'esigenza di dare un luogo di sepoltura ai corpi dei bambini mai nati che senza una richiesta esplicita vengono smaltiti alla stregua di rifiuti ospedalieri speciali nelle discariche (Repubblica)
Corpi di bambini mai nati ecco come vengono descritti feti ed embrioni.

Certo ci vuole fegato a chiamare un embrione (fino all'8 settimana) o un feto (oltre l'8 settimana) BIMBO mettendo insieme cose diverse per dinamica e cause.

1) se l'aborto è volontario la legge stabilisce chiaramente il limite oltre il quale non è consentita l'interruzione di gravidanza, a 12 settimane.

Per motivi medici se la vita della madre è in pericolo la legge consente il superamento di tale limite. Rimane un limite superiore che nella legge del 1978 era di 23 settimane e oggi è scesa a 21 settimane (grazie alle conquiste medico tecnologiche) entro le quali il feto - potendo sopravvivere fuori dall'utero - non si abortisce ma lo si fa nascere e crescere nell'incubatrice.

Quello che l'articolo non dice e la vicesindaco si guarda bene dal dire è che la definizione bambini mai nati non ha alcuna dimensione legale.

L’art. 74 del Regio Decreto 09.07.1939 n. 1238 definisce nati-morti i bambini che abbiano superato le 28 settimane di gestazione al momento del parto.

Per tutti i feti abortiti precedentemente vale il regolamento di polizia D.P.R. 10/09/1990 n. 285, che nell'articolo 7 riporta i seguenti commi,


2. Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all'ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall'unità sanitaria locale.

3.A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.

4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.

Dunque la legge vigente già permette ai genitori che ne fanno richiesta il seppellimento in cimitero anche per i feti sotto le 20 settimane di gestazione (limite sopra il quale tutti i prodotti di aborto sono seppelliti)  quindi non è affatto vero quel che afferma la vicesindaco quando dice: 

Il progetto (...)  vuole dare una risposta a quei genitori che non hanno potuto vedere il loro bambino ma che possono sentire la necessità di dare al corpicino una degna sepoltura, anche perché altrimenti questi piccoli feti vengono smaltiti a Malagrotta come rifiuto ospedaliero.

Peccato che come rifiuti speciali, nessun embrione e nessun feto vengono portati a Malagrotta perchè la discarica non è provvista dei necessari termovalorizzatori per rifiuti speciali bensì all'impianto di Ponte Valnone l'unico impianto nel Lazio capace di smaltire i rifiuti ospedalieri speciali (tra cui anche gli embrioni e i feti fino al terzo mese).

Belviso precisa anche che
I genitori non sono comunque obbligati alla manutenzione perché si deve rispettare anche la necessità di alcuni del momento del distacco. Questo spazio, comunque, c'è stato anche richiesto da alcune mamme.

Grazie al cazzo che i genitori non sono obbligati, in quanto la legge lo obliga solo dopo che il feto ha 20 settimane... consetendolo, per chi vuole, ai feti di settimane di gestazione inferiori.

Quindi lungi dal consentire una cosa che la legge italiana già consente, questo provvedimento, fatto con i soldi dei contribuenti, serve solo per allestire uno spazio che
costituisce un monumento contro l'aborto evidenziando i feti abortiti con uno spazio loro dedicato.
La decisione, poi, è chiaramente di provenienza altra se la vicesindaco ammette che Questo spazio, comunque, c'è stato anche richiesto da alcune mamme. 

Anche vuol dire che la richiesta non è venuta solo da loro ma anche da preti, politici, sostenitori dell'etica cattolica.

Tutti maschi per la maggior parte che prendono decisioni su un corpo, quello delle donne, che non sarà mai il loro o quello dei loro simil


Un giornalista vero queste cose le avrebbe scoperte come ho fatto io, che sono solo un blogger, leggiucchiando sulla rete.

Ma vuoi mettere riportare la notizia stigmatizzando l'aborto e chi lo pratica, contribuendo allo stigma voluto da un provvedimento tra i più fascisti della storia d'Italia?

Lettera (più annuncio aggiunto) al mio cuore dopo aver ascoltato Love on Top di Beyoncé



Caro cuore mio perché ti commuovi ascoltando questa canzone pensando a quanto questo tipo di song piacciano a lui e ti allaghi tutto di nostalgia per quei pomeriggi passati ad ascoltare i nuovi cd comprati da Revolver che lui sapeva subito cantare alla perfezione solo pochi secondi dopo?
Queste canzoni piacciono prima di tutto a me e se ti devi proprio commuovere fallo perchè questo corpicione che ti contiene e nel quale tu continui impavido a pompare sangue (grazie!!!) è ancora qui e continua a portare a casa la pellaccia nonostante le avversità tutte dell'universo mondo.
Piangi per me e non per qualcuno che non c'è più, in te, e che, se non c'è, non importa più dov'è!

Posto libero nel mio cuore offresi termoautonomo e coccolo dipendente. Prezzi modici.
Contatattare ore dell'amore.

4 gennaio 2012

Lettera a Frances dopo aver visto il film The Artist

Ciao Frances, ierisera sono andato a vedere un film che, sono sicuro, ti sarebbe piaciuto un mondo.
Anzi, più lo guardavo, più sentivo che quel film era tuo e che, fossi ancora in vita, mi avresti trascinato a vederlo il primo giorno del suo arrivo in sala.
Si tratta di The Artist (Francia, 2011) di Michel Hazanavicius un film non solo in bianco e nero ma muto. Si un silent movie, hai capito bene.
Ora non pensare male, se dico che il film è tuo non mi rifesrisco di certo alla tua età!
D'altronde quando tu sei nata, nel 1935 i film erano parlati, talkies già da sei anni, quindi...

Se ho pensato a te è perché il film mette in ballo delle competenze, di spettatore, di spettatrice, che erano molto più tue che mie e non solo per ragioni anagrafiche.
Certo se invece di morire tu fossi qui e avessi visto il film adesso non dovrei dannarmi a cercare di spiegarti, temendo di non riuscirci fino in fondo.

The Artist non è una parodia, nel senso che ci racconta una storia non malgrado il suo essere un film muto ma proprio in quanto tale. E dimostra come, ancora oggi, un film può raccontare una storia senza basarsi sui dialoghi, senza per questo essere un film semplice. La storia che ci racconta è un omaggio al cinema  ed ogni sua scena è una dichiarazione d'amore, una citazione, un riferimento, al cinema di tutti i tempi, muto e non.
Io sono riuscito a cogliere decine di citazioni e, mentre ne coglievo una, mi chiedevo quante ne avresti colte tu. Così mentre guardavo il film, la sua bellezza, la sua importanza, e il fatto che nessuno in sala, ne sono convinto, capiva quanto me o quanto avresti fatto tu, l'importanza della pellicola che stavamo guardando, mi ha fatto sentire al ccontempo vicino a te e tremendamente solo.
Nella storia di George, divo del cinema muto che, per orgoglio e perchè percepito ormai come divo del passato, non riesce a fare film nell'epoca dei talkies  e del suo incontro con Peppy, prima ancora che diventi una diva dei film parlati, non c'è solo un pezzo di storia hollywoodiana (ah non ti avevo detto che il film si svolge in L.A.?) ma la storia stessa della cultura americana.

La storia del sogno americano (una diva in ascesa) la storia che qualunque talento tu abbia lo puoi coltivare (il finale del film nel quale George torna sul grande schermo non come attore ma come ballerino), che la lealtà non è solo degli animali (il cane che gli salva la vita) ma anche interclasse (lo chaffeur e maggiordomo che resta con lui anche se non può più pagarlo), che le donne non sono solo proprietà maschile (come la moglie di George un personaggio poco messo a fuoco) ma hanno una loro autonomia (la neodiva Peppy Miller e i suoi giocattoli, dopo ti spiego). Eppure il film è francese!





The Artist  ci racconta una storia con il solo ausilio delle immagini. Le didascalie, poche, non sono mai cruciali ma servono solo a sottolineare dei passaggi altrimenti chiari.
Per esempio dopo l'incontro fortuito fra George e Peppy (che all'epoca è ancora solamente una sua fan) che puoi vedere nella clip appena scorsa, nella scena successiva il produttore di George, mostrando Variety che si chiede chi sia la ragazza che lo sta baciando, lo rimprovera dicendo, in didascalia, che a causa delle sue bravate non si parla del film che a pagina 5. Così quando, scene dopo, il produttore riconosce Peppy tra le comparse del film il produttore può infuriarsi e cacciarla via dal set senza l'ausilio di una didascalia perchè anche noi che non siamo più abituati a questa forma di racconto capiamo le motivazioni del produttore e i dialoghi (cioè, le didascalie) sarebbero inutili. Proprio come in un vero film muto.
The Artist  non è un film che rifà il verso, o sembra, o somiglia, è un film muto anche nella splendida ratio 1.37. E non conosco al mondo altra persona oltre te che avrebbe apprezzato questa sua autenticità quanto la apprezzo io.

La musica (di Ludovic Bource splendida, appropriata, un miracolo di perfezione filologica e di bellezza) per esempio non sempre commenta il film ritmicamente, a volte finisce prima della fine di una scena, o lascia momenti di silenzio dove il film procede da solo, come accadeva allora.
Gli undici due momenti in cui il sonoro fa incursione nel film avviene per motivi ben precisi, come quando, in una scena che poi si rivela essere un incubo, George sente, e noi con lui, tutti i rumori degli oggetti, l'abbaiare del suo cane, lo stormire delle foglie, addirittura una piuma che cade fa un rumore colossale, ma lui non può parlare.
Nel film ci sono altri momenti in cui viene performato un rumore anche se non lo sentiamo. Uno lo puoi vedere nel trailer.
Eccolo.


Il fischio di Peppy lo possiamo sentire attarverso la vista non solo perchè vediamo Peppy mentre lo fa ma anche perchè vediamo che effetto ha su George.

L'altro è l'applauso subito dopo la fine  della première dell'ultimo film di George, con cui si apre The Artist. L'applasuo c'è non si sente ma lo capiamo dalla reazione di George e gli altri partecipanti al film che hanno assistito al film da dietro lo schermo, prima ancora di vederlo. E che si tratta di un film muto lo capiamo dal silenzio con cui l'applauso in sala è mostrato.




Avrai notato nel trailer la splendida Gag di Peppy che infila il braccio nel frac di George appeso al servomuto e finge che lui la seduca. Il film è disseminato di gag visive che possono essere impiegate solo quando il sonoro non c'è.

Un'altra, splendida, è quando Peppy gareggia con George su chi fa il migliore tip tap l'una ignorando l'identità dell'altro (dopo la foto del bacio sul giornale che ha già fatto arrabbiare il produttore di George).
Eccola


A porposito subito dopo la gara di tip tap c'è la scena nella quale il produttore caccia Peppy, senza didascalie, di cui ti ho già parlato...

Come ti dicevo il film è pieno di omaggi citazioni e dal trailer ne avrai già individuati miliardi, da Citizen Kane, a Pennies from Heaven, e questi sono solo alcuni di quelli che ho notato io. Chissà di quanti altri ancora mia avresti ragguagliato tu.

Così mentre il film mi commuoveva per essere il più bel omaggio al cinema almeno del nuovo millennio, mi commuoveva anche perchè mi mostrava che il brutto della morte, quella tua per esempio, è sempre in quello che succede dopo e che chi muore si perde.

Insomma questo film è sfotunato ad essere uscito dopo che tu te ne sei andata, perchè ha perso con te la migliore estimatrice, io non posso essere che il secondo migliore estimatore.
Il film mi ha commosso anche perchè racconta di una splendida storia damore dove l'uomo è stupido e orgoglioso e la donna, pur amandolo, non rimane ad aspettarlo ma va avanti per la sua vita.
In un'altra splendida scena, quando Peppy è agli inzi della carriera ma è già affermata, i due si incontrano. Peppy è accompagnata da due ragazzotti bellissimi e biondi e lascia il suo telefono a George. Nel film basta uno sguardo di George rivolto ai due bei tomi per far capire la domanda che sta rivolgendole alla quale Peppy risponde, in didascalia, con una sola parola: Toys.
Insomma questa donna è più libera dell'uomo (di George e dei due tomi almeno) come non mai e nell'ultima inquadratura del trailer, quando si abbracciano, lo sguardo di Peppy è proprio quello di chi sospira finalmente! Finalmente che Gorge ha lasciato il proprio orgoglio e ha deciso di lasciarsi amare.  
Anzi final-facking-mente come avresti detto tu.
Ciao Marchesa. Mi manchi sempre tanto oggi un po' di più.

  

Filippino Lippi


Sono andato a vedere la mostra di Filippino Lippi (Prato, 1457 – Firenze, 1504), alle Scuderie del Quirinale.
Il diminutivo del nome per distinguerlo dal padre Filippo, Filippino è stato considerato uno dei più grandi pittori oggi preso in poca considerazione tanto che il grande Bernard Barenson catalogherà i quadri di Filippino col nome di Amico di Sandro (Botticelli)!

Subito, tra le prime informazioni, appena salita la scala che porta al primo piano espositivo delle Scuderie, si legge che Filippino nacque a Prato, verso il 1457 dalla relazione clandestina del Frate  carmelitano Filippo Lippi e la monaca agostiniana Lucrezia Buti della quale il frate era confessore. Più avanti si legge che, Rientrata la madre in convento, nel 1459, il fanciullo era rimasto con il padre.
Questo dato detto con tanta nonchalance mi ha colpito subito.
Ma come Lucrezia viene rispedita in convento mentre Filippo lui può continuare a fare i comodi suoi?

A casa indago e scopro che le cose si fanno complesse. Intanto perchè grazie all'intercessione della famiglia Medici papa Pio II concederà ai due nel 1461 lo scioglimento dei voti (quindi dal convento Lucrezia è ritornata). Poi perchè nonostante   Lippi non sposerà mai Lucrezia, nel 1465 i due avranno anche una figlia, Alessandra che, essendo femina, come direbbe Totò, conta come il due di picche e infatti nella mostra il dato non viene fornito.
La prima prova documentaria della nascita di Filippino è desumibile da una da una tamburazione (un'accusa anonima), fatta l'8 maggio 1461 contro Ser Pietro d'Antonio Rocchi e fra' Filippo, nei ruoli rispettivamente di procuratore e cappellano di Santa Margherita nella quale si legge:

«e 'l detto frate Filippo à avuto uno figliuolo maschio d'una che ssi chiama Spinetta [sic]. E detto fanciullo à in casa, è grande, e à nome Filippino»
(fonte www.filippinolippi.it)
L'accusa anonima è fatta agli Ufficiali della Notte e Conservatori dell'Onestà dei Monasteri, come dire, se c'è bisogno dell'istituzione vuol dire che ci sono molte deroghe alla castità!

Cappella Maggiore del Duomo di Prato
particolare dell'affresco di Filippo Lippi
Filippo Lippi
Madonna col Bambino e angeli

detta Lippina



Filippo Lippi non sposerà mai Lucrezia, ma ne farà la modella nei suoi dipinti come nel caso della Salomè del ciclo di Prato o la Lippina degli Uffizi.

Insomma siamo lontani dalle cortigiane di Caravaggio ma anche Filippo Lippi usa come modella una donna che, secondo gli standard di madre chiesa, non dovrebbe certo essere di ispirazione!


Della mostra mi colpiscono molte cose.

L'avvenenza di Filippino ha modo di ...autoritrarsi diverse volte:

Filippino Lippi, autoritratto,
crocifissione di san Pietro,
cappella Brancacci, 1482-85
dettaglio.

 

nella Crocifissione di San Pietro che si trova nella Cappella Brancacci, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze.


cliccare sull'immagine per ingrandirla











Il gusto per l'arte fiamminga che si riscontra nella cura per i dettagli....


come in questo splendida Apparizione della Vergine a san Bernardo, nel quale

il gusto fantastico per i demoni e gli animali diabolici che si ritraggono alla comparsa della madonna, la precisione nei dettagli del paesaggio, e il dettaglio del tronco che San Bernardo usa come sostegno per il leggio (più la rivisitazione personale della consolidata iconografia del soggetto)




danno esempio dell'importanza e del gusto oggi diremo europeo della sua pittura (cliccare sui dettagli per ingrandirli).

1 gennaio 2012

Quando la storia è solo erudita conoscenza e non quotidianità. Sull'articolo sciocco di Giulio Giorello sul Corsera a proposito dell'Astrologia.




Giulio Giorello ricopre la cattedra di Filosofia della scienza presso l'Università degli Studi di Milano che fu del suo mentore Ludovico Geymonat, insomma non è proprio uno sprovveduto.
Eppure nel suo articolo apparso il 30 dicembre u.s. sul Corriere della Sera nel quale vuole affrontate con leggerezza la questione dell'Astrologia esordisce con una considerazione parziale e incompleta.
Giorello dice infatti che
Il rigoroso Galileo, il razionale Cartesio e il visionario Newton hanno tutti bazzicato con quella che era definita «l' antica scienza dei Caldei».

Quello che Giorello si dimentica di dire, perchè data la cattedra che ricopre non può ignorarlo, è che questi scienziati che sono i padri del moderno metodo scientifico usavano l'Astrologia per campare. facevano cioè gli astrologi perchè fare l'oroscopo pagava più che studiare stelle e piante.

In tutto l'articolo nel quale Giorello dà così tanto credito all'astrologia (nel senso di dignità di pratica da essere presa in considerazione) da farmi dubitare se non che lui sappia cosa sia scientifico (sempre per via della cattedra che ricopre) sicuramente che cosa sia la Storia.

Quando infatti, come si legge nell'articolo, Roberto Donzelli (firma di spicco di Astra*) afferma che
(...)l' astrologia deve smettere di credersi scientifica (...) altrimenti fa il gioco di coloro che la denigrano. Oggi l' impresa scientifica ha le sue norme e i suoi vincoli, e io non sono affatto d' accordo con i "colleghi" che presentano l' astrologia come una disciplina paragonabile alla fisica o alla biologia. Tuttavia, non mi pare giusto che quello che non rientra nell'attuale mentalità scientifica sia considerato falsità
Giorelli incassa il colpo come non gli fregasse nulla dell'autorità della scienza (Infatti deve solo fare pubblicità ad Astra.
Dunque chi critica la presunta scientificità dell'Astrologia la denigra cioè ne parla male, la diffamare, la infanga come riporta il dizionario online Coletti (sempre del gruppo rcs...).
E che quella scientifica non è un metodo (cioè un sistema e un criterio oggettivo) ma una mentalità (cioè un modo di vedere le cose di un gruppo di persone). Giorello si limita a ribattere dicendo «Perché allora dovremmo crederle, e comunque darle così tanto spazio?». e quando l'astrologo (dei miei stivali) incalza dicendo «Per esempio, le posizioni dei cosiddetti pianeti lenti (Saturno, Urano, Plutone) sono oggi analoghe a quelle del 1929 all'epoca del crollo di Wall Street(...)» Giorello perde l'occasione (da storico) di confutare l'Astrologia una volta per tutte. «l' antica scienza dei Caldei» come la definisce egli stesso in realtà è campata sul niente.
I pianeti lenti infatti sono scoperte recenti dell'Astronomia** (proprio quella praticata da Galilei) che erano ignoti agli antichi Caldei (che non avevano strumenti d'osservazione ottica e quindi non potevano sapere della loro esistenza) e a Galilei, Newton e anche Copernico. Per cui non si capisce come l'antica astrologia abbia potuto ignorare fino alla loro scoperta gli ultimi 3 pianeti del sistema solare, o perchè oggi li si debba considerare visto che per secoli «l' antica scienza dei Caldei» ha fatto senza.
Insomma un articolo che tutt'altro che davvero pensato per criticare radicalmente la superstizione che l'Astrologia (come la religione...) alimenta serve solo per intrattenere i lettori borghesi del corsera con una conversazione da salotto dove il professore può sciorinare le sue conoscenze, l'astrologo le proprie e i lettori riconoscendo più o meno quei nomi sentirsi accomunati da un sapere condiviso mentre in realtà stanno tutti ragionando sul nulla e col nulla.

Fossi io rettore dell'università di Milano forse la cattedra a Giorello quasi quasi gliela toglierei...


* Astra è una delle riviste di astrologia - pubblicata dalla RCS cioè dal Corriere della Sera, il quotidiano fa pubblicità a una sua rivista...) - che pullula di inserzioni di sedicenti maghe che spillano quattrino alla gente che magari ha una figlia malata di cancro...

** in ordine di scoperta
Urano venne scoperto il 13 marzo 1781 da William Herschel, diventando così il primo pianeta ad essere stato scoperto tramite un telescopio (fonte Wikipedia)


Nettuno fu scoperto la sera del 23 settembre 1846 da Johann Gottfried Galle con il telescopio dell'Osservatorio astronomico di Berlino, e Heinrich Louis d'Arrest, uno studente di astronomia che lo assisteva,(fonte wikipedia)


Plutone non solo è stato scoperto solamente nel 1930 (da Clyde Tombaugh) ma è stato declassato a pianeta nano il 24 agosto 2006 Plutone dall'Unione Astronomica Internazionale, che non lo considera più un Pianeta del sistema solare ma un oggetto extra uraniano. (fonte wikipedia)
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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