26 agosto 2013

Dario Accolla vittima del sessimo ?


Dario Accolla si rammarica sul suo blog di essere stato accusato di essere un maschio che difende gli altri maschi.
Perché difendevo un politico di sesso maschile vittima, a mio modo di vedere le cose, di una gogna mediatica sproporzionata per un errore (e siccome non voglio tornare sul caso Piras, diamo per pacifico, anche se non è il mio pensiero, che abbia peccato di odio verso le donne).

Piras, presidente  dimissionario del forum sardo del Partito Democratico sui diritti umani e consigliere comunale dimissionario di Jerzu, ha scritto su facebook riferendosi all'atleta russa Isinbayeva che si è schierata a favore della legge anti gay di Putin, Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono.

Secondo Dario queste parole sono state un errore la cui reazione di protesta è stata sproporzionata.

Dario è in ottima compagnia.

Tantissimi uomini sulla rete hanno minimizzato le parole di Piras adducendo tutti la stessa argomentazione: Piras non ha augurato lo stupro a Isinbayeva.
Vero.

Piras  ha fatto peggio.

Ha detto che per quando lo riguarda cioè per quanto è in suo potere, possono anche stuprarla.

Non è un augurio. E' una concessione (che altri lo facciano, se vogliono loro) una professione di indifferenza (a me comunque non me ne frega niente).

Piras giura di averlo scritto per paradosso cioè affermando una cosa evidentemente non vera (lui non sta augurando affatto che la stuprino) cercando di trovare una affermazione altrettanto grave di quella di Isinbayeva che sosteneva la legge di Putin anti gay.

Siccome, dice Piras, in seguito alla legge Putin donne lesbiche sono state stuprate, è comodo per Isinbayeva prima dire di essere d'accordo con quella legge e poi dire di essere stata fraintesa.
E quindi Piras pensa bene di scrivere che, così come Isinbayeva a detto che non le interessa se le donne lesbiche vengono stuprate, per quanto lo riguarda a lui non interessa nemmeno se viene stuprata lei.

Certo a usare lo stupro come strumento di critica o anche solo di offesa, di insulto, ci vuole fegato. Ma tant'è.


Per Dario l'errore di Piras è stato criticato perché una donna, in quanto tale, non va mai criticata omettendo lo stupro che è l'oggetto grave ed essenziale delle critiche a Piras tolto il quale non c'è né critica né argomento.

In ogni caso lo stupro non è una critica ma un delitto.



Usare lo stupro in un discorso argomentativo, come se lo stupro possa essere un termine di paragone, una possibilità neutra del discorso e non un delitto contro la donna è grave e giustifica tutte le critiche che gli sono state fatte. Talmente gravi da indurre Piras se stesso a dimettersi. Se avesse davvero ragione Dario e quello di Piras fosse solamente un errore non si sarebbe dimesso di certo.

Piras ha pescato dallo stesso immaginario collettivo maschilista e fallocentrico quello che dice che una persona nervosa ha bisogno di scopare di più, che le donne nervose hanno il ciclo (spesso detto anche dei froci) un modo di vedere al sesso e ai ruoli tra i sessi distorto e alienato, un modo di uasre il sesso ocme strumento di potere. Come ha fatto Piras con Isinbayeva.

Non un delitto generico ma il delitto par excellence contro le donne.

Perché abusa del corpo sessuato di una donna rendendola un oggetto da violare.

Quel che sfugge a Piras (e a Dario) quando crede di usare lo stupro come paradosso è che un paradosso per essere tale deve essere qualcosa di insolito e bizzarro (Proposizione che per forma o contenuto si oppone all'opinione comune o all'esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra) (fonte Sabatini Coletti online)

Lo stupro non è insolito avviene purtroppo quotidianamente in tutto il pianeta, sempre fatto da un uomo ai danni di una donna.
Dov'è il paradosso?

Non è nemmeno bizzarro visto che ci sono ancora moltissime persone (sempre uomini) che pur riconoscendo la negatività dello stupro ragionano nei termini di chi vistosi messa la fica sotto il naso non si può trattenere dallo scoparsela.
Dov'è il paradosso?

Sentitosi accusare di essere un maschio che difende gli altri maschi Dario non può evitare di fare riferimento al pene ironizzando sulla colpa (concetto cattolico al quale io preferisco il sostantivo responsabilità) di essere un portatore di pene.


Tra i tanti modi di riassumere il potere del maschio in un mondo fatto per lui in cui le asimmetrie di genere sono tutte a suo favore (un uomo che ha storie con 10 ragazze è fico una donna che ha storie con 10 ragazzi è una zoccola) Dario sceglie il cazzo come sineddoche del maschio. Tradendo dello squisito di fallocentrismo...

Il maschio di cui si parla qui non è il maschio biologico portatore di pene ma il maschio culturale che vive e si relaziona tra le persone, nella società, quello che riconosce come suo pari un altro uomo e considera la donna inferiore, e i froci come le donne.


Scandalizzato dall'accusa di portare il pene Dario la vuole far passare come una forma di sessismo:
Ma se la radice del male è il sessismo, non sarà utilizzando ulteriori categorie sessiste che si arriverà alla piena liberazione dei corpi, delle coscienze, delle sessualità, della dignità umana. Credo sia sbagliato sostituire un sessismo con un altro. Non vorrei vivere in un mondo alla rovescia, per cui essere maschi è sbagliato come adesso lo è, nella percezione comune dei più, sia essa inconscia o meno, essere donne.
(...)
Se poi ci mettiamo in mezzo che per tutta la mia vita sono stato insultato e deriso poiché “maschio” quanto più vicino all’essere simile a una “femmina”, la cosa assume connotati ridicoli.

Accusare il genere dominante, quello in base al quale si misura il mondo, di essere il genere dominante, per Dario è una forma di sessismo.

A ben vedere lui sta facendo per il sesso maschile quello che pretende i detrattori di Piras facciano per il sesso femminile: una donna, in quanto tale, non va mai criticata. 

Evidentemente per Dario le donne possono essere criticate mentre gli uomini no.

Se fai notare a un uomo è più solidale con un altro uomo che con una donna contro la quale quell'uomo ha anche solo evocato lo stupro non lo puoi fare, sei sessista.


Anche di un maschio gay che sempre maschi rimangono.

Perchè per quanto un gay sia sussunto sotto il concetto di femminile a nessun maschio, nemmeno gay, capita quello che le donne affrontano quotidianamente a causa dei maschi.


Dario non saprà mai cosa vuol dire salire sull'autobus e sentirsi palpare il sedere da qualche porco, subire apprezzamenti anche pensati indesiderati, essere meno capace degli uomini, essere criticata sempre con parole a sfondo sessuali (quella troia).

Dario non saprà mai cosa significa essere stuprate perché donna (belle o brutte ve s'inculamo tutte campeggiava sulle palestra del mi liceo),  essere svilita a oggetto sessuale in ogni contesto dalla tv al cinema alla vita sociale.

Perchè se un uomo viene palpato o usato come oggetto sessuale scatta subito una indignazione spontanea perchè lui è il maschio e ha una dignità che la donna deve conquistarsi con le unghie e coi denti anche grazie a chi come Dario, in buona fede, minimizza sull'operato di un maschio trovando più grave la gogna cui quel politico è stato posto che l'uso della parola stupro nei confronti di una donna.

Quella dignità che Piras non riconosce a Isinbayeva nel momento in cui dice per paradosso che per quanto lo riguarda lei può anche essere stuprata.

Ma i maschi come Dario non capiscono quello che per fortuna è chiaro a moltissime persone donne e uomini. Che una violenza  terribile non può annoverarsi nel linguaggio della critica politica, non per il politicamente corretto, non perchè le donne non si possono criticare, ma perchè gli stupri non sono una argomentazione ma un crimine.

Un maschio che non coglie la gravità di un delitto come lo stupro che a lui in quanto maschio non toccherà subire mai mentre alle donne tocca quotidianamente in tutto il mondo è un maschio piccolo piccolo.

Proprio come quei maschi coi quali Dario solidarizza (checché lui ne dica) per un'intima e profonda affinità elettiva, che mi fa orrore.

Perchè il pene potrà anche fare il maschio ma ci vuole ben altro per fare di un maschio una persona.

23 agosto 2013

Scusate se parlo di pedofilia: sul "caso" del pedofilo ritornato nel condominio dove abita la sua vittima

Stavolta i fatti non sono noti perchè l'unica fonte che ho trovato sulla rete è l'articolo di Repubblica dal quale tutto è partito.

Gli altri si limitano a riproporre malamente quello scritto già male nell'articolo originale di Attilio Bozoni.

Dunque cave canem quel che riporto è inficiato dalla mancanza di fonti certe. Se qualcun* ne è a conoscenza, l* prego, mi evinca.

Un uomo che ha abusato di una bambina per 5 anni viene condannato a 3 anni di carcere. Condannato col rito abbreviato che decurta la pena di un 30%.


Oltre alla condanna viene imposto all'uomo un divieto di dimora, il che fa presumerne che la condanna non era a 3 anni di carcere ma di arresti domiciliari (l'articolo non lo dice lo evinco io da questo passaggio:
un giudice aveva ordinato il "divieto di dimora" del militare nell'appartamento che ha in affitto nel quartiere a nord di Roma "e nelle vie vicine". Lo "zio" Pino viola la disposizione giudiziaria e il provvedimento di "divieto di dimora" viene così esteso in tutto il Lazio "ad esclusione di Vitinia", dove lui ha una casa di proprietà.
Dunque sta agli arresti domiciliari a Vitinia? Ah saperlo!

Ora non si capisce per quali motivi l'uomo sia ricorso in Appello visto che le sentenze col rito abbreviato non consentono appello da parte del giudicato con poche eccezioni.

Altra mia ipotesi e se l'appello non riguarda la condanna ma il divieto di dimora?
Ah saperlo.

Comunque sia la corte d'appello revoca il divieto di dimora per cadute esigenze cautelari. 

Dunque l'uomo può tornare a vivere nello stesso stabile dove vive la sua vittima che oggi ha 13 anni.

L'articolo è incentrato proprio su questa incompatibilità morale.

L'uomo che ha abusato sessualmente della bambina (chiamato "zio" con le virgolette, oppure orco epiteti giudicanti che, sconcertantemente, ne mitiga il portato del gesto) non può tornare a vivere nello stesso stabile dove vive la sua vittima. Non per tema che gli abusi si possano ripetere (cosa che i giudici escludono) ma per la sua presenza lì, che impone la sua vista alla bambina, che riaprirebbe vecchie ferite.

Questo concetto non viene approfondito da un punto di vista giuridico o psicologico ma con un frasario da gossip, da giornalaccio scandalistico, fatto con così tanta superficialità da arrivare persino al ridicolo di contraddirsi:
Francesca se lo trova improvvisamente davanti. Poi comincia a sentire i rumori che hanno trasformato la sua vita di bambina in un inferno - la sedia a dondolo che si muove, la televisione accesa fino a tarda notte, i rintocchi dell'orologio a pendolo - e ritorna l'angoscia degli anni prima. Francesca si sente spiata. Le finestre al primo piano della casa del militare in pensione affacciano sul giardino della casa della bambina, il balcone dello "zio" Pino è proprio di fronte all'appartamento di Emilia. "Mi avevi promesso di mandare via l'uomo cattivo", grida alla madre.
Dunque i rumori che hanno trasformato la vita della bambina abusata non sono quelli indicibili legati agli atti sessuali che è stata costretta a subire, a quanto pare per anni, ma quelli, retorici, di una sedia a dondolo, di una tv accesa e di un orologio a cucù.

Rumori che, se davvero esistenti, la bambina deve avere continuato presumibilmente a sentire anche dopo l'arresto dell'uomo visto che nell'appartamento ha continuato ad abitare sua moglie Wanda.

Insomma un esercizio di retorica che non rispetta minimamente il vissuto della bambina 
nello stesso modo in cui si pretende che il ritorno del suo aggressore in casa, cioè nello stabile, faccia.
A proposito ma dove cribbio abita l'uomo?

Un piano più su.

abita proprio sopra il suo appartamento

Le finestre al primo piano della casa del militare in pensione affacciano sul giardino della casa della bambina, il balcone dello "zio" Pino è proprio di fronte all'appartamento di Emilia.
Insomma abita all'appartamento posto sopra quello della vittima o al piano superiore ma di fronte a quello della vittima?

E in questo caso come fa la bambina a sentire il rumore della sedia a dondolo se la sedia non si muove sopra il soffitto visto che l'appartamento è posto di fronte?

L'approssimazione dell'articolo (non mi soffermo sull'italiano PESSIMO con cui si riportano i dettagli della violenza subita dalla bambina) si riscontra anche in tutti gli altri articoli che riprendono la notizia (dove il vicino diventa davvero zio...) sia perchè se la fonte primaria è approssimativa è difficile che gli altri articoli non lo siano, sia per una vocazione al pressappochismo di tutta la stampa italiana che anche in questo caso dimostra di essere analfabeta e incapace di fornire un vero servizio informativo.

Ancora più gravi le affermazioni di Vincenzo Spadafora, Garante dell'infanzia riportate in un altro articolo sempre di Repubblica che, non mi stancherò mai di ripeterlo, il peggiore giornale nazionale italiano, che afferma nell'85 per cento dei casi è un vicino, un amico di famiglia, un parenti (sic).

Non so su quali statistiche Spadafora basi questa sua affermazione. Perchè nonostante la difficoltà di trovare dati certi sulla pedofilia in rete a me risulta, secondo il quaderno di telefono azzurro Pedofilia, che  tra gli adulti che abusano di minori ci siano i genitori al primo posto 

nella maggior parte dei casi gli abusi sessuali sono stati commessi da persone appartenenti al nucleo familiare: padri, madri, altri parenti, nonni, nuovi conviventi/coniugi, fratelli/sorelle. Solo il 15% circa riguarda soggetti estranei al/alla bambino/a.
Dunque vicini e amici sono il 15% e il dato statistico non ne giustifica la diluzione in quel generico 85% che mette insieme persone di origine diversa, perchè è chiaro che gli abusi sessuali su minori sono consumati in famiglia e non presso amici o estranei. Questo la dice lunga anche su tutti gli amici lgbt e non che adducono sempre la pedofilia dei preti che, se anche c'è, è una minoranza statistica rispetto i padri e le madri. Ma tant'è.

Spadafora non è l'unico esperto incompetente citato da Repubblica. In un terzo articolo viene citato Luigi Cancrini il celebre psichiatra di area PCI che nell'intervista pubblicata da Repubblica si  dimostra anche uno spassoso autore di fantascienza visto che descrive dinamiche che non conosce impotizzandole a partire da constatazioni secondarie:
"Sì, quell'uomo tornato a vivere nel palazzo non è guarito
ammesso e non concesso che la pedofilia sia una malattia lui che ne sa?
e con la sua presenza fa ripiombare la giovane in un incubo, anche perché ha un comportamento di palese controllo sadico e di vendetta nei confronti di lei che lo ha denunciato.
Di nuovo che ne sa? e badate che Spadafora non dice credo, è presumibile che... dice ha
Se fosse guarito le chiederebbe scusa e se ne andrebbe lontano.
ecco l'evidenza della sua mancata guarigione!!!
Un comportamento che consentirebbe alla minore di ritrovare la fiducia negli adulti che quando sbagliano lo capiscono e si comportano di conseguenza".
Dunque secondo Cancrini il pedofilo è un malato che sbaglia e se chiede scusa, puff! le violenze subite scompaiono. Delirante no?

Che la pedofilia sia una malattia è questione dubbia che, se vera, assolverebbe il pedofilo di ogni responsabilità. Se le mie azioni sono dettate da una malattia non vado in galera ma in manicomio. Non mi pare invece che nessun pedofilo sia stato assolto perchè incapace di intendere e volere.


Chi compie violenze e abusi sui minori o sulle donne non è malato è una persona normale che si comporta di conseguenza ai disvalori che coltiviamo in seno alla nostra società.
  
Quando Cancrini cita la legge belga in Belgio per esempio chi fa terapia ha diritto ha sconti di pena, si guarda bene dal dire che la terapia non è curativa ma si tratta della cosiddetta castrazione chimica, cioè l'assunzione volontaria di farmaci che reprimono la libido...

Poco importa la sofferenza vissuta da Francesca a prescindere, basta che il suo abusatore non le compaia più dinanzi agli occhi il resto, gli abusi, il loro ricordo, gli effetti nel presnete contano meno... 

Basta che l'abusatore le stia lontano dalla vista e che, almeno, chieda scusa!

L'importante è montare un caso su una sentenza che, dopo l'articolo di Repubblica, ha raccolto tanta indignazione, proteste e interrogazioni parlamentari (a camere chiuse per ferie...).

Siamo il solito popolo di pecoroni e pecorone pronti e pronte a indignarci  solo dietro suggerimento di qualcuno e mai per moto proprio...


19 agosto 2013

Piras, Isinbayeva e l'eterno maschilismo degli italiani.

La vicenda è nota.

Yelena Isinbayeva capitano dell’esercito russo per meriti sportivi, donna capace di firmare 28 primati del mondo in carriera, ex ginnasta di Volgograd che ha l’oro mondiale nel 2005 (con record) e nel 2007 e quello olimpico nel 2004 ad Atene e nel 2008 a Pechino, durante la conferenza stampa dopo la vittoria dell'Oro ai mondiali di Atletica nel salto con Asta dichiara:

"Maybe we are different than European people and people from different lands. We have our law which everyone has to respect. When we go to different countries, we try to follow their rules," said the vastly experienced athlete who regularly speaks English to journalists.
"We consider ourselves, like normal, standard people, we just live boys with women, girls with boys... it comes from the history."*

Uno scudo di proteste si è levato contro le sue discriminanti affermazioni che l'ha indotta a ritrattare dicendo di essere stata fraintesa

Tra le proteste italiane, tanto perché noi dobbiamo sempre distinguerci in peggio, c'è stata quella di Gialuigi Piras  presidente  del forum sardo del Partito Democratico sui diritti umani e consigliere comunale di Jerzu, che sul suo profilo facebook arriva a scrivere:

Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono.

In seguito al putiferio che questo post a dir poco infame ha scatenato Piras ha rassegnato le dimissioni da tutti i suoi incarichi istituzionali:

Presidenza del Forum Regionale sui Diritti civili del Partito Democratico della sardegna e dalla Direzione Regionale;
Consiglio comunale di Jerzu;
coordinamento regionale di Anci giovane
coordinatore provinciale di Prossima Italia, associazione impegnata da sempre con grande determinazione nelle battaglie in difesa dei diritti civili.

Sul suo profilo Facebook Piras si è difeso spiegando che la sua frase non era un augurio ma un paradosso.
Cara Isinbayeva, le cose che hai detto sono talmente gravi che è inutile dire a posteriori di essere stata fraintesa; poiché è come se io augurassi a te lo stupro salvo poi dire di essere stato frainteso.
Ben strano paradosso visto che lo stupro è un atto violento e criminale ben concreto.

Piras parla la lingua del violento, del maschilista la stessa lingua di chi crede di offendere una donna dandole della mignotta, una lingua che minimizza l'aspetto concreto dello stupro e pretende di usarne solo la parte simbolica, come paradosso.  

Molti sono intervenuti in difesa di Piras, spesso maschi, tra i quali anche Dario Accolla che sul suo blog scrive:
Piras è solo stato la vittima eccellente di quel processo “culturale” per cui una donna, in quanto tale, non va mai criticata (perché la critica equivale all’aggressione), in nome magari di ideologie che per esistere (ancora) hanno bisogno di essere più vere della realtà.
Blogger perspicace e fine Accolla stavolta tradisce il maschilismo e la misogina di default dai quali, in quanto maschio cresciuto ed educato in una cultura maschilista e misogina come quella italiana, non è immune nemmeno lui e manca completamente la questione centrale.

Il discorso di Piras qualunque siano le intenzioni è un discorso violento fatto di violenza sdoganando lo stupro come atto contro una donna.

Naturalmente lo stupro non può essere usato come arma critica nemmeno nella costruzione di una frase per assurdo (a proposito la giusta dicitura della retorica è per assurdo il paradosso non c'entra un bel niente...)

Ogni stupro, ipotetico, per contrappasso, per assurdo, per provocazione, anche solo supposto, evocato, immaginato o sognato è un delitto contro le donne, contro l'umanità.

Anche quando lo si usa in una frase per assurdo per far capire alla propria interlocutrice che le sue dichiarazioni sono gravi.

Ma anche se le dichiarazioni di Isinbayeva inneggiavano allo stupro, il che è tutto da dimostrare, non è che uno stupro ne sconta un altro.

Le leggi liberticide di Putin non prevedono lo stupro, né lo autorizzano.

Né queste leggi hanno dato adito a qualcosa che prima non avveniva. Più in generale delle leggi liberticide che vietano la propaganda gay in pubblico (e anche andare in giro mano nella mano è considerata tale) non forniscono alcuna moral suasion a evitare comportamenti violenti contro le persone lgbt e tra queste forme di violenza anche lo stupro.

Dunque accusare Isinbayeva di istigare con il proprio endorsment alle leggi anti gay di inneggiare allo stupro è capzioso e frutto di un contorto ragionamento mentre quel per me possono stuprarti rimane come pesante e concreta possibilità che è a dir poco criminale.

Se Piras (e Accolla) pensano che lo stupro possa essere considerato uno strumento di critica dimostrano appieno la mostruosa natura contro misogina e maschilista del loro pensare.


Lo stupro è un crimine e non può essere usato nel frasario di chi vuole criticare o denunciare un comportamento liberticida antidemocratico e omofobico.

E che Accolla ne faccia una questione di politicamente corretto (cioè di forma) e non colga invece la sostanza criminosa del gesto di Piras la dice lunga sui maschi italioti di qualunque orientamento politico (e sessuale).

Dirò di più.

Se dovessi scegliere tra lo stupro di una donna e una legge che vieta la propaganda omosessuale io sceglierei sempre la legge e mai lo stupro.

La nonchalanche con cui Accolla arriva a dire che la frase di Piras non ha nulla di violento ma gli attacchi alla sua persona quelli sì, lasciano intendere quanto la solidarietà tra maschi contro le donne trovi smepre imprevedibili e inconsuete alleanze.

Anche tra le fila di chi lotta (o crede di farlo a questo punto) per i diritti civili di tutti e di tutte.

Per Piras e Accolla per le donne evidentemente un po' di meno.




*Forse noi siamo diversi rispetto alle persone europee e alle persone di diversi paesi. Noi abbiamo le nostre proprie leggi che ognuno e ognuna deve rispettare. Quando andiamo in paesi diversi, cerchiamo di seguire le loro regole " "Ci consideriamo normali, persone normali, che vivono ragazzi con le donne, le ragazze con i ragazzi ... E' una cosa che proviene dalla storia. (traduzione mia)

14 agosto 2013

Il suicidio non è una scelta debole

Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l'idea del suicidio, mi sarei ucciso subito.  
Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952


Viviamo in una società nella quale la vita non ci appartiene perchè o è di dio o è un bene di consumo.

Prima ce l'ha scippata il cristianesimo promettendoci falsi paradisi in un post mortem che non esiste.

Perchè nessuna persona sana di mente può credere VERAMENTE alla vita dopo la morte.

Oggi se la contendono la chiesa (la religione)  e il mercato.

Per la chiesa la vita dei fedeli e delle fedeli è lo strumento tramite il quale imporre una visione necrofila e patriarcale che, per allontanare l'incontenibile paura della morte la anticipa rendendo questa vita una morte (una religione incentrata sulla cancellazione della libido veicolando la sessualità alla sola funzione procreativa è una religione contro l'essere umano e donnano), una morte umana prima che morale, civile prima che spirituale, esercitando un potere che al di là dei beni materiali (che i prelati ottengono con ben altri mezzi) si esplica nella possibilità di dire a tutto il genere umano e no.

Per il mercato la vita è quella dell'acquirente, senza acquirente niente mercato, senza vita niente acquirente. La vita è un capitale da spendere

Da spendere in felicità e spensieratezza, in gioventù e allegria, guai a essere seri o tristi o preoccupati, guai se una ruga di preoccupazione o di saggezza segna la nostra fronte.

Sono segni di una morte annunciata da esorcizzare perchè vista come un corpo estraneo e non parte integrante della vita, quel ad quem  che dà un senso a tutto quello che c'è prima. Il prima perchè dopo non c'è niente. E chi crede al dopo dà minore importanza al prima...

Così in un modo o nell'altro la morte non esiste.
O perchè mero tramite alla vita vera o perchè rimossa dalla società come un imbarazzante residuo organico.

In questa società così sommariamente descritta, non c'è posto per il suicidio. Perchè ci ricorda non solo che la morte, invece, c'è, ma che qualcuno può addirittura desiderarla.

Non c'è posto per il suicidio perchè il suicidio presume che la vita appartenga a ognuna e ognuno di noi, mentre le nostre vite sono di dio per i credenti e le credenti (tutti e tutte malate di mente proiettati in un ultramondo che non esiste),  o sono del mercato, sono mercato.

Sono un capitale da spendere, non da bruciare.


Il gesto subitaneo di togliersi la vita spende un capitale immenso senza consumo.
 
Così chi si suicida compie un gesto tragico, ma anche un po' vile, perchè si sottrae alla vita è perchè non ce l'ha fatta, non ne ha sopportato il peso, quel peso che tutti, cioè tutti quelli e tutte quelle che NON si suicidano, sopportano senza lagnarsi.

Per cui il suicidio è anche un capriccio, una impuntatura, una stupidaggine una forma di immaturità, uno spreco.

Uno spreco per il capitale non del capitale.

Ci sono tante altre forme di morte cercata che la nostra società tollera perchè in quelle che sono a tutti gli effetti forme di suicidio, dilazionato ma altrettanto fatale, si consuma:

chi fuma essendo a conoscenza dei danni del tabacco non si sucida forse?
Poco male però perchè compra le sigarette.

Chi guida in stato di ebrezza o sotto effetto di stupefacenti, o un mix dei due e muore in un incidente, non si suicida forse?

Poco male però perchè spende soldi per procurarsi droghe e alcool.


Queste forme di consumismo estremo e di autodistruzione enormemente diffuse (l'Italia è uno dei paesi in cui si continua a fumare di più in tutta Europa anche dopo la legge contro il fumo entrata in vigore nel 2003) non sono percepite come suicidio anche se ne sono le forme più concrete e più vicine alla percezione che si ha del suicidio come spreco inconsulto.

Il suicidio invece, quel gesto definitivo tramite il quale ci procuriamo la morte, ha mille altri significati.

Ci si sucida per protesta, perchè non siamo noi a non potere più della vita, ma perchè è la vita a non lasciarci più modo di vivere.

Il suicidio è la forma estrema della nostra autodeterminazione che se ci viene tolto non ci rende umani e umane.

Una società che  non coglie questi motivi, non onora e non rispetta chi ha deciso di togliersi la vita è una società eticamente morta, una società che non ha nulla da dire sulla morte è già morta in vita.

Sono stanco della retorica con cui si è accolta la morte di Roberto. Il suo gesto di protesta, la coerenza di un sentire che non gli ha permesso di continuare a vivere in tutta coscienza in in mondo che non gli dava lo spazio vitale per crescere.


Mi fa arrabbiare leggere che Roberto ha compiuto un gesto fragile, perchè era fragile, perchè così ci assolviamo tutti e tutte noi, che siamo i mandatari e le mandatarie morali della sua morte, dicendo(ci) che se è morto Roberto è perchè era fragile lui non perchè non gli abbiamo lasciato altra scelta noi.

Così continuiamo a discriminarlo.

Roberto poco uomo in vita perchè frocio e poco uomo in morte perchè suicida.


Si scrive da più parti che abbiamo lasciato Roberto da solo. Non è vero.

Lo abbiamo accompagnato sempre e costantemente con un sottile odio che lo avrebbe indotto  a nascondersi come fanno molti e molte.
E questo Roberto non era disposto ad accettarlo.
E in tutta coscienza ha esplicitato la condanna implicita dell'omofobia.
Perchè se non vivi per quel che si è sei uno zombie un non vivo in vita.

E il cuore puro di Roberto questo non era in grado di tollerarlo.
Non voleva tollerarlo.

Le opinioni uccidono. E se uccidono non sono opinioni sono un crimine.


Altro che fragilità e debolezza.

Roberto ci ha insegnato che certi compromessi non si possono più fare.

Altrimenti meglio morire. Con coraggio e dignità. Quelli che nemmeno da morto gli riconosciamo.

2 agosto 2013

Ratman di Leo Ortolani un maschilista da censurare perchè arriva alla gioventù e la diseduca


 

Ratman nei panni di Harry Potter, scopre che un ragazzo dalle apparenze femminee si Chiama Bastondoro. E il suo ano si chiude.

Queste due strisce di Leo Ortolani compaiono nella Rat agenda in edicola e in fumetteria adesso, pubblicata per le edizioni Panini, e pensata per un pubblico studentesco data l'organizzazione scolastica con tanto di spazio per l'orari provvisorio e definitivo.

Le vignette sono tratte dalla rivista Ratman n°88, del gennaio 2012 e sono un concentrato di machismo maschilista,  fallocentrico e patriarcale.

Quattro vignette che propalano tantissimi pregiudizi e luoghi comuni per i quali accuso Leo Ortolani di corrompere i giovani e istigare al maschilismo patriarcale e di essere degno del più squisito discepolo di Mussolini il duce morto ammazzato e appeso a testa in giù.

Il riferimento diretto di Bastondoro è Silente, che in inglese è Dumbledore del quale l'autrice della saga ha detto essere gay.

Al di là del riferimento nella prima vignetta Ratman pensa di trovarsi di fronte a una ragazza solamente perchè ha i capelli lunghi e biondi, contento che il collegio in cui si trova non ci siano solo di maschi.

Così Ratman ci prova con la presunta ragazza solo perchè pensa che sia donna e quando Bastondoro si gira Ratman crede ancora che sia una ragazza chiamandolo bellezza.

Solo il nome esplicito lo fa cambiare d'avviso. E il suo ano si chiude appena sente il riferimento a un membro maschile (che non sia il suo evidentrmente).

Con quattro vignette Ortolani corrompe gli e le studenti confermando e facendoli ridere su alcuni dei più pensati pregiudizi maschilisti.

1) se sei maschio ma porti i capelli lunghi ti prendono per femmina.

2) se sembri femmina ma hai il cazzo quel cazzo è un pericolo per ogni machio e più precisamente per il culo di ogni maschio. Tant'è che di fronte a quel pericolo l'ano si chiude da sé.

3) chiunque ha il cazzo  lo usa per penetrare

4) i maschi non usano il proprio ano come strumento di piacere.

5) L'omosessualità (maschile) è vista come esaltazione della penetrazione di un maschio ai danni di un altro maschio.

6) Il maschio che sembra femmina ma ha il cazzo è attivo ha un supercazzo e cerca buchi di culo maschili sprovveduti.


Nessuno di questi punti è vero. Ognuno di essi è facilmente smontabile e per questo accuso Ortolani di corrompere la gioventù.

1) se sei maschio ma porti i capelli lunghi ti prendono per femmina.

Non sono i capelli lunghi a dirimere l'identità sessuale, né alcun altro fattore estetico del corpo o del vestire umani.

In ogni caso non ci sono divieti per nessuno dei sue sessi di poter integrare o assumere comportamenti o aspetti esteriori ritenuti attribuibili all'altro sesso.

Un uomo coi capelli lunghi non è come una donna coi capelli lunghi proprio come una donna coi capelli corti non è come un uomo coi capelli corti.

I capelli lunghi e i capelli corti di per sé sono asessuati e acquisiscono una connotazione sessuata solo grazie a chi li porta.

Ognuna e ognuno è libero di avere l'aspetto che meglio crede. E se questo aspetto non permette di determinare icasticamente la propria identità sessuale questo non connota necessariamente una ambiguità ma può anche esercitare una forma di fascino e seduzione. Se si hanno dubbie si deve per forza determinare  basta chiedere.


2) se sembri femmina ma hai il cazzo quel cazzo è un pericolo per ogni maschio e più precisamente per il culo di ogni maschio.

Se il cazzo è pericoloso ogni cazzo lo è sempre e comunque. 
Ogni cazzo può essere un pericolo per il culo di un altro maschio.
Non solamente il cazzo di un uomo che sembra femmina.
Perchè non è vero che un maschio è attratto da un altro maschio solo se questo sembra femmina ed è tratto dunque in inganno.
Ci sono dei maschi che sono attratti da altri maschi come loro.

3) chiunque ha il cazzo  lo usa per penetrare

Il cazzo non va solo in culo può andare dappertutto, anche in bocca in mano in mezzo alle cosce sotto le ascelle tra i piedi i seni e ovunque altro posto possa piacere a chi lo dà e a chi lo riceve. Il cazzo può essere usato anche non in un contesto penetrativo.

Ognuna e ognuno usa il proprio corpo e quello altrui in un rapporto paritario di consensienza come meglio crede.

Se non tutte hanno il cazzo tutti e tutte hanno il culo che può essere stimolato in mille modi non solo con il cazzo ma anche con la lingua con le dita o con piccoli medi o grandi oggetti.
Ognuna e ognuno può stimolare il culo propri e o altrui.

4) i maschi non usano il proprio ano come strumento di piacere.
L'uso dell'ano non connota l'identità sessuale di una persona, visto che l'ano lo abbiamo tutte e tutti e non connota nemmeno l'orientamento sessuale.

Un uomo etero può trovare la stimolazione anale, autoerotica o fatta dalla partner piacevole allo stesso modo di un uomo bisex o di un uomo gay.

Non è l'uso del proprio corpo che ci rende di un determinato orientamento sessuale, ma l'eccitazione, la preferenza, l'affinità spirituale che si manifesta per uno o l'altro sesso o per entrambi con le quali godiamo del nostro e dell'altrui corpo.

Un uomo al quale piace farsi stimolare l'ano da una donna rimane etero proprio come l'uomo al quale piace farsi stimolare il cazzo da un altro uomo è gay.



5) i maschi non usano il proprio ano come strumento di piacere.

La stimolazione anale è un piacere  di tutte e tutti. Avere riserve sul suo uso non connota l'orientamento sessuale ma, al limite, solo una censura sul proprio corpo sessuato. Un uomo può provare piacere o no dalla stimolazione anale a prescindere dal suo orientamento sessuale. Ci sono etero ai quali piace la stimolazione anale proprio come ci sono gay ai quali non piace.


Mediamente un maschio etero pensa che un gay voglia scoparselo e non pensa mai che possa essere interessato al suo cazzo e non al suo culo.

Un maschio che non usa il suo cazzo ma cerca il cazzo dell'altro maschio non è per questo meno maschio né, tanto meno, è per questo, una femmina.

La penetrazione non è l'asse portante della sessualità e soprattutto non riguarda solo il maschio. Anche le donne possono essere penetrative con la lingua con le dita con le mani o con dei cazzi posticci.

Un maschio rimane maschio anche se non usa il cazzo proprio come la femmina rimane femmina anche se usa uno strap-on.

5) L'omosessualità è vista come esaltazione della penetrazione di un maschio ai danni di un altro maschio.


Il cazzo  ha altre funzioni oltre quella penetrativa e tutte le funzioni del cazzo posso essere investite di un portato sessuale (pissing, smegma etc). Lo stesso vale per la fica che non funziona solo per essere penetrata  ma può essere stimolata in mille altri modi, con la lingua, con le dita, con le mani, coi piedi, con oggetti etc.

6) Il maschio che sembra femmina ma ha il cazzo è attivo ha un supercazzo e cerca buchi di culo maschili sprovveduti.






Se smettiamo di usare la penetrazione anale come espressione di sottomissione, di sconfitta, di punizione, di umiliazione, ma al contempo come esaltazione della mascolinità della potenza del cazzo togliamo importanza alla costruzione  fallocentrica della sessualità, dove ci sono attivi e passivi maschi (portatori di cazzo) e femmine (non portatrici di cazzo).
Il corpo maschile e quello femminile rimangono differenti nelle rispettive fisiologie ma le rispettive caratteristiche anatomiche e la differenza della fisiologia del piacere non è mai normativa ma solo descrittiva.

Ecco gran parte (ma non tutto...) di quel che implica una semplice infelice maschilista patriarcale fallocentrica omofobica battuta di merda.


Boicottiamo Leo Ortolani. Censuriamolo. Impediamogli di continuare a propagare una ideologia che offende tutti uomini e donne etero gay  e bisex.





1 agosto 2013

Le parole per dirlo. Quando una trans senza tetto viene uccisa a Roma, Italia diventa un povero ragazzo ucciso dalle cattive compagnie.


Una trans colombiana, senza fissa dimora, è stata trovata morta la mattina di lunedì 29 luglio.

Sei giorni prima era stata intervistata in video da Maria Gabriella Lanza del sito redattore sociale un sito dal nome sessista, ma tant'è.

Nella videointervista, terribile, la transessualità di Andrea non è nemmeno nominata e per l'intervistatrice è invisibile dovremmo capirlo solo dal filo di rossetto che porta un po' poco per farne una trans. 


L'intervistatrice non le fa nessuna domanda sulla sua storia, sul cambio di sesso (se c'è stato), sulle sue condizioni mediche in seguito al cambio di sesso. Se il cambio di sesso è stato motivo per farle lasciare la Colombia. Solo  domande di una superficialità spaventosa come quella sul come si vive in strada.

Intervistatrice dei mie stivali ma come cazzo vuoi che si viva in strada?
Perchè non vai a vivere te in strada così lo scopri da sola?

Perchè invece di fare delle domande così pietiste e ovvie  non chiedi se Andrea si sente discriminata più come donna che come trans?  Perchè non le chiedi della sua storia?


Insomma Andrea è trans senza dirlo. Il massimo della discriminazione il minimo del riconoscimento.
Due giorni dopo il ritrovamento de suo cadavere Maria Gabriella Lanza autrice della videointervista scrive un articolo (che compare con qualche piccola variante - anonimo e nel quale non ci si pesneta come autrice dell'intervista - anche nella cronaca romana di Repubblica pieno di domande retoriche Chissà a cosa pensava Andrea ogni notte prima di addormentarsi sopra il suo cartone davanti alla stazione Termini di Roma  di ipotesi non dimostrabili (Forse pensava alla famiglia in Colombia, a sua madre e a suo padre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia) e irrilevanti nelle quali non si sottolinea il fatto che una donna, trans e barbona sia stata uccisa ma che una creatura fragile (forse avrebbe voluto chiamarli, dirgli che la vita non era esattamente come aveva sognato da bambino, quando era ancora un maschio) e storpia (raccontargli delle botte prese, del braccio rimasto paralizzato, della gamba che si muove a fatica) sia stata uccisa perchè Forse ha chiesto aiuto alle persone sbagliate e che Forse è stata proprio la disperazione a spingerla in qualche giro poco raccomandabile di droga o di prostituzione. Non uno stigma multiplo straneira, trans, barbona storpia ma la frequentazione di compagnie sbagliate. Insomma Andrea è stata sprovveduta. Avesse frequentato le giuste compagnie sarebbe ancora viva.
Per Gabriella Maria Lanza Andrea era Un’altra disperata senza nome e senza storia che andava a riempire le file (sic!)  del popolo dei senzatetto della stazione.

Una disperata che non trova lavoro non perché immigrata o trans ma perchè senza documenti, con un braccio paralizzato e una gamba fuori uso, nessuno l’avrebbe mai assunta.


Il fatto che fosse una donna trans migrante e barbona invece non era minimamente d'intralcio. Capite la censura compiuta?
Un articolo pietistico che non ci dice quasi nulla dei fatti successi.
Se andiamo a cercare notizie sulla rete troviamo un lessico agghiacciante, un frasario da analfabeti per cui l'articolo di Maria Gabriella in confronto diventa scritto bene.


Termini, trovato cadavere di trans  in stazione: aveva il volto tumefatto.
(il messaggero)


Non cadavere di uomo o di donna ma di trans, razza a parte.
Cadavere di trans. Una cosa.
Non una trans cadavere, il cadavaere di una trans, ma un cadavere di trans.    


L'ansa si distingue parlando di trans al maschile.

Trans morto in cantiere stazione Termini.
Secondo L'ansa il trans è brasiliano e non colombiano...

Anche per Emilio Orlando su Repubblica Andrea è brasiliana ma almeno lui parla al femminile...

Una transessuale, non ancora identificata, è stata trovata morta questa mattina poco dopo le 8 lungo il binario 10 alla stazione Termini.

Sempre al maschile invece titola il Corriere:

Storia di Andrea, trans ucciso al binario 10 della stazione a Termini. Frignani autore (sci!) dell'articolo scrive:
Andrea e' stato ucciso, massacrato di botte e poi lasciato lì. La polizia sta indagando per identificare chi ha assassinato il sudamericano, conosciuto in stazione come molti altri senza tetto. Andrea era arrivata a Roma quattro anni fa.
Ma insomma è un uomo o una donna? Eh coi trans vai a sapere!!!

Frignani è in buona compagnia. La redazione romana del corriere scrive:

Il corpo di un uomo privo di vita è stato trovato lunedì mattina vicino al cantiere a fianco del binario 10 della Stazione Termini di Roma. Dai primi accertamenti sembrerebbe essere un cittadino brasiliano, apparentemente un transessuale, con numerosi ecchimosi
Apparentemente quelli della redazione romana del corriere sono giornalisti. In realtà sono dei transfobici (transfobiche) infami.

Rinaldo Frignani non usa solo un linguaggio transfobico anche lui come Maria Gabriella parla di amicizie sbagliate.
Secondo il suo racconto passava gran parte della giornata sotto le pensiline, poi andava al capolinea del 714 per prendere l'autobus che la portata alla mensa della Caritas a Colle Oppio. (...) Di amicizie sbagliate Andrea ne aveva trovate molte, e forse una di queste lo ha ucciso.
Certo. La colpa sono le amicizia dello sprovveduto Andrea mica il ludibrio della società perchè Andrea è barbona e donna trans...
Ma il colombiani (sic!) aveva anche sogni da coltivare per uscire dal tunnel.
Ma non passava gran parte della giornata sotto le pensiline ?!? Sapevo del tunnel della droga. Quello delle barbone e delle donne trans mi mancava...


Insomma alla stampa italiana di questa trans non frega nulla.

Serve solo per fare esercizio di retorica discriminando e parlando e di trans al maschile e, soprattutto, a mettere tra parentesi la violenza subita in quanto trans barbona e migrante adducendone la responsabilità solamente a lei e alle sue cattive amicizie.

Oltre ai colpi fisici di chi l'ha uccisa ci sono anche le ferite morali di chi come questi giornalisti e giornaliste infami la discriminano mettendo a tacere le vere cause i veri mandanti del suo omicidio.

L'odio transfobico.

A queste persone che tutto sono tranne che giornalisti e giornaliste io dico:

Datevi all'ippica. Non valete niente, né umanamente né professionalmente.







bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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