30 marzo 2012

Come ti manipolo il dato: sulle percentuali di italiani che hanno accesso al web

Leggo su TMNews agenzia giornalistica multicanale una notizia dal titolo

Scienza/ Metà italiani è online, crescita del 9,2% in un anno
il cui sottotitolo recita Dati Audiweb, a febbraio 2012 audience media in crescita del 7,3% 

A parte quel Scienza premesso come categoria alla notizia del tutto improprio (società o, tecnologia sarebbero stati più appropriati) e la sgrammaticatura del titolo (Metà italiani è pessimo italiano per la metà degli italiani o metà popolazione o mezza Italia) quel che si evince dal titolo è che metà degli italiani sono online e che rispetto l'anno scorso c'è stata a una crescita del 9.2%.
I dati sono forniti da Audiweb un
Joint Industry Committee partecipato dalle associazioni di categoria di tutti gli operatori del mercato: Fedoweb (50%), associazione degli editori online, UPA Utenti Pubblicità Associati (25%), che rappresenta le aziende nazionali e multinazionali che investono in pubblicità e Assap Servizi s.r.l., l'azienda servizi di AssoComunicazione (25%), associazione delle agenzie e centri media operanti in Italia.
come si legge sul suo sito. Insomma una affidabilità non così istituzionale come l'Istat, perchè questi dati servono per convincere investitori a usare il web come canale commerciale di vendita, pubblicitario, etc. Certo, direte i dati sono dati. Eppure basta leggere nello specifico il comunicato stampa emesso (che riporta una sintesi dei dati, la cui versione completa è disponibile solo per chi si abbona al sito (come per le agenzie stampa...) come si legge in calce al comunicato stampa
La sintesi mensile del report Audiweb Database è disponibile sul sito www.audiweb.it per gli utenti registrati e in forma completa per tutti gli abbonati attraverso le principali aziende di elaborazione dati per la pianificazione pubblicitaria.
Se leggiamo la sintesi online  scopriamo che i dati si riferiscono all’
utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi.
Quindi anche il collegamento dal mio smart phone per scaricare la posta o twitterare sulla pischella appena rimorchiata o vedere che fanno i miei amici su faccialibro entrano a far parte di questi dati.

Quello che a me interessa invece è l'accesso alla rete d parte degli italiani da casa, per un tempo sufficientemente lungo e ripetuto nel tempo che permette cioè di usare la rete come strumento di informazione comunicazione.
Invece scopriamo che tra Metà italiani sono annoverati anche quelli che
Nel mese di febbraio 2012 sono stati 27,7 milioni gli utenti che si sono collegati a internet almeno una volta da computer, il 50,7% della popolazione dai due anni in su.
I neretti sono miei. Almeno una volta in un mese (Almeno? meno di una volta è zero quindi che significa almeno?) è un po' poco anche per il piazzista più entusiasta della rete. Insomma questi sono dati di potenziali utenti venduti agli inserzionisti. Non sono dati che misurano l'effettivo accesso degli italiani sulla rete.
Un bambino di due anni, su internet, ma davvero?!

Navigo sula rete e trovo un articolo di Panorama (come dire non proprio il massimo della deontologia professionale) che eppure, per onestà intellettuale, riporta, dati più seri, Istat, che dipingono tutt'altra situazione titolando:

Cresce l’uso di Internet in Italia, ma siamo fanalino di coda in Europa
Sull'articolo di Panorama molto meglio argomentato leggiamo che che:

Secondo gli ultimi dati Istat, l’Italia è solo al 22mo posto in Europa tra le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che accede a internet da casa: la media europea è del 73%, quella italiana soltanto del 62% , lo stesso dato della Lituania.
Mentre, meglio ancora,  risalendo alla fonte dell'articolo, come si dovrebbe sempre fare, cioè al report dell'Istat  scopriamo che:

Rispetto al 2010 cresce la quota di famiglie che nell'anno in corso possiede un personal computer (dal 57,6% al 58,8%), l'accesso a Internet (dal 52,4% al 54,5%) e una connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%).

Le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l'84,4% possiede un personal computer, il 78,9% ha accesso a Internet e il 68% utilizza per questo una connessione a banda larga.

All'estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani di 65 anni e più, che presentano livelli modesti di dotazioni tecnologiche.

Tra il 2010 e il 2011 il divario tecnologico relativo al territorio e alle differenze sociali rimane stabile per quasi tutti i beni e servizi considerati.
Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a Internet sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud.

Se si confronta la disponibilità di personal computer, di un accesso a Internet e di una connessione a banda larga, il divario tra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista è di circa 24 punti percentuali a favore di questi ultimi.

Il 41,7% delle famiglie dichiara di non possedere l'accesso a Internet perché non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,7% considera Internet inutile e non interessante, il 12,7% non ha accesso a Internet da casa perché accede da un altro luogo, l'8,5% perché considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,2% perché ritiene eccessivo il costo del collegamento.
I neretti sono miei.
Insomma una situazione ben diversa anche rispetto il resto d'Europa.

A differenza di Audiweb l'Istat mette a disposizione di tutti i datri completi. Per chi è interessato può scaricarli cliccando qui. Insomma mentre ci fanno tutti credere, sin dai tempi della scuola, che i numeri sono numeri e dunque non mentono in realtà basta presentarli in maniere diverse per far dire loro quasi tutto quello che volgiamo. Come diceva Trilussa in un suo famoso sonetto sulle statistiche...
LA STATISTICA
di Trilussa
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
Meditate gente, meditate...
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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