20 febbraio 2013

Voi siete qui. Qualche spunto di riflessione a pochi giorni dal voto.

Ritorna il divertente e utile sondaggio di Voi siete qui dove tramite 25 questioni cruciali di questa campagna elettorale alle quasi si deve rispondere a favore o  contro e si viene di conseguenza collocati politicamente tra i partiti che partecipano a queste elezioni.

Ecco il mio risultato.



Anche se odiate i sondaggi le 25 domande riguardano questioni serie e ognuna ha una scheda di approfondimento sulla quale vale la pena di soffermarsi.

Buona lettura e sopratutto Buon voto!

17 febbraio 2013

17 febbraio. Festa Nazionale del gatto


Il felino (amami Gatto)

Sulle tue curve
la mia mano ondeggerà
anche se il tuo corpo
umano non sarà
sei sempre più peloso
poi ti lecchi
se ti tocco sul naso
Amami gatto
con le zampe da gatto
e graffiami fiero
con un soffio leggero
bello mio
papà
al tuo gatto comprerà
una cuccia da giardino che in casa nun può stà
no
mica è un cane poverina
voglio urlarlo più forte di prima
amami gatto
con le zampe da gatto
e graffiami fiero
con un soffio leggero
e portami via
delle zampe tue
sarò in balia
prendimi
inciampami
poi sorprendimi
con il corpo la giacca
impelami
tranquilizzati
ora vado lì a cantare
che lo vogliano o no
un felino diventerò
e non c’è pericolo
ciao mammà,
ciao papà,
il micio senza peli
un altro gatto abbraccerà
sarà la sua felicità.
Amami gatto
con le zampe da gatto
e tu graffiami fiero
con un soffio leggero
stenditi
apparecchiati
sui miei tendini
la giacca impelami

12 febbraio 2013

Il papa si è dimesso, la legge 40 è stata definitivamente bocciata dalla corte europea di Strasburgo e io mi sento benissimo.

Grande giornata quella di ieri.

La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso presentato dal Governo italiano per chiedere il riesame della sentenza della stessa corte del 28 agosto scorso sulla legge 40, sentenza che aveva bocciato la legge che  vieta l'accesso delle tecniche di fecondazione medicalmente assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie trasmissibili ai figli.

Ieri è anche il giorno in cui uno degli uomini più omofobi, maschilisti, misoneisti, reazionari e oscurantisti della storia  si è dimesso. Sto parlando della figura di massimo prestigio di una delle peggiori religioni del pianeta, quella che mangia il copro e beve il sangue del figlio del proprio dio per la propria vita eterna.

Due eventi che rendono le donne di questo paese più libere e che aprono un piccolo spiraglio di speranza per tutte e tutti noi.

10 febbraio 2013

Mamma, li turchi!

Una sera di tanti anni fa quando mia madre era ancora viva, sto parlando del mio pleistocene, a una delle mie feste di compleanno gaie e spensierate, parteciparono pure i miei amici Paolo e Patrick, che erano venuti in visita da Bruxelles.
Potrei dirvi che erano venuti per me e in effetti era proprio così.
Nel programmare il loro viaggio in Italia avevano scelto il periodo che comprendeva il mio compleanno.
All'epoca venivano in Italia almeno una volta all'anno ed era sempre di maggio.
Patrick e Paolo erano venuti vestiti indossando due cappelli di creazione di una loro amica, Anya, che vendevano al loro negozio di Bxl, Uilalla, sì proprio come il titolo dell'album di Mina.
Erano cappelli di design nel senso che non servivano a coprire il capo per tenerlo caldo ma ad adornarlo. Due corpi cilindrici di materiale plastico con delle applicazioni in pietra (due cappelli splendidi ne ho avuto uno anche io...) che potevano ricordare il fez.
Un cappello che dunque non si tolsero entrati in casa ma che tennero per tutta la sera, anche quando andarono a saltutare mia madre, non ancora malata ma già provata nel corpo e nella mente (si sarebbe ricoverata quell'Agosto).

Arguta e ironica come sempre, nell'adocchiare i due cappelli, mia madre aveva ribattezzato Patrick e Paolo come i due turchi nomignolo che apprezzammo tutti alla festa adottandolo come soprannome.
Paolo e Patrick furono gli ultimi ad andare via. Mia sorella, che era uscita con gli amici, rientrò molto tardi, quando tutti erano andati via e io stavo risistemando la stanza dove avevamo festeggiato.

Senza quasi salutare, senza pensare nemmeno di darmi una mano, e perchè avrebbe dovuto?, mia sorella va subito in camera.
Ne ritorna, pallida, dopo pochi istanti, preoccupata e interdetta, chiedendomi se ho notato qualcosa di strano in mamma col tono definitivo di chi sta ai controlli del pannello di sicurezza di una centrale nucleare.

Io senza smettere di raccogliere bicchieri di plastica da dietro il televisore le rispondo, la voce distorta per la posizione, no, perchè?

Mia sorella, seria e ieratica come un eremita sulla colonna, spiega: perchè mi ha appena chiesto se i turchi sono andati via...
Scoppiando a ridere la rassicuro subito, spiegandole che i turchi ci sono stati davvero e che le può rispondere che sì, sono andati via.

Mia madre è morta di aids conclamato, causandole una leucoencefalopatia che le ha tolto memoria e personalità.
Non successe all'improvviso, fu una cosa graduale, come HAL in 2001. Il virus lo contrasse con una trasfusione durante l'intervento cardiaco che le doveva salvare la vita.
Eppure nonostante l'assenza di memoria e l'incapacità  di riconoscere persino i propri figli (chi siete voi? ci chiese subito prima del ricovero)   mia madre non perse mai la sua arguzia nemmeno quando, avvicinandosi la fine dei suoi giorni, con una settimana d'anticipo rispetto la sua morte, le mie zie decisero di chiamare il prete per l'estrema unzione e mamma, appena lo vede, sgrana gli occhi e gli punta in viso un bel paio di corna. Fermati attimo sei bello.

Come figlio le devo tanto a cominciare dalla vita ma la cosa che apprezzo di più è il senso di ironia e di autoironia che mi ha trasmessi.

Sono il mio modo di celebrarne la memoria, una battuta arguta, quando meno te l'aspetti, per épater la bourgeoisie, o le persone che si prendono troppo sul serio, come mia sorella.

9 febbraio 2013

L'intimo, profondo, arcaico sessismo del popolo italiano. Sulla mostra di Doisneau con guida e su la moglie di Sartre

Sono andato a rivedere la mostra di Doisneau, stavolta con l'ausilio di una guida che il Palazzo delle Deposizioni mette gentilmente a disposizione di chi ha comperato la membership annuale (60 euro e potete accedere tutte le volte che volete al palazzo e anche alle Scuderie al Quirinale).

La mostra è molto bella per le foto in sé non certo per gli apparati critici, inesistenti, che non ti spiegano nulla della vita artistica, almeno, di Doisneau né tanto meno azzardano spiegazioni sulla società da lui ritratta o sul tipo di macchina fotografica che usava (una Rolleiflex, un modello di macchina che usava due obbiettivi uno per scattare la foto l'altro per comporre l'inquadratura, che si vedeva tramite un'apertura superiore, a pozzo; le reflex invece usano lo stesso obbiettivo per le due operazioni grazie a un prisma che devia l'immagine ora al mirino ora alla pellicola). 

La nostra guida, un ragazzo occhialuto e barbuto sulla trentina, ma la barba lo invecchia, ci spiega alcune cose ma tace su altre. Si sofferma su alcune foto facendone una lettura di contenuto, descrittiva è un po' aleatoria, perchè personale e a tratti discutibile.

Quando arriviamo a una parete dove sono esposte le foto di alcune personalità della cultura francese e non solo la guida ci introduce Orson Welles spiegandoci che è un regista, Queneau spiegandoci che è uno scrittore, citandoci il suo Esercizi di stile (un libro da rileggere almeno una volta l'anno, in italiano, nella bellissima traduzione/riscrittura di Umberto Eco, io l'ho letto ai tempi del liceo).



Poi, arrivati davanti la foto di Simone de Beauvoir la guida dice, testualmente, ed ecco la moglie di Sartre.
Così, senza dirci nulla sulla sua professione.

Dalla foto, che la ritrae in una sala vuota, seduta a un tavolo intenta a scrivere, si evince che la moglie di Sartre è una intellettualoide come il marito, però la guida non spende nemmeno una parola per dire che è una famosa scrittrice, che ha scritto un testo fondamentale del femminismo (Il secondo sesso, altro libro fondamentale) e che, tra le altre cose ha detto:
Ciò che dà alle donne chiuse nell'omosessualità un carattere virile non è la loro vita erotica, che, al contrario, le confina in un universo femminile; è l'insieme delle responsabilità che sono costrette ad assumere in quanto fanno a meno degli uomini.

Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell'uomo malsicuro della propria virilità.

Insomma la guida ci presenta Simone de Beauvoir come la moglie di Sartre, io quasi mi strozzo e prima che possa dire qualcosa una signora, non del nostro gruppo, ma che era venuta a vedere la mostra per conto suo, gli dice, impietrita, guardi che De Beauvoir (senza l'articolo!) e Sartre non erano nemmeno sposati e se ne va infuriata.

Allora intervengo io e dico alla guida, cercando di essere ironico anche se vorrei fracassargli gli occhiali a suon di capocciate al muro (fossimo in un film si vedrebbe la scena), beh presentare una donna come la moglie di qualcuno è sessista, sopratutto nel caso di Simone de Beauvoir che è stata l'antesignana del femminismo europeo.

Lo dico con un tono divertito che mi sorprende, ma in realtà non sono arrabbiato, più che altro deluso e disgustato. La guida, senza battere ciglio cerca di giustificarsi dicendo che la ha presentata così perchè non può pretendere che il suo pubblico conosca per forza Simon de Beauvoir.

Io incalzo ma non credo che davanti la foto di Sartre lei avrebbe detto "ecco il marito di Simone de Beauvoir", e una ragazza, vicino a me, commenta sottovoce e infatti prima non lo ha detto.

Il pubblico, tutte persone adulte, a esclusione della ragazza, è interdetto per due motivi, perchè un ciccione dai lunghi capelli si permette di contraddire la guida che per loro è l'unica auctoritas (non è per snobismo se constato che nessuno lì ha mai letto una riga di Queneau o di Sartre, beh per Sartre in fondo poco male...) e poi perchè sto facendo un rilievo che a loro risulta sicuramente secondario e polemico.
Contraddire perchè la guida ribadendo la spiegazione già data è sicuro che De Beauvoir non sia famosa in generale non in quel consesso quanto Sartre affermazione della quale dubito.
Interviene una signora dicendo che lei è donna e a lei non ha dato fastidio quel che ha detto la guida e che, dopotutto, non lo ha fatto certo apposta. Io concordo con la signora e dico che non critico l'intenzione critico la cosa in sé.

LA guida riprende a commentare la foto e dice che Doisneau è riuscito a restituire la Weltanschauung di De Beauvoir. Rrido sotto i baffi della sua ipocrisia sessista. Se dice De Beauvoir terme che il suo pubblico dica ma chi è? ma non si fa scrupolo di usare il termine Weltanschauung.

Più tardi, commentando una foto in cui si vedono un ragazzo e una donna vestiti di tutto punto non in un locale ma in una via della periferia, la guida commenta l'ambiguità della foto e l'inversione di ruoli perchè l'uomo non ha la barba ed è poco virile...

Stavolta taccio.

 

4 febbraio 2013

4 febbraio 2010 - 4 febbraio 2013

Quest'anno è Alice che mi parla di te e ti parla di me,
piccolè.



(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Cambio casa
penso a te
Cambio ancora
penso a te
che stupida
ho lasciato la nostra casa
per una pugnalata a morte annunciata
è solo che
quando più niente ha un senso
soffro, prego, penso
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Che stupida
ho lasciato la vita al caso
per colpa di un sorriso
che non hai condiviso
ma è vero che il dolore comanda
prova, stanca, cambia
E penso e penso e quindi ancora penso
e quante cose dette non volendo
periodi un po' a caso in balia di ogni peso
in cui non so che fare d'improvviso
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
No, no, no, non ascoltarmi
se dovessi chiederti di andare via
C'è tutto in una lacrima
c'è gioia e c'è terrore
ciò che non mi riesce
ciò che so fare bene
e in tutti questi anni di lucidità scomposta
l'antidoto a tutto il rumore è l'amore
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene qua all'inferno
capire che il paradiso non sei te
Io
(con ogni ricordo che ho)
con tutta la pace che avrò
(con quello che ho dato e darò)
io quindi dimenticherò
(con ogni speranza che ho)
coi sogni che ho fatto e farò
se il dolore fosse conforto
starei bene ma
bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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