20 novembre 2009

L'acqua? Una questione privata!

Il decreto salva-infrazioni comunitarie, con le contrastate norme sulla privatizzazione dell'acqua, è legge. La Camera ha approvato la conversione con 302 voti a favore e 263 contrari.

Il Decreto 135/2009 nel suo articolo 15 privatizza i servizi pubblici locali: ciclo dei rifiuti, trasporto su gomma e, soprattutto, l’acqua. L’articolo 15 precisa che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita. Ma prevede anche che, a partire dal 2011, la gestione dei servizi pubblici locali sia conferita “in via ordinaria” attraverso gare pubbliche e la gestione in house sia consentita soltanto in deroga e “per situazioni eccezionali”.

Le opposizioni sono convinte che la formula, di fatto, apra la strada alle privatizzazioni. Movimenti e opposizioni si preparano già a raccogliere le firme per un referendum abrogativo.

“In tema di servizio idrico è necessario sgomberare il campo dalle fandonie di chi afferma che, con la recente norma, non si privatizza l'acqua, bensì la gestione della rete”. Questa “è una vera e propria 'bufala'”, sostengono Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori: “Chi capta l'acqua, la distribuisce, la vende e ne incassa i proventi, di fatto, ne è il padrone”, si legge in una nota. Il Decreto Ronchi “attua una privatizzazione dell'acqua a tutti gli effetti, con le numerose conseguenze negative che tale misura comporterà, in termini di speculazioni, di aumento delle tariffe e di possibili infiltrazioni malavitose”. Le esperienze già fatte in questo campo, secondo i consumatori, “hanno registrato risultati tutt'altro che positivi, con aumenti delle tariffe, 'bollette pazze' e richieste di aumenti retroattivi”. Di fronte a questa norma “inaccettabile, che vuole mettere nelle mani di privati un bene vitale quale l'acqua- dicono Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori- le nostre associazioni ribadiscono che sono pronte alla raccolta di firme per un referendum abrogativo”.

“Quella della privatizzazione dell'acqua e' una scelta sbagliata, un pasticcio che produrrà problemi agli amministratori locali, maggiori costi per i cittadini, vantaggi per pochi gruppi industriali e finanziari. Per coprire questo pasticcio il Governo usa le bugie”. E’ quanto afferma in una nota Marco Causi, deputato del Partito Democratico. (fonte rassegna.it)

Come ricorda il blog di Davide Orecchio sull'asfalto la privatizzazione dell'acqua, ovunque è stata applicata ha portato solo guai come in Bolivia, a di Cochabamba dove la popolazione, vistasi aumentare la bolletta dell'acqua del 300% intraprese una vera e propria guerra che, nonostante il governo mandasse l'esercito, è stata vinta.
In Italia ci sono già gravi casi di speculazione sull'acqua da parte dei privati subentrati al pubblico, ora il problema è esteso a tutto il paese.

Chissà, magari fra qualche tempo non potremo vedere più immagini come questa...

19 novembre 2009

Ancora su Stefano Cucchi


Quegli strani segni
sulle mani di Cucchi

Buchi, quasi uguali, oblunghi, si direbbe ovali, sulle braccia e sulle mani di Stefano Cucchi. I periti stanno prendendo visioni delle foto dell'autopsia prima della riesumazione del corpo stabilita per lunedì prossimo. Intanto spiccano quelle croste simili tra loro sulla nocca dell'indice della mano sinistra, sull'ultima falange dell'indice sinistro, sotto l'unghia nel polpastrello del pollice della stessa mano. Altre tre sul braccio, sempre il sinistro, all'altezza del gomito. E le escoriazioni alle gambe. Certo ci sono «lesioni più importanti», sullo zigomo e sulla mandibola. Ma quelle croste farebbero pensare a scottature. Non ci vorrà molto a venirne a capo. Su questo i medici non hanno dubbi e aspettano lunedì. Intanto trapela poco dell'interrogatorio del detenuto africano, S.Y., coetaneo di Cucchi, che dice di aver visto - dallo spioncino della cella nei sotterranei del tribunale - alcuni agenti di custodia che prendevano Stefano a calci e pugni, che lo scaraventarono a terra per trascinarlo in cella e dargli "il resto". Fu Stefano - secondo le scarne indiscrezioni - a confidargli che «Ma non lo vedi? Mi hanno menato questi stronzi». Sabato, il detenuto originario del Gambia sarà ascoltato nel corso di un incidente probatorio. Per ora è ai domiciliari in una comunità. Il suo trasferimento da Regina Coeli ha turbato la polizia penitenziaria. Intanto i tre agenti di custodia indagati per l'omicidio preterintenzionale di Stefano, sono stati distaccati - l'avrebbero chiesto loro stessi - in attesa della fine dell'inchiesta interna del Dap. I loro sindacalisti sono certi dell'innocenza dei colleghi. Nel senso che sono sicuri che l'eventuale pestaggio non sarebbe alla causa della morte. E gli anfibi potrebbero aver colpito calcificazioni preesistenti. La commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale deciderà domani la data dell'ulteriore ispezione al "repartino" del Pertini, dove Cucchi è morto dopo quattro giorni in cui rifiutava le cure perché non gli consentivano di parlare con un legale di fiducia.

Liberazione del 18/11/2009, prima pagina


Roma, 13 novembre 2009 - Tre agenti di polizia penitenziaria indagati per omicidio preterintenzionale e tre medici dell’ospedale Sandro Pertini per omicidio colposo: giunge a una svolta l’inchiesta della procura di Roma sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni, deceduto il 22 ottobre scorso dopo essere stato arrestato dai carabinieri sei giorni prima per cessione di stupefacenti.

Stefano Cucchi ha subito un pestaggio mentre era nelle celle di sicurezza del tribunale, poco prima di essere portato in udienza per la convalida dell’arresto. Di questo è convinta la procura di Roma: il geometra di 31 anni è "stato scaraventato a terra", avrebbe subito ‘una sederata pesantissima', che potrebbe aver determinato le fratture di due vertebre. Non è da escludersi che sia stato anche preso a calci e pugni.

Nicola Minichini, 40 anni, Corrado Santantonio, 50, e Antonio Dominici, 42 sono gli agenti di polizia penitenziaria accusati di omicidio preterintenzionale dalla procura di Roma per la morte di Stefano Cucchi. Stando al capo di imputazione, "colpendo Cucchi il 16 ottobre nelle celle di sicurezza del tribunale con calci e pugni, dopo averlo fatto cadere, ne cagionavano la morte avvenuta all’ospedale Sandro Pertini".

I medici dell’ospedale Sandro Pertini, che per alcuni giorni hanno avuto in cura Stefano Cucchi, avevano tutti gli strumenti per alimentarlo e idratarlo anche se il paziente rifiutava ogni assistenza. È questo il motivo che ha spinto la procura ha indagato tre medici per omicidio colposo. "Si tratta di un eccesso di garanzia", hanno spiegato a piazzale Clodio, "così possono nominare un proprio consulente in vista della riesumazione della salma".

Aldo Fierro, il primario di 60 anni della struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, e i medici Stefania Corbi, 42, e Rosita Caponetti, 38, sono i sanitari accusati di omicidio colposo dalla procura di Roma per la morte di Stefano Cucchi. Secondo il capo di imputazione, i tre, agendo con negligenza, imperizia e imprudenza, "omettendo le dovute cure, cagionavano la morte di Cucchi avvenuta all’ospedale Pertini il 22 ottobre".

Il corridoio dove si trovano le celle di sicurezza del tribunale non ha alcuna telecamera. Per questo, a parere della procura di Roma, è decisiva, ai fini della ricostruzione del pestaggio subito da Stefano Cucchi, la testimonianza di un detenuto, pare un clandestino, per il quale sta per essere avviato il programma di protezione. Il detenuto avrebbe assistito alla scena chiamando in causa tre agenti della polizia penitenziaria. La sua versione, preziosissima ai fini delle indagini, sarà presto cristallizzata con un incidente probatorio (atto che ha valore di prova in caso di processo).

Il detenuto straniero che assistette al pestaggio di Stefano Cucchi, riuscì a parlare con lui, a udienza di convalida conclusa, mentre venivano portati nel carcere di Regina Coeli. Nella richiesta di incidente probatorio, infatti, la procura di Roma spiega che il testimone chiave della vicenda, trovandosi il 16 ottobre nelle celle di sicurezza del tribunale, "udì e vide agenti della polizia penitenziaria in divisa colpire Cucchi" da cui ebbe, dopo, alcune confidenze mentre andavano in carcere a Regina Coeli.

"Contro i carabinieri non sono emersi elementi concreti". Lo precisa la procura di Roma, che scagiona così i militari che la sera del 15 ottobre scorso hanno arrestato Stefano Cucchi per cessione di sostanze stupefacenti e gli altri carabinieri che il giorno dopo lo hanno portato a piazzale Clodio consegnandolo agli agenti di polizia penitenziaria per l’udienza di convalida dell’arresto.

Scandisce bene le parole, e non dev'essere facile, Ilaria Cucchi seduta nel salotto de L'era Glaciale davanti a Daria Bignardi. "Sono abbastanza soddisfatta di vedere che qualcosa si sta muovendo rapidamente - dice, e aggiunge - Tutto sta prendendo forma ed è un dolore indescrivibile sapere cosa ha provato mio fratello negli ultimi giorni della sua vita".

"Non mi spiego il motivo di tanto accanimento verso di lui", ha continuato la Cucchi, che ha confermato la telefonata di Giovanardi il quale aveva parlato di Stefano come di un drogato e di un anoressico. "Gli ho detto che quelle parole utilizzate senza conoscere mio fratello e le sue condizioni erano risultate offensive".

Riguardo i disordini durante la manifestazione di solidarietà nei confronti del fratello, la Cucchi ha precisato: "Chiediamo a chi ci manifesta solidarietà di mantenere il nostro stesso contegno perche’ il loro atteggiamento danneggia la memoria di Stefano". (quotidianonet il sole24ore)



Stefano Cucchi, prima dell'arresto era in palestra: stava benissimo

Quattro ore e mezzo prima di essere arrestato, Stefano Cucchi era in palestra, zona Anagnina, oltre Cinecittà, e non distante, in linea d'aria dalla caserma di Via del Calice, Capannelle, dove sarebbe andato a finire dopo essere stato catturato. ll badge d'accesso al centro sportivo segna alle 18.59 del 15 ottobre l'ingresso del geometra 31enne che morirà all'alba del giovedì successivo, il 22 ottobre, immobilizzato nel lettino del reparto penitenziario del Pertini. Da quattro giorni rifiutava cibo e cure perché gli veniva impedito di incontrare un avvocato di fiducia. Oltre al badge, la famiglia sta per consegnare alla Procura - che indaga su tre agenti di custodia per omicidio preterintenzionale e su tre medici per omicidio colposo - un certificato medico di sana e robusta costituzione datato 3 agosto. Stefano era tornato più magro dalle ferie e il suo istruttore gli aveva richiesto un certificato. Poi, rinfrancato dalle sue buone condizioni, lo stava allenando con pesi ed esercizi per aumentare la sua massa muscolare. Tutto ciò servirà per fare piazza pulita degli equivoci e delle insinuazioni sulla cagionevole salute di Stefano. Avesse avuto acciacchi, Stefano non avrebbe potuto frequentare quel posto ma Alfano ha ripetuto continuamente nei giorni scorsi le versioni su una caduta del giovane risalente a due settimane prima dell'arresto. Per la famiglia Cucchi sono giorni di dolore indicibile e le novità di ieri non migliorano certo la situazione. La riesumazione della salma è stata disposta per le 9 del 23 novembre per consentire ai consulenti delle parti di accertare le cause della morte. Tra gli esami previsti quello del Dna sulle tracce di sangue scoperte sui jeans, ora sotto sequestro. La famiglia ancora non sa dove si trovino quelle macchie ma le foto - scattate prima del funerale - mostrano ferite sotto il ginocchio destro e sulla tibia sinistra. S'è saputo solo ieri, inoltre, ma i fatti che seguono risalgono a una decina di giorni fa. Ossia a quando i genitori di Stefano hanno trovato la forza di passare a Morena, tra Ciampino e la Capitale, dove Cucchi stava sistemandosi un appartamento. Lì, in un armadio c'era una busta sospetta che, più tardi, sarebbe stata sequestrata dalla squadra mobile per conto del pm. Dentro quasi un chilo di hashish, 130 grammi di cocaina e bilancini. L'avviso immediato al pm della scoperta casuale «è la dimostrazione della trasparenza e della correttezza dei familiari di Stefano - dicono i legali Fabio Anselmo e Fabio Piccioni - anche per questo bisogna credere loro quando dicono che il figlio aveva il viso gonfio al suo arrivo nell'aula dell'udienza di convalida». La scoperta, invece, riaccende i riflettori sulla gestione dell'arresto e sulla notte in guardina, in una caserma di Tor Sapienza. Forse i carabinieri sospettavano che quella dei genitori non fosse l'unica dimora di Stefano. Forse erano contrariati dal magro bottino di quella notte, una ventina di grammi di fumo. L'ordinanza che gli nega i domiciliari, in casa o in comunità, dice che era un senza fissa dimora e che non c'erano prove che abitasse dove aveva dichiarato. Magari pensavano che, dopo un po' d'isolamento, avrebbe parlato. Forse negargli l'avvocato di fiducia era uno strumento di pressione. In tribunale quando si trovò un legale d'ufficio, che neppure s'accorse della sua faccia gonfia, Stefano se l'era presa coi carabinieri. Sono domande. Ma chissà perché, quando arrivò l'ambulanza nella cella di sicurezza nei sotterranei di Tor Sapienza, Cucchi era arrotolato tra due coperte e col volto nascosto. E chissà perché rifiutò il ricovero e rifiutò di firmare quel rifiuto. Certo è che quel volto coperto «è una costante di questa storia - dice la sorella Ilaria a Liberazione - e non era un suo atteggiamento». I testimoni sarebbero tre. Uno ha raccontato il pestaggio nel sotterraneo di Piazzale Clodio, gli altri avrebbero raccolto le confindenze di Cucchi su un doppio pestaggio. Un sindacato di polizia penitenziaria - la Uil Pa - si lamenta che il testimone del tribunale sia sotto protezione in comunità: «Se il dispositivo di concessione dei domiciliari parla della necessità di tutelare l'incolumità fisica e alla necessità di sottrarre a condizionamenti ambientali il testimone ci troviamo, inequivocabilmente, di fronte ad un giudizio di illegalità del sistema penitenziario».
fonte Osservatorio sulla repressione da Liberazione del 17 11 09


Dunque i 29 grammi trovatigli addosso erano di Hashish e non di coca.
Stefano stava fisicamente bene (chi lo dice in malomodo a Giovanardi?)
E' stato picchiato (chi lo dice in malomodo a Giovanardi?) e ci sono i probabili colpevoli (chi lo dice in malomodo a Giovanardi?).
Stefano rifiutava le cure perché non gli facevano vedere un avvocato di fiducia, perché i giornali questo i primi giorni non lo hanno detto dicendo solo che rifiutava le cure (così, per autolesionismo) né hanno menzionato che oltre a rifiutare il ricovero appena giunto in carcere rifiutò anche di firmare il foglio di rifiuto? Quindi non le scelte inconsulte di un drogato, ma scelte logiche e coerenti di un ragazzo cui sono stai negati i diritti civili (diritto a un avvocato).

Quanto altri casi come Cucchi?
Quante altre morti dovranno avvenire prima che ci ribelliamo contro questi PARLAMENTARI DI MERDA (ormai non basta più prendersela solo col Governo) stile presa della Bastiglia?

16 novembre 2009

Kenny Rankin passed away...

Proprio l'altra sera, mentre tornavo a casa da teatro, canticchiavo Guess Who I saw Today, nella versione di Janis Siegel, e mi ricordavo di come Frances, una volta, mi assistesse nel dire il testo bene, pronta a sorreggermi quando la mia memoria (e la mia grammatica inglese) venivano  a mancare.

Frances ha sempre apprezzato molto la mia capacità di sentire una canzone e cantarla già dopo il solo primo ascolto... Per me erano gli a solo dei Manhattan Transfer, per lei, mi disse, era Kenny Rankin, un cantante per me sconosciuto, del quale amava soprattutto l'album d'esordio, Silver Mornig, del 1975, [per Frances era l'album d'esordio, scopro su Wikipedia che non lo era...] un album potente, un interprete dalla voce alta, autore di splendide canzoni.



Canzoni meste, le mie preferite, come questa cover dei Beatles, per Frances un po' meno, ma tant'è...




Queste canzoni per me SONO Frances, mi ricordano le mille emozioni che lei sapeva suscitarmi, di amore, attrazione, desiderio, gioia, felicità...

Frances era capace di cantare sulle sue canzoni proprio come io facevo coi Man-Tran.
Ricordo ancora un pomeriggio canterino dove mi (di)mostrò la sua bravura (ricordate ? Io nasco come suo Fan e lei come mia cantante) su pezzi come In the Name of Love




Non tutti i pezzi erano così fast, le sue ballad erano altrettanto impressive, come Killed a Cat che Frances interpretò per me, facendomene un piccolo film.
Un pomeriggio piacevole del quale, ancora dopo tanti anni, sarà stato il 1989...) serbo un ricordo nitido e nostalgico.

Solo stamane scopro  che Kenny Rankin è morto, lo scorso 7 giugno all'età di 69 anni.

Ed è come se Frances sbiadisse un altro po'...

Facile Mina, un brano al giorno (10)



Meglio il frutto che vuoi ma il modo in cui canta è da brivido!!!!

13 novembre 2009

I Liceali 2: il peggio di questa Italia maschilista e omofoba

Sto guardando il primo episodio della seconda stagione de I Liceali che, essendo noi italiani provinciali per vocazione, diventa I Liceali 2.

Nei primi 10 minuti di fiction già due Perle. Anzi tre.

Elena, la figlia di Cicerino, si sente chiedere da Daniele, il suo ragazzo, siccome lei è un po' nervosa, c'hai le cose? (nemmeno tue, le cose e basta). Lei non capisce, ma, quando capisce, invece di inorridire sorride e lo abbraccia.

Quando la nuova arrivata si siede allo stesso banco di Valerio il frocio della classe, uno dei compagni commenta nooo, che spreco!.

Uno dei ragazzi ha un brutto incidente d'auto e i genitori accorrono non in ospedale ma nel luogo dell'incidente, il ragazzo è sulla barella, e i genitori parlano col paramedico (che dice loro che non ci sono fratture come fa a saperlo?!?!) chiamandolo dottore!!! menomale che il regista della serie Lucio Pellegrini ha dichiarato Abbiamo lavorato mantenendo un alto livello di aderenza alla realtà, senza scimmiottare l'estero.
(fonte RealityShow)

Un inizio rivoltante, da ammazzare regista sceneggiatori e produttori (ma anche gli attori che si sono prestati a questa sciarada) d'altronde basta pensare a chi c'è dietro Paolo Virzì e la sua squola di sceneggiatori...

Su Giovanardi e la ferocia delle sue ecolalie

Un giovane arrestato di nome Gesù
di Erri De Luca

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

Liberazione dell'11 novembre scorso.
Ennesima protesta, elegante e intelligente, contro le affermazioni di Giovanardi sula morte di Stefano Cucchi.

Non quoto le ecolalie di Giovanardi per non dare loro altra eco. Per chi volesse le può leggere qui. Stefano Cucchi non era sieropositivo né anoressico, ma nulla sarebbe cambiato se lo fosse stato.

Giovanardi si è già distinto per altre uscite incommentabili su omosessualità, legge 40 sulla fecondazione assistita. E' stato fautore con Fini della nuova legge sulle tossicodipendenze che porta i suo nome.
Quella legge tra le altre cose, ha abolito ogni distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Ma mai aveva fatto affermazioni feroci come quelle su Stefano Cucchi come fa ben notare Francesco Merlo su Repubblica nell'articolo Il cattolico feroce che riporto per intero.
Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo". Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie". E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".

Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo "la lotta alle tossicodipendenze" e la "tutela della famiglia", ovviamente sa bene che tanti italiani - ormai i primi in Europa secondo le statistiche - fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone "per bene", danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy..., una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.

Ci sono, tra i drogati d'Italia, "i viziati e i capricciosi", e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, "ragazzi che non ce la fanno" e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l'umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l'arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l'Italia. Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito. Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell'esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette". Davvero essere di destra significa non capire l'infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio. Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.

Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.
Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c'entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all'arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all'intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?

Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell'aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell'embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.

Varie reazioni politiche che non vi sto a segnalare hanno indotto Giovanardi a chiedere scusa.
Le uniche scuse da accettare però sono solo le sue dimissioni.

GIOVANARDI DIMETTITI!!!

Canna Bis?

Mi ricordo che la prima volta che mi chiesero di fare un filtro io strabuzzai gli occhi e risposi candido che non avevo la più pallida idea di quello che mi avevano chiesto. Loro, i miei amici, furono carini, mi abbracciarono, mi applaudirono. Io lo trovai un vezzo sciocco. Non ho mai capito la sacralità della cannabis, la sororanza che, secondo alcuni, lega chi si fa le canne. E' la solita forma di razzismo al contrario. Stronzi ce ne sono dappertutto anche tra i cannaroli.
Non ho mai nemmeno capito l'imprescindibilità della canna. Per me è sempre stata un lusso, una sostanza esornativa, come l'alcool. Se c'è bene, se non c'è bene. Ricordo di giri estenuanti in cerca di fumo di qualche mio amico troppo legato all'idea che per rilassarsi a fine giornata c'aveva bisogno dell'hashish. Così lo stress invece di toglierglielo glielo dava proprio il fumo...
Non mi fraintendete non sono considerazioni contro l'erba e l'hashish, anzi trovo ridicole le discettazioni di chi equipara queste cosiddette droghe leggere alle altre droghe. L'hashish è un intossicante, come il caffè e l'alcool, va consumato con oculatezza e responsabilità (chi fuma, proprio come chi beve, non deve guidare, per gli stessi motivi) mentre qui da noi (ma un po' in tutta Europa) si parla indistintamente di droga che è un termine ridicolo visto che per la lingua italiana droga lo è anche la noce moscata...
Io ho sempre fumato in modiche quantità, due tiri, e di solito raggiungevo il livello di sballo desiderato. Ho sempre invidiato tutte le persone che riuscivano a fumare e a lavorare: Frances ci cantava e ci scriveva, la mia amica Lucia ci studiava, la mia amica Mariù ci insegnava!!! Io al massimo riuscivo ad ascoltare musica o a guardare un film. La mia già scarsa manualità con il fumo andava a farsi benedire del tutto. Poìroprio per questo non mi sono mai fatto canne ma spinelli, canne leggere, per non intontirmi troppo. All'hashish ho sempre preferito l'erba, ma quella era difficile da trovare. Mentre l'effetto dell'hashsih è un flusso d'energia che dall'esterno va verso l'interno, dal mondo verso te, e questo a volte può stordirti (a me mandava in para, per questo ho smesso una decina d'anni orsono): l'erba invece è un flusso di energia che da te va verso il mondo, ti apre, ti rende empatico coll'universo (le solite metafore del cavolo), insomma la preferivo...
Ricordo di una sera  a casa di Frances, quando una sua amica americana tirò fuori un joint d'erba e io lì a scodinzolare come un cagnolino educato. Al terzo tiro Frances mi avvisò Alizandro questa è erba americana, è forte, vacci piano. Io, checca inacidita, le risposi Frances LA CONOSCO l'erba e continuai a fumare belluinamente. Dopo 10 minuti ero sul pavimento... Mi raggiunse anche Frances dopo che l'amica se ne andò (temendo forse di finire sul pavimento anche lei!!!). Ci risvegliammo alle 5 del mattino, vestiti, sullo stesso pavimento dove ci eravamo addormentati.
Io mi alzo, Frances mi chiede se voglio dormire lì da lei, ma io preferisco uscire, e prendere il primo autobus che mi porta a casa. Mi ricordo la città albeggiante, il capolinea del 56 e del 60 proprio sula piazza (Sonnino), l'autobus che prendeva mia madre per andare in ufficio... Sarà stato il 1987 o giù di lì...
Poi di recente ho smesso di fumare. Un po' perché non avevo modo di fare approvvigionamento e un po' perché ormai il fumo mi faceva andare sempre e solo in paranoia...
Brutte sensazioni, probabilmente semplici amplificazioni di quel che  era la mia vita in quel momento, ma almeno, da non fumato, riuscivo a fare finta di niente.
Recentemente mi è successo con Frances di fare un paio di timidi tiri (lei fumana dalla pipa ad acqua...) e ricordo distintamente la paranoia pura che provai: paura di morire (o che Frances potesse morire). Paura di perdere quel che ho, quel che sono, quel che posso essere.
Ora non credo più di avere queste paure.
La scomparsa di Frances mi ha costretto ad accettare la privazione, il lutto, la mancanza, la morte.
Così, l'altra sera, quando mi è stato offerto con un sorriso dolce un tiro di erba ho accettato e ho condiviso l'intero joint. E non solo non sono andato in paranoia ma ho continuato a fare quello che stavo facendo.
Lo so che per voi miei cari lurker questo evento non ha molta importanza, ma per  me è stata una piccola conquista, un riappropriarmi di tante cose che, invece di aggiustare la mia vita per farcele rimanere, avevo reputato più facile rinunciarvi...
Un tornare al mondo per starci insieme agli altri (sembro Heidegger...!).
Piccoli segni di una rinascita, proprio quando pensavo che per me fosse tutto dietro alle spalle...

Facile Mina, un brano al giorno (9)



La canzone che ricorda di più Bau, forse un po' inutile, come anche Eccitanti conflitti confusiche non è incisiva come il pezzo di chiusura di Bau Datemi della musica ...

12 novembre 2009

12 novembre 1989. La svolta della Bolognina...




Anche Achille Occhetto ha un 17 nella sua storia: in via Tibaldi 17 il 12 novembre 1989 annunciò quella che sarebbe stata la «svolta della Bolognina». Il cambio del nome del Pci. Tre giorni dopo il crollo del Muro di Berlino. Accadde in un centro di quartiere zeppo di partigiani che celebravano una battaglia di 45 anni prima, a due passi dalla bolognese Piazza dell´Unità.
(...)
Era domenica, quel 12 novembre 1989. (...) Occhetto ai veterani della Resistenza: «Dobbiamo inventare strade nuove» titolò in prima pagina l´Unità. Di taglio, ma con occhiello shocking: «A chi chiede se il Pci cambierà nome risponde: "Tutto è possibile"». Svolta colossale, per le parole e l´atteggiamento del giornale. «Bisogna inventare nuove strade» fu molto più prudente l´agenzia Ansa, che ponderò per ore ed ore prima di lanciare il dispaccio.
Occhetto arrivò a Bologna per un incastrarsi di casi. L´11 novembre era a Mantova per la mostra di Giulio Romano. William Michelini lo pungolò: «Dici sempre che vieni a Bologna. Domani i partigiani della Bolognina celebrano i 45 anni di una battaglia. Andiamoci». Occhetto a questa città era molto legato, non solo per la moglie Aureliana Alberici, ex assessore con mamma mitica per le tagliatelle. In via Tibaldi arrivò quasi improvviso. Con due giornalisti, Giampaolo Balestrini e Walter Dondi di Ansa ed Unità, catapultati all´ultimo momento dalle loro redazioni. Poi Umberto Gaggioli, operaio, comunista, gran fotografo di popolo.
Il segretario Pci in grisaglia a righe fu accolto da anziani con bandiere partigiane in quello che era un Ufficio Anagrafe. Discorsi prefissati. Occhetto, con uno scambio di biglietti, chiede di parlare. A braccio. Paragona i partigiani ai "veterani" dell´Urss a cui Gorbaciov aveva detto. «Voi avete vinto la guerra e se ora volete che non venga persa, è necessario non conservare ma avviare grandi trasformazioni». «Dal momento che la fantasia politica in questo fine 1989 sta galoppando, - aggiunge Occhetto - nei fatti è necessario andare avanti con lo stesso coraggio di allora, della Resistenza».
Applausi, feste. I giornalisti stanno andandosene. «Ma pensammo: avrà voluto dire che il Pci cambiava nome?» raccontano Dondi e Balestrini. Tornano indietro. Cosa fanno pensare le sue parole, domandano ad Occhetto. «Lasciano presagire tutto» è la risposta. Tutto cosa? «Dite che tutto è possibile».
Mauro Zani, allora segretario di Bologna, era già andato via. Sgrana gli occhi quando i cronisti lo informano. Comincia una nuova storia. Ma quella domenica in Italia se ne accorgono in pochi. Ci vogliono Roma, la Segreteria, la Direzione Pci. Bologna resta Bolognina.

(Marco Marozzi La Repubblica, 10 nov 09).

Ricordo tutto di quel giorno... Del nome nuovo del PCI da cercare che venne indicato come La COSA. E poi la Cosa due e le sue propaggini uliviste, quando smisi di votare quello che era stato sempre il mio partito di riferimento anche prima di avere l'età per poter votare.

Da allora mi chiedo ancora,  e nessuno mi ha dato mai una risposta soddisfacente, PERCHE'?






Le immagini video sono tratte dal documentario Finchè l'Emilia va di  Roberto Anselmi, Emiliano Dario Esposito, Greta Filippini, Claudia Moretta, Cristoforo Spinella, Andrea Tornese e per la regia di Daniele Coluccini, che ho visto (e acquistato) lunedì scorso, alla casa del Popolo a Pietralata.
Un documentario interessante, ben costruito (nonostante sia stato girato addirittura a 12 mani) che raccoglie testimonianze competenti di gente del luogo e ricorda una parte di Italia che (forse) oggi non c'è più.

11 novembre 2009

11 novembre 2007 l'assassinio di Gabriele Sandri

Nella giornata di ieri l’associazione Azione Universitaria Bari, ha organizzato un volantinaggio nelle Facoltà di Giurisprudenza, Economia, Lettere e Filosofia, volto a ricordare l’ingiustizia compiuta nei confronti di Gabriele Sandri e dei suoi familiari. Gabriele era un ragazzo innocente, colpevole solo di avere una passione: seguire la propria squadra del cuore con i suoi amici. Purtroppo quel giorno maledetto (11 novembre 2007) ha pagato con la vita l’errore di un poliziotto che perdendo la calma, premette con freddezza il grilletto della propria beretta. E’ cosa risaputa che in tribunale, l’ex agente di polizia Luigi Spaccarotella non ha avuto il coraggio di porgere le proprie scuse ai familiari del ragazzo; non condanniamo comunque questo gesto. Azione Universitaria, a due anni dai fatti, vuole ricostruire la vicenda: "lo fa -sostiene Gianluca De Cesare, Consigliere della Facoltà di Giurisprudenza - con l' occhio di chi reputa che, a prescindere da ruoli, divise, etichette o categorie, la giustizia italiana, come capita spesso ultimamente, non abbia fatto il suo corso regolare. Sanzionare un omicidio con una reclusione di pochi anni, non riconoscendo la condotta dolosa dell'agente, crea un precedente pericoloso che induce ad una riflessione collettiva. Riteniamo, infatti, questa sentenza inappropriata e vergognosa per i familiari di Gabriele, per i tifosi dello sport, per le persone civili che ripongono fiducia nella Legge e nelle forze dell’ordine. Azione Universitaria vuole sia fatta GIUSTIZIA. Chiede che la condanna a sei anni di reclusione per omicidio colposo venga convertita in condanna per omicidio volontario e preterintenzionale, con conseguente reclusione da ventuno a ventiquattro anni". "Riteniamo inoltre – prosegue Marco Iusco, responsabile del Nucleo Azione Universitaria della Facoltà di Lettere e Filosofia - che tutti coloro che appartengono alle forze dell’ordine si sottopongano a controlli psicologici costanti affinché non ci siano più vittime innocenti o ragazzi malmenati, a prescindere dal loro grado di colpevolezza o stato di innocenza".
In un mondo dove si cerca sempre più di prevaricare sul prossimo, denigrarlo, e dove la violenza è diventata routine quotidiana, Azione Universitaria invita tutti ad opporsi ad ogni forma di violenza, in quanto è l’unico modo per non poter rendere vana la morte di un innocente!
“Un poliziotto va visto come un amico, come un fratello, come qualcuno che ti vuole aiutare e certamente non come un nemico”. Marisa Grasso, vedova dell’Ispettore Filippo Raciti.

Azione Universitaria – Federazione Provinciale di Bari

(fonte sito Barilive)



Cosa manca a questo comunicato in alcune parti condivisibile? mancano le responsabilità dei capi di Luigi Spaccarotella, che per questo gruppo di destra rimane l'unico capro espiatorio.

E' indubbio che l'agente debba essere condannato ma tutti gli altri? Certi climi allarmistici del governo in carica che guidano certe reazioni isteriche collettive?
La destra tace, omertosa come sempre...