22 giugno 2012

Federico Aldrovandi: ai suoi assassini solo 3 anni e 6 mesi di carcere.


Federico Aldrovandi, all’alba del 25 settembre 2005 incontrò sulla via di casa 4 agenti di polizia. mezzora dopo averli incontrati era cadavere.
Aldovrandi morì verso le sei del mattino per i colpi ricevuti quando era già ammanettato che gli hanno provocato lo schiacciamento del torace.
 La IV sezione della Corte di Cassazione ha confermato definitivamente le sentenze di primo e secondo grado: Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani, Monica Segatto sono colpevoli e condannati a tre e anni e sei mesi per eccesso in omicidio colposo.


Una pena che avrebbe potuto essere più grave se solo fossero state fatte adeguate e normali indagini subito dopo la morte del ragazzo, e se solo l’Italia avesse recepito nel proprio codice penale il reato di tortura, come da anni sollecita la Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Il padre di Federico Lino Aldovrandi,vigile urbano figlio di un carabiniere, ha dichiarato:
Dopo sette anni respiro aria di giustizia, Vorrei che quest'aria si respirasse in tutti i tribunaliOra voglio giustizia e dignità per tutti gli altri, si chiamino Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli. Ora chiedo anche al prefetto Manganelli che mantenga gli impegni presi davanti a me e a mia moglie. Il carcere non mi interessa, questi quattro agenti infangano l’onore della divisa che indossano, devono abbandonare la polizia. Tre sentenze dicono che quanto meno non sono adatti a svolgere questa professione”.

Alla lettura della sentenza non erano presenti né gli imputati definiti dalla Procura della Suprema Corte «schegge impazzite», né i loro difensori.

Erano presenti parenti, amici, rappresentanti di comitati, persone impegnate nel chiedere verità e giustizia per i loro cari.
Senza il coraggio della famiglia Aldrovandi oggi non si parlerebbe di mio fratello, ha commentato Ilaria Cucchi, sono stati i loro ad indicarci una strada, fatta di civiltà e di fiducia nella giustizia.

Una sentenza che toglie la licenza di uccidere, vorrei per sempre, dice Lucia Uva. Finalmente ad essere processati e condannati non sono veri o presunti drogati e ubriachi, ma persone che in nome dello stato avrebbero dovuto tutelarli.
Una sentenza che mi dà il coraggio e la speranza di continuare, dice Domenica Ferrulli. Mio padre è morto nelle stesse circostanze di Federico. Le indagini sono state immediate e serie e presto ci sarà un processo.





questo post è stato scritto basandomi sui due seguenti articoli che ho ricucito
 E' stato ucciso un ragazzo Adesso nessuno lo può più contestare articolo del sito del tg3 e Il messaggero

18 giugno 2012

Buon compleanno Isabella!



Avevo 14 anni, e al cinema andavo solo a vedere i film di fantascienza.
Ma avevo due biglietti omaggio , allora si usava, emessi dalla polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, per il cinema Quirinale, e lì facevano un film vero, dei fratelli Taviani.
Fu il primo film non di fantascienza o non "spettacolare" (non mi perdevo mai un James Bond) che vidi al cinema.

Di film ne avevo visti già parecchi in tv.
Era una tradizione di famiglia vederli insieme e poi discuterne, a voce alta, appena finito cercando di sovrastare le musiche dei titoli di coda (che all'epoca andavano fino alla fine non essendoci l'urgenza delle pubblicità).

Ma al cinema preferivo spendere i soldi della mia paghetta privilegiando la fantascienza...

Del Prato mi incuriosiva il fatto che ci fosse Isabella Rossellini, la figlia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini che consocevo bene entrambi avendo visto anche uno dei film che avevano fatto insieme (Stromboli terra di Dio)

Inutile dire che il compagno di classe con cui ero andato a vedere il film non avesse la minima idea di chi fossero tutti e tre!

All'epoca non si usava molto controllare l'orario del cinema, entravi quando volevi e uscivi quando volevi.

Così noi entrammo a film già iniziato da 30 minuti circa. Ce lo vedemmo fino alla fine e rimanemmo alla proiezione successiva per vedere la parte che avevamo perso.

Veramente andammo oltre il punto da cui avevamo iniziato a vedere il film.

Rimanemmo fino a una scena in cui c'era un nudo maschile integrale.
Uno dei personaggi piuttosto che farsi perquisire dalla polizia preferì spogliarsi completamente nudo.
Mi colpì la scena perchè non era un nudo erotico, anche se su di me me quell'effetto l'aveva fatto lo stesso.

Mi vergognavo un po' di rimanere sino a quella scena che avevamo già visto. Temevo di dover dare spiegazioni al mio compagno di classe (mesi dopo sarebbe diventato molto di più ma all'epoca non potevo nemmeno immaginarlo) così capirete il mio sollievo quando scoprii in lui la stessa intenzione di rivedere quella scena.

Fu una cosa che facemmo senza dircela, tutti e due imbarazzati dal giudizio che temevamo nell'altro.

Fu il nostro primo piccolo segreto...

Dopo Il prato iniziai ad andare al cinema, sempre, tutte le settimane, appena potevo.

Qualche mese dopo io e Andrea eravamo una coppia non solo in classe ma anche nella vita.

Certo, nella nostra vita segreta, clandestina, non alla luce del sole, ma era il 1980 non il 2012... Ma questo non ci impediva di stare sempre insieme...

Ed ecco che non ho parlato per niente di Isabella...

In ogni caso buon compleanno cara!!!!




17 giugno 2012

Ma Tuccia siamo noi.

Mi fa male scrivere quello che sento di dovere scrivere.

Mi fa male prima di tutto per la vittima dello stupro la quale qualunque cosa succedesse a Tuccia, il suo stupratore, anche la morte più atroce umanamente immaginabile, non le sarebbe di alcun sollievo.

Mi fa male per tutte le donne che si sono sentite giustamente colpite da questo ennesimo caso di violenza sessuale su di una donna perchè da un lato sanno che come è capitato alla vittima poteva capitare a loro e dall'altro perchè sanno che questo tipo di violenza capita solo alle donne e che il violentatore è sempre un uomo. Perchè come dice giustamente Edda Billi non tutti gli uomini sono stupratori ma tutti gli stupratori sono uomini.

Avrei compreso parole di condanna feroci e inumane da parte della ragazza o dei familiari, ma la madre invece ha considerato che il ragazzo è uno strumento e lo ha perdonato.

Io il perdono non lo capisco.
Non ci arrivo.
E' qualcosa che mi manca.

Chi perdona mi impartisce una splendida lezione di vita e mi fa capire che ho ancora molto da imparare nello stare nel mondo.

Io non provo rancore ma perdonare vuol dire lasciarsi andare la violenza subita alle spalle.
Io non ne sarei capace.

Nonostante i mie 47 anni sono ancora un neofita della vita.
Non capisco neanche come si possa solo immaginare di stuprare una donna.
Mi è ignoto il passaggio a-razionale che c'è dal desiderio allo stupro.

Eppure devo rassegnarmi all'evidenza.

Però una cosa la so.

E mi fa male che nessuno, nessuna, la dica e che tutti anche chi fa distinguo condivisibili si lasci andare alla retorica delle frasi fatte.

Tuccia non è un mostro.

Non è una eccezione, una persona ai confini dell'umano e della società dove tutti quanti conviviamo felici e rispettosi l'uno dell'altra.

Tuccia è uno di noi.

Siamo noi.
Tutti noi.

In quanto corpo sociale io mi sento corresponsabile di tutto quello che capita nel mondo in cui vivo.
Anche se io uno stupro non so nemmeno immaginarmelo che degli esseri umani per giunta del mio stesso sesso genetico ne siano capaci fa di me una persona che deve renderne conto.
Eticamente.
Politicamente.
Storicamente.
Culturalmente.
Umanamente e donnanamente.

La retorica del mostro ha due effetti ingiusti.

Quello di avellere lo stupratore dalla società, di allontanarlo da noi normali, non permettendo così di capire le dinamiche che portano allo stupro, e quello, contemporaneo, di creare per noi una verginità alla violenza, proclamare la nostra incapacità alla violenza.
Io? Mai. Quello è un mostro!

Però poi ci auguriamo che venga Tuccia castrato...

Non voglio certo affermare che Tuccia sia una vittima.

Qui la vittima è una sola ed è la ragazza stuprata.

Quel che sto cercando di dire è che viviamo tutte e tutti in una società dove la violenza simbolica e non solo concreta viene eseguita, esercitata, mostrata, adoperata, creata, pensata, architettata ogni secondo, anche da noi, anche nelle nostre menti, anche da chi ritiene Tuccia, solo Tuccia, un mostro senza rendersi conto che anche lui, anche lei, è un mostro.

Una violenza figlia di quel sonno della ragione di chi non usa la propria mente critica ma si allinea al sentire di pancia fascistoide e guerrafondaio che ci accomuna tutte e tutti noi italiani (popolo di merda, feccia dell'Europa, fascisti oggi più di quanto non lo fossimo allora).

Basta leggere i commenti su faccialibro, di quanti chiedono a Tuccia la castrazione chimica (come se la castrazione impedisse un'erezione o lo stupro dipendesse dai testicoli...).

Di quanti vorrebbero ficcargli una mano su per il culo (lui che dice di non avere usato un oggetto per penetrare la ragazza ma solo una mano) con tutto il portato simbolico che questo gesto ha.

Quelli che vorrebbero ucciderlo nei modi più efferati (strappargli la pelle, bruciarlo vivo, castrarlo senza anestetizzarlo).

Inutile commentare gli orrori di ortografia e di sintassi scritti da questi geni di ambo i sessi. Chi parla (e scrive) male pensa male e questi commenti ne sono una dimostrazione.

Oppure quelli e quelle che si indignano che Tuccia sia agli arresti domiciliari, ignorando, o confondendo, il fatto che Tuccia è ancora in attesa di processo, e che gli arresti domiciliari non sono sostitutivi della sentenza di condanna ma solo del carcere preventivo.

Ignorando anche la presunzione di innocenza che anche di fronte alla più flagrante delle evidenze di un delitto commesso impone per legge - ma anche eticamente perchè la presunzione di innocenza è segno di democrazia -, di rivolgerci a Tuccia come presunto stupratore e non come stupratore de facto.

E' indubbio che Tuccia abbia ha stuprato una ragazza che le abbia ficcato un palo nella vagina dilacerandogiela e perforandole anche gli intestini.

Ma la violenza e l'ignoranza dei nostri commenti non sono meno efferati del suo gesto talmente grave che non c'è aggettivo che lo possa descrivere appropriatamente.

Ma non illudiamoci di essere migliori di lui.

Perchè ognuno e ognuna di noi nelle "giuste" circostanze sarebbe capace di comportarsi allo stesso modo, i commenti nazisti di questi giorni lo dimostrano ampiamente.

11 giugno 2012

Bollettino ufficiale sullo stato del mio umore. senza numero (ho perso il conto)

Un bagarino vende a 100 euro il biglietto per il concerto di madonna.
Io, con la stessa cifra, ci sterilizzo il gatto prima del trasloco.
Andremo a vivere io e Gastone in una casa con due amici dal cuore grande e quattro gatti.
Mia sorella mi tratta con condiscendenza perchè secondo lei non mi sono dato da fare sufficientemente in tempo e con sufficiente determinazione per cercare di continuare a potermi permettere la casa che lascio, 880 euro al mese, in nero, più le bollette e il condominio naturalmente.
Mi considera un istrione che pensa solo al teatro che per lei è divertimento e non cultura e non al conquibus. Ma che allora non le chieda soldi in "prestito" e infatti non glieli chiedo più...

A me dispiace solo per Gastone, l'unico al quale mi sento di dover rendere conto perchè non potrò più garantirgli la via che gli ho dato finora.
Il prezzo più caro per tutta questa situazione,
per una provvisoria risoluzione,
lo sta pagando il mio gatto con una sterilizzazione che finora ero riuscito a procrastinare.

E ora non più.

Mi dico che gli altri per arrivare a fine mese hanno qualcun* accanto che io non vedo più profilarsi all'orizzonte.
Non perchè nessuno mi vuole  ma perchè credo che non ci sia nessuno là fuori con cui condividere un pezzetto della vita che mi resta da vivere.

Certo anche io ho la rete di protezione della famiglia non tanto quella di sangue che pur aiutandomi economicamente mi tratta con sufficienza e invece di comprendere  mi considera un maschio fallito.
La mia rete sono le amiche e gli amici (non tutti ma non mi lamento) che mi aiutano e mi sostengono e mi finanziano.

Ma la notte quando una goccia di sudore mi bagna la tempia è Gastone ad asciugarla, a dichiararmi il suo amore incondizionato con le fusa, e adesso io lo ripago stravolgendogli la vita, e la chimica del corpo.

E adesso che mi guarda con un'aria sorpresa, che non gli ho mai visto prima, perchè non posso dargli da mangiare che dal veterinario devo portarlo con 12 ore di digiuno mi sento un padre sprovveduto e sciagurato che non sa proteggere suo figlio...

4 giugno 2012

Qunado la cover è meglio del'originale. Umbrella Rihanna versus Vanilla Sky!

Sì Rihanna è molto bella e il video anche, però il brano è un tormentone. I Vanilla Sky migliorano il sound e ne fanno un ironico omaggio...
 

E voi quale dei due video preferite?

meglio Rihanna o Vanilla Sky?



  
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