18 dicembre 2010

Napule è...



...le sfogliatelle appena sfornate così buone che le mangi anche se se rischi di ustionarti la lingua.
Napule è il voi che si dà al posto del lei così  che quando chiedi la strada a una signora anziana dirle scusate ti fa sentire che le stai tributando davvero quel minimo di rispetto dovuto.
Napule è i clienti di un ristorante che entrano nella sala quando tu sei già seduto e che, pur non conoscendoti, ti salutano.
Napule è gli stessi clienti che non battono ciglio se al tuo tavolo uno dei commensali, vincitore del concorso regionale Miss Drag Queen, ha il viso truccato in maniera vistosa ed eccessiva persino per una Drag, perché ha ha i colori della bandiera raibow disegnati sulle arcate sopracciliari.
Napule è la stessa Drag, una delle tante e tanti volontari che ci hanno aiutato a fare il Festival Omovies giorno dopo giorno, è stata tutti i giorni del festival, dalle 17 alle 24, alla cassa del cinema Astra dove si svolge Omovies,  festival di cinema omosessuale (e questioning), a vendere i biglietti, non delle proiezioni (il cui ingresso è gratuito) ma quelli per il party di chiusura.
Napule è le trans che vengono a vedere i film, seguono i dibattiti e dicono la loro su quello che hanno visto. Persone così autoconsapevoli che quando si parla del cliché con cui nei film e nei media  vengono associate alla prostituzione (che per il 90% delle trans è l'unica fonte di sostentamento visto che nessuno le assume per un lavoro diverso), pur ricordando che nessuna trans fa la prostituta per vocazione non nascondono né si vergognano di quel che hanno dovuto fare per mantenersi. 
Napule è la città dove il più completo documentario sul gay pride napoletano (quest'anno nazionale) è stato fatto da un giovane universitario etero.
Napule è gli studenti delle superiori che, pur occupando le loro scuole, fanno lezione in piazza, tra la gente, incuranti del freddo (ma almeno c'è il sole).
Napule è una città dove mangi bene dappertutto e paghi 2 euro per un trancio di pizza e una lattina di coca.
Napule è una città che ha un centro universitario con bar-mensa, a prezzi politici, computer con accesso alla rete gratuito, e centro polivalente con uffici a disposizione di varie attività, pulito, efficiente e funzionante che nessuno sporca o distrugge perché è un bene di tutti e lo lasci così come lo trovi (a Roma durerebbe due giorni poi sarebbe un porcile) perché domani qualcun altro, o magari te stesso, continuerai a utilizzarlo.
Napule è i volontari e le volontarie dell'associazione I-ken, che raccoglie persone gay, lesbiche e trans, che si entusiasmano per i dibattiti che tu, ciccione romano, hai aggiunto alla programmazione del Festival di quest'anno dei film,  e che rimangono tra il pubblico a parlare  e discutere sui film appena visti, riscoprendo come tutti gli altri spettatori e spettatrici  il gusto di dire la propria in un contesto pubblico, in mezzo ad altre persone, parlando davanti a tutti, col microfono, invece che digitare davanti uno schermo telematico.
Napule è la funicolare (o come dicono qui la funiculare) che ti fa sembrare di stare in montagna, dove con sole due fermate sali o scendi un dislivello di qualche centinaio di metri,  con la funicolare organizzata a gradoni e la fermata rannicchiata sulle scale.
Napule è poter mangiare anche in pieno dicembre alle due del mattino, dove il proprietario ti accoglie salutandoti con una stretta di mano e il cameriere bono ti sorride dandoti del tu come ti conoscesse da sempre. Siamo usciti dal locale alle 3 e dentro c'era ancora un gruppo di attori che era venuto a mangiare dopo lo spettacolo...
Napule è i ragazzi gay che si fidanzano giovanissimi e non sono affatto femminielli effeminati e molto checchine come a roma ma dei giovani normali, che magari si toccano il pacco come i loro coetanei etero, senza volgarità e senza malizia, giovani che studiano all'università (se non vanno ancora la liceo) e magari già lavorano e portano a casa soldi. Soldi che mettono da parte perché a san Valentino vanno a Parigi... Napule song'e viche del centro storico che costeggiano o Munastiero 'e Santa Chiara, e tu ti senti dentro la storia tua, perchè quella canzone la ascoltava tua nonna, e poi anche tu (cantata da Mina).
Napule è una città nella quale vivrei volentieri benissimo come mi sta capitando in questa settimana piena di cose da scrivere e organizzare (la mattina) e film da introdurre e analizzare assieme al pubblico dopo la visione (il pomeriggio e la sera, dalle 17 alle 24).
Napule è la città che mi ha ricordato che, per quanto precario sia, amo il lavoro che faccio e sono fortunato a poterlo fare, perché quando vedi che il pubblico resta a parlare anche alle 24 capisci che hai colto nel segno e che la gente non è ancora del tutto morta ma aspetta solo occasioni per potersi risvegliare.
Napule è la mia città adottiva.

2 commenti:

marginalia ha detto...

Finalmente non si parla solo di monnezza rispetto a Napoli!
un abbraccio

Paolo ha detto...

Mi sono immerso nell'atmosfera che hai raccontato... Adoro.

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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