10 febbraio 2005

Feltrinelli? No, grazie!

1 Qualche giorno fa sono andato da Feltrinelli, quello a Largo (di Torre) Argentina, devo tenere delle lezioni su Bronte, il film di Vancini (e la novella di Verga), così scendo le scale per raggiungere la sezione "Cinema e Spettacolo " e chiedo al commesso (scusate, ma non mi viene proprio di dire libraio), un attempato signore sui cinquanta andati, "Scusi può dirmi tutto quello che avete su Bronte?". Il commesso digita la parola "Bronte" sul terminale video (il programma è Alice ne ho una versione demo, cioè, non aggiornata, nel pc di casa...) guarda i risultati e mi dice: "c'è la sceneggiatura del film, ma non la abbiamo, e poi c'è la biografia delle sorelle" (le sorelle Emily, Ann e Charlotte Bronte, che col film di Florestano Vancini e la novella di Verga c'entrano come i cavoli a merenda...).
2 Due giorni dopo torno da Feltrinelli, la sera dovevo andare a vedere Ascesa e caduta della città di Mahagonny..., musiche di Kurt Weil, libretto di Brecht, scendo allo stesso reparto (eh già "Cinema & Spettacolo"), trovo una altro attempato signore, più magro, senza barba, forse con qualche annetto di più, e gli chiedo, a bruciapelo: "Scusi cosa avete su Ascesa e declino della città di Mahagonny ?" (lo confesso, pronuncio il nome in maniera incorretta, marcando solo una enne invece di tutte e due, come scoprirò va pronunciato, la sera a teatro...). Il commesso (scusate, ma nemmeno stavolta mi viene da dire libraio) sgrana gli occhi e mi risponde, allarmato: "Cosa?!?". "Che cosa avete su Mahagonny?" ripeto io, spazientito (anche se cerco di trattenermi un po'...). Il commesso ripete, imbarazzato, "non ho capito". Al che, cercando di non incazzarmi veramente, gli dico, scandendo le parole più che posso: "Vo-le-vo sa-pe-re che co-sa a-ve-va-te sul-l'o-pe-ra tea-tra-le A-sce-sa e de-cli-no del-la cit-tà di Mahagonny di Kurt Weill su li-bret-to di Bertolt Brecht".
Il commesso, senza battere ciglio, ricomponendosi, dice: "Ah è un'opera? Mi scusi, ma non ho mai sentito questo nome..." e digita su Alice (sì, sempre quel programma che ho a casa in versione demo) Mahagonny (inutile dire che devo fargli lo spelling... che ovviamente sbaglio perchè credo che Mahagonny si scriva con una sola enne..., per fortuna controllo sul giornale che ho con me...). "Ah, sì", mi fa, "c'è un testo, ma... è in tedesco..." (Brechte-Weil non ti dico niente caro?) "Noi non ce l'abbiamo, provi (provi?!?! e il terminale che ce lo ha a fare?) da Feltrinelli International... Sa dov'è?".

Ora, frequento Feltrinelli da almeno 20 anni... (da quando litigai con il direttore di via Orlando perchè volevo l'edizione di "Elementi di critica Omosesuale" di Mario Mieli con la coperitna grigia e non quella con la copertina arancione che aveva lui... La avevo vista su un rotocalco (omisi che era Babilonia...), ridicolo come la presunzione non ti faccia venire in mente che la foto poteva essere in bianco e nero... (ehm...), e ho trovato sempre tanti libri spulciando da solo tra gli scaffali e, quando non vedevo quello che cercavo, chiedevo e trovavo sempre librai, non commessi (quanto mi sembrano lontani i tempi di Anicia quando un libraio mi consigliava quali libri leggere perchè conosceva i libri e conosceva i miei gusti, grazie a lui scopersi Isherwood...).
Da quando Feltrinelli è diventata la Feltrinelli però (i corsivo è loro, non mio...) i libri sono esposti come in un supermercato, impilati, messi a casaccio (perchè massmediologia sta al primo piano e cinema al piano sotterraneo?), in bella mostra solamente i più venduti (con tanto di annessa classifica) o le ultime novità editoriali (cioè le ultime uscite di listino delle varie case editrici) mentre i libri di minor appeal (ovviamente quelli che interessano a me...) cioè quelli di sociologia delle comunciazioni, di cinema (le critiche, non le biografie delle attrici...), di massmediologia, etc etc., sono disposti come in una biblioteca, e per vederli devi sbirciare tra coste anguste, esili e cojn i titoli scritti tutti in versi opposti per cui non solo devi piegarti (mi ci vedete a piegarmi con le mie ciccie?) ma sei costretto a fare una involontaria ginnastica per il collo, piegandolo ora tutto a destra ora tutto a sinistra, ora tutto a destra, no! a sinistra, no! a destra, no!... E i librai sono diventati commessi.
Intendiamoci, non pretendo certo che uno ricordi a memoria tutti i libri che vengono pubblicati, ma che l'addetto al settore "cinema e spettacolo" sappia distinguere Bronte (ridente cittadina sicula) dalle sorelle Bronte oppure conosca Mahagonny (dopo L'opera da tre soldi l'opera più famosa di Brecht-Weil) non me lo aspetto, lo pretendo.
Il libraio non può limitarsi a digitare una stringa di ricerca su un terminale pc...
Il libraio deve sapere (quello vero lo sa, Anicia lo sa) quel che il pc non potrà mai dirti, che di Bronte il film si parla nel libro tal dei tali nel titolo del quale non si fa cenno nè a Bronte, nè a Vancini..., altimenti non si è librai, si è commessi.
Altrimenti tanto vale mettere dei terminali a disposizione del pubblico e mandare a spasso i suddetti sedicenti librai , che, in qualità di commessi, forse servono meglio in qualche merceria...
Mi sono ripromesso di non mettere più piede da Feltrinelli a Largo Argentina ("tornerò da quella a via Orlando", mi son detto... povero direttore...) ma già oggi son venuto meno al mio proposito e ho avuto l'incauto ardire di chiedere a un altro commesso (più giovane e sorella) se avevano libri sulle foto di Giuseppe Verga e, quello, chiamando al telefono il reparto (indovinate un po' quale, ma certo! "Cinema & Spettacolo"!!), avete libri sulle foto di Giuseppe (sic!) Verga?
Chi è causa del suo mal...

1 commento:

Anonimo ha detto...

caro Ale
chi ti scrive ha perso ogni speranza di farsi capire dai commessi di queste "grandi" librerie. Io faccio così: chiedo quando non posso proprio farne a meno, ma il più delle volte riesco a trovare IO il testo che mi serve prima del lib..commesso.Comunque le difficoltà di far capire i titoli dei testi ci sono, tant'è vero che quasi mi vergogno a dire un titolo per paura di sentirmi dire "...eeeh??" (Traduzione:ma questa qui non ha niente da fare?)

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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