28 ottobre 2012

Se questo è un articolo: su un pezzo di cronaca a firma Federico Scarcella sul femminicidio di Carmela Petrucci

L'impietoso obiettivo di un fotografo è entrato nell'androne del palazzo di via Uditore 14/F, cogliendo l'immagine di Carmela Petrucci, 17 anni, uccisa da un ventitreenne, Samuele Caruso, che venerdì scorso all'ora di pranzo ha atteso la vittima e la sorella Lucia, 18 anni, davanti al portone di casa delle due studentesse del liceo classico Umberto I di Palermo. Il busto sul pianerottolo, le gambe sui gradini: una foto che rassomiglia tanto a quelle cruente scattate dalla fotoreporter Letizia Battaglia negli anni delle faide mafiose, tra i Settanta e gli Ottanta. Ma stavolta i boss non c'entrano: Carmela è morta per fare da scudo a Lucia, aggredita da uno spasimante non corrisposto* che l'ha colpita venti volte spedendola in fin di vita all'ospedale. Carmela, ha detto il reo confesso agli investigatore, «l'ho colpita per errore», con due fendenti mortali alla gola.
E' vero, non è un agguato in stile Cosa nostra, ma è pur sempre mafia, quella che si appropria dei corpi femminili quando le donne rifiutano di pagare il "pizzo" dei sentimenti agli aguzzini di turno, a quei bravi ragazzi educati a pane e facebook, che come Samuele si costruiscono addosso un'identità a loro stessi ignota. «Ti amo» aveva scritto a lettere cubitali l'assassino davanti al portone di via Uditore. Il suo lessico - dice chi è subito andate a cercare i segreti di Samuele sul social network che il ragazzo frequentava - era un'infilata di frasi fatte, di buoni sentimenti, di immagini di gattini nutriti col biberon. Del resto, nel grande fumetto della rete, dove Samuele aveva assunto il nome di «Tigrotto», non è facile distinguere il bene dal male, gli uomini di cartone da quelli in carne e ossa.
Dopo l'omicidio Samuele ha pensato di lasciare Palermo in treno e far perdere le tracce. Ma a incastrarlo è stato il segnale del suo telefonino, intercettato quando era arrivato a Bagheria, a una ventina di chilometri dal capoluogo siciliano. Agli inquirenti, durante l'interrogatorio, il giovane ha spiegato il motivo del suo gesto con il timore che Lucia avesse un altro, mentre i genitori delle ragazze - padre impiegato alla Corte dei conti, madre dipendente regionale - di tutta questa storia non ne sapevano nulla. Le figlie, compagne di classe, una media tra l'8 e il 9, erano tornate martedì dall'Inghilterra per una vacanza-studio vinta per meriti scolastici.
Lucia, appena si è svegliata nel reparto di rianimazione dell'ospedale Cervello di Palermo ha chiesto della sorella: «Carmela come sta?». Ma nessuno ha avuto il coraggio di raccontarle la verità. «Tua sorella è più grave, se ne stanno occupando altri dottori in un altro ospedale», hanno risposto i familiari a Lucia rispettando le indicazioni degli psicologi incaricati di assistere i genitori delle due ragazze e di preparare la giovane prima di darle la notizia della morte della sorella.
Ieri mattina il preside del liceo Umberto I, Vito Lo Scrudato, ha incontrato gli studenti. Ragazzi, ha detto loro, state attenti alla grande truffa: i sentimenti e la sessualità non sono così banali come li descrive la televisione. «Cosa volete che dica - ha sussurrato, rivolgendosi ai giornalisti, la nonna delle due ragazze, che il giorno della tragedia le aveva accompagnate in macchina a casa - è una storia come quelle che sentiamo in televisione a trasmissioni come La vita in diretta. Adesso ha colpito noi. E' arrivato il nostro turno».
Una morte, quella della giovane Carmela, che ha commosso tutta Palermo. Il sindaco Leoluca Orlando ha decretato il lutto cittadino nel giorno del funerale con bandiere a mezz'asta in tutti gli uffici e le scuole cittadine. In piazza Politeama si sono radunati ieri moltissimi giovani per un sit-in: «Basta chiamarlo amore, sono oltre cento le donne uccise quest'anno», hanno scritto su uno striscione. Malgrado i genitori abbiano riferito che non erano a conoscenza della relazione sentimentale della loro figlia, alcune militanti di «Sorellanza e libertà», hanno sostenuto che «la ragazza aveva denunciato ma la polizia non aveva fatto nulla. Dalle forze dell'ordine viene sottovalutata questo tipo di denuncia, non si prende sul serio fino a quando non succede una tragedia».

Care compagne, cari compagni del manifesto. Ma vi pare questo un articolo degno di un giornale comunista?



Un articolo con dei toni paternalisti e pieni di luoghi comuni degni del Messaggero o, peggio, di Libero?
Un articolo che incolpa il ragazzo\assassino senza tentare alcuna analisi politica, sociologica, culturale?
Dove il massimo della considerazione sono frasi come a quei bravi ragazzi educati a pane e facebook, che come Samuele si costruiscono addosso un'identità a loro stessi ignota. «Ti amo» aveva scritto a lettere cubitali l'assassino davanti al portone di via Uditore.


Un articolo sessista, che usa studenti e ragazzi, al maschile, per tutta la popolazione studentesca o tutta la gioventù?

Ma che vi sta succedendo?

Il virus del conformismo vi sta trasformando in una conventicola di maschi fascistoidi e bulletti?

E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio...

Magari chiudere non può davvero che farvi bene...

Nessun commento:

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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