14 ottobre 2012

A proposito del bambino rapito. Ecco un post equilibrato.

Tutt* avete letto e tutt* avete commentato.
Io no. Per non ingrossare le fila di un bovino tifo da stadio pro o contro.

Posto questo articolo di pubblicato su Caffè News che mi sembra equilibrato e pieno di quel buonsenso che la (pseudo)democrazia (etero)diretta di internet sembra obnubilare.


I bambini non hanno sempre ragione

Non volevo farlo, scrivere del video del bambino di Padova, non volevo. Poi ieri sera sono tornata a casa dal lavoro, ho preso il telefono e chiamato la mamma. La mamma era distrutta e a me è venuto il magone.

La mia mamma è un’assistente sociale del servizio per la tutela dei minori. Conosco a memoria le facce scure ogni volta che c’è da fare un allontanamento, le notti insonni e le crisi di pianto. Ci sono anche quelle. Conosco i dubbi, le paure. Conosco le minacce. Vi svelerò un segreto, gli operatori dei servizi sociali che si occupano della tutela dei minori sono esseri umani. Hanno faccia, mani e piedi. Hanno sentimenti. Ogni giorno si trovano davanti ad un tavolo e devono risolvere situazioni di disagio che noi il più delle volte non riusciamo nemmeno ad immaginare e lo fanno nella precarietà e senza un soldo, inventando soluzioni là dove sembra esserci solo schifo. E sì, i bambini ci finiscono sempre in mezzo: sono bambini che crescono in un anno e che spesso, sono più saggi degli stessi adulti.

Le assistenti sociali del servizio minori di tutta Italia conoscono gli allontanamenti che voi avete visto in quel video. Conoscono le grida dei familiari, conoscono gli strattoni dei bambini che il più delle volte sono pronti a difendere a spada tratta genitori che abusano di loro. Se hai dieci anni e la zia ti grida disperata di scappare tu scapperai, perché ti sembra la cosa giusta. Ma non sempre lo è, e ci sono istituzioni, un tribunale e specialisti, operatori, psicologi, psichiatri e tanti altri che hanno valutato quella situazione.

Nel caso di Padova c’è una sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia che ha tolto la patria potestà alla madre. Chiedete, provateci vi prego, a un esperto del settore: vi dirà che la patria potestà viene tolta solo in casi gravissimi e se ne valutano tutte le conseguenze. Perché a scuola? Per quattro volte, a casa, non si era riusciti ad eseguire l’allontanamento. La scuola era l’ultimo tentativo: se il bambino si rifiuta di andarsene da una situazione di profondo disagio e pericolosa per la sua salute mentale e fisica, sì, allora anche le maniere forti sono necessarie. Lo so che è il lato scomodo della storia, so che parteggiare con bandiere e striscioni per il bambino maltrattato e la zia con il cellulare in mano è bello, ma la vita è molto più complicata di così. I familiari si appostavano da mesi davanti alla scuola per filmare questa scena. Chiedetelo sempre agli operatori dei servizi, quelli di cui nessuno si ricorda mai quando le cose vanno bene, ma contro cui tutti sono sempre pronti a puntare il dito: ne conoscono a bizzeffe di scene così. Perché la più difficile delle ammissioni è quella di non essere in grado di fare il padre o la madre o lo zio, e quando tutto va a scatafascio, un figlio o un nipote possono essere il solo punto fermo. Ma un bambino di dieci anni non merita di essere l’unica ancora di salvataggio di una famiglia allo sbando, merita la spensieratezza e non la responsabilità. Per questo si allontanano i bambini e si chiamano le assistenti sociali.

A cosa è servito mandare in onda il video a “Chi l’ha visto?” ? A dirmelo è la voce spezzata al telefono di mia madre. Pubblicare quel video, mandarlo in televisione è servito ad alimentare il tifo da stadio in un caso di cui noi non sappiamo nulla. È servito a immergere quel bambino in un caos mediatico senza precedenti, anche se ha il viso oscurato e se nessuno lo può riconoscere. Perché se prima a scuola sarebbe stato il bambino che hanno portato via, ora è semplicemente il bambino che hanno portato via ed è finito in televisione e sui giornali e su facebook e su twitter e sulla bocca di tutti. È servito a farci dire un mucchio di cose inutili. È servito a screditare ancora di più il nostro paese ed istituzioni che lavorano con serietà e rispetto del loro dovere.

“Come faccio, – dice la mia mamma con la voce tremolante al telefono, – domani a spiegare alla famiglie che seguo che quello per cui lavoriamo da mesi, ovvero allontanare i loro bambini da una situazione di disagio è una cosa giusta e non un furto come gridano oggi tutti dalle televisioni?”. Ci sono casi e casi, non spetta a noi dire chi ha ragione in quella contesa. E di sicuro quel video e quel tam tam da stadio non sono serviti a Leonardo. E no, nessuno di noi, dopo aver condiviso il video e gettato fango ancora una volta su semplici lavoratori, oggi è migliore.
Lo so che non credete più a nulla, ma credete a me: là fuori non ci sono solo “Er Batman” e Formigoni.
  Martina Castigliani

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bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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