28 ottobre 2011

Riecco il festival internazionale del film di Roma. Un inzio in minore.

Ricordo i primi anni del Festival, quando era ancora una Festa e non voleva competere con Venezia (come ha affermato l'attuale ministro per i beni culturali pro tempore Galan il quale, con questa motivazione non ha dato i finanziamenti statali alla manifestazione...). Io avevo ancora un accredito culturale, che mi permetteva di entrare alle anteprime stampa solo dopo che erano entrati tutti i giornalisti (concessione per la quale io ero grato mentre alcuni conoscenti, nemmeno giovani, si lamentavano di dover aspettare dopo che fossero entrati certi ragazzini solo perchè avevano l'accredito stampa e loro no, della serie l'invidia fa brutti scherzi...).
Ricordo l'umiliazione cattiva e gratuita infertami dal capo ufficio stampa (lei sa chi è, così come lo so io) la quale, quando ero andato a chiedere, al secondo anno di festival, se la concessione per i culturali era stata confermata anche per quell'anno, lei, notando un badge appeso al mio collo, mi disse con aria sprezzante che con quello non potevo entrare alle proiezioni stampa, dimostrando non solo di non sapere nemmeno le regole generali degli accrediti (ti danno un foglio con tutte le facilitazioni, solo che a me non lo avevano dato...) nonostante il ruolo di capo ufficio stampa, ma, anche, di essere una deficiente, perchè quella che avevo appeso al collo era la tessera dell'Atac (celestina, ben diversa dall'accredito stampa, che era giallo...).
Oggi invece, anche io ho l'accredito stampa e con quello entro praticamente ovunque.
La stazza poi mi permette di prendere ascensori altrimenti non accessibili (le scale che ci sono da salire per accedere alle tre sale, ammazza!)  così come di portare in sala la borsa quando qualche addetto disala troppo zelante vorrebbe che la lasciassi in guardaroba (ho le mie medicine e l'acqua, la devo portare con me...)

Quest'anno il primo giorno di programmazione è stato davvero avaro, tre proiezioni la mattina (tutte allo stesso orario, perchè non sfalsarle?) un buco immenso di 5 ore (dalle 12 e 30 alle 17 e 30), e poi i film del pomeriggio sera, pochini anche quelli.
Devo ancora capire i criteri con cui decidono gli orari di proiezione che non prevedono mai una proiezione dopo le 12 o prima delle 14 e 30...
Così uno tra un film e l'altro aspetti anche 3 ore... Ma porc vaff!!!

Intanto per fortuna col badge si può entrare a tutte le altre proiezioni direttamente (fino a due anni fa si dovevano prendere i biglietti per ogni sala, dal giorno prima ed entro le 12 del giorni di proiezione e se i biglietti finivano dovevi riscrivere tutti gli incastri di programma...) e così quando arrivo, senza fiatone grazie all'ascensore, serafico e sempre ben disposto per i ragazzi e le ragazze dello staff elegantemente vestitti e carine (e carini) mi sembra di entrare a casa mia, l'auditorium, in primis, una sala cinematografica, in secundis.

Il primo film che ho visto è statao Hysteria (Gran Bretagna, Lussemburgo, 2010) di Tanya Wexler che ha molto poco di inglese, infatti regista e sceneggiatori sono americani...

Film superficiale e approssimativo, che si ammanta proditoriamente delle Verità (ribadendo che i fatti sono ispirati a una storia vera, really) Histerya  affronta in maniera discutibile l'epoca vittoriana raccontando la vera storia di Joseph Mortimer Granville l'inventore del primo vibratore elettrico, mostrando, con gli occhi di oggi, i pregiudizi e discriminazioni di ieri, quando le donne avevano meno diritti degli uomini, non votavano, e se avevano carattere erano considerate isteriche.
l film è una banale debole e antica commedia che, in barba alla storia vera, presenta nei panni dell'inventore medico il bellissimo e affascinante Hugh Dancy al quale la moda del tardo ottocento dona particolarmente, ma che è lontano anni luce dal sembiante del vero dottor Mortimer...


















L'idea che l'isteria sia curata manipolando con le dita la vagina delle pazienti viene raccontata nel film dal punto di vista degli uomini manipolatori (il poverino arriva a soffrire di mano dello sdita... masturb... insomma avete capito no?) dove donne di ogni età si lasciano sfruculiare le parti più intime godendo come assatanate, presentando un vissuto del corpo e della sessualità che non è certo quello represso dell'età vittoriana (dove la masturbazione era considerata una aberrazione sessuale) e, soprattutto, raccontando la masturbazione femminile secondo l'immaginario maschile e non quello delle donne, facendo del piacere orgasmatico femminile un modo per mostrare come la donna per godere lì abbia bisogno di una mano e che l'idea sia venuta agli uomini....
Un film inutile che fa più danni che altro confermando certi assunti maschilisti sulla fica (che senza il cazzo o succedanei non funziona: perchè mai le donne, una volta scoperta la pratica masturbatoria, non avrebbero dovuto continuare da sole invece di tornare dalle mani esperte dei due medici? se non perchè, si sa, solo perchè solamente gli uomini sanno far funzionare quella cosa lì?) mostrando un classismo che nel 2011 è veramente irricevibile. Quando il dottore costruisce un prototipo di vibratore su quale donna lo prova? Su una prostituta che la figlia maggiore del dottore anziano ha accolto in casa paterna come cameriera. Chi è meglio esperta di chi ha fatto dell'usare la (propria) fica una professione?
Insomma la fica nel film non è parte integrante delle donne ma una cosa a sé solo casualmente posseduta dalle donne, che non la conoscono, mentre gli uomini sì.
Così un film che poteva parlare della riappropriazione da parte delle donne della propria sessualità diventa un film dove le donne per emanciparsi hanno bisogno di medici uomini che le masturbino.
Anche l'anticonformista (pure troppo per i tempi)  personaggio interpretato da Maggie Gyllenhaal alla fine vince perchè Moritmer la chiede in sposa (come dire il successo di una donna non è l'autonomia ma il diventare sposa...). Insomma un film a dire poco MASCHILISTA e che il film sia stato diretto da una donna (e scritto da un fratello e una sorella) la dice molto sul livello di pressapochismo del cinema americano (anche se per legge sono i produttori a fare la nazionalità) o almeno di certo cinema americano.
Un inizio blando e che si dimentica subito tranne per le belle facce di Hugh Dancy e di Maggie Gyllenhaal (sorella di Jake).
Del tutto sprecato è invece il talento di Rupert Everett (irriconoscibile) e di Jonathan Pryce. Durante i titoli di coda vengono mostrati alcuni modelli di vibratori dal 1880 al 1980... Per tacere del mini vibratore, rigorosamente rosa..., dato in regalo alle signore (dono della BIM che distribuirà il film in Italia) prima della proiezione...

Dalla proiezione di The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn (Stati Uniti\Nuova Zelanda) di Spielberg, che ormai inquina il cinema con film inutili, sono fuggito via dopo nemmeno mezzora. Un film PESSIMO come solo il provincialismo americano sa fare: musiche francesizzate (anche se Tin Tin è belga) nome pronunciato con storpiatura dall'originale francese Ten Ten (con la e che suona come una o) a Tin Tin, (come Rin Tin Tin...). Un film inutile, in un inutile 3d, basato su riprese di attori in carne ed ossa dalle quali è stato ricavato un disegno animato realistico nei dettagli non umani ma con i corpi sproporzionati (teste e mani enormi) e poco, anzi per niente, somiglianti al disegno di Hergè (basta vedere le foto e confrontarle con il fumetto)


Vi sembrano questi due ciccioni Dupont e Dupond ?

Per tacere di Milou che nel film diventa Snowy...

Odio Spielberg ogni giorno di più e dello scempio che ha fatto di un fumetto meraviglioso che io conosco grazie alla Rai (aaaah Gulp fumetti in tv!) lo riterrò per sempre responsabile.

Uscito dalla sala, vomitando, sono andato a vedere il secondo film della serata il norvegese Få meg på, for faen! (Norvegia, 2010) di Jannicke Systad Jacobsen, che racconta del risveglio masturbatorio-sessuale di una giovane ragazza, proprio quanto quello maschile,  innamorata di un compagno di classe il quale per esprimerle il suo amore se lo tira fuori (letteralmente e con tanto di dettaglio) e glielo struscia sul vestito, per poi negare tutto... E alla fine per mettersi con lei mette uno striscione a scuola nel quale ammette di averle strusciato il cazzo addosso.
Divertente (anche se le risate esagerate durante la proiezione di un gruppo di nerd dietro di me insospettiscono...), a suo modo romantico, ma il film non affronta davvero nessun argomento vero, o serio.


Carino il cazzo (scappellato) del ragazzo, ma basta per farne un film?





Interessanti le locandine (che qui al festival non si usano tanto...)

Una che insiste sulla scoperta della masturbazione di Alma, la protagonista (sulle mutandine c'è scritto pikk-alma cioè cazz-alma visto che lei racconta alle sue migliori amiche cosa le ha fatto lui...).
La seconda, più interessante, vede il primo piano di lei e, sfocato, il primissimo piano (anzi, un particolare) del volto di lui.


Ecco le altre locandine.





Proditoria quella di Histerya visto che mette in risalto Maggie Gyllenhaalche non ha certo un ruolo principale

4 commenti:

Herm ha detto...

Ale,
avevo già letto velocemente, direi a velocità supersonica, questo post, mi era sfuggita la pur non breve critica ad Hysteria.
Ho visto anche io il film al Festival (un'altra occasione di incontro :) )e devo dire che non sono affatto daccordo con te, tanto per cambiare :), innanzitutto non credo sia corretto confrontare il giovane protagonista, peraltro sempre bravo, con l'immagine che hai postato... quanti anni aveva nella foto? Il film parla degli esordi del giovane medico.
Quanto al piacere della masturbazione mi sembra tu ti contraddica, parli di come il film non valuti la repressione sessuale in particolare femminile dell'epoca vittoriana, poi ti scandalizzi del maschilismo che esprime lasciando agli uomini la parte attiva nella "cura" o per la scelta di una prostituta per la prova del vibratore!
Innanzitutto, il fatto che fosse una "cura" permette a quelle signore di continuare a "goderne" a giusto titolo, senza sensi di colpa nè verso il marito, nè verso la società nè probabilmente verso se stesse e l'educazione ricevuta!
Se mi masturbassi sarebbe peccato, ma mi sto curando! Peraltro nel film viene esplicitamente detto che quello che con le mani provocano alle pazienti non è un orgasmo, impossibile senza la penetrazione del membro maschile (lo dicono sempre nel film), ma un "parossismo" :D che serve appunto, secondo le teorie dell'epoca, a far contrarre l'utero affinchè si riposizioni correttamente!
Insomma, il film non parla della riappropriazione della sessualità da parte delle donne, perchè tale riappropriazione, se mai è avvenuta, non è certo avvenuta in quel periodo, periodo storico secondo la cui cultura "ufficiale" non solo la fica, ma anche tutto il resto del corpo e della mente di una donna in realtà apparteneva al padre e successivamente al marito! Periodo nel quale la strada per un sano godimento passava dallo studio dello specialista in hysteria!!!
Una sana rivendicazione comportava infatti il rischio di essere condannate all'isteroctomia!!!
Pena inimmaginabile per qualsiasi uomo!
Altra questione è che poi i vibratori siano stati regalati solo alle donne :D :D :D
Un abbraccio
Herm

Alessandro Paesano ha detto...

Non so quanti anni avesse il vero dottore nella foto, so però che nel 1880, quando il film è ambientato il dottore aveva già 47 anni e non era dunque giovane...

Non capisco perchè tu dici che mi contraddico. Io dico solo che: il vissuto del corpo femminile non è certo quello represso dell'età vittoriana (dove la masturbazione era considerata una aberrazione sessuale) NON peccato, una donna non poteva masturbarsi perchè, come dici tu, solo il membro maschile poteva far funzionare la vagina, e, soprattutto, raccontando la masturbazione femminile secondo l'immaginario maschile e non quello delle donne, .

Infatti nel film sembra che tutte le donne se la godano un mondo mentre credo che nella realtà del tempo si vivevano la cosa come una cura a una malattia...

infatti mi chiedo anche

perchè mai le donne, una volta scoperta la pratica masturbatoria, non avrebbero dovuto continuare da sole invece di tornare dalle mani esperte dei due medici? se non perchè, si sa, solo perchè solamente gli uomini sanno far funzionare quella cosa lì?) mostrando un classismo che nel 2011 è veramente irricevibile. Quando il dottore costruisce un prototipo di vibratore su quale donna lo prova? Su una prostituta che la figlia maggiore del dottore anziano ha accolto in casa paterna come cameriera. Chi è meglio esperta di chi ha fatto dell'usare la (propria) fica una professione?
Insomma la fica nel film non è parte integrante delle donne ma una cosa a sé solo casualmente posseduta dalle donne, che non la conoscono, mentre gli uomini sì.


Ecco cosa mi dava fastidio...

Herm ha detto...

Avevo risposto ieri, ma qualcosa non deve essere andata per il verso giusto..
Dicevo, si, perdonami, avrei dovuto verificare l'età del dottore all'epoca in cui è ambientato il film, ci ho pensato, ma ho risposto come al solito in tutta fretta e poi me ne sono dimenticato! :(
Capisco benissimo quello che intendi circa il sessismo della rappresentazione, ma a me sembra che sia la rappresentazione del sessismo dell'epoca e non il contrario, o no?
Ci mostra come era la società con i suoi costumi, dove aver "elevato" una prostituta a cameriera (una cameriera dell'epoca praticamente senza una vita propria) non solo non la riscattava comunque dall'essere sempre una puttana che a pagamento possa essere usata a piacere, ma deve anche essere grata per la possibilità che le è stata data.
Insomma, non è il film ad essere maschilista (che poi lo sia ca va sans dir), ma lo era l'età vittoriana ed il film ce lo riporta!
Poi certo un conto è l'idea che i maschi dell'epoca potevano avere, un conto è mostrarci che la ragazza, la cameriera, sia davvero ammiccante e disponibile!
Hai visto "Venere Nera"?
Herm

Alessandro Paesano ha detto...

Hai centrato il probelma. essendo il dilm del 2011 non mostra il maschilismo del 1800 ma come nel 2011 pensiamo che allora il maschilismo fosse. é un maschilismo tutto moderno spacciato per maschilismo "autorizzato" dalla distanza storica... E' proprio quello che mi ha dato fastidio...

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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