7 ottobre 2010

Come ho scoperto Broadway, Stephen Sondheim e che the Broadway Album di Barbra Streisand è dozzinale.

Non ho mai apprezzato particolarmente i musical, un po' come l'opera. D'altronde i musical non sono un po' l'opera moderna?
Non sopportavo tutta quella snoberie frocesca e da fan maniacali.
E mentre dell'opera dicevo che forse l'avrei saputa apprezzare a 50 anni (it happened even before) del musical ho sempre pensato di poter fare a meno. Untill now.

Ma dobbiamo partire un po' prima per arrivare ad adesso.

Insomma nel 1985 esce The Broadway Album di Barbra.

Io allora credevo che a far brava una cantante fosse la voce, il fiato, la purezza delle note e, da questi punti di vista, quell'album è astonishing.
Tre sono in particolare le canzoni che mi colpiscono (ce ne sono altri nel disco che mi colpiscono ma che già conosco, anche bene, uno lo studio persino a scuola di canto).

Il primo è quello che apre il disco Puttin' It Togheter che trovo allegro e interessante da cantare ma troppo difficile e non ci provo mai sul serio a farlo.


Mi piace quella lotta tra l'artista e i produttori per quanto capisco del testo allora, way back to 1985.

Il secondo brano è un medley tra Pretty Women e Ladies Who Lunch.



Non conosco nessuno dei due quindi mi è difficile dire dove finisce uno e comincia l'altro, mi colpisce per l'energia dell'arrangiamento, per la melodia di entrambi.
E poi c'è Being Alive che provo inutilmente a cantare ma, allora, 25 anni fa, non ce la faccio né con l'inglese né con il fiato.




Capite che posso ammetterlo senza vergogna.

Quella canzone resta lì, ogni tanto la ascolto, provo a reggere il fiato... Niente.
Intanto gli anni passano.
Riprovo a cantarla come posso davanti a Daniele ma il fiato mi manca ancora (l'inglese invece è migliorato, ora capisco il testo e mi piace pure!).

Provo a studiare la canzone, siamo già nel 2000 e su youtube scopro la versione originale. La trovo lenta e noiosa con sostanziali differenze rispetto la versione di Barbra (la versione orignale è intervallata da recitativi) e nella struttura melodica, tra cui la più vistosa è l'acuto finale che nell'originale è di un paio di toni sotto (ma come?!?!).

Abbandono subito la versione del musical e incenso la forma canzone senza i recitativi e tutto il resto (l'opera... una cosa da pazzi, penso allora). Ancora più di recente ascolto altre versioni della canzone sempre nella sua forma espunta dai recitativi e, a parte una notevole versione di Patti LuPone...

...nessuna altra versione mi sembra raggiungere le vette di quella di Barbra.

Poi la mia vita privata cambia sensibilmente. Anche abbastanza in fretta. Torno ad essere single, una zitella se preferite, e quel but alone is alone non alive inizia a parlarmi come prima non aveva mai fatto.

Poi muore Frances e but alone is alone non alive acquista persino un'ombra amara.

La versione di Barbra comincia a sembrarmi troppo disinvolta e fin troppo allegra, adesso è il patos di LuPone che trovo irresistibile.
Nel frattempo ho scoperto l'interpretazione, che fa di Mina la più grande cantante del mondo e Paty LuPone migliore di Barbra.  Insomma riconsidero persino la versione del musical coi recitativi... Scopro che il brano è tratto da Company un musical, testo e musica di Stephen Sondheim, del 1970. Siamo nel 2009.
Scarico da internet una registrazione moderna del 2007 del musical, ma mi limito ad ascoltare la canzone tanto amata che, scopro, è quella che chiude il Musical Comedy.


Lui è Raul Esparza e capisco subito che le cose sono completamente diverse dalla canzonetta di Barbra. Questa canzone racconta una storia e nonostante la bravura vocale è l'interpretazione quel che mi colpisce.
Si vede che non sono più il ragazzino del 1985.
Quei recitativi non solo sono parte integrante della canzone, non solo non mi danno più fastidio ma, anzi, quelle esortazioni mi commuovono.  Mi sembra di sentire Frances... Anche se,  in fondo, è solo l'ottimistico pragmatismo americano. Ma mi commuove lo stesso, fino alle lacrime. E a volte ai singhiozzi.


Poi qualche sera fa decido, così all'improvviso, dopo una full immersion nei serial tv (mi sono sparato nell'ordine la prima stagione di Glee, la prima e seconda di The United States of Tara, quarta quinta E sesta di Desperate Housewives), di vedere Company, per intero.
Mi investe come un treno ad alta velocità.
Per la complessità della partitura armonica e melodica.
Perché capisco tutto quel che dicono (per le canzoni mi aiuto con dei testi che trovo online).
Perché quel che dicono non solo lo capisco, ma mi piace e mi diverte, oltre a commuovermi.

Perché trovo i personaggi grandiosi, c'è anche un gay ancora ben chiuso nell'armadio.
Perché ha una struttura narrativa ardita per i tempi.
Perché mi piacciono la regia la regia, l'allestimento, la musica e i testi.


E scopro che oltre Being Alive anche The Ladies Who Lunch è tratta da Company. Mentre Pretty Women è sempre da un suo Musical, Sweeny Todd (del 1979, con Angela - signora in giallo-Lensbury).
Ed è allora, cioè  qualche giorno fa, che realizzo che The Broadway Album è un album  superficiale, musicalmente discutibile, che banalizza le canzoni.


Prendiamo The Ladies Who Lunch. Avete sentito come la versione di Barbra è precisa, elegante, disinvolta. In Company ha un singificato diverso. Intanto è cantata da Joanne, una delle amiche di Bobby, il protagonista del Musical, l'unico scapolo del suo gruppo di amici, gran tombeur de femmes. Joanne è la meno giovane delle amiche di Bobby, al terzo matrimonio, apparentemente la più forte, quella prevaricatrice, la virago della situazione, che, dopo aver bevuto molto e calata la maschera si dimostra in realtà molto più fragile e umana di quel che fa finta di essre canta questo brano, il cui testo ha dunque un significato ben di verso da quello sofisticato (adulterato) di Barbra e, soprattutto, l'interpretazione, da ubriaca, quasi stonata, cozza con l'algida perfezione elegante di Barbra.
Ecco la versione STU-FUCKING-PENDA di Barbra Walsh.



Here's to the ladies who lunch--
Everybody laugh.
Lounging in their caftans
And planning a brunch
On their own behalf.
Off to the gym,
Then to a fitting,
Claiming they're fat.
And looking grim,
'Cause they've been sitting
Choosing a hat.
Does anyone still wear a hat?
I'll drink to that.

And here's to the girls who play smart--
Aren't they a gas?
Rushing to their classes
In optical art,
Wishing it would pass.
Another long exhausting day,
Another thousand dollars,
A matinee, a Pinter play,
Perhaps a piece of Mahler's.
I'll drink to that.
And one for Mahler!

And here's to the girls who play wife--
Aren't they too much?
Keeping house but clutching
A copy of LIFE,
Just to keep in touch.
The ones who follow the rules,
And meet themselves at the schools,
Too busy to know that they're fools.
Aren't they a gem?
I'll drink to them!
Let's all drink to them!

And here's to the girls who just watch--
Aren't they the best?
When they get depressed,
It's a bottle of Scotch,
Plus a little jest.
Another chance to disapprove,
Another brilliant zinger,
Another reason not to move,
Another vodka stinger.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhh!
I'll drink to that.

So here's to the girls on the go--
Everybody tries.
Look into their eyes,
And you'll see what they know:
Everybody dies.
A toast to that invincible bunch,
The dinosaurs surviving the crunch.
Let's hear it for the ladies who lunch--
Everybody rise!
Rise!
Rise! Rise! Rise! Rise! Rise! Rise! Rise!
Rise!

Ma di questo allestimento - capolavoro avremo ancora modo di parlare...

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bello essere
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poco
pochissimo
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