5 luglio 2010

Roma Fiction Fest 2010: una vetrina sempre più inutile (1)

Meno documentari, via le tavole rotonde di Serafino Murri, sempre più spazio alle fiction italiane e USA (quest'anno con una inutile retrospettiva della ABC, fatta senza alcun criterio filologico, senza alcun strumento critico di sostegno alla visione), pochissimo spazio al resto d'Europa, organizzazione pessima, ufficio stampa dislocato all'Hotel Visconti, le prime proiezioni alle 17 (saltando tutte quelle delle 14-15-16 come le scorse edizioni) la quarta edizione del Roma Fiction Fest (che nega persino la sua storia chiamandosi Roma Fiction Fest 2010) è sempre più un omaggio provinciale alla tv italiana via cavo e generalista e mera vetrina delle fiction che vedremo nella prossima stagione. Niente di male ma un po' poco per farne un festival, con soldi pubblici per giunta.
Nel primo giorno di programmazione, complice un autista che sbaglia percorso e ci fa erede 15 minuti nel traffico del centro  sono riuscito a vedere solamente tre titoli.

LA LA Land mini-serie culto della Gran Bretagna, del 2009, di Marc Wootton, che il festival proietta nella sua interezza un episodio al giorno.
Serie nella quale Wootton che si crede comico, ma non lo è, incarna tre aspiranti attori che sbarcano a Los Angeles con atteggiamenti alla candid camera che dovrebbero interdire le povere vittime, attori e produttori veri di LA, che la serie millanta ignari di essere alle prese con un attore dimenticando che ci sono telecamere a riprendere il tutto.

La La Land non è un documentario burlesco, bensì un ibrido innovativo di realtà e commedia: mentre i personaggi interpretati da Marc sono fittizi, tutti gli altri sono reali e assolutamente inconsapevoli del fatto che si stanno rivolgendo a un attore.
Altro che format innovativo piuttosto la stessa merda di sempre con un attore che crede di far ridere interpretando uno psichico (veggente) truffatore checca (così come vedono le checche gli omofobia come lui...) che dà del gay credendosi irriverente a un fotografo di Hollywood una comicità alla Borat ma più pavida anche se irritante allo stesso modo, molti in sala se ne vanno prima della fine del primo episodio (oggi ce ne sono due in programma). Io attendo la fine del primo e mi dico MAI PIU'. 
IT STINKS!!!
 

 TOD BEI ANKUNFT  Germania / Italia, 2010 di Lars Becker è un tv movie di nessun interesse (se non quello folkloristico di una coproduzione con la germaina che gira un terzo delle scene a Napoli e ad ognie sterno si sente musica napuliatana, da Pino Daniele a Gigi D'Alessio) che racconta una stroia di ex terriristi senza aclun spessore politico ma dove tutto p incentrato su amori e vendette personali. Un film da dimenticare, soprattutto per la prova d'attro (inesistente) del nostro Luca Ward che sarà anche bravo come doppiatore ma come attore... lasciamo perdere.
Blossom è una seire USA del 1991 creata da Don Reo  che racocnta delle avventure di una adolescente alle prese con una famiglia tutta la maschiel, un padre e due fratelli, uno deficiente, l'altro ex tossicdipendente. Ttutto stilato ocn molta ironia (gli incubi di Blossom con la prof. sadica, vestia di cuori e la classe di zombie che si vendicano di lei) sove si fa ironia su argometni oggi impensabili. Qualità tecnica pessima (da serie messicana) ma sconvolgente vedere la pochezza delle sit-com di oggi rispetto questa modestissima sit-com rivolta alle adolescenti.
La serie fa parte della retropsettiva sulle serie della Abc (a che serve, fatta così? Senza convegno, senza uno studio critico?  A nulla).









Uscito da quetse proiezioni, amareggiato e stanco, sono tornato a casa. Pessimo inzio per questa stanca quarta edizione.





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