3 giugno 2010

2 Giugno 2010: morte della Repubblica

Come saprete tra i tagli della finanziaria di Tremonti (il vero Presidente del Consiglio) nel fatidico elenco di 232 enti e fondazioni che pur non essendo cancellati (come invece capita all'ETI) sono stati de finanziati, cioè non prendono più un soldo dallo stato, c'è anche il Centro Sperimentale di Cinematografia. Per il momento l'elenco p stato stralciato dalla finanziaria, grazie all'intervento di Napolitano. Bondi sta vagliando come e dove tagliare i quasi 11 milioni di euro che riguardano la cultura che il governo ha deciso di tagliare, la crisi al CSC può essere dunque al massimo rinviata.
Gli studenti del Centro hanno occupato la scuola in segno di protesta e anche per avere un presidio di rappresentanza in vista di chissà quali sorprese.
Ieri, in occasione delle celebrazioni per la festa della Repubblica, undici allievi del Centro Sperimentale si sono recati presso l'altare della Patria per manifestare pacificamente con uno striscione (sul quale era scritto “Cultura: Omicidio di Stato”) dei palloncini colorati e una telecamera per documentare la protesta. Il gruppo è stato circondato da circa 30 poliziotti prima ancora che riuscissero a srotolare lo striscione. Circondati gli studenti alzano le mani in segno di resa. I poliziotti strappano i volantini e li costringono a chiudersi in gruppo. La telecamera viene strappata di mano senza motivazione.
Vengono condotti al Commissariato Trevi Campo Marzio, dal quale saranno rilasciati solo alle 20 di ierisera.
Inizialmente gli studenti credono che si tratti di un semplice controllo (alcuni di loro non hanno il documento con sé) ma poi scoprono che tutti e undici sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata, turbativa e molesta, rifiuto di declinare le proprie generalità personali (falso!) e per inosservanza di un provvedimento dato dall’Autorità di P.S. Tutti e undici si sono rifiutati di firmato il verbale in quanto non corrispondente a verità.

Ora, al di là di alcune ingenuità dei manifestanti (informare la Digos di quanto volevano fare che sicuramente li avrebbe fermati, essendo la manifestazione del 2 giugno blindata, andare tutti provvisti di documento) ingenuità che si legge anche tra le righe del comunicato stampa del quale mi sono servito per scrivere parte di questo post (la polizia non chiede nulla, né se i ragazzi fossero in possesso di un permesso né perché fossero lì la polizia non deve chiedere, se la manifestazione era autorizzata la polizia lo avrebbe già saputo non essendolo...) è inaudito che lo Stato si accanisca con tanta forza contro gli unici a difendere la cultura, i nostri giovani, quelli che nel futuro sosterranno le sorti del Paese mentre potrebbe accanirsi sugli evasori fiscali (evasione stimata sui 200 miliardi di euro l'anno)dai quali si potrebbero prendere i soldi che lo stato ruba al sistema culturale italiano che è già sostentato con i fondi più bassi d'Europa un misero 0,16 per cento del Pil (mediamente gli altri paesi della Eu spendono l’1,4 per cento fonte Italia dall'estero) trattenendoli sino alle 20 per un semplice accertamento.
Spero che qualche parlamentare abbia la decenza di fare una interrogazione al governo,a cl capo della polizia. Altrimenti vuol dire che in questo paese non c'è più alcuna forma di diritto e tanto vale emigrare chiedendo asilo politico.

Per seguire le sorti degli undici fermati, accusati di reati gravi, e tenervi informati sulle attività del csc occupato potete leggere qui.

Teniamo d'occhio questi ragazzi, Che non venga loro fatto alcun male.

2 commenti:

Francesco Prina ha detto...

I nostri padri ci hanno regalato con grandi sacrifici quella libertà che noi viviamo tutti i giorni con la Repubblica; la Democrazia non è uno stato che si raggiunge una volta per sempre ma è un'utopia che ci deve pervadere, perchè uno stato democratico non è mai perfetto ma è sempre in divenire

http://francescoprina.blogspot.com/2010/06/democrazia-un-sentimento-che-ci-deve.html

Alessandro Paesano ha detto...

Uno stato che taglia la cultura non ha futuro

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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