10 novembre 2009

Fame o della pioggia, degli equivoci e del maschilismo.

...e così quando Paolo mi ha proposto di andare a vedere Fame il musical perché aveva due biglietti omaggio non ho saputo dirgli di no. Anche se mi sono pentito, per via del tempo. Venerdì pioveva e la sera sarei rimasto volentieri a casa. Paolo ha una moto non la macchina, così mi chiama al cellulare, mentre tornavo a casa dall'ultimo giorno di convegno su cinema e scuola, e mi suggerisce di andare a piedi, cioè, coi mezzi.
mentre io mi scervello con le indicazioni del sito atac (che praticamente suggeriva di usare il teletrasporto... lo spazio roma, dove fanno il musical, sta dall'altra parte della città) arriva Paolo con la cena: baguette, Camembert, stracchino e una zuppa di melanzane (sì, sì, avete letto bene!). Decidiamo di andare separati, io prenderò la metro e Paolo mi verrà a prendere con la moto per l'ultimo tratto in comune. Usciamo presto, subito dopo le 19 (lo spettacolo c'è alle 21, inizierà alle 21 e 30...) ma poi, sotto casa,  invece di salutarci, Paolo mi propone di provare ad andare insieme, rischiando di prenderci la pioggia. Arriviamo a viale Tor di Quinto prestissimo, ci mettiamo 35 minuti. Da lontano vedo un edificio enorme con su scritto GRAN TEATRO gli dico ecco il teatro!. Paolo parcheggia, entriamo nel grande atrio, raggiungiamo la biglietteria, ma dei biglietti gratuiti a suo nome non c'è nemmeno traccia. Io noto un mucchio di biglietti con su scritto "MICHELE ZARRILLO" e il cervello mi dice che distribuiscono anche i biglietti di un altro concerto... Paolo chiama il suo amico (quello che lavora nel musical e gli ha procurato i biglietti) che viene a prenderci... ma non arriva!
Così scopriamo di AVERE SBAGLIATO TEATRO. Ehehehheehhehehehehehe rido tutto il tempo (nel frattempo riprendi la moto, rimettiti il casco, risali sulla moto, io, con l'agilità di un ippopotamo paralitico). Arriviamo nel teatro giusto (sono appena le 20 e 20) lì i biglietti ci sono, le ragazze alla cassa coincidono con la descrizione che ce ne aveva fatto l'amico di Paolo una grassottella coi capelli a caschetto... che noi, essendo nel teatro sbagliato, non riscontravamo. Entriamo in una sorta di teatro tenda. Grande atrio, con bancone che vende gadget dello spettacolo (maglietteanellitshircappellifelpetutecollane) alla sinistra dello stand un corridoio che dà su un ampio spazio, con luci laser, stile pista da ballo. Io penso ma lo spettacolo lo fanno qui? Stiamo tutti in piedi?, alla destra dello stand i bagni (con la scritta poco italiana TOILETS, di solito in italiano si usa il francese toilettes, e mentre il termine francese è corretto al plurale anche in italiano, essendo le toilettes in quella lingua sempre al plurale, toilets, in inglese, andrebbe al singolare, perché le parole straniere, in italiano, si usano nella forma singolare anche quando in italiano la frase è al plurale: i computer, non i computers...) ma niente teatro. Poi dietro, oltre le ...Toilets, finalmente, l'ingresso per la sala. Ci accoglie un ragazzo secco secco, un poco checca, con la calzamaglia che gli sottolinea il rigonfio del pacco (che fa da pendant col rigonfio del pomo di Adamo) che prima ci fa cenno di entrare poi ci dice invece di aspettare altri 15 minuti. Torniamo alla pista da ballo, che invece è il bar. Il barista è un ragazzo alto, magro, peloso, capello lungo, CARINO. Io e Paolo lo guardiamo imbambolati, una signora, anche lei dietro il bancone, ride sotto i baffi (che non ha). Paolo si prende un Campari, io, che leggo il prezzo, 8 euro, declino. Ma poi la signora che ride sotto i baffi (non li ha nemmeno il ragazzo carino...) gli fa pagare solo 3 euro. Allora il Campari lo prendo anche io (e il ragazzo carino mi guarda male). Beviamo il Campari. Ci imbrilliamo. Entriamo in sala, ci mettiamo sulle poltrone, fin troppo comode e con lo schienale troppo reclinato per farci vedere bene. Siamo alla fila G, dunque vicinissimi al palco. Ma poi scopriamo che quelle sono le poltronissime e che la fila G c'è per tutti e tre i settori in cui è suddivisa la platea. I nostri biglietti sono del terzo settore (terze poltrone) siamo praticamente in fondo alla sala, su normalissime sedie di plastica, a due passi dal ragazzo secco, che continua a fa entrare la gente.
Sono le 20 e 45. Fino alle 21 e 30, quando inizia lo spettacolo, io e Paolo notiamo:
- un tipo carino che si siede di fianco a noi e parla con tutti quelli che gli passano davanti (conosce tutti?);
- che il pubblico presente non è avvezzo ai teatri né ai musical essendo composto dalle zie dei cugini dei nipoti del fratello del salumiere del parrucchiere del giornalaio di qualcheduno che recita nel musical.
- che arrivano tutti tra le 21 e 15 e le 21 e 25.
- che una tipa distribuisce dolcetti fatti da lei, per farsi pubblicità, E CHE SONO BUONISSIMI!
- che molti ragazzi sono sorelle: quelli dai 25 anni in su fanno finta di non esserlo, quelli dai 25 in giù fanno di tutto per farti capire che lo sono (ma in modi non banali, non ovvi. Niente stole di visone, niente scheccate à la cage aux folles, solo baci, abbracci, capelli supercotonati, balli sul posto sulla musica che proviene dal lettore mp3, sguardi malandrini e sorrisi ammiccanti).
- che si sono fatte le 21 e 30 (quasi) e questo cazzo di Musical non vuole cominciare.
Intanto, visto che molte poltrone sono rimaste vuote, ne guadagniamo due, avvicinandoci un po' al palco, ma perdendo una visuale completa, la parte inferiore del palco ci è preclusa dalle teste (cotonate e no) degli altri spettatori.
Poi, poco prima che io e Paolo ci si abbiocchi, final-fucking-mente il Musical comincia.
L'inizio non è dei migliori.
Basi pre-registrate (sarò snob ma i musical vanno con la musica dal vivo e che cazzo!), scenografia unica e molto povera (con due idee due su oggetti polifunzionali, come le specchiere da danza classica che, unite, diventano muri da esterni...) recitativi sulla musica praticamente impercettibili.
I ragazzi ballano e cantano tutti, sono bravi, cioè discreti, migliori nel canto che nel ballo, migliori nel ballo che nella recitazione. Toh guarda c'è anche la checchina scrocchiazzeppi che ci ha accolto all'ingresso, ma ha un ruolo minore...
La recitazione lascia molto a desiderare, a qualcuno potresti dare tranquillamente del CANE. Ma lo spettacolo si fa vedere e ti ricorda un po' troppo da vicino Paso adelante che però è venuto DOPO. Ti accorgi subito che i personaggi sono tutte macchiette, approssimative e datate, anni 80 appunto.
C'è il ragazzo gay (interpretato malissimo) che, ovviamente, è checca, e che per i quattro anni di arco di storia del musical non scopa né si fidanza ma serve solo a fare colore.
C'è la ballerina cicciona che non ce la fa a smettere di mangiare (perché guadate me?! Ho mai fatto la ballerina io?!?!?!) e per tutto lo spettacolo va in giro a elemosinare un pezzetto di cibo (ma dai!!!).
La ragazza ambiziosa fa uso di pasticche e morirà per overdose.
Quella brava a ballare e dunque secchiona, e dunque antipatica, si fidanzerà col bulletto della scuola.
La ragazza brava a cantare (e la sua interprete, Valentina Piccione, lo è davvero) si innamora, non ricambiata, del bello della scuola e, quando, al terzo anno di scuola (cioè a metà del secondo atto) si accorge che a lui non piace il calcio, che è raffinato (legge Stanislawsky), educato e non ha mai avuto una ragazza, deduce che sia gay (che le fa anche comodo così dà una ragione definitiva al fatto che lui non la corrisponda). La risposta di lui è anche peggiore di questa linea interpretativa: le ragazze sono una distrazione (sic!) io voglio studiare (mi sa che è gay sul serio!!!).
Il ragazzo ispanico (interpretato da un ragazzino antipatico, che recita come un cane, senza offesa per i cani) ovviamente non sa leggere e non studia, ma balla da Dio perché si sa i negri il ballo... mentre la professoressa zitella canta una canzone nella quale si consola con gli studenti per i figli che non ha mai avuto... Se ci mettiamo una canzone tra due professoresse, una di inglese l'altra di danza, che discettano, a suon di musica, se studiare sia importante o no, per diventare artisti capite quanto Fame sia diseducativo, intriso dei peggiori luoghi comuni e maschilista, come dimostra la canzone Non riesco a tenerlo giù (sì, si riferisce proprio a quello...).
Il secondo atto è una mezza ripetizione del primo e ti scopri a rimpiangere Paso adelante (il che è tutto dire). Poi uno dei microfoni salta e per le ultime 3 canzoni uno dei ragazzi canta senza amplificazione... (mai microfonare gli attori. MAI. Prima o poi il microfono salta. Non ho mai visto un attore microfonato, cioè col microfono incollato al corpo dell'attore il cui microfono non gli dia problemi (rumori, improvvisi ottundimenti del suono, improvvisa mancanza di amplificazione, interferenze, scariche elettrostatiche...). Se devi amplificare la sala usi gli omnidirezionali E BASTA.
Ma poco importa perché Giulio Pangi uno dei ragazzi (che io credo erroneamente essere l'amico di Paolo che ci ha procurato i biglietti) ha davvero ...carisma e allora le due ore passano più velocemente.
Alla fine pur se apprezzi lo sforzo dei ragazzi (ma del produttore no) ti chiedi MA PERCHE'? e capisci che, in realtà, il musical è una sorta di saggio di Claudio Insegno (che firma la regia) i cui protagonisti sono (quasi) tutti allievi della sua scuola di recitazione. Però le canzoni sono belle (esistono in commercio miriadi di versioni cantate in tutte le lingue).
Alla fine dello spettacolo lasciamo la sala senza salutare nessuno, nemmeno l'amico procacciatore di biglietti. E mentre gli altri si dirigono a mangiare un improbabile piatto di pasta che Insegno, salito sul palco, ha offerto a tutti, io e Paolo siamo già in moto. La strada è asciutta, Paolo arriva in 20 minuti a Termini, prendo il notturno che parte appena salgo sull'autobus. Io penso allo spettacolo visto e devo dire che tutto sommato questa produzione amatoriale non ha da invidiare nulla alle nostre produzioni professionali avendone gli stessi difetti.
Ma qualche ragazza era davvero brava a cantare, le musiche sono belle (quante volte l'ho già detto?) e vedere dei giovani che ballano, cantano e recitano (beh, ci provano...) mi fa tornare a quando anche io recitavo e cantavo (ma non ballavo) 25 anni fa e capisco che ho qualcosa in comune con il Musical, infatti arrivo a casa con una FAME che mi attanaglia, allora apro il frigo, mi finisco il camembert e in santa pasce me ne vado a letto.

FAME

REGIA: CLAUDIO INSEGNO
DIREZIONE ARTISTICA: MARCO DAVERIO
SUPERVISIONE ALLE COREOGRAFIE: PAOLA PAPADIA

CAST:
- Proff. Bell: VERONICA PINELLI
- Proff. Myers: ENRICO BERNARDI
- Proff. Shermann: ELENA PELAZZA
- Carmen Jones: VALENTINA SPALLETTA
- Joe Vegas: GIULIO PANGI
- Nik: MIRCO RANU'
- Serena: VALENTINA PICCIONE
- Mabel: VALENTINA DEGIOVANNI
- Iris: FEDERICA GARGANO
- Goody: FILIPPO NANNI
- Tyrone:GIORDANO ORCHI
- Lamb: SIMONA GIORGIO
- Schlomo: LUCA DI NICOLANTONIO
- Mark: IVAN TRIMARCHI
- Grace: SARA GRECO
- Jack: MATTEO BOCCIARELLI

1 commento:

Herm ha detto...

Ale,
che tristezza pensare che questa produzione non ha nulla da invidiare a quelle professionali perchè il livello dilettantesco è lo stesso!!! :)))
Da attore (dilettante) devo dire che effettivamente hai descritto un saggio di fine (o metà) corso!
Mi sono sempre chiesto a chi servano!!! :)
Mah! Consoliamoci col camembert...
Herm

bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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