20 luglio 2009

Dalla Luna al FUS


E mentre il mondo (occidentale?) si appresta a celebrare il quarantennale del primo allunaggio dell'uomo sulla Luna (stasera su LA7 alle 21 va in onda Moonshot appena visto al Fiction Fest) oggi pomeriggio uno sparuto (speriamo non troppo) gruppo di uomini e donne presenzieranno al

sit-in
davanti Montecitorio
contro il mancato reintegro del FUS.

Il FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo, è stato istituito nel 1985 per volontà dell'allora Ministro Lagorio, con la legge n° 163 "Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo", con lo scopo di regolamentare con una norma unitaria tutti gli interventi dello stato a sostegno di enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante1.

Lagorio sostiene che lo stato
non manca di contribuire economicamente allo sviluppo della cultura. Ma lo fa destinando ad essa mezzi quantitativamente scarsi e, in più, all'insufficienza degli stanziamenti, si accompagna una qualità di disegno organizzativo che non è idoneo alle finalità cui sono destinati2.


Lagorio prevedeva oltre la legge sul Fus, considerata la legge madre una serie di leggi figlie, che andassero a disciplinare i singoli settori dello spettacolo. Il finanziamento doveva essere ancorato all'andamento dell'inflazione. Di questo progetto a24 anni dopo resta solamente la legge madre, peraltro sganciata dall'inflazione.
Nel 1986 il Fus fu di 703 miliardi e 805 milioni di lire. Nel 1999 avrebbe dovuto essere di 1.333 miliardi e 914 milioni mentre fu solo di 900 miliardi e 140 milioni. Nel 2002 è stato di circa 500 milioni di euro mentre avrebbe dovuto essere di 700 milioni.
Nel 2003 il Fus è stato di 506 milioni quasi lo stesso importo del 1993 (in euro 480 milioni). L'incremento dal 1993 al 2003 è stato del 5,4%, contro un 30% di perdita di potere d'acquisto della nostra valuta2.

La legge prevedeva delle percentuali precise per ogni settore dello spettacolo, così ripartite:
· il 42% agli enti lirici,
· il 13% alla musica ed alla danza,
· il 25% al cinema,
· il 15% alla prosa
· lo 1,5% ai circhi1.
La quota residua del 3,5% era destinata al funzionamento degli organi istituzionali (con la legge era stato istituito altresì un
"Osservatorio dello Spettacolo") e ad altre spese.
La legge n. 555 del 1988 abolì le quote percentuali assegnando al Ministro per il Turismo e dello Spettacolo il compito di stabilire, di anno in anno, le percentuali di ripartizione del Fondo con un proprio decreto, sentito il parere del Consiglio Nazionale dello Spettacolo. Nel 1990, per esempio, le percentuali di ripartizione vedevano alla musica e alla danza il 61,8% (con riserva di ben il 47,8% ai tredici Enti Lirici) mentre al cinema il 19% (era il 25% 5 anni prima).

Da questi soldi dipende la sopravvivenza non solo dei teatri (tutti i teatri italiani) e dei film prodotti con il contributo statale, ma anche delle associazioni di cultura cinematografica che fanno cultura sul territorio, compreso il Centro Sperimentale di cinematografia.


Ora, tanto per rendere chiaro l'ammontare del fondo per il teatro nel 2008 (unico anno per cui sono disponibili dati online) al teatro Belli di Roma (il cui prezzo massimo per biglietto si aggira sui 16 euro) ha ricevuto 20.064 euro di fondo su un totale di 337 milioni destinati al FUS nel 2009 (al netto dei 20 milioni destinanti agli Enti Lirici).

Nel 2008 il Fus era di 511 milioni con un taglio di quasi il 34%, in un anno. E altrettanto è previsto per il futuro, nel 2010 da 511 a 400, per il 2011 da 400 a 307 facendo scendere il Fus sotto l'1% del pil, contro il 2,6% di media europea.


Recentemente il ministro Bondi aveva promesso un reintegro del Fus, che non è stato effettuato.

Oggi pomeriggio, alle 17 saremo tutti a Montecitorio per protestare anche contro la presa in giro di un impegno preso davanti al Presidente della repubblica al quale è stata indirizzata una lettera di sensibilizzazione dal coordinamento "emergenza cultura".






1) Fonte sito Risorse culturali e turistiche

2) Cecilia Balestra, Alfonso Malaguti (a cura di) Organizzare la musica. Legislazione, produzione, distribuzione, gestione nel sistema italiano

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bello essere
quello che si è anche se si è
poco
pochissimo
niente


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